giovedì 30 settembre 2010

mercoledì 29 settembre 2010

Grande discorso di Bersani alla Camera contro Berlusconi

Parla Di Pietro; Berlusconi ''Questo è matto'.

Bocchino sulla fiducia al Governo Berlusconi 29 Settembre 2010

sabato 25 settembre 2010

Caso Montecarlo, parla Fini

giovedì 23 settembre 2010

SUD ITALIA DAL 1861 TERRONI - VIDEO ILLUMINANTE FANTASTICO

Follini: "Anche a me, come Fini, fu riservata una dieta da gulag in tv"

Grillo su Woodstock 5 Stelle - intervistato a Radio Bruno

Casa An,Bocchino:"Dossier è falso" (TG COM)

"E' stato fatto da Valter Lavitola"

"Valter Lavitola (esponente Pdl, ndr) è uno degli uomini che ha lavorato alla patacca'': Italo Bocchino, ad Annozero, interviene sul documento che dimostrerebbe che il cognato di Gianfranco Fini è titolare della società off-shore legata alla casa di Montecarlo. "Il dossier è stato prodotto ad arte" ha dichiarato il capogruppo Fli che poi ha aggiunto: "Il documento è falso, è una patacca e lo proveremo in sede giudiziaria".
L'esponente finiano, in precedenza, aveva parlato a margine della conferenza stampa a Montecitorio di presentazione del passaggio di Giampiero Catone a Fli rispondendo a un giornalista. Il cronista aveva cercato di far parlare Bocchino sul caso dei dossier sulla casa di Montecarlo, che inchioderebbero il fratello di Elisabetta Tulliani, già in conferenza stampa, ma il capogruppo di Fli alla Camera aveva glissato: "Ora non sarebbe rispettoso nei confronti dell'onorevole Catone, ne parliamo dopo".

Che si tratti di un'operazione di dossieraggio, per Bocchino è dimostrato anche dal fatto che "il Giornale ha lasciato un'impronta digitale" perché "ha scritto sette giorni prima che accadesse, che degli 007 sarebbero andati ai Caraibi per prendere dei documenti".

Palazzo Chigi: "Voci dossieraggio irresponsabili"

In precedenza Palazzo Chigi in un duro comunicato aveva reso noto che le voci su presunti "dossieraggi" in merito alla casa di An a Montecarlo sono "assolutamente false e diffamatorie". Nella nota, la presidenza del Consiglio denuncia la "totale irresponsabilità" di chi le diffonde "unicamente per ragioni di polemica politica". "I Servizi e la Guardia di Finanza - prosegue il comunicato - hanno già  provveduto a smentire, non avendo mai svolto alcuna attività  in relazione a queste voci".

Palese dopo le intimidazioni è sotto scorta Minacciato di morte dai precari delle Asl

BARI - Il presidente del gruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese, dopo le minacce ricevute da lavoratori precari della sanità, è da ieri accompagnato negli spostamenti da agenti di polizia e carabinieri.
LE MINACCE - Palese ieri aveva ricevuto minacce di morte al termine di una riunione con i lavoratori alla quale era stato invitato dal presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna. Palese aveva poi riferito l’episodio nell’Aula del Consiglio regionale dove era in corso una riunione dedicata alla approvazione - avvenuta poi in serata - di due disegni di legge propedeutici al Piano di rientro del deficit sanitario che prevedevano, così come chiesto dal governo, lo stop ai processi di internalizzazione dei lavoratori precari della sanità, il blocco dei turn over del personale sanitario e il blocco ai rimborsi extra-tetto alle cliniche private. Ieri sera e anche stamani Palese è stato accompagnato dalle forze dell’ordine negli spostamenti.
LE PAROLE DEL CAPOGRUPPO PDL - «C’è un momento di tensione - afferma oggi Palese - scatenato anche da una serie di dichiarazioni infamanti del presidente della giunta regionale pugliese Vendola, che in due conferenze stampa ha parlato di traditori della Patria facendo a me riferimento». «Conoscendo il problema e la tensione dei lavoratori era una eventualità che poteva accadere e adesso che è accaduta - ha detto Palese riferendosi alle minacce che ha ricevuto - resto sereno perchè comprendo l’esasperazione di questi lavoratori, ma il principale responsabile di questa situazione è Vendola, che cerca un clima di rissa. Non ho motivo di temere per la mia famiglia - ha detto Palese - o di credere che si vada oltre le minacce e le proteste; certo sono "attenzionato" dalla polizia». «Ai lavoratori dico che è assurda la situazione perché il consiglio regionale e Vendola avrebbero potuto risolverla immediatamente, se solo - secondo Palese - il presidente della Regione avesse pensato ad un regolamento attuativo con una selezione soft (minimi requisiti richiesti secondo legge). Con questo sistema tutti i lavoratori potevano essere presi nelle aziende "in house"»

mercoledì 22 settembre 2010

Rai, bloccato lo spot della dandini col finto Minzolini

NICHI VENDOLA - INTERVISTA DELLE IENE 20/09/2010

Cosentino, la casta fa quadrato sulle intercettazioni

Cosentino, la casta fa quadrato sulle intercettazioni

Varata la quarta giunta Lombardo. Bagarre in aula (SOLE 24ORE)

Il quarto governo Lombardo della Regione siciliana è nato nel tardo pomeriggio di ieri, in ritardo sull'ora prefissata, in un clima a dir poco infuocato. Il governatore ha dovuto limare fino all'ultimo sia i punti del programma sia, soprattutto, la lista degli assessori. L'estromissione del finiano Nino Strano, pretesa dal Pd in cambio dei suoi 27 voti alla nuova giunta, ha provocato qualche minuto di suspence quando da Roma è stata fatta filtrare l'indiscrezione che Futuro e libertà per l'Italia (Fli), a queste condizioni, avrebbe fatto mancare il suo appoggio a Lombardo.
Nel frattempo il clima a Sala d'Ercole andava riscaldandosi e, quando Lombardo ha cominciato a esporre il programma, dai banchi dell'opposizione, dove sono ormai confinati Pdl e Udc cuffariana, sono volate al suo indirizzo parole pesanti, accuse di trasformismo e di ribaltone, tanto che il presidente dell'assemblea ha dovuto interrompere la seduta per un po'. Lombardo, però, non si è scomposto. Ha lasciato che i tumulti e gli schiamazzi cessassero ed è ritornato sull'argomento. «Ribaltone? A Roma – ha detto – è definito ribaltone un dissenso espresso al presidente del Consiglio e invece sarebbe coerenza a Palermo esercitare il tiro al bersaglio sul programma del presidente della Regione».
Poi ha tratteggiato il programma, che ha come punto principale il dimagrimento della Regione. Quindi ha annunciato il nuovo esecutivo: un governo per l'intera legislatura composto da «non deputati», che «potrà avvalersi dei parlamentari che intendono contribuirvi». E ha continuato: «Ho trovato nuove sintonie che mi hanno consentito di andare avanti su una strada sofferta». Senza questi compagni di viaggio, che si chiamano Partito democratico, Fli, Udc di Casini e Api di Rutelli (Alleanza per l'Italia), Lombardo oggi non andrebbe da nessuna parte.
L'assegnazione dei dodici assessori è avvenuta con criteri da manuale Cencelli. Al Pd ne sono spettati quattro in ragione del suo importante peso in parlamento: Pier Carmelo Russo (vicino ad Antonello Cracolici), Mario Centorrino (della corrente Innovazione), Marco Venturi (vicino a Beppe Lumia) e l'ex prefetto di Palermo Giosuè Marino, commissario nazionale antiracket. Altri quattro sono in quota a Lombardo, che gode di una sorta di premio di maggioranza: Massimo Russo, Caterina Chinnici, Gaetano Armao e Elio D'Antrassi che, ai tempi in cui il governatore è stato presidente della Provincia di Catania, ha guidato l'agenzia "Il sole dell'Etna".

Indagine Ior, come funziona la banca vaticana? (LA STAMPA)

Che cosa è lo Ior?
Lo Ior (Istituto per le opere di Religione) è un istituto privato, creato nel 1942 da papa Pio XII, con sede nella Città del Vaticano, quindi in zona extraterritoriale. Ha un direttore generale, che fa capo a un consiglio di amministrazione, formato da cardinali. Dopo i problemi creati dalla gestione di monsignor Marcinkus, negli anni ’70 e ’80, alla guida dello Ior è stato scelto un laico, proveniente dal mondo della finanza. L’attuale presidente è Ettore Gotti Tedeschi.

Che cosa fa lo Ior?
Secondo il suo statuto, compito dello Ior è «provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo Ior medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità. L’Istituto pertanto accetta beni con l destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma»; anche se l’applicazione di questa regola, nella realtà è piuttosto aleatoria.

