sabato 31 dicembre 2011

Wsj, "Così la Merkel 'licenziò' Berlusconi" il Quirinale e Berlino smentiscono

Wsj, "Così la Merkel 'licenziò' Berlusconi"
il Quirinale e Berlino smentiscono

HA FATTO QUELLO CHE GLI ITALIANI NON ERANO IN GRADO DI FARE SI SA I TEDESCHI SONO SUPERIORI A NOI.

 

TMNews - Addio a Don Verzé, lunedì funerali del fondatore del San Raffaele

TMNews - Addio a Don Verzé, lunedì funerali del fondatore del San Raffaele

CHE BOTTA DI CULO HA FATTO UN FAVORE A TUTTI A TOGLIERSI DI MEZZO !!! UN TERNO A LOTTO

Giustizia, Cicchitto: Tattamento scandaloso contro Lele Mora | La Politica Italiana

Giustizia, Cicchitto: Tattamento scandaloso contro Lele Mora | La Politica Italiana

CICCHITTO SI PREOCCUPI PER IL PROBLEMA DELLE CARCERI E NON PER I CASI PERSONALI O GLI AMICI

venerdì 30 dicembre 2011

LA MIA ATTIVITA' NEL 2011- REPORT

VIRTUALE:

TERZO POLO VIRTUALE

CENTRO DESTRA CATTOLICO

MPA SOSTEGNO

CONTRIBUTO ALLA CADUTA DEL GOVERNO BERLUSCONI

SOSTEGNO ALL'ELEZIONE IN VIRTUALE PISAPIA - DE MAGISTRIS

ALTRI TOP SECRET

4 BLOG, 30 PROFILI, 7 SOCIAL NETWORKS (1.500.000) DI PERSONE RAGGIUNTE

TERRITORIO:

NUOVA ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOGIORNO

CONGRESSO DEI MOVIMENTI FEDERALISTI, AUTONOMISTI E INDIPENDENTISTI DEL SUD

PETIZIONE CORRIDOIO 1

PETIZIONE TRENI ITALIA

PUBBLICAZIONE LIBRO "SICILIA ARTEFICI DEL NOSTRO DESTINO"

PARTECIPAZIONE A 30 CONGRESSI

SOSTEGNO ELEZIONI DI BARCELLONA CANDIDATO LIBRIZZI

ATTIVITA' INCONTRO CON ASSESSORE ARMAO (ASSESSORE ALL'ECONOMIA DELLA REGIONE SICILIA)

MARKETING POLITICO PER PREPARAZIONE ELEZIONI CANDIDATO A SINDACO DI PALERMO TOMMASO DRAGOTTO

CONTATTI TOP SECRET CON POLITICI VARI

VEDI FOTO:







ITALIANI CHIUSO PER FALLIMENTO

Autostrade, luce e gas: rincari dal 1 gennaio
2012, stangata da 2.103 euro a famiglia

ARTICOLO DELLA REPUBBLICA DOVE POTETE VEDERE L'INFAME AGGRESSIONE AL REDDITO DEGL'ITALIANI

ROMA - Potrebbero essere anche troppo ottimistiche, rispetto a ciò che ci aspetta le proiezioni sui rincari fatte dalle associazioni dei consumatori per l'anno che sta arrivando. Già dal primo gennaio, infatti, scattano aumenti per pedaggi (aumento medio del 3,1%), luce (+4,9%) e gas (+2,7%), superiori a quanto previsto in base ai dati Istat da Federconsumatori.

Se il 2011 è sembrato, quindi, un anno difficile per le famiglie italiane, i cui conti sono stati messi a dura prova dall'aumento dell'Iva, dal prezzo dei carburanti alle stelle e dall'incremento delle tariffe, il 2012 si preannuncia, secondo le associazioni dei consumatori, ancora peggiore. Il Codacons lancia l'allarme: dall'entrata in vigore dell'euro (10 anni fa) perso il 40% del valore d'acquisto.

Stando ai dati raccolti dall'Onf (Osservatorio Nazionale Federconsumatori), gli aumenti di prezzi e tariffe toccheranno quota 2.103 euro a famiglia, "quasi la metà di quanto una famiglia media spende per la spesa alimentare in un anno in base ai dati Istat": saranno "aumenti insostenibili che determineranno pesantissime ricadute sullo stile di vita delle famiglie e sull'intera economia, che dovrà continuare a fare i conti con una profonda e prolungata crisi dei consumi".

Per Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef, "è ora di puntare sul rilancio: ripresa della domanda di mercato, liberalizzazioni e investimenti per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico" e "questi dovranno essere i "buoni propositi" del governo per l'anno nuovo".

Ma quali sono le voci che peseranno di più sulle tasche degli italiani? Secondo le previsioni Istat, ogni famiglia dovrà affrontare una spesa del 7% in più per acquistare beni alimentari (392 euro), mentre muoversi in treno costerà 81 euro in più. Chi si sposta con i mezzi pubblici sarà costretto a pagare il 28-30% in più (48 euro), mentre per servizi bancari, mutui e bolli i costi cresceranno di 93 euro. I carburanti, il cui costo è in costante crescita, peseranno per 192 euro e altri 192 euro si dovranno pagare per i derivati del petrolio, plastica e prodotti per la casa. Crescono del 6% l'assicurazione auto (78 euro). Per quanto riguarda le autostrade, l'Istat prevede un rincaro del 3% (53 euro).

Più salate le bollette di gas, luce, acqua e rifiuti, che, secondo Federconsumatori, aumentano nell'anno rispettivamente dell'11,12,  5-6 e 9-10%, facendo uscire dal portafoglio familiare 260 euro complessivi. Anche scaldarsi costerà di più (+12%, pari a 195 euro) e l'incremento dell'Iva sottrarrà dalle tasche altri 93 euro.

Le ultime due stangate arrivano dalle addizionali regionali, che peseranno per altri 90 euro e dall'Imu prima casa, che preleverà ben 405 euro. Il totale risulta, appunto, di 2.103 euro.

In 10 anni valore d'acquisto ridotto del 40%
. Da gennaio 2002 a gennaio 2012 la perdita del potere d'acquisto per il ceto medio è stato del 39,7%, e in 10 anni una famiglia di 4 persone ha subito una stangata, per aumento dei prezzi, rincari delle tariffe, manovre economiche, caro-affitti, caro-carburanti, di circa 10.850 euro. Sono questi i dati che risultano da uno studio del Codacons sui 10 anni dell'euro.  "Un vero e proprio massacro per le tasche delle famiglie italiane" commenta il Coordinamento di associazioni per la tutela dei diritti dei consumatori. "Il Codacons fu la prima associazione che nel gennaio 2002, quando venne introdotto l'euro, denunciò gli aumenti selvaggi e le speculazioni da changeover - spiega il presidente Carlo Rienzi -. Allora venimmo accusati di euroscetticismo e di terrorismo mediatico, mentre oggi tutti ci danno ragione, perchè la prova di ciò che è successo è sotto gli occhi di chiunque, a partire dagli stessi commercianti, prime vittime della loro stessa politica suicida".

I rincari sono vertiginosi: dal 207,7% di una penna a sfera al 198,7% di un tramezzino al 159,7% di un cono gelato. Fra i prodotti che hanno subito i maggiori rialzi di prezzo ci sono la confezione di caffè da 250 grammi (+136,5%), il supplì (+123,9%), un chilo di biscotti frollini (+113,3%), la giocata minima del lotto (+92,3%).

SALVARE EURO PER MANTENERE IN VITA LE BANCHE E' UN ERRORE GRAVE DEL BUON PADRE DI FAMIGLIA. Perso il 40% del valore d'acquisto.

DITEMI QUALE FAMIGLIA O QUALE IMPRESA TIENE IN VITA I RAMI SECCHI CHE PRODUCONO SOLO DEBITI.



GLI IDIOTI E GLI SCONSIDERATI.

DA QUANDO ABBIAMO L'EURO L'ITALIANO HA PERSO IL 40% DEL PROPRIO VALORE D'ACQUISTO.

ED ALLORA ERA DOVEROSO FARLO FALLIRE.

SCEGLIERE COME VIVERE E' UN DOVERE DELLE FAMIGLIE E DEL CITTADINO E NON DELLE BANCHE.

SENZA EURO SI STAVA MEGLIO E' UN DATO DI FATTO, GLI ECONOMISTI E LA POLITCA EUROPEA HANNO FALLITO.

Petrolio, Tripoli gela l'Eni "Modificheremo i contratti" (NORMALE CON QUESTI DILETTANTI DELLA POLITICA ITALIANA)

DOPO AVER PRESTATO IL DERETANO ALLA FRANCIA LA NOSTRA POLITICA DA QUARTIERE E IL NOSTRO EX STATISTA NONCHE' MINISTRO DEGL'ESTERI RACCOLGONO I RISULTATI.

ERA FACILMENTE PREVEDIBILE.

