lunedì 28 febbraio 2011

Nichi-Vendola-Cambia l'Italia-4-di-5-Roma-27-feb-2011

Le strategie antiprocesso

Berlusconi_E_Gheddafi_Sono_Amici_TG_Messicano.avi

Legittimo impedimento, acqua e nucleare

domenica 27 febbraio 2011

LOMBARDO BRAVO, MA SIA CHIARO NON SI AZZARDI A FARE UN ACCORDO CON FORZA DEL SUD !!! BRAVO CASINI

CARISSIMI AMICI E NEMICI

RAFFAELE LOMBARDO IN QUESTI GIORNI HA FATTO DICHIARAZIONI DICIAMOLO PURE MOLTO BELLE E SPERANZOSE.

APRIRE IL SUD ED IN PARTICOLARE LA SICILIA AI DELUSI DELLA POLITICA,ALLE MIGLIORI FORSE SOCIALI DEL TERRITORIO, DALL'OPERAIO ALL'IMPRESA.

DOBBIAMO FAR SI CHE IL SUD E LA SICILIA NON SIA SEMPRE SOTTO IL RICATTO DELLA LEGA E CONSTANTEMENTE SVENDUTA DAL PDL.

CARISSIMI AMICI E' VERO GOVERNARE DALLE NOSTRE PARTI NON E' FACILE SPESSO BISOGNA FARE COMPROMESSI, CHE SE PORTANO BENE ALLA COMUNITA' SONO NECESSARI ALMENO FIN QUANDO NON SI CAMBIA IL SISTEMA BIPOLARE.

LOMBARDO A DIFFERENZA DI MOLTI, MOLTISSIMI PERSONAGGI SICILIANI E MERIDIONALI CHE MERO INTERESSE HANNO SVENDUTO IL POPOLO NEL CORSO DEGLI ANNI HA OGGI ED E' ANCORA IN TEMPO, UNA GRANDE POSSIBILITA' STORICA, QUELLA DI PASSARE NEI RICORDI DI OGNI SICILIANO COME IL LEADER CHE HA SAPUTO FARE QUALCOSA PER IL SUD.

CERTO A PAROLE NON SI FA MOLTO, PER COINVOLGERE IL POPOLO SERVE IL BUON OPERATO MA ANCHE GLI ACCORDI TRASVERSALI.

TUTTAVIA RISPETTO AL LEADER DEL GOVERNO ITALIANO CHE PASSERA' ALLA STORIA COME IL PEGGIOR DALL'UNITA' D'ITALIA HA UNA GRANDE POSSIBILITA', CONCILIARE AFFARI E POLITICA PER IL BENE COMUNE.

VOGLIO RICORDARE A RAFFAELE LOMBARDO CHE COSI' COME SUCCESSO A FINI ED A CASINI, IL SUO PARITO E LA SUA PERSONA SONO STATI ATTACCATI INDEGNAMENTE E SONO ANCORA ATTACCATI DA QUESTO GOVERNO PER NON SEGUIRE LA SUA LINEA.

CON TUTTO IL RISPETTO CHE SI DEVE PORTARE DEMOCRATICAMENTE A TUTTE LE INIZIATIVE POLITICHE VOGLIO DIRE CHE OGGI APRIRE ALLA VECCHIA POLITICA E AL PDL ANCHE SE SI CHIAMA "FORZA DEL SUD" MI TROVA PROFONDAMENTE CONTRARIO ANCHE PERCHE' NON COINVOLGEREBBE IL CITTADINO DELUSO DALLA POLITICA E LE VARIE ANIME FEDERALISTE CHE CI SONO NELL'ISOLA.

LOMBARDO E' UN GRANDE LEADER LO HA DIMOSTRATO CON I VOTI, MA IO ESPRIMO PER LA MIA TERRA UN VETO SU "FORZA DEL SUD" ALMENO IN QUESTA FASE CHE SE NON ASCOLTATO MI FAREBBE RIVEDERE LA MIA POSIZIONE SU LOMBARDO E SE ANCHE NON CONTO NULLA E CHIARO CHE HO IL POTERE DI INFLUENZARE ANCHE UN MILIONE DI CITTADINI MERIDIONALI E DI FAR PARTIRE UNA CAMPAGNA MEDIATICA CON GRUPPI E RETI INDIPENDENTISTE DI TONO OPPOSTO ALLA SCELTA DI LOMBARDO.

LA DEMOCRAZIA E' ANCHE NON CONDIVIDERE SCELTE DI PERCORSO.

POI SUL RAGIONAMENTO DEL TERZO POLO CONDIVIDOPIENAMENTE, PRIMA OPERARE PER IL PROPRIO PARTITO COME STA FACENDO FLI CON DIFFICOLTA', RUTELLI E COME STA BEN OPERANDO PER SERIETA', COERENZA E SENZA SVENDERSI AL GOVERNO CASINI, CHE VEDO COME UNICO LEADER DEL TERZO POLO.

OGGI BISOGNA SACRIFICARE QUALCHE POSIZIONE PER FAR USCIRE L'ITALIA DA QUESTO BIPOLARISMO VERAMENTE DANNOSO SIA DA PARTE DEL PD CHE DEL PDL.

OGGI TERZO POLO E VENDOLA PER SINISTRA, OGNUNO NEL RISPETTO DEL PROPRIO RUOLO POSSONO ABBATTERE QUESTO CARTELLO DELEGGITTIMATO DAL NON VOTO DI PREFERENZA.

BISOGNA RESISTERE ALLA TENZAZIONI COME STA FACENDO CASINI (ANCHE SE ATTACCATI BRUTALMENTE VEDI CASO ROMANO)

SALUTI BY REMO

A GIORNI SAPREMO SE LASCIO L'APPOGGIO VIRTUALE A LOMBARDO OPPURE AUMENTO IL SOSTEGNO PER IL BUON LAVORO FATTO FINO AD OGGI.

Giuliano Pisapia al Teatro dal Verme di Milano - 26.2.2011 (2)

Giuliano Pisapia al Teatro dal Verme di Milano - 26.2.2011 (2)

Nichi-Vendola-Cambia l'Italia-1-di-5-Roma-27-feb-2011

Nichi-Vendola-Cambia l'Italia-1-di-5-Roma-27-feb-2011

Annozero 2011 - INTERVISTA INTEGRALE A FINI - 24/02/2011

Volete mandarlo a casa o no?

sabato 26 febbraio 2011

Per un futuro più giusto e per un mondo migliore (SCRITTO DA UN MIO LETTORE, MERITA LA PUBBLICAZIONE)

La crisi economica e sociale è stata pagata e la stanno pagando le classi più deboli e principalmente i giovani, la disoccupazione giovanile è alle stelle, sono proprio loro, nonostante abbiano ottima preparazione culturale e professionale. Poi la pagano altamente i lavoratori dipendenti, pensionati e le piccole imprese in crisi. Per i lavoratori dipendenti troppo precariato, troppa incertezza e insicurezza per il proprio futuro, poca dignità della persona sui posti di lavoro.

Pensionati che non c'è la fanno ad arrivare a fine mese, con pensioni veramente da fame. Piccole imprese in crisi che non riescono a mantenere impiedi la propria azienda , non trovano aiuti finanziari dalle banche per poter andare avanti e sono costretti a chiudere. Servizi socio assistenziali che vengono tagliati in conseguenza alle scelte fatte del governo, diminuiti drasticamente i finanziamenti, agli enti locali, regioni, province e comuni. Lasciatemelo dire, lavoratori dipendenti e pensionati, pagano le tasse interamente come prevede la legge, bene, ma vorrebbero che tutti facessero come loro, per pagare meno. Chi non paga le tasse è uno speculatore, un fuori legge, mette la mani nelle tasche di chi è più povero di lui e di chi è onesto.

Cari cittadini dobbiamo tutti insieme portare avanti un grande progetto, per liberarci dalle mafie, delle corruzioni e delle illegalità, di educazione al rispetto delle regole, alla legalità, dalle istituzioni nazionali, regionali, comunali, associazioni, movimenti, mettersi veramente con impegno, responsabilità, dalle scuole di ogni ordine e grado, alle parocchie, ai sindacati, al mondo del volontariato. L'ONESTA' è un valore vero, troppo importante, bello e di alta civiltà.

Con più controlli fatti da chi di dovere, con più onestà, entrerebbero più soldi nel bilancio dello stato, che poi si potrebbero investire per migliorare i servizi, in parte anche per rilanciare lo sviluppo e l'economia. Servirebbe anche a mettere nelle tasche dei più deboli , ai lavoratori dipendenti e pensionati qualche soldo in più, che ne avrebbero estremamente bisogno.

Poi avviare piccole opere e lavori socialmente utili in tutti i comuni d'Italia, tutte queste cose si possono iniziare a fare da subito. Cari cittadini diamoci una smossa, abbiamo il dovere di reagire e darsi da fare, come punto di riferimento solido, abbiamo la nostra magnifica costituzione italiana, che è sicuramente una delle più belle del mondo, garantisce diritti e doveri ad ogni cittadino, diritto alla salute, alla scuola, per tutti i cittadini in eguale misura, diritto alla cultura, al sapere , alla ricerca , diritto dovere al lavoro, il dovere di rispettare le leggi e tanti altri diritti doveri.

Lor signori che stanno al governo, dovrebbero guardare meglio i principi universali della nostra costituzione e pensare meno al potere e ai propri interessi, ed ascoltare di più le richieste dei cittadini e dei loro bisogni. Dobbiamo noi cittadini imboccarci le maniche, non solo per difenderla la nostra bella costituzione, ma per farla applicare, consolidare e migliorare. Un invito ad essere tutti più protagonisti nella vita democratica del nostro paese, partecipare, fare, progettare. Costruire progetti per migliorare i servizi, sanità, scuola, assistenza, previdenza, sicurezza sul lavoro e in ogni luogo. Poi abbiamo il dovere di adoperarsi per lasciare l'ambiente migliore di come l'abbiamo trovato, ai nostri figli, nipoti e alle future generazioni. Allora io dico, studenti, disoccupati, lavoratori dipendenti, pensionati, cittadini, uniti per costruire progetti obiettivi da portare avanti in tutte le direzioni, internet, TV, radio, giornali, manifestazioni civili e pacifiche, per far crescere la cultura solidale, di uguaglianza, di giustizia sociale, lavoriamo per costruire progetti per il bene comune, dei cittadini della nostra bella Italia. Costruire una cultura dei diritti doveri e di valori veri, con l'obiettivo da raggiungere un futuro più giusto, un mondo migliore, dove tutti si possa vivere un'pò meglio.

venerdì 25 febbraio 2011

GRECIA . SCONTRI AD ATENE. POLIZIOTTO IN FIAMME

Casini: non c'era bisogno del baciamano a Gheddafi, Berlusconi vada in Ue

Serve un grande movimento che lavori allo sviluppo del sud

Dario Fo: "Sogni un altro pianeta? Io scappo su Saturno"

Crozza Ballarò 22 02 2011 Parte 1

Antonio di Pietro a Omnibus

Voci dalla Libia: "Ci Stanno Ammazzando Tutti"

martedì 22 febbraio 2011

Immunità, non diamo le chiavi del Paese ai ladri

Hanno visto che non ce la fanno con le leggi ordinarie e hanno deciso di modificare addirittura la Costituzione, ripristinando la vecchia formula dell’articolo 68 della Carta. Spiego innanzitutto cos’è: l’art. 68 prevedeva, prima della riforma del ’93, che i membri del Parlamento fossero processati soltanto dopo che la Camera aveva votato a favore dell’autorizzazione a procedere. E questo riguardava tutti i reati, dalla concussione al peculato, dall’omicidio allo spaccio di droga e alla rapina. È successo, però, che molti nella Prima Repubblica hanno abusato di questa copertura, tant’è che nel corso di Mani Pulite è venuto fuori di tutto di più, in merito a reati contro la pubblica amministrazione.