Chi può aprire un conto?
Lo Statuto recita che «L’Istituto può accettare depositi di beni da parte di Enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano». Secondo gli ultimi dati disponibili, ci sono attualmente nell’Istituto quarantaquattromila mila conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, ad ecclesiastici di tutto il mondo (diocesi e ordini religiosi compresi) e ad una ristretta quantità di enti privati. Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza titoli di stato, o portafogli a basso rischio. Dopo le disastrose esperienze degli anni ’70 e ’80, in cui speculazioni finanziarie gettarono l’Istituto in una crisi profonda, sembra che la politica sia quella di una gestione molto prudente e tranquilla.
Perché è interessante un conto allo Ior?
Perché gli interessi medi annui sui conti correnti oscillano dal 4 al 12% e, non esistendo tasse all’interno della Città del Vaticano, si tratta di rendimenti netti; anche se alla fine dell’anno, o in momenti particolari, ai correntisti può essere chiesto un obolo per aiutare la carità del Papa. Qualche anno fa, per esempio, in un momento di particolare bisogno della Santa Sede (che non ha nessun introito) fu chiesto alle diocesi più ricche e agli ordini religiosi di dare un contributo alle spese per il funzionamento del governo centrale della Chiesa.

A chi vanno gli utili guadagnati dall’Istituto?
Non esistono azionisti, in questo Istituto così particolare, il cui referente ultimo è il Papa. Alla «carità del Papa» e ad altre iniziative sempre di genere caritatevole vanno quindi i frutti annuali.

Come funziona l’Istituto?
E’ gestito da professionisti bancari e guidato da un presidente, non necessariamente un consacrato o un religioso, che riferisce direttamente ad un collegio di cinque cardinali, nominati dal Papa e in carica per un quinquennio con lo scopo di vigilare sulla fedeltà dell’istituto agli obblighi statutari, e al Papa (o al cardinale camerlengo durante un periodo di sede vacante). Il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall’Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Papa, al collegio dei cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell’istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale ed ai revisori dei conti.

Perché lo Ior si trova al centro di questa iniziativa giudiziaria?
Lo Ior dispone di un’ampia rete di contatti con gli istituti bancari di tutto il mondo, e questo rende possibile l’esportazione di quantità notevoli di denaro in condizioni di assoluta riservatezza, poiché la Città del Vaticano non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio, anche se nel 2010 il Vaticano si è impegnato, entro la fine dell’anno, a far proprie le norme dell'Unione europea in materia di lotta al riciclaggio. Inoltre, il conto può essere aperto sia in euro che in valuta straniera. I clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni intestati allo Ior e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici Infine, avendo sede in uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoria deve partire tramite il ministero degli esteri del paese richiedente. Finora quasi nessuna rogatoria è stata mai concessa dal Vaticano. Nel 1993 lo Ior decise di rispondere ad una rogatoria richiesta dall’allora pm Antonio Di Pietro che lavorava allora nel pool di Mani pulite ed indagava sul caso della tangente Enimont. Tuttavia secondo i magistrati la documentazione fornita era incompleta e insufficiente.

Dove è lo Ior, e chi ci lavora?
Lo Ior ha una sola sede, all’interno delle mura vaticane, vicino alla porta Sant’Anna, il più frequentato degli ingressi alla Città. E’ collocato nel torrione di Niccolò V addossato al Palazzo di Sisto V. Lo Ior impiega 130 dipendenti, e dispone di un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro.

Ai domiciliari l'assessore alla Sanità dell'Abruzzo, indagati due senatori PdL (SOLE 24/0RE)

Lanfranco Venturoni, assessore alla Sanità della Regione Abruzzo ed esponente del PdL è stato posto stamane agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione.
Il provvedimento è stato deciso dalla Procura di Pescara per un'inchiesta che riguarda la gestione dei rifiuti nella regione. Nelle indagini sono coinvolte altre dieci persone, tra cui i senatori del PdL Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano.
Stessa misura cautelare è stata adottata nei confronti di Rodolfo Di Zio, proprietario della "Deco", un gruppo che si occupa di smaltimento dei rifiuti con sede legale a Santa Teresa di Spoltore nella provincia di Pescara.

martedì 21 settembre 2010

Berlusconi ottimista sulla quota 316 da raggiungere. Ma occhio a Fli

Berlusconi ottimista sulla quota 316 da raggiungere. Ma occhio a Fli: "ROMA - Il 29 settembre sarà una data fatidica per la legislatura di questo Governo. Proprio durante il giorno del suo compleanno, Silvio Berlusconi prenderà la parola alla Camera dei Deputati e chiederà la fiduca sui cinque punti-riforma che fanno parte del suo patto con gli elettori"

lunedì 20 settembre 2010

domenica 19 settembre 2010

Casini a SkyTG24 2/2 "La compravendita del premier? Demenziale"

Di Pietro: Sì all'alleanza anti-premier, Bersani il leader

Genchi e Borsellino alla Festa del Buonsenso (2)

La classe dirigente? “Una questione di tette” (fonte il Fatto Quotidiano)

Paolo Guzzanti: "La "mignottocrazia" è la stella polare della politica. Qualcuno può negare che fra una graziosa troietta e una grassa geniale ci sia partita nel Pdl?"
Paolo Guzzanti vanta l’insolito primato: aver coniato un lemma che oggi corre sulla bocca di tutti, e senza di cui non è più possibile fare cronaca politica: “Mignottocrazia”. Ora, mentre divapano le polemiche su compravendita, prostituzione, ipotesi di baratto fra corpi e seggi, è impegnato in una corsa contro il tempo per consegnare alle stampe un pamphlet con lo stesso titolo, Mignottocrazia: esce in ottobre per Aliberti.
Senatore Guzzanti, perché non ha chiuso le bozze?
Vuole la verità? Ogni giorno salta fuori una notizia macroscopica sul tema, che mi costringe a riaprire i capitoli.


Ad esempio?
Ultima settimana tre volte: compravendita di deputati, dichiarazioni di Angela Napoli, esternazione di Giorgio Stracquadanio, che ha il merito, va detto, di far chiarezza.


Come ha impostato il suo pamphlet?
Il sottotitolo provvisorio, non so se diventerà definitivo, è: La sera andavamo a ministre.

Potrebbe non esserci perché si è pentito in corso d’opera?
Al contrario. Mi piaceva l’assonanza con La sera andavamo in via Veneto di Scalfari. Rende bene la bassezza di un’epoca, il dramma di una classe dirigente.


E perché non lo tiene?
Fra le ministre ci sono persone, come la Prestigiacomo, su cui potrei giurare, in fatto di estraneità alla mignottocrazia…


Com’è il sistema che ha definito con questa parola?
Semplice: la mignottocrazia è un sistema politico fondato sul sex appeal. Che oggi è diventato – attenzione, non solo nel centrodestra, come dimostrano tanti casi – un sistema di selezione delle classi dirigenti. In alcuni casi, purtroppo l’unico.


Da quando è così, se è così?
Ho avvertito che qualcosa era cambiato un giorno che, durante una convention di Forza Italia di quelle con i cieli azzurrini e le ragazze vestite con il tubino di Armani, ebbi definitivamente chiaro l’atteggiamento maschilista di Berlusconi.


Cosa accadde?
Nulla di clamoroso, per gli altri. Ma per me sì. L’incontro era finito, c’era una baraonda pazzesca, ci trovammo io e Berlusconi in mezzo a tanti corpi.

E…
E lui, gridando alleegramente mi disse: “Paoloooo! hai visto che pezzo di fica dietro di te? Perché non allunghi la mano e non le tocchi il culo?”.

Si potrebbe obiettare che non era la prima, e nemmeno l’ultima battuta.
Ma era gridata in pubblico, da un presidente del Consiglio. L’idea che un premier occidentale potesse esprimersi così era per me inconcepibile.

Lo conosceva già, e bene.
Non certo dall’infanzia. E c’è una differenza fra ciò che si può dire in privato, magari di dubbio gusto, e ciò che si può gridare in pubblico.

Craxi amava le donne….
Aveva delle pubbliche amanti, se per questo, come Anja Pieroni. So che aveva assediato anche delle giornaliste che lo intervistavano, al Raphael… Ma non avrebbe mai gridato dalla tribuna di un congresso, che gli piacevano le tette o le gambe delle donne socialiste.

Si dice: la differenza è che Berlusconi non è ipocrita in pubblico. Cosa risponde?
Che è un modo di pensare pericoloso. L’ipocrisia, in moltissimi casi, è un valore. Se io vedo una bellissima ragazza per strada, può passarmi per la mente di strapparle le mutande. Ma se lo faccio divento uno stupratore, non una persona… sincera.

Lei dice che Berlusconi porta questo elemento istitintivo ancestrale in politica…
Ho coniato il termine Mignottocrazia quando la sessualità di Berlusconi non era ancora tema di interesse nazionale. Ora sono convinto che per lui questo tratto sentimentale sia comune al privato e alla politica…

Cioè?
Berlusconi esalta la legittimità dell’istinto, ma la civiltà moderna è la fine dell’istinto. Con lo stesso slancio con cui vuole strappare le mutande alle ragazze che gli passano davanti, Berlusconi vuol strappare le mutande alla Costituzione.

Diranno: lei fa moralismo.
Ma io voglio essere moralista in questo. Lui è a suo modo un genio, un genio del male, perché è riuscito a imporre un passaggio di epoca alla politica italiana…

Però?
Però non si può accettare senza ribellarsi un sistema dove il sex appeal diventa criterio discriminante rispetto all’intelligenza.