È allarme rosso per gli interessi dell'Eni in Libia: mercoledì scorso l'amministratore delegato del gigante petrolifero Paolo Scaroni ha incontrato a Tripoli il nuovo primo ministro provvisorio Abdelrahim Al Keeb. Il premier "tecnico" guida un governo che dovrebbe portare in 3-4 mesi il paese alle prime elezioni democratiche della sua storia. Nelle dichiarazioni "programmatiche" fatte poco dopo la nomina, Al Keeb aveva detto che avrebbe avuto solo tre priorità: preparare le elezioni, curare i feriti, riabilitare la vita civile nelle città libiche. Occuparsi dei contratti petroliferi sarebbe stato compito del primo vero governo "non provvisorio" nato dopo le elezioni.

Nell'incontro di mercoledì il premier aveva spiegato a Scaroni che avrebbe voluto rivedere soltanto due accordi "di sostenibilità" che l'Eni aveva concluso con la Fondazione Gheddafi. Sono due intese sociali, per l'addestramento di giovani e personale libico e per la costruzione di appartamenti da destinare ai cittadini libici. "È comprensibile che quegli accordi potessero essere rimessi in discussione, visto che erano stati siglati da un'organizzazione gheddafiana", dice una fonte del governo italiano, "e questo era stato annunciato anche al premier Monti quando Jalil era venuto qui a Roma. Per noi invece i contratti petroliferi non sono in discussione".

Scaroni quindi era rientrato rassicurato dal suo viaggio in Libia, Al Keeb gli aveva parlato solo dei "contratti di sostenibilità". Ieri pomeriggio la sorpresa: un comunicato fatto diffondere dal premier Al Keeb è molto più ampio, sembra includere anche i contratti petroliferi nella revisione che andrà fatta "in nome degli interessi del popolo libico". "Il capo del governo di transizione Abdel Rahim al-Keeb - si legge nella nota - ha informato l'amministratore delegato dell'Eni che i contratti firmati tra il gruppo e il vecchio regime saranno rivisti e riesaminati conformemente agli interessi della Libia prima di essere applicati". Tutto il mondo, continua il premier libico, "dovrà rispettare le scelte del popolo libico. Le compagnie straniere che lavorano in Libia dovranno provare che sono partner della Libia e non di Gheddafi e del suo regime".

Sia Scaroni che lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti nei colloqui col leader del Cnt Jalil avevano avuto rassicurazioni sul fatto che la Libia avrebbe rispettato gli impegni con l'Eni e quindi con l'Italia. Tanto che proprio ieri Mario Monti, in conferenza stampa, ha annunciato che il 21 gennaio farà una visita a Tripoli, rispondendo all'invito di Jalil. Ieri Scaroni ha parlato 3 volte col ministro del Petrolio libico, per sentirsi ripetere ogni volta che "i contratti petroliferi non sono in discussione".

Ma la sorpresa del comunicato del premier Al Keeb rimane tutta e dovrà essere letta in controluce, per capire quali sono le dinamiche all'interno del governo provvisorio libico. Già il 20 dicembre un vice-premier libico, Mustafà Ben Shagour, aveva dichiarato che "tutti i vecchi accordi e trattati firmati con le compagnie straniere devono essere rivisti perché sia accertato che sono effettivamente nell'interesse del popolo libico". Segnale ulteriore che la partita dei contratti petroliferi minaccia di essere soltanto all'inizio, e che chi riuscirà ad ottenere posizioni di potere in Libia vorrà dire la sua sulla torta delle assegnazioni petrolifere, e magari anche sulle fette di torta già distribuite. 
 
FONTE REPUBBLICA IT

La Merkel disse a Napolitano: «Berlusconi va tolto dalla guida del governo per salvare l'euro» (L'UNICA COSA SERIA DELL'EUROPA IN ITALIA NON ERAVAMO CAPACI DI FARLO - BRAVA)

MILANO - La Cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe chiamato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo scorso ottobre per chiedergli di sostituire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con un altro premier, per evitare che l'avvitamento della tempesta finanziaria che stava colpendo pesantemente il nostro Paese facesse crollare l'economia europea. Lo rivela il Wall Street Journal in una ricostruzione, basata, secondo il quotidiano Usa, su notizie riferite da fonti diplomatiche.
LA SMENTITA - Ma il Quirinale smentisce la ricostruzione del Wall Street Journal. Nella telefonata, si legge in una nota, non venne posta «alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier». «In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana - si legge nella nota - si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di 'cambiare il premier'. La conversazione - viene sottolineato - ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell'Euro e in materia di riforme strutturali».
LA RICOSTRUZIONE - Per il Wall Street Journal invece nella telefonata la Merkel disse a Napolitano di essere preoccupata per l'incapacità di Berlusconi di far fronte alla crisi italiana. Crisi che avrebbe potuto travolgere l'Europa e di conseguenza anche la Germania. Napolitano avrebbe risposto che non era rassicurante il fatto che Berlusconi fosse sopravvissuto poco prima a un voto di fiducia con soli pochi voti di scarto. La Merkel in quell'occasione ringraziò il presidente della Repubblica invitandolo a far qualsiasi cosa in suo potere per promuovere le riforme. Napolitano, secondo il quotidiano economico americano, avrebbe recepito il messaggio chiamando nei giorni successivi i responsabili dei vari partiti per verificare se fossero disponibili a sostenere un nuovo governo. La pressione della Germania sui vari esponenti politici sarebbe poi stata decisiva in tal senso. E quindi sarebbe nato il governo Monti.

FONTE CORRIERE DELLA SERA IT

ECCO LA POLITICA DEL PARTITO CHE VUOLE TORNARE A GOVERNARE (FONTE GOSSIP TGCOM 24)


ANCORA NON CONVINTI DELLA SVOLTA EPOCALE E DI AVER PERSO CREDIBILITA' ECCO IL NUOVO CHE TORNA !

GRAZIE E' IL MIGLIOR SPONSOR PER RICORDARE A TUTTI GLI ITALIANI DEL PERCHE' DEL GOVERNO MONTI.

giovedì 29 dicembre 2011

IL COMMISSARIO DI STATO E LA COMMISSIONE STATO-REGIONI INDAGHI SULLE SPERIMENTAZIONI IN SICILIANE SANITARIE

ARGOMENTO MOLTO MOLTO INTERESSANTE IN ARRIVO

IN SICILIA MPA DEVE ESSERE SOSTENUTO CONTRO LO STRAPOTERE DEI GRANDI PARTITI CHE DIFENDONO GL'INTERESSI DEL NORD E DELL'ITALIA COLONIZZATRICE

TUTTO E' GIUSTO SE VIENE FATTO PER TENERE FUORI O QUANTO MENO LIMITARE I DANNI DELLE GRANDI COALIZIONI DI PARTITO CHE DI FATTO DIFENDONO GL'INTERESSI DEL NORD E NON TUTELANO IL SUD E LA SICILIA.

QUINDI HA FATTO BENE MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA DI LOMBARDO A TENERE FUORI IL PDL E A FARE UN ACCORDO CON IL TERZO POLO ED IL PD LIMITANDONE LE ESOSE RICHIESTE A DANNO DELLA SICILIA.

Oggi pero' le carte stanno cambiando perche' il partito di CENTRO SICILIANO con a capo il Senatore d'Alia  per ordine del partito centrale e di Casini, e per qualche poltrona in piu' abbandona il Terzo Polo e L'Mpa.

In questo caso e' indispendabile mantenere il Governo Regionale compatto per non farlo cadere nelle mani dei nuovi Cuffariani e per far questo lancio un appello SCEGLIERE IL MALE MINORE.

INSERIRE NELL'ACCORDO GOVERNATIVO IL MOVIMENTO DI GIANFRANCO MICCICHE' AL FINE DI TENERE LE FORZE NAZIONALI SOTTO CONTROLLO ED EVITARE CHE I NUOVI BARBARI CONTINUINO A STUPRARE LA SICILIA.

APPELLO ! IL CENTRO DESTRA CATTOLICO SI UNISCA FINALMENTE CON PEZZI DEL PD E DEL PDL PER FORMARE UN VERO CENTRO CATTOLICO DI TUTTI.

QUESTA VOLTA PIU' CHE UN ARTICOLO VOGLIO FARE UN APPELLO AL MONDO POLITICO CATTOLICO.



IL TERZO POLO DA ME PREVISTO IN TEMPI NON SOSPETTI E' ORMAI UNA REALTA' CHE PERO' SI STA VOLATILIZZANDO PER VOLONTA' DI CASINI.

PERSONALMENTE temo e credo che quest'eventualita' sia altamente possibile.

La soluzione giusta in questo caso SAREBBE QUELLA DI  fare un Appello a tutto il mondo Politico e Cattolico Italiano, invitandolo ad unirsi.