Siccome si è scoperto che ora i magistrati vanno avanti comunque nelle indagini, che la Corte Costituzionale boccia il legittimo impedimento, che non passa la legge bavaglio, allora vogliono ricorrere a questa immunità. Per intenderci, ciò vorrebbe dire che un parlamentare accusato di rapina, dovrebbe votare egli stesso per autorizzare le indagini e il processo sulla sua persona. C’è un limite a tutto questo?

Siamo mortificati perché anche alcuni membri dell’opposizione sono favorevoli all’introduzione dell’immunità. Sarebbe come consegnare le chiavi della cassaforte ad Alì babà e i Quaranta ladroni. E io le chiavi di questo Paese non intendo affidarle a questi ladroni. Tra un paio di mesi ci sarà un referendum per scegliere: volete o no Berlusconi?. Quel giorno non andate al mare, ma andate a votare, così riusciremo finalmente a mandarlo a casa!

Stiamo completando l’anello dei nuovi ospedali catanesi

"Legittima difesa repubblicana contro l'eversione costituzionale"

Bloccate il Parlamento
“Il governo Berlusconi, e la sua maggioranza parlamentare obbediente ‘perinde ac cadaver’, è entrato in un crescendo di eversione che mira apertamente a distruggere i fondamenti della Costituzione repubblicana e perfino un principio onorato da tre secoli: la divisione dei poteri. Di fronte a questo conclamato progetto di dispotismo proprietario chiediamo alle opposizione (all’Idv che si riunisce domani, al Pd che dell’opposizione è il partito maggiore, ma anche all’Udc e a Fl, che ormai riconoscono l’emergenza democratica che il permanere di Berlusconi al governo configura) di reagire secondo una irrinunciabile e improcrastinabile legittima difesa repubblicana, proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate. Se non ora, quando?”

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli, Antonio Tabucchi, Furio Colombo, Roberta De Monticelli e Marco Travaglio
Andrea Camilleri
Roberta De Monticelli
Paolo Flores d’Arcais
Dario Fo
Margherita Hack
Franca Rame
Barbara Spinelli
Antonio Tabucchi

Marco Travaglio

lunedì 21 febbraio 2011

ITALIA-LIBIA, IL POTERE (POLITICO ED ECONOMICO) DA DILETTANTI E CON IL PESO DI UNA PIUMA FUORI DALLE NOSTRE PORTE.

CARISSIMI AMICI

SONO CONVINTISSIMO CHE OBAMA MERITI IL 2 PREMIO NOBEL PERCHE' NELLE RIVOLUZIONI C'E' IL SUO ZAMPINO.

HA SAPUTO LAVORARE IN SILENZIO REALIZZANDO QUELLO CHE NON HANNO SAPUTO FARE I PRECEDENTI PRESIDENTI AMERICANI CON TANTO DI GUERRA.

MENO INCASSI PER IL CARTELLO DEI POTENTI COSTRUTTORI DI ARMI MA MENO MORTI AMERICANI.

MA ANCHE SUPPONENDO NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI CHE NON CI STIA LO ZAMPINO DEGLI STATI UNITI E ANCHE VERO CHE I SERVIZI ISRAELIANI E DEGLI USA SAPEVONO TUTO ALMENO 1 MESE PRIMA.

L'ITALIA DEL GRANDE IMPERATORE BERLUSCONI E DELLA POTENTE IMPRESA ITALIANA SI SQUAGLIA DI FRONTE ALLE CONSIDERAZIONI ED AL PESO CHE ABBIAMO NEL MONDO.

NESSUNA COMUNICAZIONE, NESSUN DISPACCIO HANNO AVVERTITO SU QUELLO CHE SAREBBE SUCCESSO CONSENTENDO DI TUTELARE GLI INTERESSI ITALIANI IN LIBIA, TANTO CHE FINO A STAMATTINA IL NOSTRO MINISTRO DEGLI ESTERI FRATTINI FACEVA UNA FIGURA DI "MERDA" DIFENDENDO GHEDDAFI.

INSOMMA TANTO STRAPOTERE IN ITALIA SUI DEBOLI E DISOCCUPATI, MA NON CONTIAMO NULLA IN EUROPA E NEL MONDO (I DISPACCI DI WILEAKES HANNO CENTRATO BENE IL SENSO DELLA NOSTRA CONDIZIONE).

PER NON PARLARE DEI NOSTRI SERVIZI CHE FORSE SONO STATI UN PO DILETTANTESCHI.

CERTO CHE CI FREGA I SOLDI PERSI DA UNICREDIT, ENI, JUVENTUS , IMPREGILIO ECC ECC NON CI TOCCANO, ANZI GLI FARA' BENE A QUESTI POTERI UNA BELLA STRIGLIATA !  LI RIPORTA ALLA REALTA' DELLA LORO MEDIOCRITA',SE NON FOSSE CHE LI PAGHEREMO NOI IN TERMINI DI MAGGIORI COSTI SUL PETROLIO E NON SOLO.

SALUTI BY REMO

Gaffe _ Lapsus di Berlusconi sui giudici - Dimettiti

Pacco bomba vicino alla sede de Il Fatto

Franceschini: no all'immunità parlamentare

Ruoppolo Teleacras - Lampedusa assediata

Libia, Alfano (IDV): "Frattini è complice dei crimini di Gheddafi"

Palermo, 21 Feb. - "Per l'ennesima volta il governo italiano si dimostra complice del regime di Gheddafi. Da due anni denuncio costantemente in sede europea il fatto che il Trattato tra Italia e Libia foraggia un regime dittatoriale che compie crimini di guerra e contro l'umanità. Oggi, infatti, il governo italiano invece di condannare la violenza e i crimini perpetrati ai danni del popolo libico continua a fare da sponda al dittatore aggredendo le istituzioni europee, che dovrebbero fare una profonda riflessione sull'accordo quadro Ue-Libia, del quale da mesi ormai si parla, peraltro piuttosto ambiguamente".

Lo ha detto l'europarlamentare e membro della Commissione LIBE Sonia Alfano (IdV), commentando le dichiarazioni del Ministro Frattini, secondo il quale l'Ue non dovrebbe "interferire" in merito alla questione libica.

"Mentre centinaia di civili vengono massacrati per le strade, l'unica preoccupazione del nostro governo, al contrario di quanto espresso invece dall'Ue per bocca dell'Alto Commissario Ashton che ha dichiarato di condannare 'la repressione in Libia contro i dimostranti' e di 'deplorare la violenza sui civili', sono gli affari che Berlusconi e amici hanno portato avanti con il colonnello Gheddafi - sottolinea Alfano - e le violazioni dei più elementari diritti non scalfiscono in alcun modo l'amicizia tra il governo italiano e il raìs. L'Ue - prosegue l'europarlamentare - deve invece vigilare affinché vengano rispettati i diritti fondamentali, e Frattini, unico Ministro europeo ad assumere una posizione del genere - conclude - dovrebbe dimettersi perché non è degno del ruolo assunto".

Affitti vip Milano: diffuso elenco ( Come mai si scopre solo adesso? )

Dopo gli elenchi degli inquilini del Pio Albergo Trivulzio, e' la volta di quelli della Fondazione Policlinico di Milano che ha diffuso la lista degli immobili di sua proprieta'.

Io mi chiedo come mai solo adesso esce Affittopoli ?

A chi puo' convenire ? quali vantaggi politicamente se ne possono trarre.

Ricordate che nulla avviene per caso. Fermo restando che quando si scoprono elementi negativi e' sepre positivo per la societa'

Brucia il Marocco : assaltati negozi, la posta e MC Donald

Zliten-Libya_ revolution aginst the dictatorship

domenica 20 febbraio 2011

Berlusconi: ''Gheddafi è un leader di grande saggezza''

Un gioco sporco

Tremonti Bretton Woods e gli Illuminati

La quinta mafia

ANTEPRIMA L'INFEDELE del 21 Febbraio 2010

ADESSO AVETE CAPITO PERCHE' OBAMA MERITA IL PREMIO NOBEL

ANCORA OGGI MOLTI SI CHIEDEVANO SE OBAMA MERITAVA IL PREMIO NOBEL OPPURE NO.

Premesso che ha ereditato una sistuazione economica disastrosa ha comunque saputo rimettere in piedi l'economia: vedi le Banche e l'accordo con Fiat. Ha fatto anche riforme struturali colpendo il il potere finanziario e bancario speculativo e ridimensionandolo.



Adesso grazie alla sua maestria e con aiuto dei servizi segreti ha fatto la rivoluzione bianca nei paese del Nord Africa. QUELLO CHE A Bush e agli americani e' costato un patrimonio in termini di soldi e vite umane grazie alla sovversione democratica e' costato ad Obama poco IN DENARO MA MOLTO IN TEMPO. Inoltre mai nessuno potra' dire che queta rivoluzione e' partita dagli odiati USA, MA CHE ANZI E' STATA UNA LIBERAZIONE INTERNA.

SALUTI

REMO

sabato 19 febbraio 2011

Italia, con Obama non saranno rose e fiori (TUTTA LA VERITA' DI COME SIAMO CONSIDERATI). SERVE UN NUOVO REFERENTE

"Il lento ma costante declino economico dell'Italia - scrive l'ambasciatore Spogli - compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell'arena internazionale. La sua leadership spesso manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno paese europeo. La riluttanza o l'incapacità dei leader italiani a contrastare molti dei problemi che affliggono la società, come un sistema economico non competitivo, l'obsolescenza delle infrastrutture, il debito pubblico crescente, la corruzione endemica, hanno dato tra i partner l'impressione di una governance inefficiente e irresponsabile.