È definitivamente acquisita questa mutazione?
Basta guardare il Pdl di oggi per capire che Berlusconi ha solo due modi per giudicare le donne: o belle mignotte in carriera, o brutte da segare.

Susciterà un altro putiferio.
Perché? Qualcuno nega che fra una graziosa troietta e una grassa geniale ci sia partita nel Pdl?

Lo negano le donne del Pdl
Non voglio polemizzare, con loro. Ma trovo ipocrita che nel Pdl in cui tutti si danno di gomito, quando c’è una nuova ragazza in carriera, le mie colleghe giochino al rito dell’indignazione.

Cosa pensa del caso Noemi?
Non so, quindi non ne parlo. Però ho letto che anche lei si aspettava una carica. E…


E cosa sa, invece?
So che Berlusconi prende le cotte, palpeggia, tocca, allunga le mani. Anche con gli uomini, e non certo per fini sessuali. So che persino Putin è furibondo perché lui lo tocca, ogni volta diventa pazzo.


Ma produce consenso?
La mignottocrazia ammicca agli elettori. Gli suggerisce l’idea: faccio quello che volete fare voi, quindi è giusto. Invece non lo è affatto, per questo la combatto.

Casini furibondo con dissidenti siciliani "Umiliano nostro elettorato, vadano pure"

PALERMO - Clima sempre più incandescente nell'Udc, dopo lo scontro di Pier Ferdinando Casini con alcuni parlamentari siciliani. Quelle rivelazioni pronunciate dal premier a Taormina sui contatti con i deputati centristi eletti nell'Isola e garantiscono il voto a favore del governo non sono state digerite dal leader centrista.

"Ieri mi sono sentito molto umiliato dal sentir dire a Berlusconi - dice Casini a SkyTg24 - di non aver offerto nulla a nessuno ma che sono 'venuti loro da me'. Che chi, eletto con l'opposizione, si presenti con il cappello in mano, è una cosa che umilia il nostro elettorato". Ribatte subito Saverio Romano, segretario dell'Udc in Sicilia: "In questi due anni non sono di certo stato io ad essere andato da Berlusconi per avere il sottogoverno mentre facevamo opposizione".

Un botta e risposta che si inserisce in un'atmosfera politica dai toni sempre più aspri e che ha al centro ancora una volta la prossima giunta che il governatore Raffaele Lombardo si appresta a presentare martedì prossimo con il sostegno di Pd, Fli e Udc di Casini, dopo l'ok dell'Api di Rutelli. Contrari sono invece Romano, Salvatore Cuffaro, Calogero Mannino e altri parlamentari a loro vicini. Minacciati questi ultimi anche di essere cacciati dal partito. Secondo Casini però "Raffaele Lombardo, un candidato al quale io ero contrario e che è nato da una scelta dell'Udc siciliana, accettata poi dal partito nazionale, è stato scelto dai cittadini e deve governare" e questo con la stessa legittimità con la quale governa Berlusconi. E' la democrazia, bellezza...".  Romano non ci sta e tuona: "Bersani e Casini  si occupino entrambi di spiegare secondo quale moralità abbiano realizzato il ribaltone in Sicilia".

In coincidenza e contro il cambio di maggioranza a palazzo dei Normanni i parlamentari siciliani dell'Udc pensano ad "una nuova formazione politica per dare nuovamente una solida maggioranza al governo", dice Berlusconi. Una scelta contestata dal leader del Pd, Pierluigi Bersani: "Stiamo andando a grandi passo verso un Governo Bossi-Cuffaro - osserva -. Non sarà certo questo cocktail micidiale a salvare il Paese dai problemi che ha". Ma le parole del segretario dei democratici sono respinte al mittente dall'ex presidente della Regione, Totò Cuffaro: "Sono fuori dalla politica attiva, impegnato nel far valere le mie ragioni in sede giudiziaria - dice - E' per questo che chiedo anche a Bersani maggiore rispetto, per la mia persona e per il partito del quale ho l'onore di far parte e al quale ho dato un contributo essenziale". E intanto dalla riunione di stamattina a Palermo dello stato maggiore del Pd siciliano si va a grandi passi verso il via libera alla quarta giunta regionale in Sicilia guidata da Lombardo. Il traguardo per il raggiungimento dell'accordo tra i democratici e Lombardo è dietro l'angolo.

Il terzo polo che dalla Sicilia può distruggere il Pdl

Come tanti osservatori hanno notato, la scelta di Taormina per sancire definitivamente la oramai sempre più certa "scomunica" di Gianfranco Fini, è da leggersi come un segnale molto eloquente; con Silvio Berlusconi innegabilmente preoccupato dal probabile nuovo asse Lombardo-Fini nato in funzione indipendentista rispetto all'attuale maggioranza. Un'ipotesti che diventa ancora più terrorifica se si pensa alla possibile nascita di un terzo polo che si presenterebbe alle prossime elezioni da solo e, quindi, responsabile della perdita di un premio di maggioranza  regionale  che, dalla Sicilia, assicurava ed assicura quei sette senatori sempre più fondamentali alla maggioranza per non crollare su se stessa.
A dare conferma delle paure del Cavaliere c'è anche un certo Sergio D'Antoni, elmento del Pd che da tempo corteggia Lombardo e che, come si legge anche su La Stampa, osserva che ci sono altri due motivi più che legittimi che procurano notti insonni al presidente del Consiglio:"Primo, l’evidenza che Berlusconi non è in grado di sanare la spaccatura tra Alfano-Schifani e Miccichè, che non potendo tornare nel Pdl ufficiale, se ne fa uno proprio. Secondo, la frattura con Fini comincia a produrre pericolosi danni sul territorio".
Insomma, la Sicilia, autentico tesoro di voti fino al 2008 (con quello storico 48% guadagnato dal Pdl) rischia di diventare paradossale bara per il partito del Premier. Del resto, anche alla luce di quei 10 punti persi nel giro di un anno con il 36% racimolato alle europee del 2009, molti berlusconiani fedelissimi osservano che la trinacria è divenuta "una colonia ingovernabile".
E così, Carlo Bertini, su la Stampa, osserva in maniera non poco condivisibile che "tranne colpi di scena, martedì il magico laboratorio della Sicilia sfornerà una riedizione di pentapartito potenzialmente deflagrante: il Lombardo-quater, sostenuto da Mpa, Fli, Udc di Casini, Api di Rutelli, con l’appoggio esterno del Pd".
Del resto è stato lo stesso Lombardo, dopo aver mollato il Pdl a causa dell'appoggio mancato sulla riforma della sanità e l'Udc a causa della disputa su quella dei rifiuti, a ricordarsi della definizione formale della propria formazione partitica:"l'Mpa è fuori dalla logica degli schieramenti, non è un partito di sinistra, ma autonomista. Nessun inciucio o ribaltone, siamo alleati con il Pd che ha sostenuto la riforma della sanità e mi auguro che ci troviamo sul piano delle riforme. E se funzionano possiamo presentarci insieme per vincere le prossime elezioni".
A parte Romano e Mannino che hanno praticamente rotto con Casini, quindi, in Sicilia sembra prepararsi una vera e propria barricata che, se non proprio anti-berlusconiana, di sicuro non farà nulla per appoggiare il Cavaliere. Del resto, il "ribelle" ed agguerrito Fabio Granata, è tra i finiani che hanno già stretto la mano al governatore siculo affermando con sicurezza che "su legalità, trasparenza e politiche giovanili sul lavoro noi ci stiamo".
A lui si aggiungono almeno tre centristi del gruppo di 11 consiglieri Udc, gli altri finiani collegati anche a Briguglio e qualche rutelliano. In tutto, Lombardo, può contare su una solida maggioranza che oramai è arrivata a 50 componenti sul totale dei 90 dell'Assemblea regionale. Guardando numeri e possibilità, si potrebbe osservare che,  la crisi del leader di governo, ha annullato quella del leader dell'Mpa.

"L'accordo sul nuovo governo regionale di Lombardo è un'intesa prettamente siciliana che non incide sulle scelte politiche in altre Regioni, così come stabilito dal Comitato federale".
E' quanto afferma il dirigente nazionale del MpA ed ex vice presidente del Consiglio regionale della Campania, Salvatore Ronghi.
"Allo stesso modo - chiarisce Ronghi -, non siamo interessati all'azione messa in campo dal sottosegretario Miccichè il quale, con la sua iniziativa politica, conferma, qualora ve ne fosse bisogno, la sua amicizia con il premier Berlusconi".
A tal proposito, Ronghi sottolinea che "va anche detto che la sua proposta di costituire un Partito del sud è un autentito 'pacco' ai danni dei cittadini del Mezzogiorno:
è difficile, infatti, che Miccichè possa ergersi a paladino del meridione quando, nella sua qualità di sottosegretario con delega al Cipe, non ha mosso un dito in questi due anni di governo a favore del Sud. Inoltre - conclude Ronghi - di partiti ' materasso' il Sud ne ha già avuti abbastanza".
Infine - conclude l'ex vice presidente del Consiglio regionale - in un Paese duale
come l'Italia, adesso abbiamo anche un partito duale: il PdL e quello di Miccichè".