Pezzi del Centro, con pezzi della Sinistra e della Destra il cui comune denominatore sia' un grande

CENTRO POLITICO CATTOLICO CHE SI ISPIRI AI PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E CHE METTA AL CENTRO DELLA POLITICA

L'UOMO E LA SUA MORALE.

DA CATTOLICO TRADIZIONALISTA INVITO TRAMITE IL MIO SOCIAL NETWORKS VIRTUALE TUTTI I CATTOLICI E I POLITICI CHE HANNO COME PRINCIPIO DI VITA QUESTO ELEMENTO AD ABBANDONARE LE MILITANZE DI CUI FANNO PARTE PER UN OBIETTIVO SUPERIORE

UN GRANDE CENTRO POLITICO CATTOLICO ISPIRATO A DEI TRADIZIONALI PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA CON AL CENTRO L'UOMO E LA MORALE.

remo.pulcini@tin.it

Casini tesse la tela del centro Con lui Bonanni e Riccardi

«Minutaglie». Liquida con una sola parola l'ex ministro cattolicissimo e piediellino Maurizio Sacconi l'operazione politica che vedrebbe - nel quadro delle grandi manovre in atto al centro - la diaspora di una quarantina di delusi dal Pdl in cammino verso il centro. Stesso mood pare abbia Berlusconi. Eppure un nuovo partito dei moderati cattolici ma anche laici (così come nei giorni precedenti alla caduta di Berlusconi), continua ad attrarre fortemente gli scajoliani, gli uomini vicini a Beppe Pisanu, per non parlare degli scontenti che il grande salto lo fecero allora. Sembrano muoversi in una dinamica più che politica, perciò, uomini che avrebbero per ora sulla carta un ruolo diverso: il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi, che esplicitamente ha evocato il «gusto per la politica ritrovato dai cattolici» e parlato di «maggiori condensazioni, non unificazioni, di cattolici in qualche aerea politica» e si è attirato gli strali di buona parte del Pdl contro «l'iperprotagonismo di alcuni ministri». E anche il segretario Cisl Raffaele Bonanni, indicato da qualcuno come demiurgo del nuovo centro moderato. Per non parlare di Corrado Passera, sì ministro dello Sviluppo ma per tanti già attivo nel delineare per il 2013 una figura di premiership tecnico-moderata. Ma di un rimescolamento delle carte che riporterebbe al centro buona parte del Pdl e spezzoni del Pd parla da tempo Casini: «Questo governo cambierà la politica», dice il centrista, convinto che i poli saranno ridisegnati nel dopo-Monti. «Ed è il colmo che chi è stato fino a ieri la causa del problema ora si proponga come la soluzione. In questa fase emergeranno nuovi protagonisti, anche cattolici». Ci sarà del nuovo al centro, dunque. E sono chiamati all'abiura gli alfieri del bipolarismo di Pdl (ma anche Pd) tentati dalla partita.
Intanto, ieri, botta e risposta tra l'udc Libè e il pdl Napoli: «ci sono politici per i quali l'unico problema restano le elezioni e il proprio tornaconto», dice il primo chiamando in causa il secondo, che ribatte: «A Libè chiedo: Monti deve governare l'Italia o far saltare il sistema bipolare che non piace all'Udc? E in questo caso chi è che fa calcoli di convenienza politica?». Quando in Parlamento arriverà la riforma della legge elettorale, si giocherà a carte scoperte.
Ed è in questi chiari di luna che Napolitano sta lavorando al discorso che rivolgerà al Paese la sera del 31 gennaio. Ad ascoltarlo, questa volta, ci saranno milioni di persone intimorite dalla recessione e colpite dalla scure delle misure anti-crisi contenute nella manovra sulla quale il governo di Mario Monti ha ottenuto la fiducia tanto alla Camera quanto al Senato.
In vista della stesura del discorso, Napolitano si sta documentando attentamente, anche con una serie di incontri al Quirinale: ieri il capo dello Stato ha ricevuto nel suo studio il presidente dell'Istat Enrico Giovannini e i ministri della cooperazione Riccardi e dell'istruzione Profumo. In visita al colle anche Giuliano Amato, nella sua veste di presidente del comitato per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
E intanto, fa discutere l'iniziativa anti-Napolitano di alcuni leghisti sul web: l'invito di un gruppetto di «giovani padani» a boicottare il discorso di fine anno («basta ascoltare bugie») è finito sulla pagina Facebook della parlamentare del Carroccio Mara Bizzotto, che ha deciso di non rimuoverlo e anzi ha spiegato di condividerlo in pieno.
Protestano il Pd, l'Idv e il terzo polo, che accusano la Lega di oltraggiare Napolitano

Vendola e Di Pietro non sosterranno Lombardo (FONTE L'OPINIONE)

L'hanno scritto nero su bianco, i segretari provinciali e regionali siciliani di Idv, Sel, Federazione della Sinistra, Prc e Verdi: per le primarie a Palermo nessuna ipotesi di accordo né al primo turno né al ballottaggio con l'Mpa di Lombardo e il Terzo polo. Una decisione che spiazza il Pd siciliano diviso sull'allargamento dell'alleanza di centrosinistra alle forze moderate ed autonomiste, sostenuta invece dalla maggioranza del partito che fa capo al capogruppo all'Ars, Antonello Cracolici e al senatore Beppe Lumia, principali sponsor e sostenitori del governo di Raffaele Lombardo.
Le primarie nel capoluogo siciliano per la scelta del candidato a sindaco stanno facendo emergere, sempre di più, la spaccatura del centrosinistra siciliano, acuendo le divisioni all'interno del Pd, messe a dura a prova dalla candidatura di Rita Borsellino (proposta da Bersani), da sempre contraria ad un'alleanza con il Terzo polo e soprattutto con il leader dell'Mpa.
Una campagna elettorale che , specialmente per il Pd, si prospetta tutta in salita. In gioco non c'è solo la poltrona di primo cittadino della quinta città d'Italia, ma anche l'alleanza del Pd con il Terzo polo e l'Mpa che, esclusa l'Udc che ha ritirato il suo sostegno al governo regionale, appoggiano l'esecutivo “tecnico” presieduto da Lombardo.
La foto di Vasto che ritrae i tre leader della sinistra, Bersani, Vendola e Di Pietro, ormai, almeno in Sicilia, sembra più che mai sbiadita. E le dichiarazioni di Antonio Di Pietro che “invita” il Pd, a Palermo, a fare una scelta di campo perché “noi non possiamo accettare di andare in coalizione con Lombardo, che è il Cuffaro senza cannoli”, non hanno possibilità di equivoco.
Un bel pasticciaccio per il partito di Bersani, stretto tra la coalizione con i suoi compagni naturali del centrosinistra e il progetto di una grande alleanza tra moderati e progressisti. Un accordo che, però, proprio in Sicilia sia per la presenza di Leoluca Orlando che per quella di Raffaele Lombardo, fumo negli occhi per l' Idv, Sel e Fds, sembra del tutto impossibile.
Ogni decisione per lo svolgimento o meno delle primarie del centrosinistra è rinviato a dopo il 6 gennaio. Che la Befana porti consiglio?

mercoledì 28 dicembre 2011

ADERISCI

IO LO SOSTENGO

ARTEFICE DELLA CAMPAGNA DI MARKETING POLITICO

REMO PULCINI

IL MIO CENTRO DESTRA CATTOLICO PREVISTO 6 MESI FA' POTREBBE DIVENTARE UNA REALTA'.

CARI AMICI

Prevedere come evolvera' la situazione geopolitca di un paese non e' da tutti ed io in questi anni ho sempre dimostrato di essere avanti tra 6 e 24 mesi.

Dopo il PDLSOCIALNETWORKS, avevo previsto il Terzo Polo ed e' quello che si e' verificato circa 12 mesi dopo che lo propagandavo.

Da 6 mesi sostengo un nuovo perogetto IL CENTRO DESTRA CATTOLICO ed oggi ci sono tutti i primi segnali che questo si possa realizzare.

Vediamo perche' e cosa ne penso:

Premesso che il Terzo Polo e' stata una realta' ed per il bene dell'Italia sarebbe stato meglio averlo come ago della bilancia per rompere il bipolarismo attuale.
Ttuttavia devo riconosce che la prima ed unica azione che bisognava fare ad opera del Terzo Polo era cambiare la Legge Elettorare, AZIONE che non e' stata fatta per ostruzionismo dell'UDC che a mio modo di vedere, piu' avanti negl'anni paghera sulla sua pelle (non adesso che puo' trarne vantaggio).

Di fatto il Terzo Polo si sta rompendo per primo in Sicilia dove l'avvenimento potrebbe essere semplificato ad un problema di poltrone ed invece c'e' molto di piu'.

Di fatto UDC di D'Alia in Sicilia voleva almeno 1 o 2 poltrone in piu' da Lombardo non avendole ricevute, l'Udc molla Lombardo fà dimettere gli Assessori e apre di fatto una frattura nel Terzo Polo.