Iniziative che lasciano perplessi gli Usa:

L'Italia - annota Spogli - "fa molti sforzi, alcuni seri altri meno, per mantenere una posizione di rilevanza e influenza". Come quando "si propone nel ruolo di grande mediatore delle crisi mondiali, un ruolo autoconferitosi che alcuni politici, pensano possa conferire grande visibilità senza praticamente spendere alcunché". O come quando, senza alcun coordinamento, ritiene di avere i titoli per "mediare tra la Russia e l'Occidente, impegnarsi con Hamas e Hezbollah, stabilire nuovi canali di negoziato con l'Iran, espandere l'agenda del G8 con mandati al di là di ogni riconoscimento".
Insomma, una politica assolutamente velleitaria.


















Temono invece gli effetti sul Paese dello scontro con il presidente Napolitano. Il Presidente è visto come una figura assolutamente cruciale per la stabilità del Paese, è stimato e seguito. Il Quirinale non si tocca, è un assoluto punto di riferimento. "Gli attacchi a una figura molto rispettata potrebbero essere presi male da molti italiani e determinare più ampie divisioni tra le due istituzioni".

Ma ci sono altri referenti pronti a lavorare per gli Usa.

Vendola vale tre milioni di voti. Serve il salto di qualita' sdoganandosi anche per i delusi cattolici e non del centrodestra.

Il governatore della Puglia, con il 55%, è uno dei pochissimi esponenti politici italiani di cui si fida chi ha meno di 35 anni. In caso di primarie di coalizione, il 43% dei circa 15 milioni di elettori che si collocano nell'area di Centro Sinistra lo vorrebbero alla guida della coalizione in caso di elezioni anticipate. Il governatore della Puglia - con il 55% - è uno dei pochissimi esponenti politici italiani di cui si fida oggi chi ha meno di 35 anni. Vendola conquista le simpatie di una generazione che vive un profondo malessere, immaginando un futuro lavorativo ed economico decisamente peggiore di quello dei genitori. Il partito di Nichi Vendola, cresciuto in un anno di circa 5 punti, con un deciso aumento nelle ultime settimane, supera oggi l’8%.

Lo stop di Bersani a Vendola "Noi il partito lo abbiamo già fatto e ci siamo presi anche una certa pena".



Cacciari: "Vendola si iscriva al Pd non rompa i c..." Massimo Cacciari filosofeggia poco e parla fuori dai denti: "Vendola? Si iscriva al Pd come sinistra del partito e avrà il suo ruolo e non rompa i coglioni: sa perfettamente che non potrà essere
segretario di un partito socialdemocratico europeo".

FACCIA DA SOLO CON TUTTI GLI ITALIANI CHE NON CREDONO PIU' NEL BIPOLARISMO E NEL FALSO DUALISMO SINISTRA DESTRA

Tutto qui? E questo sarebbe il documento del cardinal Bagnasco e della Chiesa italiana sulla grave crisi morale che investe il nostro Paese

“Le parole di Bagnasco sono state per molti tratti un buon esempio di cosa significa parlare di politica senza fare ingerenze partitiche alla fine però ha ceduto alla diplomazia, ha usato il bilancino che le consente di avere tutti i forni sempre aperti. E così il sale evangelico ha perso ancora un po’ del suo sapore”.

Se non parla chiaro la Chiesa SULLA DECADENZA MORALE DELL'ITALIA VICINO ALLA CULLLA DELLA CRISTIANITA' CHE E' IL VATICANO.

E invece no, la Chiesa parla della stabilità, dell’euro, dell’economia ecc. Ma perché allora non fare Papa il governatore Draghi?



Quello che sta avvenendo in questi giorni ci dovrebbe far guardare in modo diverso a ciò che avvenne negli anni del fascismo, anni in cui la Chiesa doveva affrontare nemici ben peggiori di quelli che ha adesso. Molti si piegarono.

Oggi invece Bagnasco che cosa rischia? Che il Vaticano paghi finalmente l’Ici? Che gli riducano l’otto per mille? Che squallore.

ATTENZIONE ARTICOLO DI VITO BIOLCHINI

Milano ha voglia di aria nuova , PISAPIA attaccato perche' di fatto rompe gli equilibri gia' stabiliti su Expo 2015 .

Milano ha voglia di aria nuova ,  PISAPIA attaccato perche' di fatto rompe gli equilibri gia' stabiliti su Expo 2015 .
 I milanesi si sa son gente con le Palle e sicuramente sapranno valutare l'opportunita' di votare come Sindaco di Milano, una persona per bene come PISAPIA CHE ROMPE GLI EQUILIBRI e per questo motivo subira' attacchi indecenti, che fra l'altro non faranno altro che rafforzare la voglia di Milano e dei Milanesi di spezzare precostituiti interessi che nuocciono a Milano.

Vediamo cosa si diceva gia' in tempi non sopsetti:

"articolo di LA REPUBBLICA"

L'ordinanza firmata da Berlusconi il 19 gennaio e cucita ad hoc sul sindaco, pubblicata in Gazzetta ufficiale due mesi dopo la telefonata intercettata dai carabinieri che indagavano sullo scandalo dei grandi appalti del G8, getta una luce sinistra sugli appetiti e sui progetti intorno alla Esposizione milanese

Straordinari? Meglio: stratosferici. Sono i poteri che un’ordinanza firmata senza grancasse dal presidente del Consiglio assegna al sindaco Letizia Moratti. Già commissario per Expo 2015, ma evidentemente non abbastanza straordinario come avrebbe voluto. Ha ottenuto di agire in deroga alla legislazione ordinaria per fare praticamente tutto, in città, in una sorta di extraterritorialità dalle regole e dagli impegni.

Dalle onnipresenti metropolitane ai restauri di Palazzo Reale e del Piccolo Teatro di via Rovello, da strade come la Paullese o via Ripamonti all’illuminazione, dalla riqualificazione dei parchi Forlanini, Baravalle, delle Cave alle ristrutturazioni di edilizia pubblica in via Feltrinelli e a Lorenteggio. Un’ordinanza, quella firmata da Berlusconi il 19 gennaio, cucita ad hoc sulla Moratti, pubblicata in Gazzetta ufficiale due mesi dopo quella telefonata — intercettata dai carabinieri che indagavano sullo scandalo dei grandi appalti del G8 — che getta una luce sinistra sugli appetiti e sui progetti intorno all’Esposizione milanese.

Perché la "Grande deroga" ottenuta dal sindaco per accelerare i tempi di realizzazione di un centinaio di lavori compresi nel Piano triennale delle opere 2009-2011 e nel Piano dei parcheggi potrebbe essere estesa — potenzialmente, con un’altra firmetta — anche su ulteriori pezzi del mosaico di opere necessarie per Expo. Una torta da oltre 15 miliardi di euro su cui molti vorrebbero mettere per primi il cappello.

Quel che è scritto, per ora, è già talmente eccezionale da sollevare dubbi anche in chi avrebbe tutto l’interesse a servirsi di quelle deroghe. Tre paginette di ordinanza zeppe di riferimenti anodini a decreti legislativi, regi decreti, leggi regionali che, decodificati, raccontano dell’enorme potere che avrà la Moratti. «Per snellire tempi e procedure», ufficialmente. Per agire senza controlli dall’alto e dal basso, decidendo in solitaria su patrimoni artistici e ambientali, instaurando una prassi di chiamate dirette, secondo una lettura meno benevola.

Del resto Berlusconi ha solo esaudito il desiderio espresso dal sindaco-commissario in una lettera a Bertolaso: per evitare che nel 2012, all’apertura dei cantieri Expo, la città fosse ancora impantanata nei cantieri delle altre opere pubbliche già programmate (circa 300, più 170 parcheggi) serviva una «ottimizzazione dei tempi per le procedure» e quindi «l’autorizzazione a derogare ad alcune disposizioni normative».

Non si sa quale sia l’interpretazione della parola alcune, alla presidenza del Consiglio: sta di fatto che l’ordinanza individua 16 testi normativi, con un centinaio di articoli, che diverranno inutili, per il sindaco. Come le norme sugli espropri per pubblica utilità (dpR 327/2001), con deroghe, per esempio, alle limitazioni che il Comune ha nel togliere terreni ai privati; oppure le deroghe al Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 163/06), con decine di eccezioni alle norme sui subappalti (dove si annida il pericolo che, senza controlli stringenti, arrivino le mani della criminalità organizzata), sulle varianti in corso d’opera, sui rimborsi per un’eventuale inadempienza del Comune, sugli avvisi per le gare d’appalto, resi superflui dalle chiamate dirette. In nome della ottimizzazione dei tempi, ovviamente.

Di portata «dirompente, specialmente per i bilanci comunali», spiega l’avvocato Renato Perticarari, esperto di diritto legato all’urbanistica, le deroghe al decreto legislativo 267/2000, «perché viene prevista una deroga che regola le fasi della spesa pubblica finalizzate a garantire anche la preventiva copertura dei costi, che così, invece, salta, nascondendo l’ammontare di un eventuale buco nei bilanci comunali».

Meglio abbondare, avranno pensato: così, tra le norme a cui tutti, di regola, devono sottostare, hanno deciso di togliere in blocco tutte quelle sulle valutazioni di impatto ambientale (contenute nel decreto legislativo 152/2006), dalle procedure di verifica preventiva agli ambiti di applicazione, passando per le finalità della valutazione di impatto ambientale (all’articolo 24 si spiega che tra gli obiettivi c’è quello di «proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana»: c’è la deroga anche su questo?).

Stesso discorso per il Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 42/2004): l’ordinanza consente deroghe anche a principi basilari, come quello per cui «i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico». Volendo la Moratti potrà, senza dover chiedere autorizzazioni al ministero, anche trasferire intere collezioni artistiche dalla loro sede naturale a un’altra. Magari, nei padiglioni di Expo.

Fango

L’aveva detto Roberto Saviano, due settimane fa al Palasharp: il rischio fango è in agguato, chiunque si “espone pubblicamente sa che pagherà un prezzo in termini di diffamazione, di delegittimazione”. Parlava del governo, ma vale anche per il governo della città.
Mi tocca da vicino quello che accade oggi e mi fa più male perché non riguarda me ma la persona a me più vicina. C’è stato un vortice di telefonate anonime, nel puro stile della macchina del fango. Il fatto è semplice, e ve lo voglio raccontare, prima che lo leggiate sui giornali: la mia compagna abita da molti anni, da prima che noi ci conoscessimo, in un appartamento di proprietà di un ente pubblico. Lei non è canditata a niente, è un privato cittadino, è semplicemente una donna che lavora e, come tutte, lo fa fuori casa, e poi in casa, per quella storia conosciuta della doppia vita delle donne. Paga il regolare affitto che è previsto.