TUTTO SU PROGRAMMA TERZO POLO

PER INFO E CONTATTI BY REMO: 366 1709625
      

MOVIMENTO POLITICO D'OPINIONE PER IL TERZO POLO:

L'ITALIA CHE CAMBIA TERZO POLO MODERATI DEL CENTRO DESTRA CATTOLICI E LAICI


PROGRAMMA:

IN CONSIDERAZIONE DELL'EVIDENTE FALLIMENTO DEL BIPOLARISMO,

CHE HA COMPORTATO LA FORMAZIONE ARTIFICIOSA DI DUE GRANDI PARTITI NON RADICATI NEL TERRITORIO ED IN MANO A POCHE PERSONE, CHE NON VENGONO ELETTE DAL POPOLO MA SCELTE DA UNA PICCOLA CRICCA DI PORTABORSE

QUESTO MOVIMENTO SI AUGURA LA NASCITA DI UN TERZO POLO CHE ABBIA COME FINE ULTIMO LA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA DEL POPOLO E QUINDI PORTI IN PRIMO PIANO E DAL BASSO LE ESIGENZE DEL CITTADINO MISURANDOSI NON TANTO SUI NOMI DEI POLITICI MA SU PROGRAMMI E FATTI CONCRETI.

A TALE SCOPO PARTENDO DAL VIRTUALE E CON APPOGGIO, SI SPERA DI FORZE ECONOMICHE E POLITCHE DEL PAESE CHE VOGLIONO RINNOVARE SI DOVRANNO RAGGIUNGERE TALI OBIETTIVI:

1) MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE CON IL DIRITTO DI SCEGLIERE CHI ELEGGERE.

2) NIENTE SLOGAN DEMAGOCICI STILE PD, PDL O LEGA.

3) MISURARSI SOLO SU PROGRAMMI PER IL LAVORO, LA FINE DEL PRECARIATO, LOTTA ALL'EVASIONE FISCALE, MORALE POLITICA E NIENTE INQUISITI.

4) PRIORITARIO SARA' LA QUESTIONE MORALE PIU' CHE GIUDIZIARIA COME RICHIESTO DA NUMEROSI APPELLI DEL VATICANO.

5) INFORMZAIONE CONTINUA PER DIFFONDERE IL VERBO.

6) CONTROINFORMAZIONE PER CONTRO RIBATTERE I POTERI FORTI DEI DUE GRANDI PARTITI CHE TENETERANNO DI FAR SALTARE L'ACCORDO COINVOLGENDO VASALLI CHE SI VENDONO PER PROPIO INTERESSE E NON PER IL BENE SOCIALE DELL'ITALIA.

7) LA NASCITA DI TALE ENTITA' PUO' AVVENIRE CON IL SOLO COINVOLGIMENTO SOLTANTODI PERSONAGGI POLITICI E FINANZIARI DI GRANDE RILIEVO E CHE ABBIANO DIMOSTRATO SENZO CRITICO E VOGLIA DI CAMBIARE

8) EVITARE DI FAR VIVERE UN GOVERNO CUFFARO-LEGA CHE SIGNIFICA MORTE PER IL SUD.

9) SE NON HAI LAVORO, SE TUO FIGLIO E' PRECARIO, SE NON ARRIVI A FINE MESE, SE TI MANCA LA SICUREZZA SE VEDI AL GOVERNO "VELINE ED INQUISITI" E RITIENI TUTTO QUESTO INGIUSTO E' ORA DI DARCI UNA MANO E CAMBIARE L'ITALIA.

10) CON CASINI, CON RUTELLI, CON FINI, CON MONTEZEMOLO CON POLI BORTONE E TE.



COME PARTECIPARE:


PARTECIPAZIONE LOW

1) ISCRIVENDOTI AL PROFILO E GRUPPO E FACENDO SCRIVERE I TUOI AMICI

PARTECIPAZIONE STRONG

2) CREANDO UN GRUPPO CITTA' CHE GESTIRAI AUTONOMAMENTE E CHE ADOTTI IL PROGRAMMA E IL LOGO DANDOMENE COMUNICAZIONE PER ESSERE INSERITO NELL'ELENCO



PROFILO:

http://www.facebook.com/profile.php?id=100001423133506&ref=mf#!/profile.php?id=100001423133506


GRUPPI NAZIONALI NUOVI E NON TRASFORMATI:

http://www.facebook.com/group.php?gid=105753292815993#!/group.php?gid=105753292815993&v=info

sabato 18 settembre 2010

Granata ''Nel Tg1 elementi di faziosità'.

Ivan Scalfarotto

Guglielmo Epifani

SERRACCHIANI "Noi dobbiamo fare un programma che racconti agli Italiani ...

Bersani: "Il Trota? Non vado a pesca!"

giovedì 16 settembre 2010

Caccia al Tricolore

Il Quotidiano della Calabria

"Il Pd è un partito senza bussola". Il documento di Veltroni (AFFARI ITALIANI)

Il Pd 'offre l'immagine di un partito senza bussola strategica', e per superare questa fase occorre 'uscire allo scoperto e avanzare proposte coraggiose e innovative', a partire dal recupero della 'vocazione maggioritaria' che permetta al Pd 'l'allargamento dell'area dei propri consensi'. E' quanto si legge nel documento promosso da Walter Veltroni, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni sui quali si stanno raccogliendo firme. Nel documento si prevede la creazione non di una corrente, ma di un 'Movimento' che coinvolga 'forze interne ed esterne' al partito.

Il documento (riferisce l'Ansa), lungo sei pagine, parte dalla 'crisi strategica del centrodestra' che e' 'giunta ad un punto di non ritorno', perche' ha dimostrato 'di non assicurare la capacita' di governo'. Eppure, 'l'Italia ha piu' che mai bisogno di riforme, coraggiose e profonde', in particolare per aggiustare la Finanza pubblica, recuperare la produttivita' e superare 'la crescente disuguaglianza'. A queste riforme il testo dedica diversi paragrafi.

Tuttavia il testo non cede al pessimismo: 'il ritardo accumulato e' enorme, ma esistono le risorse per farcela', e quindi 'una coerente strategia riformista puo' contare su rilevanti forze sociali'. Il Pd non dovra' puntare alla difesa degli interessi, bensi' ad 'una alleanza tra chi ha bisogno di cambiamento, ma da solo non puo' realizzarlo'. 'L'Italia aspetta - si legge nella bozza del testo - una proposta politica all'altezza della sfida storica dinanzi alla quale si trova', e il Pd e' nato proprio 'con l'ambizione di rappresentare questa proposta adeguata'. Ma la sfida per il governo va posta 'su un terreno di affidabilita' e innovazione'.

Ora la crisi del berlusconismo rende 'piu' realistica e praticabile' la proposta del Pd, a condizione di volersi 'rinnovare in profondita'', e di 'saper uscire dal nostro recinto dei consensi tradizionali, per aprirsi alla ricerca di nuovi apporti'. Insomma e' il momento di 'proposte coraggiose ed aperte'.

Tali non solo sia 'l'ipotesi neo frontista', cioe' quella 'che punta a raccogliere lo schieramento quantitativamente piu' vasto, talmente vasto da avere in comune solo l'avversario', sia 'l'ipotesi neo centrista': il 'confuso dibattito interno' su queste due ipotesi, fatto di 'continue svolte e controsvolte', 'offre l'immagine di un partito senza bussola strategica'. Il Pd invece 'deve darsi una strategia di allargamento dei propri consensi, che faccia leva su un programma riformista, su un progetto innovativo per il Paese e su una classe dirigente fortemente rinnovata, attingendo a forze che non siano solo quelle della politica tradizionale'.

Questo significa 'vocazione maggioritaria', e innovazione della sua cultura politica che ''non puo' risolversi nella tardiva adesione alla socialdemocrazia', ma nel 'valorizzare appieno il pluralismo delle storie confluite' nel Pd. E naturalmente l'innovazione dovra' riguardare il programma 'che deve assumere con coraggio l'obiettivo di battere tutti i conservatorismi, compresi quelli tradizionali del centrosinistra'. A livello istituzionale, poi, questo significa sostenere un sistema elettorale 'di impianto maggioritario fondato su collegi uninominali'.

'Il superamento della crisi del Pd e il rilancio del suo progetto di innovazione e riformismo' non richiede il dar vita 'ad una corrente, e cioe' uno strumento chiuso nella logica della lotta interna'. No, conclude il documento, serve 'un Movimento che si proponga il rafforzamento del consenso al Pd e del suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate' e che 'la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto'.

ATTENZIONE GRANDE TRASFORMAZIONE NEL MARKETING POLITICO BY REMO - GLI ISCRITTI VERRANO INFORMATI E POTRANNO ADERIRE O CANCELLARSI

CARI AMICI

Inutile presentarmi mi conoscete tutti Remo Pulcini, il numero uno del marketing politico italiano.

Bene dopo aver costruito molto per il PDL con il PDL SOCIAL NETWORKS purtroppo ho capito sulla mia pelle che la parola presa da certi politici non viene rispettata.