In realtà la questione non e' solo Siciliana ma c'e' molto di piu', qualcosa che personalmente potrei gradire se non fosse che dietro c'e' la solita cricca che usa il Paese a proprio uso e consumo.

TEMO CHE LE CI SIAMO LE CONDIZIONI AFFINCHE' UDC DI CASINI SI ALLEI CON IL PDL E LE FORZE CATTOLICHE MINORITARIE (ITALIA FUTURA DI MONTEZEMOLO)

In tal caso il PD rimane con IDV, SEL e con FLI.

DOPO IL GOVERNO MONTI SI PROSPETTA UN CENTRO DESTRA CATTOLICO COMPOSTO:

Da UDC, PDL, CATTOLICI, ITALIA FUTURA con rientro in piena regola di chi di fatto si e' fatto da parte dopo ampie garanzie: la Cricca Berlusconiana.

IO SONO SPONSOR DEL CENTRO DESTRA CATTOLICO ALLA CONDIZIONE SINE QUA NON, CHE CI SIA UNA POLITICA BASATA SUI VERI VALORI E PRICIPI DI DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA.

SALUTI
REMO PULCINI

PREVISIONI A 14 MESI

lunedì 26 dicembre 2011

EVASIONE E MEZZOGIORNO Non è vero, come sostiene Maroni (SVIMEZ FEDERICO PICA)

Mi riferisco ad un recente intervento dell’on. Roberto Maroni. Da un lato, va
apprezzata la ricercatezza, anche lessicale, di cui l’ex ministro ha dato prova; vanno
rilevate, per altro verso, le ragioni di dissenso, su pressoché tutti i punti di merito, dalle
opinioni da lui recate.
Mi limito qui a porre due sole questioni. Sull’una di esse, e cioè sul problema
dell’evasione, dirò diffusamente in questo scritto. L’altra concerne il ruolo rivendicato
dalle Lega ed affermato dall’on. Maroni, che è quello di “rappresentare e tutelare gli
interessi di quella macroregione all’avanguardia rispetto all’intera Europa che noi
chiamiamo Padania”. Vi è evidente contraddizione tra questo assunto (e i conseguenti
comportamenti) e la natura del nostro ordinamento costituzionale, quale è bene espressa
nell’art. 67 della Costituzione: “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”, e
non una parte di essa, comunque rilevante. Potrebbe darsi che si formi (o sia già
formata), con una analoga logica, la “lega” dei farmacisti, o dei tassisti, fino a
trasformare il Parlamento in una camera delle corporazioni.
In ogni caso, la deriva nella direzione non del federalismo fiscale, ma del
confederativismo tribale è divenuta oggi così forte che un ex ministro della Repubblica
può rinnegare senza nemmeno accorgersene il significato ultimo di un testo su cui ha
giurato fedeltà.
La vera ragione di questo mio scritto, che ho sentito il dovere, comunque, di
produrre, è tuttavia altra. Essa consiste nell’affermazione dell’ex ministro, secondo la
quale “l’evasione al Sud è mediamente il doppio [rispetto al Nord], con punte che
sfiorano il novanta per cento”.
2
Preoccupa dover constatare che persona intelligente e attrezzata come l’on.
Maroni mostri di non sapere quello che dice, e rischi in tal modo di rafforzare
convincimenti gravemente sbagliati.
Non ha senso dire che la quantità di ricchezza evasa nel Mezzogiorno è il
doppio rispetto a quella evasa nel Nord d’Italia, perché, semplicemente, questa cosa è
impossibile. Né ha senso dire che la quota di ricchezza imponibile che è evasa nel
Mezzogiorno è maggiore (è addirittura il doppio; è del 90% maggiore), rispetto a quella
che i cittadini del Nord d’Italia sottraggono al fisco, perché ciò nega tutte le evidenze
che sono disponibili. Cito qui le (plausibili) valutazioni di Ardizzi, Petraglia, Piacenza,
Turati, pubblicate da quella organizzazione di acerrimi ed estremi meridionalisti che è
l’Università Bocconi di Milano: il sommerso cresce, nel Centro-Nord, tra il 2005 e il
2008, dal 28,1% al 35,4% del totale dell’economia; i valori corrispondenti per il
Mezzogiorno vanno dal 16,9% del 2005 al 21,8% del 2008.
La SVIMEZ, allorché una precisazione analoga a quella recata in questo scritto
si è resa necessaria, ha seguito la linea di ragionamento che esemplificativamente
riporto: secondo dati ufficiali del Ministero dell’Economia il valore della base
imponibile IRPEF per contribuente del Mezzogiorno è pari, per il 2009 (dichiarazioni
2010), a € 15.548; per quelli del Veneto, il valore corrispondente è di € 19.206. Non
serve grande competenza finanziaria, o matematica, per stabilire che questi valori
costituiscono l’84,8% del PIL pro capite nel Mezzogiorno ed il 66,3% del PIL pro
capite per il Veneto.
Se ci riferiamo ai valori dell’imposta netta nelle due zone d’Italia, l’importo per
contribuente dell’IRPEF 2009 (dichiarazioni 2010) è pari, per il Mezzogiorno, a € 3.818
e, per il Veneto, a € 4.573. Questi importi corrispondono, rispetto al PIL, al 22,1% nella
3
prima circoscrizione ed al 17,2%, per i contribuenti della fortunata Regione italiana che
ha la ventura invidiabile di avere il ministro Maroni tra i suoi esponenti politici più
rappresentativi (e non lo dico per ironia).
Se ragioniamo con riferimento non al numero dei contribuenti, ma al numero
degli abitanti, risulta per il Mezzogiorno un valore della base imponibile per abitante
pari a € 8.943 (per il Veneto, € 13.560). L’incidenza di questi importi sul PIL è pari al
51,7% per il Mezzogiorno ed al 48,6% per il Veneto. Il rapporto tra imposta netta
corrisposta dai contribuenti e il PIL (riferendo l’una e l’altra grandezza al numero degli
abitanti) mostra valori pari al 9% per il Veneto e l’8,7% per il Mezzogiorno.
Il ragionamento proposto dalla SVIMEZ è ora il seguente: l’IRPEF costituisce,
in Italia, il principale strumento attraverso il quale è perseguito l’obiettivo della
progressività del sistema dei tributi (art. 53, comma 2, della Costituzione) e cioè
l’obiettivo che le risorse dei più ricchi concorrano in maggiore misura al finanziamento
delle spese pubbliche. Fra l’altro, la progressività dell’IRPEF costituisce strumento
volto a compensare la regressività grave di altri tributi, come l’IVA, le accise, le
imposte sui giochi – pronostici. I dati che ho riportato, nonché quelli proposti in tabella,
mostrano che la progressività dell’IRPEF è, in via di fatto, assai bassa; l’imposta risulta,
anzi, rispetto al PIL grosso modo proporzionale (9% per il Veneto; 8,7% per il
,Mezzogiorno).
Se fosse vero, per mero assurdo, quanto afferma l’ex ministro Maroni e con lui
la Lega, secondo i quali l’evasione nel Sud d’Italia è maggiore rispetto al Centro Nord,
la stessa IRPEF risulterebbe regressiva, nel senso che l’imposta dovuta (ed in parte
secondo l’ex ministro non corrisposta) dai più poveri risulterebbe percentualmente
maggiore rispetto a quella dei ricchi. Perché tutto ciò non può essere, l’affermazione
4
secondo la quale l’evasione nel Mezzogiorno è doppia, o addirittura del 90% maggiore
rispetto a quella del Centro Nord è mera stravaganza

GIOVANI E DONNE DEL SUD TSUNAMI - FUORI DALL'OCCUPAZIONE

E' TSUNAMI SENZA RIMEDIO

AL SUD SOLO IL 20% LAVORA TRA 18-40 ANNI

7 RAGAZZI SU 10 SONO FUORI DAL MERCATO DEL LAVORO

4 DONNE SU 5 SONO FUORI DAL MERCATO DEL LAVORO

UNA MAREA CHE FRA QUALCHE ANNO BUSSERA' INCAZZATA ALLA PORTA.

ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOGIORNO: REMO PULCINI E L'ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOG...

ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOGIORNO: REMO PULCINI E L'ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOG...: DOPO LA PETIZIONE CHE DICIAMO IN MODO CALCISTICO HO VINTO E CHE LA COMUNITA' EUROPEA STA PORTANDO AVANTI GRAZIE ALLA MIA PERSONA REMO PULC...

IL GRANDE CROLLO DELL'ECONOMIA MONDIALE ED IL DISORDINE MONDIALE E' SOLO RIMANDATO VEDIAMO PERCHE'

Nessuno lo dice. Tutti fanno orecchie da mercante. Persino le marionette della politica, che vanno da sinistra a destra, evitano di parlarne; anzi, hanno l’ordine di non parlarne proprio in pubblico!

La Crisi Mondiale ed in particolare Europea a voi tutti sembra scongiurata con qualche Manovra fatta di Lacrime e Sangue solo vostro non certo delle Caste prime fra tutte la Bancaria e quella Politica.