Non è un reato, abitare in una casa di proprietà di un ente pubblico. Mentre certo è un problema l’incapacità degli enti che dispongono di un patrimonio immobiliare di gestire al meglio le proprie disponibilità. E state certi che contro quelle inefficienze io mi batterò. Del resto, è la mia storia a raccontarlo.
Eppure questa vicenda privata, che è uguale a quella di migliaia di persone, è il pretesto oggi per colpire me. Attraverso di lei. Trovo che sia un’ingiustizia insopportabile. Come ho trovato ieri la prima pagina de Il Foglio (con una gigantografia del bambino che è intervenuto al Palasharp) una barbarie. Anche lì: colpivano il bambino per colpire gli altri, le migliaia di uomini e donne che erano andati alla manifestazione contro Berlusconi. Ho fatto l’opposizione in Parlamento per molti anni; sono un avvocato che in aula affronta quotidianamente gli avversari e sono orgoglioso di non aver mai mancato di rispetto a nessuno, di avere mantenuto sempre – e questo mi è riconosciuto da tutti – la civiltà del confronto. Anche per questo sono riuscito a vincere tante battaglie in difesa dei più deboli. Mi auguro che non sia ora, a Milano, che tutto questo venga meno. Io sarò inflessibile nelle mie convinzioni, fedele ai miei principi. Spero che Saviano abbia torto e che il fango non entri tra le armi della campagna elettorale.

Pisapia: dialogo possibile con il terzo polo (Non possibile si deve fare per il bene di Milano)

MILANO - «Sono convinto che i progetti sulla città del terzo polo siano più vicini ai nostri che a quelli del centrodestra». Un'apertura in piena regola al nuovo Polo della Nazione, in una sede non sospettabile di simpatie «centriste». Giuliano Pisapia, candidato sindaco del centrosinistra, ha suggellato ieri l'alleanza con l'Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro. «Non a caso - ha detto Pisapia, parlando di terzo polo e di elezioni - è il centrodestra ad avere più paura della nascita della nuova coalizione. Credo che con loro ci sarà una convergenza di valori e un buon dialogo».


Si dialogherà con il terzo polo, e si dialogherà anche con i «grillini» del movimento «Cinque Stelle». «Al secondo turno ci confronteremo per unire le forze nell'obiettivo comune di sconfiggere il centrodestra».

Contro l'assessore Russo si sta sviluppando da tempo una aggressione mediatica e politica

Contro l'assessore Russo - si legge in una nota - si sta sviluppando da tempo una aggressione mediatica e politica la cui unica ragione consiste nel tentare di porre ostacolo a un'azione decisiva di riforma in un settore delicatissimo per i grumi di corruzione e infiltrazioni mafiose che nasconde, come quello della sanità.



OGGI SI VUOLE CHE LA SICILIA ED I SICILIANI SIANO SUCCUBI DELLA LEGA E QUINDI NON STA BENE CHE QUALCHE SICILIANO CHE DA SEMPRE LOTTA CONTRO IL MALAFFARE CI RENDA NOI TUTTI SICILIANI ORGOGLIOSI DELLA NOSTRA REGIONE.

Fini tratta con Urso

ROMA - Cinque giorni dopo lo scontro consumato al congresso, Fini e Bocchino riaprono il canale del dialogo coi dissidenti, molti già in fuga. Ma il tentativo rischia di essere tardivo. L'assedio berlusconiano al fortino di Fli potrebbe andare ancora a segno a breve con nuovi "acquisti".
L'ormai ex capogruppo al Senato, Pasquale Viespoli, assieme al coordinatore e deputato siciliano Giuseppe Scalia, sono sotto il pressing costante di Gianfranco Micciché e del suo Forza del Sud. Adolfo Urso, ex coordinatore, potrebbe seguirli ma resta per ora nel limbo. Tanto più dopo il faccia a faccia di ieri, protrattosi per più di un'ora nello studio della Presidenza di Montecitorio, con Gianfranco Fini. I toni sono stati assai aspri, raccontano. L'ex viceministro ha messo sul piatto delle rivendicazioni tutto, dal rapporto personale alla recente rinuncia alla poltrona di governo. Ha chiesto al leader una marcia indietro sulla linea e sull'organigramma. Invano. Piuttosto, a lui sarebbe stata proposta la carica di rappresentante di Fli nel coordinamento del Terzo polo (a tre, con Udc e Mpa) che ieri Rutelli ha preannunciato: "Nascerà la prossima settimana". Urso prende tempo, scettico. L'ex ministro Ronchi, anche lui in rotta, smentisce un incontro oggi con Urso e Viespoli. Su una cosa però in privato i tre concordano: nessuno rimetterà piede nel Pdl in caso di rientro nella maggioranza. Anche Barbareschi per esempio approderà ai Responsabili. "Ecco, bene, vada lì, se tornasse al Pdl usciremmo in 50" avverte minaccioso il ministro Ignazio La Russa, che con l'attore ha un conto in sospeso.

"La situazione è molto meno compromessa di quanto sembri, stiamo discutendo" minimizza Italo Bocchino (presente all'incontro con Urso), in contatto in queste ore coi senatori in bilico, da Baldassarri alla Contini, da De Angelis a Digidio, dopo la fuoriuscita di Menardi, Pontone e Saia. Il vicepresidente e Granata domenica terranno una manifestazione a Torino, epicentro dei recenti esodi: Menardi, Rosso e Siliquini. I contatti del vicepresidente sono ripresi con i senatori in bilico, da Baldassarri alla Contini, da De Angelis a Digidio. Ieri Bocchino ha convocato per la prima volta dopo il congresso la segreteria politica, formata da non parlamentari, tra i quali l'intellettuale (assai critico) Alessandro Campi. Nel documento, confermata la linea del congresso e denunciato "il pesante clima che si sta instaurando" con la compravendita: "Sul governo c'è accanimento terapeutico, ma non guarirà". Il pressing di Augello, Moffa, Romano e degli altri "procuratori" berlusconiani continua serrato nel week-end. Nel mirino alla Camera torna Ferdinando Latteri, autonomista Mpa. "Martedì ci saranno altre defezioni al Senato" annuncia Gaetano Quagliariello (quel giorno si rivedranno i senatori Fli). Per il finiano Carmelo Briguglio è la conferma che il premier "acquista parlamentari come fossero escort".

Nuovo Polo, Rutelli: «Prospettiva saldissima. Defezioni Fli non lo fermeranno»

Interventi - Politici
 «Presto nuove adesioni all’ApI, puntiamo a gruppo autonomo in Senato»
«La prospettiva del Nuovo polo è saldissima, perché saldissima é la premessa politica che sta alla base del progetto: l'evidente fallimento del bipolarismo. Per cui non sarà un parlamentare in più o in meno a cambiare questo scenario». Le fuoriuscite da “Futuro e Libertà” non preoccupano Francesco Rutelli che tuttavia riconosce la necessità che il soggetto che ha associato Udc, ApI e Fli dovrà al più presto dotarsi di un organo di coordinamento, mentre non ritiene essenziale decidere ora quale potrebbe essere il leader del terzo polo. «Se si votasse tra un mese - ha fatto notare il presidente dell'ApI - scegliere il leader dell'alleanza potrebbe essere un problema. Siccome non mi sembra siamo in queste condizioni, qualche mese in più possiamo concedercelo. Piuttosto mi sembra prioritaria l'esigenza di creare un coordinamento politico», anche per rendere più coerente e razionale l'attività in Parlamento. ApI crescerà ancora, ha assicurato. «Nei prossimi giorni - ha concluso Rutelli - avremo nuove adesioni, l'obiettivo è fare un gruppo autonomo al Senato».

E’ di scena l’immobilismo

Il nostro governo regionale, giorno dopo giorno, viene accusato di immobilismo. Si tratta di un immobilismo tutto particolare.
Oggi si conclude la settimana. Io sono ancora qui e avrei un impegno tra un’ora a 200 chilometri e per sabato e domenica si prospettano giornate fitte di lavoro e di incontri.
Ma cosa si produce?
In questi ultimi dieci giorni abbiamo presentato due leggi di agevolazione per le assunzioni che investono 160 milioni di euro per produrre decine di migliaia di posti di lavoro.
E’ confermato il credito d’imposta per gli investimenti per 600 milioni a favore di chi investe in Sicilia. E’ stato sottoscritto un accordo con l’Eni che, in sintesi, prevede 800 milioni di investimenti in Sicilia, a cominciare dalla diga foranea di Gela, e tributi alla Regione per un miliardo in 20 anni.
E’ stato sottoscritto a Roma il protocollo per lo sviluppo dell’area industriale di Termini: da 1800 a 3300 posti di lavoro e un investimento complessivo di circa un miliardo.
Abbiamo approvato un piano per gli asili nido che prevede un investimento di 100 milioni.
Abbiamo approvato 32 milioni di investimenti per vie di fuga per la sicurezza che riguardano centri come Termini Imerese, Isola delle Femmine, Erice.
Dal primo febbraio, su 27 ATO rifiuti, 25 sono sono in liquidazione perché si passa al nuovo regime dei 9 ATO.
E poi la sanità, tanto contestata. Martedì scorso abbiamo inaugurato Villa delle Ginestre che dopo aver visto la posa della prima pietra 53 anni fa  comincia ad operare oggi come grande centro di riabilitazione di altissimo livello e con 66 posti letto.
Ognuno di questi punti richiede preparazione, incontri e quant’altro. Non ricordo nemmeno a quanti incontri ho partecipato e promosso, ad esempio, per Termini o per Eni.
Questo è quindi il nostro immobilismo. Un immobilismo tutto particolare che i siciliani potranno apprezzare dagli effetti che produce piuttosto che dalle chiacchiere che si sentono e si leggono in giro.

Casini ha ragione, Berlusconi non deve dimettersi per almeno 6 mesi

Carissimi Amici e Nemici

Riflettevo sul significato dell'articolo in cui Casini affermava che Berlusconi va battuto sul piano politico.

Dopo alcuni giorni di riflessione devo affermare che mai questa dichiarazione e' stata piu' azzeccata. Bisogna dare il giusto tempo affinche si compia il progetto di rinnovamento della politica Italiana. Oggi lo sappiamo tutti il Bipolarismo e Berlusconi e' storia del passato, 17 anni non sono serviti ha produrre quella rivoluzione a cui gli Italiani hanno creduto ingenuamente. La storia del nostro paese doveva darci un messaggio chiaro, un insegnamento.

Al Terzo Polo serve tempo per crescere e per fare accordi sostanziali con Obama, garantendo agli Stati Uniti l'appoggio e la fedelta' che richiedono.

Inoltre, se questo Bipolarismo deve cadere deve farlo con il botto ! deve essere una caduta rovinosa e per far questo bisogna che Berlusconi navighi ancora nella melma degli scandali, degli attacchi e della sua politica ad pesonam specie sulla giustizia.

Questo fara' maturare la coscienza degli Italiani garantendo una definitiva fuoriuscita del Berlusconismo dalla vita politca ed un netto ridimensionamento del Bipolorarismo (PD e PDL) a favore del Terzo Polo.

Unica conditio sine qua non, bloccare tutti i provvedimenti sulla Giustiza e Federalismo.


Quando dovra' cadere bastera' dare il colpo di grazia al Federalismo e la colpa cadra' su PDL e Lega, in quanto sara' la Lega che togliera' il tappo alla vasca ormai sporca.