Ho dato spunto per molte iniziative e ne sono contento.

Ritenendo che sia venuto il momento per costruire qualcosa dal basso con o senza l'appoggio politico di rilievo o di risorse finanziarie industriali.

Ho deciso di trasformare, mutare i miei progetti politici in rete che interessano diverse forze politiche in un progetto in cui credo e sono convinto.

IL TERZO POLO, UN POLO CHE SEGNA LA NATURALE FINE DEL BIPOLARISMO CHE PARTA DAL BASSO E CHE SIA L'UNIONE NON DI BECERI INTERESSI DI POLTRONA MA FORZA INNOVATIVA E GENEROSA PER L'ITALIA.

SICCOME LA MUTAZIONE NON AVRA' POCHI EFFETTI SUL WEB VISTO CHE CAMBIARE IL SIMBOLO E LO SCOPO POTREBBE INTERESSARE DA UNA STIMA DI GRUPPI CIRCA 100.000 PERSONE, VERRA DATA COMUNICAZIONE A TUTTI I GRUPPI IN MODO DA POTERSI CANCELLARE.

CHI INVECE VUOLE ADERIRE O PARTECIPARE CON non deve fare altro che darmi comunicazione per creare una rete nazionale del TERZO POLO che si strutturera' dalla base.

saluti

by REMO

BERLUSCONI CORRUTTORE: ECCO LE PROVE (FONTE MASSIMO DONATI)

mercoledì 15 settembre 2010

I tagli di Tremonti, la crisi, la reazione delle Marche

Risultati elettorali se si votasse a settembre 2010

Porta a Porta 14 09 2010 2/8 Non si Vota.Fino a Quando?

Napolitano: più risorse alla scuola. Serve rilancio morale della politica

Salerno, 15 set. (Adnkronos/Ign) - La politica deve rinunciare agli eccessi di partigineria, per concentrarsi sulle soluzioni da dare ai problemi del Paese. E bisogna investire di più nella scuola e nella cultura. L'esortazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arriva dalla Cittadella del Cinema di Giffoni, in provincia di Salerno, dove il capo dello Stato partecipa alla chiusura del Festival del film per i giovani, rispondendo in platea alle loro domande.

Napolitano indica la strada da seguire: ''Individuare i problemi e trovare le soluzioni comuni, al di là delle divergenze, scegliendo insieme gli obiettivi da raggiungere''. Quindi la forte esortazione a ''spogliarsi da un eccesso di partigianeria, di meschinità e di egoismo''. E per recuperare il distacco crescente tra la politica e i cittadini elettori ''serve un clima di rilancio culturale e morale della politica''. Molto, per Napolitano, ''dipende dall'impegno dei giovani, dal loro impulso al rinnovamento della politica''.

I giovani del 'Giffoni Film Festival' chiedono a gran voce di dire no ai tagli sulla scuola. ''Se si guardasse di più al futuro - interviene Napolitano - si capirebbe che si deve investire di più nella cultura, nell'istruzione, nell'educazione e nella ricerca, che diventano anche un volano per l'economia''. Mentre ''spesso le forze politiche sono miopi, questa è la verità: è più facile guardare vicino che non lontano''. ''Mi auguro - aggiunge - che si riesca ad ottenere più risorse, più impegni e più investimenti''. Per il presidente della Repubblica, infatti, ''c'è bisogno di più risorse per la scuola, di più qualità e di più attività formative''.

Quanto ai tagli alla spesa, Napolitano invita a ''fare scelte'' a non procedere ''in modo indifferenziato, come il 10% per tutti''. Il capo dello Stato tiene poi a distinguere fra ''chi va all'estero per studiare e fare esperienze, il che è positivo e anzi essenziale per la crescita della comunità'' e chi invece ''resta poi all'estero perché in Italia non riesce a decollare, per la carenza dei finanziamenti alla ricerca e di spazi per giovani ricercatori. Comunque, si cerca di far rientrare i cervelli e talvolta ci si riesce, ottenendo ottimi risultati''.

Poi i ragazzi 'interrogano' il capo dello Stato su come possano conciliarsi le idee politiche personali con un ruolo di neutralità istituzionale. ''Nessun trucco - replica - c'è una stagione in cui si deve essere fuori dalla mischia e così devo essere io, eletto al Quirinale dal Parlamento al di là del fatto se sia stato votato da tutti o solo da una maggioranza. Bisogna sentire che si è diventati il presidente della Repubblica di tutti gli italiani e questo è lo sforzo - assicura Napolitano - che continuerò a fare, fino alla fine del mio mandato''.

Napolitano loda, dopo aver assistito alla proiezione, il cartone animato 'Giovanni e Paolo e il Mistero dei Pupi', dedicato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: ''E' un esempio concreto di quanto si possa fare per cambiare la mentalità a partire dai più giovani. Rai Trade, distribuendolo nel mondo, fa una opera meritoria''.

Scuola: Fini, investire e' doveroso

Roma, 15 set. (Adnkronos) - Il presidente della Camera Gianfranco Fini definisce "monito di grande attualita' e di grande importanza per tutte le Istituzioni" l'intervento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano a proposito degli investimenti nel settore dell'istruzione. Questo "perche' -aggiunge- vuol dire investire sul futuro dei nostri figli e sulla qualita' del loro futuro. Nell'ambito delle politiche economiche, che ovviamente devono fare i conti con la situazione finanziaria del Paese, credo che un investimento sulla ricerca, sul sapere, sull'eccellenza e sulla scuola sia doveroso".

Il Quotidiano della Calabria

Berlusconi vuole comprare 20 deputati

Nord - Sud... Miseria e Nobiltà (Dedicato al Ministro Brunetta)

Crisi di Governo irreversibile per attacco Libico

Governo genuflesso a Gheddafi

PDL Partito del Padrone, gestito con logica Epurativa Stalinista .flv

VENDOLA VS LUPI 1-0 SINTESI di BALLARO' 15/09/2010

14.09.2010 Regione, redditi pubblici - Calabria

IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO VI SPIEGO PERCHE' NON SI FA' BY REMO

Carissimi amici

Io penso che in politica bisognerebbe applicare la matematica, nel senso di guardare solo ai fatti ed ai numeri.

Da mesi si vive di slogan e scontri con un Governo, ma meglio sarebbe dire un parlamento dove si discute di tutto tranne degli interessi degl'elettori.

Ma quale lavoro o lotta all'evasione qui si parla di mercato delle poltrone e d' interessi del singolo, piuttosto che della collettivita'.

Nel caso del Ministero importantissimo ad interim dello Sviluppo Economico vi spiego perche' non si fa' ?

Secondo voi perche' bisogna trovare la persona adatta o perche' ci sono interessi particolari ?

Tutto vero, ma il vero motivo e' che questi posti: un Ministero e qualche sottosegretario sono stati tenuti da Berlusconi per poi donarli alla campagna acquisti, non del Milan ma di chi si allea con lui con buona pace dell'ITALIA.

Saluti By Remo

Il dilemma di Silvio: far digerire a Bossi gli ascari meridionali

Fitto tenta gli onorevoli del Sud col Piano per il Mezzogiorno
Ma molti scopriranno le carte sdoltanto all'ultimo momento
AMEDEO LA MATTINA
ROMA
Raccontano, le solite malelingue, che le risate di Fini e «compagni» si siano sentite in tutte le stanze della politica romana. Risate metaforiche, ovviamente, di fronte al fallimento del gruppo parlamentare pomposamente chiamato di «Responsabilità nazionale». Un gruppo-cuscinetto che, nelle intenzioni di Berlusconi, dovrebbe sterilizzare i finiani e rendere autosufficiente la maggioranza. Innanzitutto quando arriveranno i provvedimenti sulla giustizia, a cominciare dal legittimo impedimento. Berlusconi rimane molto ottimista sulla possibilità di mettere insieme i numeri per formare il nuovo gruppo, ma ieri è arrivata una pioggia di smentite e distinguo da parte di quei deputati considerati già per arruolati. Tanto da far dire a Francesco Nucara, il segretario del Pri che ieri aveva espresso un certo ottimismo, di essere «pessimista». Lo stesso Nucara ha confessato di avere detto a Berlusconi che, a suo avviso, alcuni dei nomi elencati dal premier andavano cancellati «perché non verrà mai con noi».

Attenzione, quella che sembra fallita è l’ipotesi del nuovo gruppo. Tutt’altra questione sono i nuovi arrivi nell’area della maggioranza. Che invece ci sarebbero, a sentire Berlusconi. Per il quale la cosa più importante è che ci sia una maggioranza ampia e chiara in aula. La colpa del fallimento del gruppo invece sarebbe del povero Nucara che con quell’annuncio dell’altroieri («i numeri per il gruppo ci sono e sono 20») avrebbe messo in fuga molti dei potenziali nuovi arrivi. E poi, ha detto ai suoi, non è accettabile la logica secondo cui «chi lascia il Pdl sia accolto come un difensore della libertà e chi invece vuole entrarci sia accusato di essersi venduto».