In realta' cari lettori si e' persa un occasione fondamentale quella di evitare che negl'anni a venire si posa realizzare il Crollo Mondiale dell'Economia con conseguente disordine Mondiale (Terza Guerra Mondiale).


GUARDATE COSA DICEVA NEL 2005 (PRE-CRISI MARCELLO PAMIO):


"Ma snoccioliamo qualche dato: il totale del debito pubblico sommato a quello commerciale delle corporate USA è arrivato a quota 33mila miliardi di dollari[1], che tradotto in numeri è corrisponde a 33.000.000.000.000 dollari, e in vecchie lire: 66.000.000.000.000.000, cioè 66 milioni di miliardi.
Non male come debito, vero?
Questo immenso valore che corrisponde al 294% del PIL, il Prodotto Interno Lordo, ha superato però anche il record precedente della Grande Depressione del 1929, che era del 270%. Quindi 76 anni dopo il terribile crollo di Wall Street, la situazione economica del paese ha superato di ben 24 punti in percentuale il rapporto debito/PIL dell’epoca!

Nonostante questi dati, c’è qualcuno che è molto più pessimista: il miliardario statunitense Warren Buffet ha stimato un buco di ben 180mila miliardi di dollari, pari a 17 volte il PIL."

In Europa le cose non vanno meglio, tuttavia la Crisi doveva essere il MONITO, l'occasione per correre ai ripari ed invece si superera questa crisi nel 2013 mettendo delle toppe alla Barca, quando invece andava sostituita.
Le Banche Centrali e private artefici della Crisi stanno facendo pagare con Manovra questa crisi al "PARCO BUOI" senza fare nulla di strutturale e senza intuire i segnali di pericolo che la teoria dello sciame lancia sin dal 1980 subito dopo il primo e secondo BOOM della Borsa legata ai titoli Informatici.

Oggi le Banche stampano carta Straccia facendola pagare ai Cittadini che sono proprietari della Stato, si insomma lo Stato paga le Banche per stampare Carta Moneta e distribuirla.

Il Problema e' che bisognava fare un cambiamento Epocale nella consapevolezza che altrimenti per la legge Fisica che ad ogni Azione prima o poi si avra' una reazione il sistema salta totalmente ed una volta che va fuori controllo vige la legge della sopravvivenza e del piu' forte.

BISOGNAVA RIDIMENSIONARE LE AGENZIE DI RATING, BISOGNAVA RIDURE SE NON ABOLIRE I DERIVATI, BISOGNAVA FARE UN ECONOMIA PIU' ETICA, BISOGNAVA RIDURRE LA RICCHEZZA DEI POCHI DISTRIBUENDOLA ALLA MASSA, E TANTE ALTRE COSE SIMILI.

OBAMA LO HA CAPITO PURTROPPO NON GLI E' STATO CONSENTITO DI FARE IN MODO DIVERSO PERCHE' DI FATTO ORMAI IL POTERE FINANZIARIO COMANDA IL MONDO.

NULLA DI QUESTO E' STATO FATTO il che fara' si' che il bubbone che per adesso tutti si affannano a controllare sotto sotto bolle e verso il 2014 Scoppiera' senza alcuna possibilita' di controllo.


Saluti

Remo Pulcini



ATTENZIONE 2012 CON ALTO RISCHIO DI OMICIDI A ROMA - SOLO NEL 2011 UNA SCIA DI 36 OMICIDI

Cari amici dopo alcuni solleciti di Amici Romani su cosa ne penso della recrudescenza degli Omicidi a Roma e se e' colpa del Sindaco Alemanno posso solo grazie alla mia capacita' d'interpretare segnali e dati di fatto che si prospetta un 2012 ancora peggiore.

Basti pensare che nel 2011 ci sono stati bel 36 Omicidi.

Roma batte Napoli che deteneva il record almeno 3 a 0.

La città eterna scala la classifica delle metropoli europee con il numero più alto di omicidi.

Tre morti al mese sono la prova che questa città è ormai in mano alla criminalità.

Si è passati dal 78% del 2000 al 90% del 2010.

Nel 2010 non superavano i 20 omicidi e nel 2009 ancora meno.

QUESTO SIGNIFICA SOLAMENTE DUE COSE:


1) ESISTE UNA RIORGANIZZAZIONE DEI POTERI DELLA MALA ROMANA CHE STA RISISTEMANDO L'ORDINE DEL COMANDO ED IN QUESTO CASO QUALCHE MORTO CI SCAPPA (ANCHE PERCHE' PER ALCUNI OMICIDI ESISTE UN CERTO MODUS OPERANDI SIMILE)


2) "una delle ragioni è l’inadeguatezza del contingente umano e tecnico messo a proteggere la nostra sicurezza. Alla sezione crimine organizzato della Squadra Mobile di Roma, manca tutto: le auto,  appena 3 efficienti, che rendono complicato anche organizzare un pedinamento, per non parlare dei materiali tecnici, i circa 300 operatori della sezione hanno la disponibilità di una sola macchina fotografica e di una telecamera, proprio in una fase in cui l’indagine tecnologica viene potenziata in tutti i paesi democratici del pianeta."

Servirebbero maggiori uomini e mezzi.

IL SINDACO ALEMANNO NON HA COLPA MA DOVREBBE SOLLECITARE LA POLITICA AD INTERVENIRE PER AUMENTARE LA SICUREZZA.

IL 2012 SARA' ANCORA PEGGIO PREVO AD INTUITO ALMENO 60 OMICIDI (SPERIAMO CHE MI SBAGLIO NE RIPARLEREMO ALLA FINE DEL 2012.

ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOGIORNO: CREARE UNA LINEA AD ALTA VELOCITA' IN PATNERSHIP T...

ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOGIORNO: CREARE UNA LINEA AD ALTA VELOCITA' IN PATNERSHIP T...: Il treno di NTV, opererà solamente sulle linee ad alta velocità del territorio nazionale, in quanto sono le uniche tratte del trasporto ferr...

ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOGIORNO: ATTENZIONE HO ANCHE SCRITTO ALLA NUOVA COMPAGNIA P...

ASSOCIAZIONE COMPAGNIA DEL MEZZOGIORNO: ATTENZIONE HO ANCHE SCRITTO ALLA NUOVA COMPAGNIA P...: Gentile Remo, la ringraziamo per l'interessamento dimostrato verso la nostra azienda. La informiamo che italo, il treno di NTV, opererà so...

sabato 24 dicembre 2011

BUON NATALE

giovedì 22 dicembre 2011

GOVERNO MONTI: Europa allergica alle rinunce, la crisi è etica (D...

GOVERNO MONTI: Europa allergica alle rinunce, la crisi è etica (D...: La crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando "in ultima analisi si fonda sulla crisi etica che minaccia il Vecchio Continente"...

GOVERNO MONTI: Nuovo crollo a Pompei. UN POPOLO CHE NON CONSERVA ...

GOVERNO MONTI: Nuovo crollo a Pompei. UN POPOLO CHE NON CONSERVA ...: Napoli - (Adnkronos) - La Soprintendente Cinquantaquattro all'Adnkronos: '' Ha ceduto un elemento isolato che non aveva alcuna funzione port...

RIPRISTINO TRENI NOTTE DALLA SICILIA - Petizioni Online - Raccolta Firme

RIPRISTINO TRENI NOTTE DALLA SICILIA - Petizioni Online - Raccolta Firme

STO LANCIANDO UNA PETIZIONE ALLA COMUNITA' EUROPEA E SE ACCOGLIBILE GIURIDICAMENTE ANCHE  ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI UMANI CONTRO TRENIITALIA

PER AVER DIVISO L'ITALIA E COMPORTAMENTO RAZZIALE.

1) DA ROMA IN SU ESISTONO TRENI VELOCI IL RESTO E' PORCILE.

2) TRENI NOTTE ELIMINATI (NON SI PUO' SEMPRE GUARDARE ALL'IMPRESA ESISTE DI FATTO UN MONOPOLIO CHE NON PERMETTE DISCRIMINAZIONI ANCHE SE DOVESSERO ESSERE LINEE NON COMPETITIVE.

mercoledì 21 dicembre 2011

SITUAZIONE VOTO OGGI DEI PARTITI

martedì 20 dicembre 2011

Acquisto armamenti: dal 2008 ad oggi spesi oltre 18 miliardi di euro

In poco più di tre anni e mezzo l’ex Ministro della difesa del governo Berlusconi IV, Ignazio La Russa, ha speso 18.666.570.000 euro in armamenti. Infatti, sono ben 31 i programmi pluriennali, targati Stato Maggiore dello Difesa, che sono stati avviati dal 2008 fino allo scorso mese di ottobre e che prevedono l'acquisto di sistemi d’arma d’ogni tipo, dagli ormai famosi 131 caccia multiruolo Joint Strike Fighter ai siluro pesante per sommergibili U-212°, dalle munizioni e bombe intelligenti ai sistemi di addestramento per le truppe terrestri.