Quindi nessuno tocchi Berlusconi ! sta lui stesso lavorando per la storia e per noi !

Casini ha di fatto ragione.

Ritratto di Italo Bocchino

Ritratto di Italo Bocchino, il braccio destro di Fini accusato di spaccare il Fli
Non ha mai perso il controllo davanti al terremoto che ha spaccato il gruppo futurista al Senato e che rischia di condizionare il futuro della nuova creatura voluta da Gianfranco Fini. E, a quanti sono tentati dal ritorno tra le braccia del Cavaliere, consegna questa lezione. «La partita è complessa, recuperemo. Se qualcuno non ha lo stomaco forte ne prendiamo atto». Certo è che lui, Italo Bocchino, partito da Frignano, cuore della provincia casertana, classe 1967 e un tesserino da giornalista in tasca, è uno che lo stomaco forte ha dimostrato di averlo, e parecchio. Al punto da riuscire a ricucire il rapporto con il leader di Fli con il quale vive ormai in simbiosi e da cui ha ricevuto pochi giorni fa la missione, non semplice, di traghettare Fli fuori dalle secche in cui è precipitato. Una nomina sgradita però a molti che a poco poco stanno prendendo la porta.Colomba ma anche aquila: ecco chi è Pasquale Viespoli, il senatore dialogante che ora critica Fini (di Celestina Dominelli)
La polvere del ripescaggio nel 2006 dopo la sconfitta alle regionali
Ma Bocchino si è guadagnato sul campo la promozione. Perché Italo è un gran lottatore, nonostante il fisico minuto, capace di rialzarsi anche dopo sonore sconfitte. «La politica - disse in una intervista poco tempo fa - ti dà sempre un'altra possibilità, è bella per questo. Mai troppo nella polvere, mai troppo tra le stelle. Un saliscendi continuo, faticoso e appassionante». E lui, deputato per la prima volta a soli 29 anni, la polvere l'ha toccata più volte con mano. Come quando, alle elezioni politiche del 2006, An presentò le liste e proprio Fini lo piazzò in zona critica. La circoscrizione era la numero due della sua Campania: in cima il leader di An, poi il futuro ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, subito dopo Edmondo Cirielli e Giulia Cosenza, e quindi Bocchino. Fu il primo dei non eletti, ma rientrò perché Fini, capolista in tutte le circoscrizioni, ne consentì il ripescaggio last minute. Bocchino incassò il colpo e da allora ha lavorato per riavvicinarsi al capo. Voltando le spalle a Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa che dentro ad An erano stati suoi compagni e mentori politici e che ora lottano al fianco di Silvio Berlusconi.

Dal flop elettorale del 2005 alla nascita dei gruppi parlamentari futuristi
Così Bocchino è riuscito a riguadagnarsi la fiducia di Fini che allora lo aveva punito perché il giovane e ambizioso Italo, uscito sconfitto l'anno prima dalle regionali nella battaglia contro Antonio Bassolino (34% di consensi contro il 61% dell'avversario), abbandonò improvvisamente la politica campana dopo il flop. Proprio lui che, all'indomani della sconfitta, aveva invece annunciato di voler continuare a fare opposizione in consiglio regionale. A Fini il dietrofront non piacque, tanto più che il giovane campano militava nella corrente di Destra Protagonista invisa all'allora leader di An. Che decise così di infliggergli la più dura delle punizioni politiche. Salvo poi dover riconoscere, con il passare del tempo, che quel ragazzo temprato dalla militanza nel Msi e nel Fuan, allievo e poi braccio destro di Pinuccio Tatarella, l'uomo che consentirà la nascita di An, si sarebbe rivelato il suo migliore alleato. Uno capace di difendere sempre e comunque il capo con piglio sicuro e grande ars oratoria davanti alle telecamere (guarda il video) o in aula. Dove Bocchino si è speso senza risparmiare energia per offrire sul vassoio a Fini quel manipolo di parlamentari necessario per costituire i gruppi di Fli.
L'estromissione dal Pdl e la presunta liasion con la Carfagna
Per questo se c'è un nome su cui il presidente della Camera non ammette critiche è proprio Bocchino che ricambia la fiducia assicurando a Fini il massimo sostegno. D'altronde, dal suo maestro Tatarella, l'attuale vicepresidente di Fli ha appreso la complicata arte della politica e sa destreggiarsi con maestria tra veleni, giochi di potere e battaglie parlamentari. Un superfalco, insomma, anche se il compagno di partito Carmelo Briguglio ci scherza su e nella classifica dei finiani più intransingenti lo piazza sull'ultimo gradino del podio. «I falchi di Fli? Primo Granata, secondo Briguglio, terzo Bocchino». Ma tant'è. Quando si tratta di tirare fuori gli artigli Bocchino non è secondo a nessuno, soprattutto se la guerra è contro Berlusconi. Che, non a caso, agli albori dello scontro con Fini, l'aveva fatto subito mettere all'indice assieme a Briguglio e Granata. Lui non si è scomposto, ha rinunciato al ruolo di vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera e si è imbarcato anima e corpo nell'impresa di Fli. Lasciandosi, per la verità, pochissimi amici nel Pdl: il governatore Stefano Caldoro e la ministra Mara Carfagna, con la quale si favoleggiò pure di un flirt, smentito dai diretti interessati. La moglie di Bocchino, Gabriella Buontempo, commentò così la presunta liasion. «La ministra delle Pari opportunità si è sempre eletta paladina e "non sfascia-famiglie": se fosse stata con mio marito, sarebbe venuta meno ai suoi princìpi…».

mercoledì 16 febbraio 2011

Nasce “Bunglebungle”, il motore di ricerca su Silvio, Ruby e il “bungabunga”

Gli obiettivi: ''BungleBungle non ha partito, non ha colore; ma ha uno scopo ben preciso: rendere facilmente accessibile a tutti, informazioni che altri cercano di nascondere''
 Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere sul Rubygate, la risposta sta in un motore di ricerca: “Bungle bungle“. Stessi colori del cugino Google, risponde all’indirzzo bungle.it e contiene vita morte e miracoli dell’affaire tra Silvio, Ruby, Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti e chi più ne ha più ne metta. Tra pagine di Wikipedia e brani delle intercettazioni, Bungle.it promette di diventare l’archivio del “bunga bunga”, espressione nostrana a buon diritto entrata nella top ten delle parole più ricercate al mondo su internet.
Dopo essere arrivati sul silviesco motore di ricerca, provate a digitare un nome a caso tra quelli coinvolti dall’inchiesta della Procura di Milano e ne vedrete delle belle. Cercando “Nicole“, ad esempio, vi usciranno una sfilza di intercettazioni, tutte rigorosamente selezionate per “protagonista”, con il relativo “storico” da consultare. La sezione “fotografie“, invece, rimanda alle immagini delle residenze del premier, immortalate dal quotidiano on line El Pais e diffuse in tutto il mondo: “El primer ministro italiano, Silvio Berlusconi, – recita la didascalia ad una delle immagini – acompañado de varias mujeres en su mansión de Cerdeña”. Mentre i video ripercorrono vecchie e nuove vicende legate al premier, prima tra tutte quella relativa alla presunta quanto ancora ignota nuova fidanzata del Cav.
Alla voce “Cosa è BungleBungle“ si legge: “BungleBungle non ha partito, non ha colore; ma ha uno scopo ben preciso: rendere facilmente accessibile a tutti, informazioni che altri cercano di nascondere, confutare, sminuire … e se fosse anche vero che si sta violando la privacy di una persona è altrettanto vero che questa stessa persona, nel passato e nel presente ha fatto di tutto per manipolare le genti, dimostrando ipocrisia e falsità. È ora di cambiare, è ora di informarsi”. Ulteriori spiegazioni cliccando su “Perché bunglebungle“: “BungleBungle nasce in contrapposizione al caos generato e voluto dai mass-media nel momento in cui occorre divulgare o insabbiare informazioni di interesse comune. Verso la fine del 2010 il popolo italiano è stato spettatore di un vero e proprio scempio della politica e dell’uso che, ormai, ne fanno gli addetti ai lavori. Un vero e proprio intreccio di relazioni e rapporti basati esclusivamente su favoritismi (economici, politici, sessuali) è emerso dalle intercettazioni generando una vera e propria marea nera sociale”. Mentre per quel che riguarda lo scopo, si fa sapere che: “Lo scopo è comprensibile, è evidente che viviamo in un Paese nel quale i mass-media vengono pilotati per far filtrare quanto basta a riempire una scaletta che dia una mezzoretta di intrattenimento agli spettatori, spesso farcita di servizi spazzatura. È in atto un preoccupante e lento processo di mediocratizzazione della società che passa dall’istruzione e termina in ciò che vediamo ogni giorno in TV. BungleBungle è prima di tutto una provocazione e in secondo luogo uno strumento che si auspica possa aiutare l’utente ad avere accesso a informazioni difficili da reperire (in questo caso specifico le intercettazioni riguardanti il caso Ruby)”.
 

Governo, Rutelli a Berlusconi: "Ciclo finito e bipolarismo dietro le spalle"