La verità, spiega un ministro ottimista, è che il grosso dei nomi veri pronti a saltare il fosso non è venuto a galla: si materializzeranno poche ore prima del voto sull’intervento di Berlusconi a fine mese. Alcuni per una dichiarazione di voto a favore del governo e per tutta la legislatura. Altri aggiungeranno la disponibilità a formare un vero e proprio gruppo. Quanti sarebbero questi ultimi? Da 16 a 21. Se non arriveranno a 20, numero necessario per formare un gruppo alla Camera, la differenza verrà prestata dal Pdl. La sensazione di molti, anche dentro il Pdl e nella Lega, è che si tratti di un «bluff», di una «chimera». Fini è convinto che alla fine i suoi deputati rimarranno essenziali. Comunque sia l’operazione immaginata dal Cavaliere non deve irritare Bossi: le new entry non saranno considerate «sostitutive» dei finiani, bensì «aggiuntive». Insomma, il Senatùr non potrà dire che è cambiata la maggioranza uscita dalle urne: si è invece rafforzata e allargata. E’ vero che tutti i nuovi arrivi sono meridionali, ma non servono a riequilibrare polemicamente la Lega. Molti di questi, è il ragionamento di Berlusconi, saranno convinti della bontà dell’azione del governo nei confronti delle loro regioni. La parola magica sarebbe «Piano Sud», quello cui sta lavorando il ministro Raffaele Fitto che è stato delegato dal premier a presentare le misure per il Mezzogiorno alla Fiera del Levante domenica scorsa.

Non è un caso che Fitto abbia incontrato ieri i 5 deputati di «Noi Sud» che saranno arruolati nell’operazione «grande maggioranza». Per la verità di questi 5 solo Antonio Gaglione proviene dall’opposizione, essendo stato eletto nel Pd e poi trasmigrato in questa formazione politica. Gli altri 4 (Iannaccone, Belcastro, Milo, Sardelli) vengono tutti dalle file dell’Mpa e hanno sempre votato la fiducia a Berlusconi. A Noi Sud bisognerà aggiungere molto probabilmente i 3 liberaldemocratici (Melchiorre, Tanoni e Grassano). Ieri hanno dichiarato che non si arruoleranno nel nuovo gruppo, ma non escludono di poter sostenere Berlusconi in maniera organica. Poi c’è il capitolo Udc, e qui la questione si fa più seria e pesante. E’ in corso uno scontro feroce dentro il partito, con i parlamentari siciliani in rotta di collisione con la linea di Casini. Già il gruppo che si riunisce attorno ai parlamentari Cuffaro, Mannino, Drago e il segretario regionale Romano hanno votato obtorto collo la sfiducia al sottosegretario Caliendo. Non sono d’accordo con l’intimazione di Casini a Berlusconi di dimettersi e a ogni avvicinamento alla sinistra. Come se non bastasse, ed è la cosa più importante, in Sicilia sono da sempre in guerra con il governatore Lombardo che li ha esclusi dalla giunta regionale e si prepara a varare una nuova giunta tecnica con l’appoggio esterno e la benevolenza degli uomini di Casini guidati nell’isola dal senatore messinese D’Alia. I deputati siciliani pronti alla rottura con il partito sono 4, ma Berlusconi giura che arriveranno a 9. Domenico Zinzi, presidente della Provincia di Caserta, Michele Pisacane (campano anche lui), Cera (pugliese) e Ruvolo (siciliano). Un altro colpo sembra essere quello di Dorina Bianchi, ex Pd, transitata all’Udc.

Se fosse vero che i numeri sono questi, il premier allargherebbe la maggioranza di 17 unità. Sommati ai 296 di partenza (Pdl più Lega senza i finiani: le truppe di autosufficienza) arriverebbero a 213. Tre in meno della maggioranza necessaria per fare a meno di Futuro e Libertà. Ma il premier è ottimista di poter superare la quota di sopravvivenza. Propaganda per rassicurare il suo elettorato al quale in questi giorni ripete che è tutto sotto controllo. E ripete in camera caritatis la certezza di riuscire a strappare qualcosa a Fini.

Video: Il bluff del gruppo salva maggioranza antefattoblog

martedì 14 settembre 2010

Berlusconi resta senza salvagente Fallisce il gruppo "salva-governo"

Lontano il numero di 20 deputati:
Udc siciliani, Mpa e Svp si sfilano.
I finiani: "Noi rimaniamo decisivi"
ROMA
L’obiettivo del Cavaliere resta sempre lo stesso. Aggiungere ai 296 voti sicuri (e cioè la somma di Pdl più la Lega) 20 "new entry" per arrivare a quota 316 ed essere così autosufficiente dai finiani che però continuano a ribattere con forza di «essere determinanti».

I nuovi innesti per l’ipotetico gruppo dovrebbero arrivare dalle formazioni iscritte al gruppo misto: 2 voti dai Repubblicani e Adc (Francesco Nucara e Francesco Pionati) e i 5 deputati di "Noi Sud" (Arturo Iannaccone, Elio Belcastro, Antonio Gaglione, Antonio Milo e Luciano Sbardelli). Tra i voti certi alla maggioranza, poi, ci sarebbero quelli dei 3 parlamentari dei Liberaldemocratici (Daniela Melchiorre, Italo Tanoni e Maurizio Grassano). Nei conteggi sarebbero inclusi 4 componenti dell’Mpa di Raffaele Lombardo anche se quest’ultimi hanno dichiarato di voler votare la fiducia al governo senza però entrare in nessun gruppo.

Fin qui i voti di fiducia «sicuri» arrivano a quota 14 e non tutti disposti ad aderire al nuovo gruppo. Ne mancano dunque almeno sei. I tre deputati delle autonomie linguistiche (due dell’Svp e un valdostano) hanno fatto sapere di non essere disposti a trattare con Berlusconi. Frenata anche dai deputati siciliani dell’Udc, dei quali nei capannelli della maggioranza si parlava con insistenza, così come si ipotizzano trattative in corso con l’Api. «Dall’Udc non ce ne andiamo. Ho solo espresso, insieme ai miei colleghi di partito, il dissenso sulla linea politica di Casini che ha chiesto le dimissioni del premier», chiarisce Saverio Romano, deputato dell’Udc, smentendo dunque le voci di una sua adesione, insieme a quella di altri 3 corregionali centristi (Mannino, Ruvolo e Drago) e al napoletano Pisacane al gruppo di "Responsabilità nazionale".

Il premier Berlusconi, nel frattempo, avrebbe contattato anche Antonio Fosson (senatore iscritto al gruppo dell’Autonomie) ed il presidente della regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin. La situazione si sta comunque complicando, tanto da far dire stasera a Francesco Nucara, il segretario del Pri che ieri aveva espresso un certo ottimismo sul buon esito dell’operazione , di essere «pessimista». È bastato quindi un giorno solo dall’annuncio di ieri per far fare marcia indietro a molti dei diretti interessati, che hanno iniziato a prendere le distanze dal "nuovo gruppo", con distinguo e precisazioni, facendo retrocedere a niente più che una «chimera», secondo le valutazioni di alcuni esponenti del centrodestra, la nuova ipotetica formazione.

Ma i fulmini sul nuovo gruppo non arrivano solo dai centristi chiamati in causa, ma anche da un alleato di peso di Berslusconi come la Lega. Il Governatore del Veneto Luca Zaia avverte che «Bossi è molto freddo: molto freddo. Se Fini non vota i cinque punti la maggioranza non c’è più. E se ci sono altri a fornire una stampella, si porrà un grande problema». I finiani passano all'incasso: «Il 28 settembre - spiega l'esponente di Futuro e Libertà Carmelo Briguglio - si dimostrerà che noi finiani siamo determinanti e, come abbiamo sempre detto, che siamo parte integrante di questa maggioranza, non soltanto dal punto di vista numerico, ma anche e soprattuto politico. Lo diciamo da sempre, ma lo ribadiamo anche alla luce delle operazioni in corso».

lunedì 13 settembre 2010

Ecco perché Berlusconi non vuole più andare ad elezioni: Crollo nei sondaggi del PDL

Qualcuno cerca ancora di capire perché il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha repentinamente cambiato idea sulle elezioni anticipate?
Perché la stessa Lega Nord sembra aver capito che forse forse governare non è così impossibile come prospettato qualche giorno fa?
E che in fin dei conti con Fini si può anche discutere, nonostante il discorso di Mirabello.

Beh, un motivo c’è, e non è di difficile interpretazione.
Il premier è da sempre molto attento ai sondaggisti, non è un mistero che periodicamente a spese totalmente sue indica sondaggi privati per capire popolarità di governo e intenzioni di voto degli elettori.
E anche se negli anni appena trascorsi di governo non ha mai smesso di citare dati su dati che lo vorrebbero come “il preferito dagli italiani” parafrasando un noto slogan, adesso la sua voglia di numeri sembra essersi scontrata con dei dati poco piacevoli per se stesso.