L’ultimo regalo dello “sgommatissimo” governo alle industrie belliche vale appena 507 milioni di euro, tutti da pagare nel triennio 2012 – 2014, e ci consentirà di acquistare 702 mezzi di vario tipo e alcuni sistemi d’allarme fantascientifici che forse resteranno inutilizzati nei depositi per mancanza di fondi da destinare alla manutenzione e all'addestramento del personale. Questi programmi di acquisizione sono tutti rimodulabili e la logica vorrebbe che fossero rivisti in base alle reali necessità e all’effettiva capacita di sostenibilità della spesa, che oggi è assai esigua se non inesistente.

La voce di un numero sempre maggiore di cittadini chiede insistentemente, ora al Presidente del Consiglio Monti, di avviare una concreta riduzione delle spese destinate agli armamenti e nel contempo di promuovere in sede europea una iniziativa per la creazione di un esercito comune europeo con funzioni e organizzazione subordinate ai principi dell’Unione, secondo una logica di maggiore razionalizzazione delle risorse singole e collettive. Chi ascolta - Monti - adesso dovrà dimostrare di aver recepito queste richieste anche se con la recente nomina dei due sottosegretari di Stato alla difesa sembra proprio che vi sia una concreta volontà di non abbandonare le scelte fino ad oggi fatte in tema di politica industriale della difesa.

Ma vediamo cosa finirà nei depositi militari, quali saranno gli armamenti che dall’inizio di questa drammatica legislatura sono stati acquistati con i soldi degli italiani. Iniziamo dal pacchetto dei cinque programmi che il 3 novembre del 2008 sono stati presentati nei due rami del Parlamento dal Ministro della difesa (ora ex) La Russa con la richiesta di espressione del parere ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 4 ottobre 1988, n. 436.

Con una spesa complessiva di 2.004 milioni di euro che le tasche dei cittadini dovranno sostenere fino al 2018 il carrello della spesa nel supermercato degli armamenti ha permesso al ministro della difesa dell'epoca (La Russa) di portarsi a casa:

- quattro sistemi Tactical unmanned vehicles (TUAV) per esigenze dell'Esercito con lo scopo di assicurare ai Comandanti dei Reparti dislocati nei diversi teatri operativi il reperimento, in tempi rapidi, di informazioni utili per le loro attività. Costo 80 milioni di euro;

- sedici elicotteri da trasporto medio dell'Esercito con lo scopo di sostituire gli elicotteri Chinook CH-47C, attualmente in servizio, con nuovi elicotteri da trasporto medio in possesso di maggiori capacità operative e in linea con i moderni scenari operativi. Costo 850 milioni di euro;

- 500 small diameter bomb per il velivolo Tornado. Secondo la relazione del programma sono destinate a sostituire definitivamente armamenti di tipo cluster di cui l'Italia ha deciso di disfarsi e, non solo saranno integrate sul velivolo Tornado, ma in futuro rappresenteranno l'armamento principale del velivolo Joint stright fighter (JSF) e verranno integrate sul velivolo Eurofighter. Probabilmente sono già state tutte utilizzate nel corso della guerra il Libia. Costo 84 milioni di euro;

- 12 elicotteri, più tre in opzione, nel ruolo CSAR (Combat search and rescue) e di supporto alle operazioni speciali, destinati alla sostituzione degli elicotteri HH3F dell'Aeronautica militare. Costo 630 milioni di euro;

- 4 velivoli per il pattugliamento marittimo di lungo raggio, destinati alla sostituzione dei Breguet BR Atlantic. Costo 360 milioni di euro.

Il 2009 invece si è caratterizzato come l’anno più ricco per le industrie belliche. Tutti hanno aperto le porte al carrello della spesa dei famelici generali del Ministro della difesa che ha fatto finire sui tavoli delle Commissioni parlamentari ben 14 programmi pluriennali di acquisizione di armamenti, ottenendo ovviamente su tutti, manco a dirlo, il “parere favorevole”. Insomma tutti contenti di aver saziato gli appetiti delle industrie dei portaborse e dei tanti faccendieri e procacciatori d’affari che smessa la divisa per limiti d’età hanno continuato a vestire i panni dei consulenti o di amministratori di grandi aziende, anche partecipate.

L’Italia nel 2009 ha fatto un balzo in avanti nella corsa per posizionarsi tra i paesi più spendaccioni in fatto di armi. Una impennata nella spesa militare che a molti ha dato l’impressione di uno Stato che se da un lato spende enormi cifre di denaro pubblico per le missioni di pace - con cui poi cura interessi politici ed economici, non solo dell’Italia -, dall’altro sembra in procinto di prepararsi a combattere il 3° conflitto mondiale. Nelle casse delle industrie della galassia del gruppo Finmeccanica, ed altre, finiranno fino al 2026 qualcosa come 15.221,7702 milioni di euro circa.

Questa montagna di soldi però è nella maggior parte destinata a finanziare il programma più costoso in assoluto della storia repubblicana: il contestatissimo Programma pluriennale di A/R n. SMD 02/2009, relativo all'acquisizione del sistema d'arma Joint Strike Fighter e realizzazione dell'associata linea FACO/MRO&U (Final assembly and check out/Maintenance, repair, overhaul&upgrade) nazionale; 131 caccia JSF per 17.363 milioni di dollari che equivalgono al cambio attuale a 12.964,2402 milioni di euro.

Il programma per il JSF, nella sua megalomania, prevede anche la realizzazione della FACO/MRO&U che – come si legge nella relazione tecnica - consentirà, «l’incremento per il nostro Paese, del know-how relativo alle nuove tecnologie, con particolare riferimento alle caratteristiche stealth (bassa osservabilità) del velivolo e la struttura potrà successivamente divenire il nucleo europeo del Supporto globale logistico autonomo (ALGS) del programma JSF, offrendo ulteriori possibilità di espansione all’industria nazionale della difesa.».

La scheda riporta una previsione di 600 posti di lavoro (nella fase apicale) impiegati all’interno della struttura industriale che dovrebbe aggiungersi a una spinta occupazionale generale del programma (in aziende locali e nazionali) quantificata, secondo una stima industriale, in circa 10.000 posti di lavoro. Sulla questione si è poi sviluppato un acceso dibattito che ha visto l’aeroporto militare di Cameri al centro di particolari appetiti della politica locale e nazionale.

Ma non è tutto perché spendere quasi 13 miliardi di euro per acquistare 131 aeroplani da guerra che forse con i continui tagli di bilancio,che ci sono stati e con quelli che verranno, secondo alcuni rappresenta pure il vero affare. Infatti, sempre la solita scheda del programma prevede che le attività svolte nel centro FACO/MRO&U determineranno un incremento di 450 milioni di euro del PIL nel periodo 2009-2025. Non c’è che dire un vero affare per le tasche degli italiani che per i prossimi 16 anni si sono impegnati a spendere 1,1 miliardi all’anno.

Tolto il JSF, rispetto agli anni dal 2008 al 2011 quello del 2009 è stato comunque l’anno delle grandi spese e il budget di 2257,53 milioni di euro ha permesso ai patiti delle nuove tecnologiche di acquistare armi sofisticatissime da un mercato che non soffre la crisi e che vorrebbe portare l’Italia a primeggiare nei War games del futuro. (continua)…



lunedì 19 dicembre 2011

domenica 18 dicembre 2011

SINDACO DI PALERMO : PERCHE' SOSTENGO TOMMASO DRAGOTTO DI REMO PULCINI

Palermo e' da alcuni anni in piena decadenza Infrastrutturale e in piena recessione Economica.

Il risultato di anni ed anni di gestione clientelare, d'incapacita' politica e gestionale hanno ridotto questa meravigliosa Citta'; la capitale della Sicilia nonche' una delle piu' belle citta' del Mondo, per valore storico artistico del suo patrimonio Immobiliare.

PALERMO SI TROVA IN DEFAULT !!!


Ormai siamo a ridosso delle prossime Elezioni a Sindaco di Palermo, e gia' si intravede la solita litania farcita di nomi e di Candidature piu' o meno compromesse.

Mentre la solita Obsoleta politica decide chi mettere in campo, litigando anziche' mettere al centro dell'interesse i programmi per far uscire Palermo dal pantano c'e' un uomo che potrebbe rappresentare la novita' e la svolta per la citta' di Palermo.

Questo uomo si chiama TOMMASO DRAGOTTO, un po snobbato dalle reti giornalistiche compromesse ed al servizio della politica di partito, ma che di fatto potrebbe ed invito a scende in campo.