È mutato un ciclo politico. È finito un ciclo politico e la retorica del suo intervento di oggi non può nascondere l'evidenza di ciò che è accaduto ieri a Montecitorio e oggi in quest'Aula. Il voto di ieri, al di là dei numeri, che pure sono eloquenti, ha certificato l'esaurimento di questo ciclo politico e, a differenza di quello che la propaganda induce a dire, anche voi sapete benissimo che il bipolarismo italiano, la speranza - aggiungo - di un ordinato, moderno, costruttivo bipolarismo, è dietro le spalle.
Al contrario di quello che lei ha detto ieri, l'interesse di fazione prevale sempre sull'interesse del Paese. Lo si è cercato, lo si è voluto. Lei: i voti contro le sinistre; buona parte delle sinistre: i voti contro Berlusconi.
Non esiste più l'alleanza di un tempo con Fini, Casini e Bossi in una posizione periferica. Il Paese ha capito che è tramontata per sempre l'idea di una rivoluzione liberale. Che la Lega domina il gioco, sorniona: aspetta l'irreversibilità della crisi per staccare la spina al Governo e puntare ad incassare i consensi nelle terre in cui è forte. Il populismo, infatti, signor Presidente del Consiglio, o lo si governa o ti mangia.
E lo stesso accade a sinistra. Mi chiedo come possa il PD immaginare di potersi alleare con quelle voci di opposizione che abbiamo ascoltato ieri. Anche a sinistra è tempo di scegliere: cultura di governo oppure inseguimento dell'antipolitica e della denigrazione erette a sistema. (Applausi dal Gruppo PdL).
Ecco i frutti velenosi del fallimento di questo bipolarismo! Un anno fa avevamo amaramente previsto la crisi di questa maniera di agire della sinistra, la rottura tra Fini e il Premier, l'avanzata della Lega.
Assieme a un gruppo di persone pronte a rischiare abbiamo dato vita all'Alleanza per l'Italia. Pensiamo a costruire un nuovo polo, democratico, liberale, riformatore. Vogliamo unirci con chi sia d'accordo nel fare le riforme che, in questi 17 anni, in Italia non siamo riusciti a fare.
Lei, signor premier, ha la responsabilità più grande, perché è nell'ottavo anno di Governo sugli ultimi 10. Oggi è ancora qui e penso che tocchi proprio a lei dire agli italiani la verità. Non è questione di leggi elettorali, di controllo del potere, di numeri in Parlamento. No, è il momento di dire che per fare le riforme indispensabili per la crescita, la competitività, le imprese, la famiglia serve una coalizione in grado di farle. Per testimoniarlo, noi oggi depositiamo una mozione che contiene oltre 20 punti di proposte coraggiose e concrete, che riguardano le riforme necessarie per la società italiana.
Concludendo, signor Presidente del Consiglio, le dico che se una coalizione formata da PdL e Lega Nord andasse al voto, e lei lo sa bene, avrebbe molti milioni di voti popolari in meno ma, soprattutto, nessunissima possibilità di fare queste riforme.
Dunque, è il momento di dirsi la verità. Altro che Governo del fare. Se lei si è stancato di leggere tutto ciò che avete realizzato, pensi a quanto si sono stufati gli italiani di sentirsi ripetere promesse di tagli alle tasse, annunci che non vengono realizzati, retoriche sul federalismo inconcludenti.
È per questo che oggi il primo partito in Italia, anche per la debolezza delle opposizioni, è quello delle astensioni. Ecco perché siamo alla fine di un ciclo. È perché le due mezze mele di questi poli, cari colleghi, non ce la fanno. Ed ecco perché tocca alle persone libere e forti trovare la via di uscita, con la libertà delle persone responsabili, con la forza creativa con cui restituire speranza alla politica, civiltà al confronto di idee, progetti onesti, seri e innovatori capaci di rimettere in cammino l'Italia.
Intervento di Francesco Rutelli al Senato

Il peggio della politica e dell’affarismo coalizzati nella mozione di sfiducia sulla sanità

La mozione di sfiducia sulla sanità potrebbe essere il segno di come il peggio della politica, e dell’affarismo che ci sta attorno, stia organizzando tutto quello che può pur di contrastare, dare addosso e cercare di scoraggiare, utilizzando i mezzi e gli uomini più impensabili, il lavoro fatto sulla sanità.
Lavoro fatto all’insegna della trasparenza, dell’onestà, della generosità, dell’abnegazione, della chiarezza d’intenti e della capacità di programmazione per quella sanità nuova che oggi ci ha fatto riaprire Villa delle Ginestre, piene di uomini in gamba, a cominciare dal primario Quattrocchi, di attrezzature all’avanguardia e di uomini che ritrovano la speranza di una buona assistenza e di una buona terapia.
E’ la stessa sanità che la settimana scorsa ha inaugurato i 6 posti letto di rianimazione a Partinico, con tecnologia avanzatissima, o quella che lunedì mattina vedrà a che punto sono i lavori dell’ospedale San Marco a Librinio, in periferia di Catania, o che farà il punto sul completamento dei lavori al Policlinico di Palermo e che ha investito centinaia di milioni perché Palermo abbia ospedali modernissimi. Tutto ciò con notevole risparmio che ci ha permesso di rispettare il piano di rientro che era stato sottoscritto.
Tutti gli interessi toccati, la cialtroneria, le disonestà, le incapacità elevate a sistema si coalizzano e remano contro e magari troveranno qualcuno disposto, mi auguro di no perché sarebbe a loro perenne disdoro, a fare la mozione di sfiducia.

http://www.youtube.com/watch?v=od8-yQ922jE&feature=player_embedded

L’assistenza che gli Stati Uniti hanno fornito all’Egitto

Secondo i dati riportati dalla Federation of American Scientists:
Tra gli Accordi di Pace di Camp David nel 1978 e il 2000 (anno per il quale sono disponibili gli ultimi dati) gli Stati Uniti hanno fornito assistenza alle forze armate egiziane per un importo complessivo di 38 miliardi di dollari. L’Egitto ha ricevuto ogni anno, con due miliardi di dollari, di cui 1,3 miliardi sotto forma di finanziamenti esterni per la difesa e circa 815 milioni dollari per un fondo per l’aiuto economico, ponendolo dopo che Israele, il secondo più grande paese destinatario degli aiuti militari ed economici regolari degli Stati Uniti (Tabella 1). Inoltre, nel 1990, gli statunitensi hanno cancellato un debito accumulato per le spese militari di questo paese, di circa 7,1 miliardi di dollari, e ciò per compensare le spese sostenute per la partecipazione di tale paese all’operazione Desert Shield. Inoltre, l’Egitto ha ricevuto ogni anno, il sostegno del Pentagono per l’acquisto di attrezzature militari non previste, per un totale di centinaia di milioni di dollari…” (FAS).
Secondo i dati presentati da Agora Vox, il media civico, i primi cinque paesi esportatori di armi nel mondo nel 2004 erano nell’ordine: Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Israele. Questi paesi sono dotati di un’industria di armi e sufficientemente ampia e innovativa da esportare i loro prodotti. I maggiori importatori di questi prodotti sono, dal 2004, Cina, India ed Egitto. Tra il 2001 e il 2008, secondo il Congressional Research Service del Congresso degli Stati Uniti, l’Egitto era al 5° posto tra i dieci maggiori importatori di materiale militare al mondo, dopo Arabia Saudita, India, Emirati Arabi Uniti e Cina, e con una spesa totale di 12,3 miliardi di dollari o il 5% degli acquisti globali degli armamenti.

Tabella 1. Vendita di armi ai paesi in via di sviluppo 2001-2009: I principali importatori (continua)
II. Strette relazioni e cooperazione con l’Egitto per la stabilità e la “pace” in Medio Oriente
Secondo il Dipartimento di Stato:
Gli Stati Uniti e l’Egitto hanno mantenuto rapporti stretti e amichevoli sulla base di interessi comuni per la stabilità e la pace in Medio Oriente, rilanciando l’economia egiziana, rafforzando le relazioni commerciali e promuovendo la sicurezza regionale. Nel corso degli anni, l’Egitto e gli Stati Uniti hanno lavorato insieme per sviluppare diligentemente i negoziati di pace per il Medio Oriente, facendo di se stessi gli ospiti dei colloqui e dei negoziati di pace in seno alla Conferenza economica del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA). Le esercitazioni militari multinazionali, programmi di assistenza degli Stati Uniti per modernizzare l’arsenale militare dell’Egitto … e il contributo di questo paese, in diverse operazioni di mantenimento della pace hanno progressivamente rafforzato i rapporti di cooperazione militare USA-Egitto” (Dipartimento di Stato USA).
Si osserva inoltre che “uno dei pilastri fondamentali delle relazioni bilaterali si basa sul sostegno degli Stati Uniti alla sicurezza e all’economia dell’Egitto, che è aumentato significativamente, al momento della firma trattato di pace tra Egitto e Israele nel 1979. Gli aiuti militari provenienti dagli Stati Uniti per l’Egitto totalizzano oltre 1,3 miliardi di dollari all’anno. Inoltre, l’US Agency for International Development (USAID) ha stanziato oltre 28 miliardi dollari per l’economia e lo sviluppo dell’Egitto dal 1975. Nel corso degli anni, l’aiuto è stato concesso per la realizzazione di infrastrutture per la salute, per l’alimentazione e l’agricoltura” (Dipartimento di Stato USA).
L’Egitto ha concluso il 24 dicembre 2009, un contratto per l’acquisto di 24 aerei da combattimento F-16, dalla società di armi statunitense Lockheed Martin, per 3,2 miliardi dollari (24 aerei da combattimento F-16 degli Stati Uniti per l’Egitto).
Secondo dei rapporti persistenti, l’amministrazione dell’ex presidente George Bush ha rifiutato di vendere moderni aerei F-16 all’Egitto, sia a causa della situazione dei diritti umani e della democrazia che vi prevalgono, che per conservare la supremazia militare d’Israele. L’Egitto ha aerei F-16 dal 1982 ed è entrato in possesso di 220 aerei di questo tipo, dopo decenni in cui  si riforniva di armi sovietiche” (24 aerei da combattimento F-16 degli Stati Uniti per l’Egitto). 
III. La cooperazione militare degli Stati Uniti con l’Egitto avrebbe rafforzato la sicurezza regionale in Medio Oriente, secondo la Segretaria di Stato USA
Secondo gli Stati Uniti, la cooperazione militare degli Stati Uniti ha contribuito alla modernizzazione delle forze armate d’Egitto e a una maggiore sicurezza regionale. Con i programmi di finanziamento dei progetti di difesa (FMF), gli USA hanno fornito cacciabombardieri F-4, bombardieri F-16, carri armati M-60A3 e M-60A3 così come M1A1, veicoli armati per il trasporto del personale, venduto elicotteri Apache, missili anti-aerei, attrezzature per la sorveglianza aerea e altre. Gli Stati Uniti e l’Egitto hanno inoltre partecipato a manovre militari, compreso lo spiegamento di forza di combattimento degli Stati Uniti. Nel corso degli anni, l’Egitto ha ospitato l’Operazione Bright Star, una esercitazione militare multilaterale congiunta, vista come l’esercitazione regionali più importante. Unità della Settima Flotta fanno un uso frequente dei porti egiziani (Dipartimento di Stato USA). Si può capire perché l’Egitto è un ottimo mercato per le industrie di guerra degli Stati Uniti.
Conclusioni
I movimenti popolari di liberazione nei diversi paesi arabi, sono di grande importanza, quando le misure di repressione del popolo sono intensificate nel contesto di una penuria causata dalla crisi economica globale e da un’alta pressione applicata, sotto il controllo delle grandi potenze, per ridurre la spesa pubblica che porta ad un netto peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione.
L’invito formale da parte di Washington al presidente Mubarak, per indire le elezioni parlamentari, è un modo per garantirsi che le modifiche che potrebbero verificarsi, non possano mutare il percorso intrapreso dal paese da quasi 30 anni. Secondo Hillary Clinton, facendo eco alla posizione dell’amministrazione Obama, “vi è la necessità di una transizione ordinata in modo che nessuno possa colmare un vuoto, affinché non ci sia un vuoto, ma piuttosto un ben preparato avvento di un governo democratico partecipativo” (Hetu, B., 2011, pag A2). Leggasi un governo totalmente asservito agli ordini dettati dagli Stati Uniti.
Infine, noi non smettiamo di ripetere nuovamente al popolo egiziano di scegliere la via che ritiene opportuna nel contesto attuale, per soddisfare i loro bisogni di base e il ripristino di un clima di libertà, autonomia, giustizia e pace, qui  come presso gli altri popoli che cercano di sfuggire alla morsa egemonica delle grandi potenze.