L’istituto di ricerca Demos & Pi ha sondato per “La Repubblica” le intenzioni di voto dei cittadini e non solo. In particolare fanno paura (a Berlusconi & co) i dati che vorrebbero il Popolo Delle Libertà in caduta libera al 29.8 %, per la prima volta nella sua storia sotto la soglia del 30%, e con oltre 7.4 punti percentuali persi dalle elezioni politiche del 2008.
Elettori che hanno “tradito” il premier?
Non proprio, bensì semplicemente l’elettorato ex-AN più vicino a Fini che trasloca con il 6.1% verso il nuovo Futuro e Libertà del presidente della camera.
La Lega Nord, spavalda di sondaggi che la davano al 13%, con un netto predominio nel nord, che riuscirebbe pure a poter strappare allo stesso PDL come primo partito, adesso ha frenato gli entusiasmi.
Quelli del quotidiano di “La Repubblica” analizzano come l’ambiguità del ruolo di partito di governo ed opposizione allo stesso tempo tenuto fino ad oggi ha toccato il limite, e il movimento nordista di Bossi si vede per la prima volta da 2 anni stimare al ribasso rispetto alle “analisi” precedenti, accontentandosi di un ottimo 11%, un punto meno del 12.1% delle rilevazioni pre-estive.
Tanto, ma non quel tanto che basta per far parlare di governo di impronta leghista come prospettato qualche mese fa su un possibile nuovo esecutivo.

L’opposizione non vive certo in salute però, ma qui non diciamo niente di nuovo.
I dati sui principali partiti dell’opposizione mostrano come l’UDC di Pierferdinando Casini si prenda un 6.3% di voti e che se alleata con Fini e Rutelli (valutato meno del’1%) potrebbe formare un nuovo polo elettorale centrista forte di un 14-15% che sarebbe indispensabile se non cambia la legge elettorale.
Il Partito Democratico perde ancora rispetto a Giugno, ma con il 26.5% non sembra più eternamente distante dal partito di Berlusconi come qualche mese fa, ma a far rumore a sinistra è il crollo dei giustizialisti di Di Pietro, il suo partito/movimento infatti cede quasi il 3% tornando al 5% nei sondaggi, quota che perde quasi sicuramente verso il neo-movimento di Grillo, “Movimento a 5 Stelle” che si attesta al 3.6%.
Da questo quadro emergerebbe in fine che:
PDL-Lega Nord hanno in mano il 40.08% dei voti
UDC-Fli si presenterebbero con il 12.4% di voti
PD-IDV-SEL otterrebbe invece il 37.2%
Rimangono in ballo ancora i voti di Rutelli (API), Grillo (M5S) e Lombardo (MPA), ancora non ufficialmente schierati tra le coalizioni.

Differenze non abissali tra i due schieramenti principali, che se anche difficilmente potrebbero far pensare ad un ribaltone alle urne, sono tali da indurre il premier e Bossi a vedere prossime elezioni come una debacle parlamentare, la legge elettorale da loro stessi votata infatti gli impedirebbe di governare pienamente, ottenendo grossi problemi al senato, dove potrebbe ripetersi un Prodi bis con Berlusconi come capro espiatorio.

Di seguito due delle tante tabelle del sondaggio da qui consultabile in pieno.

LINK ALL'ARTICOLO CON FOTO: http://revenews.info/ecco-perche-berlusconi-non-vuole-piu-andare-ad-elezioni-crollo-nei-sondaggi-del-pdl_post1016051.html

Regno Unito: via referendaria per il terzo polo

Dopo una lunga trattativa il vice primo ministro britannico Nick Clegg è riuscito ad ottenere dai conservatori di David Cameron il via libera per il referendum che potrebbe sancire la fine del sistema elettorale maggioritario, il passaggio ad una legge elettorale di ispirazione proporzionale rappresenta infatti una delle storiche battaglie del partito liberaldemocratico. Le ultime elezioni hanno consegnato al Regno il primo governo di coalizione della sua storia recente e Cameron ha dovuto accettare l’alleanza con i Lib-Dem, una mossa obbligata che gli ha permesso di prendere possesso del numero 10 di Downing Street. La notizia del referendum – in programma a maggio 2011 – rischia di...

Nome del Terzo polo, Casini si affida al web e mette in palio 5mila euro

La tecnica è quella cosiddetta di "crowdsourcing": attraverso un sito ci si rivolge a una community che può liberamente avanzare idee, spunti e proposte. Il canale scelto è Bootb, dove si possono trovare le più svariate richieste (tutte a pagamento): il nome di una beauty farm, un video su una marca di cosmetici, una campagna di affissione per il rilancio di un marchio. Previsto anche un "premio" di 5mila euro.

Per ideare nome e marchio c'è un anno di tempo, fino al 1 gennaio 2011, quando sarà lanciata la nuova costituente di centro, annunciata da tempo da Pier Ferdinando Casini. Quattro "i caratteri del brand": Etico: contro il crescente deficit di valori dei politici di oggi giorno; Democratico: contro chi non si cura dell’interesse generale e del bene comune, ma pensa al proprio; Innovativo: contro le intollerabili le arretratezze del nostro sistema istituzionale ed economico; Coraggioso: contro le pigrizie, le paure e le rendite di posizione che creano retrogrado immobilismo".

CHIANCIANO. Domenica, intanto, si è chiusa la festa dell'Udc a Chianciano Terme. Nel corso del suo intervento conclusivo, Casini ha chiesto le dimissioni del premier Silvio Berlusconi, condizione necessaria per "l'apertura di una nuova stagione politica", e tornando a rifiutare le offerte di ingresso nell'attuale maggioranza. "Senza le dimissioni del governo la politica dell'aggiungi un posto a tavola non interessa a noi né al polo che stiamo costruendo. Non siamo disposti per la nostra vanità a sacrificare un percorso di essere stata l'unica forza politica credibile. - ha detto Casini - Berlusconi si dimetta e dopo si può aprire nuova stagione politica. Poiché‚ riteniamo che i fatti ci abbiano dato ragione, Berlusconi ne prenda atto, passi dal delirio di autosufficienza al riconoscimento che non ha più una maggioranza e si dimetta. Il giorno dopo si apre un nuova stagione politica: noi sulle buone leggi convergiamo, le cattive le contrastiamo, come abbiamo fatto fino a oggi. Abbiamo proposto un governo di responsabilità nazionale ma non siamo ai saldi di fine stagione, non basta che Berlusconi in Parlamento faccia un bel discorso dicendo cose generiche per dire che c'è stata la svolta".

"Se Berlusconi pensa che comprando Ibrahimovic vince il campionato, non è così come dimostrano i risultati - ha polemizzato Casini, parla della campagna acquisti del premier - Faccio una previsione, Berlusconi non riuscirà a mettere in piedi il gruppo di responsabilità di 20 deputati". "Se le provocazioni di Berlusconi mirano a farmi andare a sinistra, mi dispiace non ci cado - ha aggiunto Casini - Noi stiamo deve stiamo, noi andiamo dritti al centro perchè siamo convinti che l'Italia debba cambiare e queste sono solo buffonate. Noi siamo orientati a candidarci così come siamo".

Quanto sta capitando a Gianfranco Fini o al Pd, ha detto, "non ci riguarda. Il problema di Fini riguarda lui. Noi continuiamo nella nostra linea che si è dimostrata giusta. Noi riteniamo di essere la forza determinante per la prossima legislatura. Siamo convinti che un'opposizione che faccia leva sul dipietrismo non sia credibile per noi. Noi dovevamo essere i capponi che dovevano essere spennati due anni fa noi, invece, siamo ancora vivi e vegeti dimostrando di essere l'unica forza politica credibile". "I sondaggi ce li ho pure io e quelli di Berlusconi sono taroccati", ha affermato il leader Udc commentando le parole del premier che ad Atreju ha detto che il Pdl e la Lega insieme stanno sopra al 50 per cento. "Buon per loro.... Sono tutte sciocchezze. Gli italiani cominciano a capire che si tratta soltanto di bolle mediatiche".

Gli affari della P3, in arrivo nuovi avvisi di garanzia (FONTE LA STAMPA)

La Procura di Roma non intende ascoltare il premier come persona informata sui fatti
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
È l’inchiesta che probabilmente ha generato più attenzioni di tutte quante quelle esplose nell’ultimo anno, quella condotta dalla procura di Roma sulla cosiddetta P3. L’ultimo boatos riguardava una supposta convocazione di Berlusconi come testimone. Ma la smentita della procura al riguardo è nettissima: la notizia dell’audizione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, come testimone è «infondata». Di più: «La procura - scrivono il procuratore capo Giovanni Ferrara e l’aggiunto Giancarlo Capaldo - segnala come tali notizie siano del tutto infondate e frutto di mere illazioni giornalistiche. Nello stesso tempo la Procura non può non rilevare l’assoluta gravità, per il serio nocumento alle indagini della illegittima diffusione del verbale delle dichiarazioni rese il 19 agosto 2010 dall’indagato Arcangelo Martino e la ferma intenzione di accertare le relative responsabilità penali. La Procura di Roma continuerà a svolgere il suo ruolo con la consueta serietà e determinazione e senza alcun pregiudizio». Fine dei boatos. Almeno per ora perché già s’intravede una spaccatura tra magistrati, chi contrarissimi alla convocazione e chi magari possibilisti.