BASTA POLITICI OBSOLETI E DI PARTITO CHE HANNO DIMOSTRATO SOLO DI AVER FALLITO, CI VUOLE UN UOMO NON POLITICO

Bene Palermo quest'uomo lo ha trovato ed e' TOMMASO DRAGOTTO, persona concreta, di successo (imprenditore di successo) che non ha bisogno di campare di politica tanto che se si candidasse sicuramente rinuncia allo stipendio da Sindaco NONCHE' UN UOMO CHE AMA la sua citta' PALERMO.

INSOMMA UNA PERSONA CHE PALERMO PUO' GUADAGNARE, badate bene che per una persona come Tommaso Dragotto l'impegno per questa avventura potrebbe essere anche dannosa e non certo un vantaggio, ma di certo VUOLE CAMBIARE IN MEGLIO QUESTA CITTA' ed allora perche' non dargli fiducia !!!

Che possa magari cambiare PALERMO una volta per tutte.



CARO TOMMASO SCENDI PURE IN CAMPO, QUELLI CHE PENSANO CHE LA VECCHIA POLITICA VINCE SEMPRE DOVRANNO RICREDERSI AD INIZARE DAL WEB DOVE IL RE DEL MARKETING POLITICO TI SOSTIENE E DOVE ANCHE SUL TERRITORIO TI FARO' AVERE TANTI VOTI.

Parafarmacie, migliaia di fax a Monti: non ceda alle corporazioni

Parafarmacie, migliaia di fax a Monti: non ceda alle corporazioni

giovedì 15 dicembre 2011

CLAMOROSO: Il governo ammette l'inciucio con B. sulle frequenze

Bankitalia: 10% famiglie possiede 45% ricchezza

(regioni.it) La Banca d'Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico rileva che il 10% delle famiglie italiane possiede il 45% della ricchezza complessiva.
La distribuzione della ricchezza è molto concentrata e quindi squilibrata. Alle molte famiglie che detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, corrispondono, invece, le poche famiglie che dispongono di una ricchezza elevata.
Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza – desunte da Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane  – indicano che alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva.
Alla fine del 2010 la ricchezza netta è risultata pari a 8,2 volte il reddito disponibile lordo, livello sostanzialmente stabile rispetto agli anni più recenti (era 6 nel 1995, 7 nel 1999, 8 nel 2008 e 8,3 nel 2009). La ricchezza netta per famiglia  è risultata pari a circa 350 mila euro.
Secondo le stime preliminari di Bankitalia, nel primo semestre 2011 la ricchezza netta della famiglie italiane sarebbe aumentata dello 0,4 per cento in termini nominali: l’aumento delle passività è stato più che compensato dalla crescita delle attività reali e finanziarie.
Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza, pari, nel 2009, a 8,3 volte il reddito disponibile, contro l’8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti).
Esse risultano inoltre relativamente poco indebitate: l’ammontare dei debiti è pari all’82 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento, nel Regno Unito del 170 per cento).
Alla fine del 2010 il 43,2 per cento delle attività finanziarie era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e altre partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano il 30 per cento del complesso delle attività finanziarie; la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari al 5 per cento. Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano le somme accantonate dalle assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie, ammontavano al 18,6 per cento del totale delle attività finanziarie.
Le attività reali in rapporto al reddito disponibile lordo detenute alla fine del 2009 dalle famiglie italiane (5,6) superavano quelle delle famiglie residenti in Francia (5,5), nel Regno Unito (5,1) e soprattutto quelle negli Stati Uniti (2,1), in Giappone (3,3) e in Canada (3,4).

Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010

(regioni.it) Nella relazione 2009-2010 sullo stato sanitario del Paese si evidenzia che la popolazione residente in Italia è di 60 milioni e i soggetti con più di 65 anni rappresentano il 20,3% della popolazione.
Il trend di invecchiamento della popolazione è dovuto sia all’incremento della speranza di vita, che pone l’Italia tra i primi in Europa (78,8 anni per gli uomini e 84,1 anni per le donne), sia alla progressiva riduzione della mortalità, con riferimento non solo alla mortalità generale, che dal 1980 si è quasi dimezzata, ma anche alla mortalità infantile, che mostra un andamento del fenomeno in continua diminuzione.
I
l biennio 2009-2010 è stato caratterizzato anche dal miglioramento qualitativo del SSN, con ridefinizione del governo clinico finalizzato ad una maggiore sicurezza dei pazienti e ad un coinvolgimento responsabilizzato delle diverse figure professionali, “nonché da un’attenzione ancora più incisiva al tema delle liste d’attesa, uno degli aspetti critici di tutti i sistemi sanitari di tipo universalistico con un livello di assistenza avanzato, che ha registrato la convergenza dei livelli centrale e regionale nel Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA) per il triennio 2010-2012 (Intesa Stato- Regioni del 28 ottobre 2010)”.
Bene la salute materna e neonatale che “ha registrato una convergenza dei livelli centrale e regionale sulle linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo (Accordo Stato-Regioni siglato nel 2010)”.
Le malattie del sistema circolatorio e i tumori si confermano le principali cause di morbilità e mortalità, pur registrandosi importanti miglioramenti epidemiologici ascrivibili non solo al progresso dei trattamenti medico-chirurgici, ma anche all’adozione di stili di vita più salutari, grazie alle campagne di prevenzione primaria che hanno accresciuto nella popolazione la consapevolezza dell’importanza degli interventi di tipo preventivo. La mortalità per malattie del sistema circolatorio si è ridotta dal 1980 di circa il 60%, sia per gli uomini sia per le donne; la riduzione della mortalità per tumori, che ha avuto inizio più recentemente a partire dagli anni novanta, è del 20% circa fra gli uomini e del 10% fra le donne.
Per quanto riguarda le risorse finanziarie i primi dati disponibili sulle spese del SSN nel 2010, relativi al quarto trimestre, indicano un livello di spesa che si attesta sui 111,168 miliardi di euro. L’analogo dato consolidato per l’anno 2009 era di 110,219 miliardi di euro, indicando un incremento annuo dello 0,9%, inferiore a quello registrato nel 2009 (2,9%), ma superiore all’incremento annuo del PIL (2,2%). La quota del PIL assorbita dal SSN nel 2010, pari al 7,10%, risulta quindi lievemente inferiore a quella del 2009 (7,20%).
“Una dinamica simile – si legge nella relazione - si osserva anche dal lato del finanziamento del SSN, che nel 2010 rappresenta il 7,0% del PIL, come registrato nel 2009, seppure a fronte di un rallentamento piu marcato del trend: +1,8% nel 2010 rispetto al +3,2% del 2009.
Il 2010 fa pertanto ancora rilevare un disavanzo del SSN di circa 2,3 miliardi di euro che ne prosegue il trend di tendenziale riassorbimento gia avviato negli anni precedenti (era pari a 3,2 miliardi di euro nel 2009), con un piu marcato rallentamento (da –6,3% del 2009 sul 2008 a –28,5%): il sistema sanzionatorio differenziato per le Regioni che non hanno sottoscritto il Pdr e per quelle che lo hanno sottoscritto introdotto per garantire l’effettiva copertura di disavanzi non coperti nel settore sanitario, unito agli incrementi dei finanziamenti destinati al SSN negli ultimi anni, ha conseguito il risultato atteso di graduale raffreddamento della dinamica della spesa sanitaria e rientro dai disavanzi sanitari. Anche in termini relativi, il disavanzo indica nel 2010 una lieve riduzione, passando dallo 0,21% allo 0,15% del PIL”.
Portando l’analisi dal livello nazionale al livello regionale, si osserva come, sia nel 2010 sia nel 2009, i disavanzi sanitari continuino a rappresentare un fenomeno prevalentemente localizzato nel Centro-Sud del Paese e piu in particolare in un gruppo di 4 Regioni (Lazio, Campania, Puglia e Sardegna) che spiegano oltre il 90% del disavanzo complessivo netto del SSN nel 2010. I valori procapite del disavanzo piu elevati sono quelli del Lazio, seguito da Molise, Campania, Sardegna, Valle d’Aosta e Calabria.


       Comunicato del: 13/12/2011 n° 243 Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010
                     
[Ministero Della Salute] Relazione dello Stato Sanitario del Paese 2009-2010

Una "lettera dei diritti" per garantire processi equi in tutta Europa

Chiunque sia sospettato o accusato di aver commesso un crimine nell'UE dovrà essere immediatamente informato, in modo comprensibile, dei propri diritti, secondo quanto dispone una nuova legge europea adottata martedì dal Parlamento. Qualsiasi sospetto che sia arrestato o detenuto dovrà ricevere una "lettera dei diritti", che comprende, su domanda dei deputati, il diritto di rimanere in silenzio, di contattare i familiari e di ricevere cure mediche urgenti.

La nuova direttiva, già frutto di un accordo con i governi nazionali, stabilisce i requisiti comunitari minimi per garantire il diritto all'informazione nei procedimenti penali. Oggi, i cittadini europei accusati o arrestati per una questione penale non hanno la certezza di essere opportunamente informati dei propri diritti. In alcuni Stati membri ricevono un'informazione orale sui diritti procedurali, mentre in altri tale informazione è offerta per iscritto, ma in maniera tecnica e complessa e solo su richiesta.