LOMBARDO RUSSO FINOCCHIARO: inciucio e affari di famiglia

Se non ora quando?

Fli, Della Vedova: "Mi auguro che le tensioni si raffreddino"

Se non si dimette lui, ci penseranno gli italiani

Ecco i nomi degli incandidabili manca quasi tutto il Centro Nord (IL FATTO)

Le prefetture di Torino e Milano non hanno inviato i dati. La Commissione parlamentare presieduta da Pisanu ha individuato per ora solo 40 casi

Finalmente i nomi, anche se i conti, alla fine, non tornano affatto. Parliamo dell’elenco dei candidati (eletti e non) messi in lista dalle varie formazioni politiche alle ultime elezioni amministrative (Regioni, Province e Comuni) in violazione del codice di autoregolamentazione della Commissione parlamentare antimafia. Il codice, approvato nel 2007, impegna a non candidare “coloro nei cui confronti sia stato emesso decreto che dispone il giudizio o misura cautelare non annullata (…) o che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive o condannati con sentenza anche non definitiva” e vale per i reati di associazione e concorso in associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e traffico illecito dei rifiuti.

Secondo le tabelle consuntive della Commissione, risulterebbero dodici eletti in violazione del Codice (uno dei quali già revocato e un altro in corso di verifica); tuttavia, nell’elenco, se ne trovano soltanto otto, equamente divisi fra condanne definitive e non definitive. Il che sembra avvalorare quanto dichiarato l’altro ieri dal presidente dell’Antimafia Giuseppe Pisanu, che ha definito l’elenco “non esauriente e non adeguatamente rappresentativo”.

Gli eletti con condanna definitiva sono quattro: Salvatore Caputo, eletto consigliere per l’Mpa al comune di Matera, nonostante una condanna per tentata estorsione (reato dichiarato estinto ex art. 445 c.p.p.); Giuseppe Castoro, consigliere provinciale del Partito democratico alla Provincia di Enna, soggetto a misura di prevenzione speciale (il Consiglio provinciale ha votato no alla revoca della sua elezione). Giovanni Corigliano, eletto vicesindaco del comune di Rocca di Neto in provincia di Crotone nonostante una condanna per riciclaggio (patteggiamento nel 1999 con sospensione condizionale della pena) e Alessio Vanacore, ancora dell’Mpa, consigliere del Comune di Caivano (Na), soggetto a misura di prevenzione di sorveglianza speciale (la sua elezione è in corso di verifica).

Quanto ai candidati con condanna non definitiva risultano Angelo Brancaccio dell’Udeur, eletto sia alla Provincia di Caserta che al Comune di Orta di Atella (Ce), condannato per concorso in estorsione. Poi Roberto Conte, consigliere regionale della Campania, eletto nelle fila della lista civica “Alleanza di Popolo”, condannato per associazione di stampo mafioso e revocato dall’incarico; quindi Vittorio Fiorentini, condannato per concorso in estorsione, al comune di Artena in Provincia di Roma (lista civica “Per Artena”). Infine Alfonso Riccitelli (lista civica, Castello del Matese in provincia di Caserta), condannato per usura.

In totale fa otto. Che fine hanno fatto gli altri tre? “È una mancata quadratura voluta – dichiara l’onorevole Angela Napoli (Fli) – non ci sono tre nominativi, guarda caso, della Calabria. Ho posto la questione in Commissione e mi è stato risposto che l’omissione è dovuta al fatto che alcune situazioni non sono ancora definite”. E, in effetti, la lista contiene soltanto 40 nomi (di cui quattro indicati con le sole iniziali) e non 45. Tra questi, poi, soltanto quattro riguardano la Calabria, mentre il documento consuntivo dell’Antimafia ne indica misteriosamente otto: “Senza contare – ancora Angela Napoli – che la casistica riguarda soltanto fatti avvenuti prima delle elezioni. Mancano alcuni arrestati successivamente”. La Puglia vanta il triste primato di casi segnalati (10), seguita da Sicilia e Campania (7), Lazio e Calabria (4), Abruzzo e Basilicata (2). Sfogliando il grafico riassuntivo scopriamo che – oltre ai quattro della Calabria – mancano all’appello anche due segnalazioni dalla Campania e una a testa da Basilicata, Lazio e Sicilia. In totale fanno nove, la differenza esatta fra i 36 nomi noti (al netto dei quattro indicati con le sole iniziali) rispetto ai 45 annunciati. Che fine hanno fatto questi nove? E perché non compaiono?

La situazione dunque, dopo mesi in cui il presidente Pisanu è stato costretto a sollecitare l’invio dei dati di competenza alle prefetture inadempienti, non è ancora del tutto chiara. Salta all’occhio, poi, la quasi totale assenza dei reati di associazione mafiosa: oltre al già citato Roberto Conte, risulta un solo altro caso, quello di Cosimo Antonio Poci, condannato nel 1994 per associazione di stampo mafioso e candidato (non eletto) per la lista civica “Svolta sociale” alla Regione Puglia. La parte del leone (ben 34 segnalazioni) la fanno estorsione e usura. Ben rappresentate tutte le maggiori forze politiche: il Pdl schiera Nunzia Berardino, pregiudicata per usura non eletta al comune di Andria (Bt); il Pd il già citato Giuseppe Castoro; l’Udc Nicola Sconza (estorsione, non definitiva) che ha fallito la scalata alla Regione Campania; La Destra Alfredo Piscopo e la Federazione della Sinistra Luciano Perna, entrambi con una condanna per estorsione alle spalle non eletti al comune di Arzano (Na).

Assente ingiustificato dalla lista dell’Antimafia tutto il Nord Italia.

lunedì 14 febbraio 2011

Senzatetto contro Berlusconi e Marchionne, ovazione della folla

domenica 13 febbraio 2011

Gianfranco Fini - Futuro e Libertà, Milano 11/02/11

L'urlo delle donne

SE NON ORA QUANDO? - ROMA, Piazza dl Popolo - 13 Febbraio

Donne in piazza a Siracusa

Se non ora quando? Donne in piazza a Napoli - 13.02.2011

Donne in piazza, l'urlo del silenzio. [Da Repubblica TV]

Interviste sull'occupazione della sede del pdl torinese

Popolo viola, tutti in piazza con pentole e coperchi!

Adesso basta! Se non ora quando.

sabato 12 febbraio 2011

La struttura Delta

La struttura Delta

di MASSIMO GIANNINI Gli storici prendano nota. Ieri, per la prima volta, si è riunita in chiaro, alla luce del sole, la Struttura Delta. Le "guardie armate" del presidente del Consiglio nella carta stampata e nella tv.

Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, e Claudio Brachino, direttore di Videonews-Mediaset. Convocati direttamente da Silvio Berlusconi, non più nella magione privata di Arcore, a Villa San Martino. Ma nella sede governativa di Roma, a Palazzo Grazioli. Per mettere a fuoco lo "spin" comunicazionale, con il quale il Cavaliere cercherà di riscrivere ancora una volta a suo vantaggio il "palinsesto" politico-mediatico dell'intera nazione. E per mettere a punto la controffensiva violenta, con la quale cercherà di distruggere la magistratura, la libera stampa, l'opposizione parlamentare e sociale.

Dunque, la drammatica torsione democratica del berlusconismo declinante ci consegna l'ennesima, incredibile "epifania". Politica e giornalismo piegati insieme, nello stesso tempo e nello stesso modo, per sovvertire codici normativi e aziendali. Per propiziare atti "sediziosi" e inquinare fatti incontrovertibili. La Struttura Delta, come questo giornale l'aveva "battezzata" nel novembre 2007 mutuandola da Joseph Conrad, esiste da anni. È stata una delle prime intuizioni del premier-tycoon, che invece di risolvere il suo enorme conflitto di interessi, l'ha ingigantito e sfruttato fino in fondo per mettere in moto la più micidiale
e pericolosa macchina di fabbricazione del consenso mai concepita in una normale democrazia europea. Capo del governo (perciò sovrano delle tre reti pubbliche Rai) e insieme padrone delle tre grandi reti private Mediaset, Berlusconi ha capito subito che ciò di cui aveva sommamente bisogno, per gestire il consenso, era servirsi del suo "inner circle" manageriale, pubblicitario e giornalistico, per dettare l'agenda al Paese. Creare una "squadra", cioè, nella quale la più grande agenzia newsmaker della nazione, cioè il governo stesso, potesse dettare "i titoli" della giornata all'intero network televisivo-informativo italiano. Per cancellare quelli dannosi, per nascondere quelli scomodi, per enfatizzare quelli utili alla propaganda "di regime". Questa vergognosa versione italiana del Grande Fratello orwelliano l'abbiamo vista all'opera quattro anni fa, all'epoca del cosiddetto scandalo Rai-Set. Attraverso un'inchiesta sul fallimento della Hdc di Luigi Crespi, la Guardia di Finanza scoperchiò la "rete" inquietante di connivenze e complicità tra manager, dirigenti e giornalisti del servizio pubblico e dell'impero privato del premier (da Agostino Saccà a Deborah Bergamini) grazie alle quali si arrivò al punto di occultare, nei tg della sera e della notte, i risultati negativi di Forza Italia alle elezioni del 2006.

Da allora la Struttura Delta ha continuato a lavorare. Sempre a pieno regime. Basta vedere il Tg1 o il Tg5, per non parlare del Tg4 e dell'infinita varietà di programmi che le reti "ammiraglie" del servizio globale Rai-Set trasmettono nelle ore più impensate del giorno (Mattino 5, La vita in diretta, Pomeriggio sul 2). Ed ha anche affinato i suoi strumenti, in una spirale sempre più cinica e violenta che ha trasformato la macchina del consenso in macchina del fango. Incrociando sempre più spesso le televisioni e i giornali. Basta vedere il linciaggio al quale si sono dedicati i mass-media "di famiglia", dal Giornale a Panorama, contro chiunque abbia criticato il Cavaliere: da Dino Boffo a Gianfranco Fini. Anche un mese fa, il 17 gennaio per la precisione, la Struttura Delta si era riunita, in pieno scandalo Ruby. Dopo il consueto pranzo del lunedì ad Arcore con l'inseparabile Fedele Confalonieri e i figli Piersilvio, Marina e Luigi, il premier aveva convocato per un caffè l'intera squadra dei suoi "spin": l'onnipresente Mauro Crippa, direttore generale dell'informazione a Mediaset e primus inter pares della Struttura, l'immancabile Alfonso Signorini, direttore di Chi, ancora Sallusti, e poi il direttore di Panorama Giorgio Mulè e il direttore delle relazioni esterne di Fininvest Franco Currò.