Questioni di tattica giudiziaria. L’inchiesta sulla P3, infatti, va maneggiata con cura in quanto punta decisamente all’intreccio tra politica e affari. Il business dell’eolico in Sardegna chiama pesantemente in causa il Governatore dell’isola, Ugo Cappellacci. E l’intreccio di interessi tra imprenditori sardi raccolti da Flavio Carboni e Denis Verdini, in quanto editore del Giornale di Toscana, interessato a reperire fondi freschi da nuovi soci e magari anche ad avviare un’edizione in Sardegna, porta poi l’inchiesta al cuore del Pdl. La presenza di Marcello Dell’Utri in pranzi di lavoro assieme ad alti magistrati e promotori dell’ipotizzata associazione segreta, dà ulteriore pepe a questa inchiesta.

E ora che cosa potrebbe accadere? Scontato che Silvio Berlusconi non sarà chiamato a testimoniare (il procuratore capo è nettamente contrario) e che nemmeno si ravvede su che cosa i magistrati potrebbero interrogarlo (sulle azioni di tre persone che nemmeno erano in collegamento con lui?) il fronte più caldo è legato alla possibile iscrizione al registro degli indagati di diverse persone finora interrogate come testi. Il sottosegretario Giacomo Caliendo risulta indagato. Ma è sul destino di Arcibaldo Miller, ad esempio, il capo degli ispettori al ministero della Giustizia, che incombe questa inchiesta. Oppure su Cappellacci. E su certi esponenti del passato Consiglio superiore della magistratura, che al telefono concordavano con il «signor nessuno» Pasquale Lombardi le nomine a uffici delicatissimi. O ancora sull’ex presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, che dimostrava un’imbarazzante familiarità con Lombardi. E ancora è «alla riflessione» il ruolo di Roberto Formigoni che proprio a Lombardi, Martino e Carboni chiedeva aiuto per sbloccare la situazione della sua lista alle scorse amministrative. Infine c’è lo sgomento di Stefano Caldoro, Governatore della Campania, infangato con un vergognoso dossier di calunnie, che ha scoperto di avere abbastanza nemici in casa, e s’attendeva un sostegno maggiore da Roma che non è mai arrivato. C’è abbastanza, insomma, perché questa inchiesta sia da considerare molto scomoda al vertice del Pdl.

Sondaggi: Il Pdl sotto il 30% a sinistra i giochi sono aperti (Fonte LA REPUBBLICA)

L'ORIENTAMENTO degli italiani, in questa fase, appare piuttosto disorientato. Riflesso del disordine che attraversa il sistema politico. Il sondaggio dell'Atlante politico di Demos condotto nei giorni scorsi fornisce, al proposito, molte tracce interessanti.

E una chiave di lettura: l'origine del disordine è, soprattutto, Silvio Berlusconi. Da 16 anni punto di riferimento  -  attrazione e divisione - del sistema partitico e degli atteggiamenti sociali. Oggi appare in difficoltà, insieme al PdL. Non solo in Parlamento, dove i numeri non garantiscono più la maggioranza (certa) alla maggioranza. Anche fra gli elettori. Il PdL, infatti, aveva conquistato il 37% alle elezioni del 2008.

Ora, nelle stime di voto, è sceso appena sotto al 30%. Così il Pd, attestato un poco oltre il 26%, in questa corsa all'indietro fra i partiti maggiori, ha ridotto il distacco. Lega e IdV, gli alleati-concorrenti, non si sono rafforzati. La Lega si mantiene intorno all'11%. Ma, rispetto alla precedente rilevazione di giugno, appare in lieve calo. Mentre i consensi all'IdV, negli ultimi mesi, si sono ridotti in modo vistoso (circa 3 punti rispetto a giugno). Il fatto è che sul mercato elettorale si sono affacciati altri leader e partiti, che, secondo l'Atlante, ottengono consensi crescenti. Fini, Vendola e Grillo. FLI, SEL, il Movimento 5 stelle.

Così il gioco politico è divenuto più competitivo. E, come abbiamo detto, più instabile. Prima causa, il declino elettorale del PdL e il parallelo appannarsi dell'immagine di Berlusconi. La cui condotta, in questa fase, è giudicata almeno "sufficiente" (con un voto pari o superiore a 6) dal 37,6% degli italiani. Si tratta della valutazione peggiore nella storia di questo governo: 5 punti meno di tre mesi fa, 10 rispetto alla rilevazione dello scorso febbraio.

I dati dell'Atlante di Demos suggeriscono, al proposito, alcune spiegazioni.

1. Le difficoltà del PdL e di Berlusconi, in questo momento, riflettono, anzitutto, la crescente sfiducia nel governo. Oggi ha l'approvazione del 30% degli elettori: 11 punti meno di tre mesi fa. Il minimo da quando è cominciata la sua esperienza. Certo, neppure l'opposizione gode di buona salute. Ma questa non è una novità. Semmai un'aggravante, per la maggioranza. Peraltro, anche il giudizio nei confronti delle politiche del governo è negativo. Soprattutto riguardo alle tasse, al federalismo ma in particolare alla disoccupazione. Vero fattore di depressione sociale. Migliore appare il giudizio sull'azione di contrasto alla corruzione (forse per "merito" delle dimissioni di alcuni ministri) e alla crisi economica. Ciò giustifica il consenso verso Tremonti. Il quale ha perduto oltre 6 punti di gradimento negli ultimi mesi, ma resta, comunque, il più apprezzato, tra i leader politici. Molto più del premier.

2. Il sostegno a Berlusconi e al PdL è complicato anche dal conflitto con Fini e con FLI. Certo, Fini ha perduto molta della fiducia di cui disponeva in passato. Ma è, comunque, ancora molto popolare (41,7% di giudizi positivi). E la sua formazione politica, il FLI, nelle stime elettorali, ha superato il 6%. Attingendo voti da centro-sinistra, ma anche da destra. Dove intercetta il consenso di molti "vecchi" elettori di AN che non hanno mai accettato l'ingresso nel PdL. Il partito del premier, dunque, paga la delusione dei settori più tiepidi della propria base e il disamore dei nostalgici di AN. Non a caso, il PdL pare tornato al livello di consensi elettorali ottenuti nel 2001 da Forza Italia. Da sola.

3. Sulla sfiducia verso il premier e il principale partito di governo pesa anche la sensazione di instabilità politica, in un momento particolarmente grave per l'economia. Infatti, la maggioranza (per quanto ridotta) degli elettori pensa  -  realisticamente  - che la legislatura finirà prima della scadenza. Per colpa di Berlusconi.

4. Parallelamente, si percepisce un certo fastidio per il divario abissale tra i problemi della società (soprattutto il lavoro) e i temi del dibattito politico - imposti dal governo e dal premier. La polemica con Fini, il conflitto infinito con la magistratura. Verso cui, non a caso, cresce sensibilmente la fiducia dei cittadini. Mentre il consenso nei confronti del Presidente Napolitano (80%) testimonia quanto sia ampia, nella società, la domanda di stabilità e di moderazione. In questa fase precaria ed esagerata.

5. La Lega, per la prima volta dopo tanto tempo, perde qualcosa nelle stime elettorali. La tecnica di presentarsi come partito di opposizione e di governo, praticata dalla Lega con grande abilità, forse, comincia a logorarsi. E a logorare. D'altronde, è difficile partecipare a un governo impopolare senza venirne, in qualche misura, contagiati. Chiamarsi dentro e fuori, a seconda del momento. Reclamare il voto un giorno sì e l'altro anche. Senza far seguire alle minacce comportamenti coerenti. Rischia di far perdere credibilità. Anche il federalismo, evocato e invocato, dalla Lega. Non si sa quando e se arriverà. Ed è visto come un pericolo da metà del paese. Il Sud. Dove la Lega non prende voti. Ma il PdL sì.

6. Questo clima di instabilità coinvolge anche il resto dello schieramento politico. L'Udc tiene. Ma non cresce. Non pare in grado di imporre l'alternativa di Centro. Perché il Centro, da solo, non è ancora alternativo. Costruire il Partito della Nazione, insieme a FLI, API e altri soggetti, come ha annunciato Casini, potrebbe allargare la concorrenza, invece dei consensi.
Anche a Centrosinistra il gioco è aperto. Soprattutto a Sinistra. Dove il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo e il Sel di Nichi Vendola fanno concorrenza soprattutto a Di Pietro. Il quale, per la prima volta, dopo molti anni, perde consensi, nelle stime elettorali.

7. Nel centrosinistra, la competizione si è aperta anche per quel che riguarda la leadership. Bersani, tutto sommato, tiene. Ma in testa alle preferenze degli elettori di Centrosinistra oggi troviamo Vendola e Chiamparino. Praticamente alla pari. A ridosso di Tremonti (anch'egli candidato alla leadership. Del Centrodestra). Un buon segnale in vista delle primarie annunciate, in caso di elezioni. Se saranno primarie vere...
In generale, come diceva qualcuno prima di noi, c'è grande disordine sotto il nostro cielo. Annuncia grandi cambiamenti. Non è detto che le cose, in seguito, andranno meglio. Ma peggio di così ci pare francamente difficile.

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