"La nuova direttiva è una vera pietra miliare per garantire che sospetti e accusati in tutta l'UE avranno un processo equo, grazie allo sviluppo di standard uguali. I diritti dei nostri cittadini si stanno rafforzando. Gli individui possono esercitare i loro diritti per difendersi, solo se sanno quali sono questi diritti. Il Parlamento è stato in grado di estendere l'elenco dei diritti su cui è importante dare informazioni, tra cui, ad esempio, le cure mediche, i contatti con i familiari, ecc..", ha detto il relatore della commissione per le libertà civili, Birgit Sippel (S&D, DE), durante un dibattito.

Informazioni da ricevere prima del primo interrogatorio della polizia

Qualsiasi persona sospettata o accusata di aver commesso un crimine deve essere tempestivamente informata almeno sui seguenti diritti processuali:

• il diritto a un avvocato;
• l'eventuale beneficio di consulenza legale gratuita e relative condizioni;
• il diritto di essere informato dell'accusa formulata;
• il diritto all'interpretazione e alla traduzione;
• il diritto a non pronunciarsi.

Queste informazioni devono essere fornite oralmente e per iscritto e "al più tardi" prima del primo interrogatorio ufficiale da parte della polizia.

Una lettera di diritti dal momento dell'arresto

Le autorità saranno obbligate a dare a chiunque sia arrestato o detenuto, o sia oggetto di un mandato d'arresto europeo (European Arrest Warrant), informazioni scritte sotto forma di una "lettera dei diritti". In aggiunta ai diritti di cui sopra, la lettera deve fornire alla persona arrestata le informazioni su:

• il diritto d'accesso al materiale probatorio del caso;
• il diritto d'informare le autorità consolari e un'altra persona;
• il diritto di accesso all'assistenza medica d'urgenza;
• informazione sulla durata della custodia cautelare, prima di essere condotta dinanzi a un'autorità giudiziaria.

La lettera dei diritti offrirà anche informazioni di base sulla possibilità di contestare la legittimità o ottenere una revisione della detenzione, o di chiedere la libertà provvisoria.

La direttiva prevede un modello indicativo di tale lettera dei diritti. Gli Stati membri potranno modificare il presente modello per allinearlo con le loro norme nazionali e aggiungervi altre informazioni utili. Una volta approvata, i paesi UE avranno due anni per trasporre la direttiva nel diritto nazionale.

La direttiva è stata approvata con 663 voti a favore, 24 contrari e 17 astensioni.

Contesto

Ci sono oltre 8 milioni di procedimenti penali nell'Unione europea ogni anno. Insieme alla direttiva sul diritto alla traduzione e interpretazione, adottata lo scorso anno, la direttiva sul diritto all'informazione nei procedimenti penali è la prima di una serie di misure per un giusto processo che mira ad aumentare la fiducia nella giustizia nell'Unione europea. Una terza proposta, per garantire il diritto a un avvocato, è attualmente in discussione presso la commissione libertà civili.


Procedura: codecisione, prima lettura


Link


Permesso unico di residenza e lavoro e nuovi diritti per i lavoratori extracomunitari

I lavoratori extracomunitari che lavorano legalmente nell'UE avranno diritti simili a quelli degli europei per quanto riguarda le condizioni di lavoro, la pensione, la sicurezza sociale e l'accesso ai servizi pubblici, secondo la nuova legislazione sul "permesso unico", approvata martedì dal Parlamento.

La direttiva permetterà ai lavoratori extracomunitari di ottenere il permesso di lavoro e quello di residenza attraverso un'unica procedura. Gli Stati membri avranno due anni per trasporre le nuove misure nelle legislazioni nazionali. La direttiva sul permesso unico si aggiunge a altre misure sull'immigrazione legale, come la carta blu (blue card) che mira a regolare i flussi d'immigrazione secondo i bisogni del mercato del lavoro europeo.

Durante un dibattito lunedì, la relatrice Véronique Mathieu (PPE, FR) ha detto: "La direttiva sul permesso unico è una risposta alla crisi di mano d'opera che si profila all'orizzonte europeo, rendendo possibile anche il controllo della mano d'opera. È meglio verificare tutte le forme d'immigrazione e eliminare le tentazioni di frode e immigrazione illegale. Oltre a semplificare le procedure per il permesso di residenza e di lavoro, il permesso unico permette di attribuire una serie di diritti comuni ai lavoratori di paesi terzi e a quelli europei. L'uguaglianza di trattamento è il centro di questa direttiva".

Le nuove regole non modificheranno la possibilità di ciascun governo nazionale di regolare il flusso di lavoratori extracomunitari, ma obbligheranno le autorità nazionali a rispondere a una richiesta per un permesso unico entro 4 mesi, riducendo le incertezze, l'iter amministrativo e i tempi d'attesa. La candidatura per il permesso potrà essere presentata sia dal lavoratore sia dall'impresa che assume.

A chi si applicano le nuove regole

La legislazione sul permesso unico riguarda cittadini extracomunitari che vogliono vivere e lavorare in uno Stato membro o che già vi risiedono e/o lavorano.

La direttiva non si applica agli immigrati extracomunitari che hanno ottenuto un permesso di residenza a lungo termine, ai rifugiati, ai lavoratori stagionali, a quelli distaccati (che sono coperti da altre regole UE) e ai lavoratori in trasferimento all'interno di società multinazionali.

Parità di diritti

La direttiva prevede che siano garantiti, a livello comunitario, una serie di diritti, fra i quali quelli relativi al lavoro (come l'accesso alla sicurezza sociale - inclusi gli alloggi sociali - alla formazione professionale, a condizioni di lavoro decenti e al diritto alla rappresentanza sindacale) agli immigrati che risiedono legalmente e che hanno un'occupazione. Tuttavia, gli Sati membri avranno la possibilità di applicare restrizioni al godimento di tali diritti.

Pensione e diritti sociali

Come regola generale, i lavoratori extracomunitari avranno garantito lo stesso accesso alla sicurezza sociale dei lavoratori europei. Tuttavia, secondo il testo approvato, i governi nazionali avranno la possibilità di restringere l'accesso ai sostegni familiari e di disoccupazione ai lavoratori in possesso di un permesso valido per meno di sei mesi. Si potrà rifiutare la concessione del sussidio di disoccupazione alle persone che sono state ammesse nel paese per motivi di studio. I governi nazionali avranno inoltre la possibilità di restringere il diritto all'alloggio sociale per i cittadini extracomunitari che hanno un contratto di lavoro in corso.

Su richiesta degli eurodeputati, i lavoratori extracomunitari avranno il diritto di ricevere la pensione una volta rientrati nel proprio paese alle stesse condizioni e tassi dei cittadini dello Stato membro di residenza.

Formazione professionale e istruzione

Sempre su insistenza del Parlamento, la legislazione prevede l'accesso alla formazione professionale e all'istruzione per i cittadini extracomunitari che hanno un lavoro o sono registrati come disoccupati. Durante i negoziati, i deputati hanno respinto la richiesta dei governi nazionali di limitare tale diritto ai soli lavoratori stranieri con un contratto di lavoro. Tuttavia, gli Stati membri potranno imporre condizioni all'accesso alla formazione universitaria e professionale non direttamente collegata all'occupazione, come la conoscenza della lingua nazionale.

Prossime tappe

Il voto di martedì segna la fine dell'iter legislativo, poiché il Consiglio dei Ministri ha già approvato il testo in precedenza. Una volta che la direttiva sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale UE, gli Stati membri avranno due anni per trasporla nelle legislazioni nazionali.


Procedura: codecisione, seconda lettura (accordo)


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Posizione comune del Consiglio sul permesso unico

L'Italia riceverà 3,9 milioni di euro di aiuti UE per i lavoratori delle costruzioni licenziati

Il Parlamento ha approvato giovedì 3,9 milioni di aiuti dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per aiutare i lavoratori del settore costruzioni a trovare nuovi posti di lavoro.

I deputati europei hanno approvato la relazione di Barbara Matera (PPE, IT) che dà il via libera a 3,9 milioni di aiuti comunitari. I fondi provengono dal FEG e mirano a facilitare la ricerca di un nuovo lavoro per i 528 lavoratori licenziati da 323 industrie del settore delle costruzioni nella regione del Trentino-Alto Adige/Südtirol. Il Consiglio dei Ministri aveva già approvato gli aiuti il 29 novembre.

La relazione è stata approvata con 610 voti a favore, 72 contrari e 21 astensioni.

Il contesto

Il FEG è stato creato per offrire un aiuto ai lavoratori licenziati a causa dei grandi cambiamenti nei modelli del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione o alla crisi finanziaria e aiutarli a inserirsi nuovamente nel mercato del lavoro. Il tetto annuale del fondo è di 500 milioni di euro.


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