I risultati di quel vertice "privato" sono stati almeno tre. L'intervista di Ruby alla trasmissione Kalispera su Canale 5, nella quale la ragazza marocchina ritratta tutto ciò che aveva detto nelle intercettazioni e nelle comunicazioni rese ai pm di Milano. La discesa in campo delle "ministre" a difesa del Cavaliere: la Gelmini a Porta a Porta, la Carfagna a Matrix e la Santanché ad Annozero. La valanga di videomessaggi autoassolutori e intimidatori dello stesso premier alla tv o ai Promotori della Libertà.

Ora, nella fase più disperata per il presidente del Consiglio, c'è un ulteriore salto di qualità. La Struttura Delta si riunisce direttamente nella capitale, a Palazzo Grazioli. In una inaccettabile sovrapposizione di ruoli e di funzioni, il capo del governo convoca i suoi referenti e i suoi dipendenti, portando ancora una volta alla ribalta, ma stavolta in campo aperto, il velenosissimo conflitto di interessi che intossica politica e informazione. Insieme, il premier e il suo anomalo "think tank" elaborano le offensive politiche e organizzano le offensive mediatiche. Il Pdl non esiste più (ammesso che sia mai esistito). Il partito, come filtro della rappresentanza democratica, è definitivamente scavalcato e surrogato dalla Struttura Delta. La "squadra degli spin" diventa un vero e proprio "gabinetto di guerra". Dove i giornalisti, dopo aver indossato la "mimetica" a Palazzo Grazioli, tornano in redazione a scrivere editoriali ispirati e a dettare cronache addomesticate.

Anche in questo caso, i risultati si vedono. Sono due, per adesso. Il primo: Giuliano Ferrara intervista Berlusconi sul Foglio, lo fa urlare contro "il golpe morale", gli fa dire che "il popolo è il mio giudice ultimo", e che quelle di Milano sono "inchieste farsesche, degne della Ddr". Giusto la sera prima, all'improvviso, la Rai aveva deciso di cambiare il palinsesto, per trasmettere sulla Rete Due Le vite degli altri, il film in cui Von Donnersmarck racconta le tragedie umane prodotte dai metodi spionistici della Stasi, la polizia segreta della Germania comunista di Honecker. Qualcuno può pensare che sia stato solo un caso? Il secondo: ancora Ferrara irrompe alle otto al Tg1 di Augusto Minzolini, parla per sei minuti filati (un tempo televisivo infinito) attacca "il gruppo Espresso di De Benedetti e dei professoroni del Palasharp, che vogliono abbattere il governo con metodi extraparlamentari", e spara a zero contro "il puritanesimo brutale che vuole tagliare la testa al re".

Cos'altro faranno il Giornale di Sallusti e le News Mediaset di Brachino lo scopriremo solo oggi e nei prossimi giorni. Cos'altro ha fatto e farà ancora la Struttura Delta, al riparo dall'ufficialità e dalle coincidenze che possiamo ricostruire solo ex post, forse non lo scopriremo mai. Ma intanto il nuovo "palinsesto", politico e giornalistico, è scritto. Nel cuore ferito dell'immenso conflitto di interessi berlusconiano, il "gabinetto di guerra" ha deciso di combattere la battaglia decisiva, forse l'ultima. Gli "assaltatori" sono all'opera. Contro la verità. Contro la responsabilità. Contro la dignità. E poi c'è ancora chi dice che questa non è una vera "emergenza democratica".
m.giannini@repubblica.it

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La richiesta dei giudici di Milano di rito immediato riporta sui media internazionali le vicende politico-giudiziarie dell'Italia. E tutti si chiedono quanto a lungo potrà resistere al potere. Economist: "Imbarazzo persino per Berlusconi". Durissimo il quotidiano di Murdoch: "Degrada politica nazionale e internazionale"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI LONDRA  -  "Il processo che promette di imbarazzare perfino il primo ministro italiano". Cioè un uomo che fino ad ora non è sembrato in imbarazzo davanti a nessuna delle accuse e delle critiche che gli sono state mosse, dalla corruzione al conflitto di interessi, dall'inefficienza del suo governo ai festini con escort, minorenni e vallette. Così l'Economist racconta l'ultimo capitolo nella storia di Silvio Berlusconi, lasciando intendere che potrebbe diventare l'ultimo per davvero: ossia un problema insuperabile per la sua sopravvivenza politica. E l'impressione che la richiesta dei magistrati milanesi di rinviare a giudizio il leader del Pdl sia la goccia che fa traboccare il vaso è condivisa oggi dalla maggioranza dei media internazionali.

I maggiori giornali stranieri, così come le più importanti reti televisive, dalla Bbc a Sky alla Cnn, dedicano lunghi servizi agli sviluppi della vicenda. Il Wall Street Journal, maggior quotidiano finanziario americano, ha una pagina sulla richiesta di processare Berlusconi: un lungo articolo nota che, se il premier sarà incriminato, si tratterà del quarto procedimento giudiziario in cui si ritroverebbe imputato nei prossimi mesi, e aggiunge che il processo per concussione e induzione di un minore alla prostituzione può in ogni caso "destabilizzare" la sua fragile maggioranza di governo. Il Wall Street Journal pubblica sul proprio sito anche un sondaggio: l'80,3 per cento dei rispondenti
dicono che Berlusconi dovrebbe dimettersi, il 19,7 per cento dicono che deve restare al suo posto.

"Silvio Berlusconi mostra di non comprendere  la differenza che intercorre tra il tornaconto personale e il dovere nei confronti del pubblico. Egli abusa la sua carica politica per i suoi fini e sfida chiunque a fermarlo: è da tempo passato il momento in cui questa farsa avvilente e distruttiva arrivi a una fine". E' la
conclusione di un durissimo editoriale del Times di Londra - titolo: 'Abuso di potere' - dedicato alle vicende giudiziarie del presidente del Consiglio italiano. "La volgarità - prosegue il quotidiano conservatore - è sempre stata una componente distintiva della sua avventura politica, ma un procedimento penale è un'aggiunta che oltrepassa l'ordinario squallore. Dovrebbe essere superfluo affermarlo, ma Berlusconi è distante dalla consapevolezza quanto lo è dal decoro, quindi ribadiremo l'ovvio: la sua condotta è incompatibile alla carica istituzionale che ricopre quindi dovrebbe dimettersi immediatamente". Per il Times, poi, l'incompatibilità di Berlusconi non deriva solo da questioni di affari interni, per i quali "gli amici dell'Italia dovrebbero restare in silenzio". "Berlusconi, oltre a degradare la politica nazionale, ha infatti ricoperto di vergogna la diplomazia". Segue un lungo elenco di 'gaffe' dall'Obama abbronzato a il gesto del mitragliatore alla giornalista russa che incalzava Putin con domande taglienti. "La tentazione di definire il primo ministro italiano come un buffone le cui azioni sono dettate da vanità e venalità è alta. Purtroppo la verità è peggiore". Il Times dedica poi una pagina intera al caso, scrivendo che il settimanale Oggi avrebbe ricevuto l'offerta di foto e video: "Una foto del capodanno 2008 in cui il premier è con Noemi Letizia e miss Oronzo, entrambe 17enni all'epoca" e due video ripresi a Villa Certosa e quattro a Palazzo Grazioli, in uno dei quali Noemi "fa una danza sensuale su un palcoscenico". Berlusconi è sopravvissuto a molti scandali, osserva il Times, ma questa è "la minaccia legale più gravde da quando salì per la prima volta al potere nel 1994". E il quotidiano di Rupert Murdoch pubblica anche una vignetta, nella pagina degli editoriali, in cui Berlusconi appare in difficoltà mentre alle sue spalle la Torre di Pisa si piega verso il suolo come un fiore appassito.

"Sta per finire in galera?" titola senza mezzi termini l'Independent di Londra, in un'analisi dettagliata di tutti i nuovi capi di imputazione contro il premier. L'Independent chiede il parere di James Watson, docente di scienze politiche all'American University di Roma, che afferma: "E' chiaro a questo punto che Berlusconi non si libererà delle minacce legali. L'unico dubbio è se le combatterà da Roma o dall'esilio in Antigua".

L'Economist, il settimanale globale che vende un milione e mezzo di copie in tutto il mondo, scrive: "Il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, è stato raramemente fuori dai problemi nei suoi 18 anni di carriera politica, ma le ultime accuse mosse contro di lui dagli inquirenti milanesi sembrano il problema peggiore che ha mai avuto fino a questo punto". In una corrispondenza da Roma, il settimanale nota che le 800 pagine di imputazioni descrivono Berlusconi come "uno che passa il tempo libero come se fosse uno dei più sordidi imperatori romani". L'Economist giudica "probabile" che il processo per il Rubygate si farà e richiama l'attenzione sul "linguaggio pericoloso" usato dal premier e dalla Lega Nord quando parlano di prepararsi a una "guerra totale".

Anche il quotidiano progressista britannico Guardian mette l'accento sulla minaccia di "guerra totale" pronunciata dagli alleati di Berlusconi all'indirizzo di giudici, media, opposizione, mentre il conservatore Telegraph riferisce anche dell'altra vicenda emersa di recente, i presunti rapporti a pagamento tra il primo ministro e Sara Tommasi, "che prima lo chiamava 'amore' e poi lo ha accusato di abuso di potere". Il Financial Times online, accanto all'articolo di cronaca, pubblica una mappa interattiva dal titolo "La politica e gli scandali di Berlusconi" dove si ripercorrono, dal 1994 ad oggi, le vicende del Cavaliere "perseguitato da una sequenza di casi giudiziari".

In Spagna la vicenda è tornata sui principali quotidiani. El Pais si sofferma sulla reazione del premier e titola "Berlusconi: 'i giudici sono uno schifo e infangano l'Italia'". In Francia, la notizia è ripresa da Le Figaro che si chiede "se il premier affronterà i giudici". Mentre per France Soir l'interrogativo è: "Berlusconi sarà presto giudicato?".

Oltreoceano, la Cnn online ricorda che "l'accusa" per il caso Ruby "non è l'unica questione legale che sta affrontando Berlusconi" e osserva che, nonostante "il premier abbia superato due voti di fiducia negli ultimi mesi e il suo partito goda di un vasto supporto in Italia, gli scandali, uno stile di vita da playboy e una serie di gaffe ben pubblicizzate hanno esposto il premier al ridicolo. E ci sono segnali che gli italiani siano stanchi del costante focalizzarsi sulle sue faccende personali". Il Boston Globe, in un editoriale dal titolo "Crimini, non giochi", osserva che gli italiani non "hanno bisogno di essere puritani per decidere che Berlusconi non è adatto a governare".

Nel resto del mondo, la notizia è in evidenza sul canale di news australiano Abc, sul sito della tv del Qatar Al Jazeera ed è riportata anche dall'agenzia ufficiale cinese Xinhua. Mentre in Sud America i principali quotidiani, dal Perù all'Argentina, si soffermano sul caso e in Brasile diversi media riferiscono che anche "il nome di Ronaldinho è coinvolto negli scandali di Berlusconi".

La Repubblica

Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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