martedì 6 dicembre 2011

SAN RAFFAELE E IL MISTERO DEGLI AEREI, SUICIDIO DI MARIO CAL (RICOSTRUZIONI SU MATERIALE DISPONIBILE NEL WEB DI REMO PULCINI ) DIREI INTERESSANTE POSIZIONE DI COMUNIONE E LIBERAZIONE (RACCOLTA COMPLETA DI ARTICOLI)

ATTENZIONE RACOLTA VOLUTAMENTE DISRDINATA DI TUTTO QUELLO CHE RIGUARDA IL PEGGIOR SCANDALO DELLA REPUBBLICA CHE COINVOLGE GRANDI POTERI.

SE SIETE CAPACI COME ME !!! POTETE RICOSTRUIRE MOLTE COSE ANZI MOLTISSIME DA QUESTI ARTICOLI. IL DICUMENTO VERRA' INTEGRATO DA CONTINUI SETACCIAMNTI SUL WEB E DA FONTI SEMPRE UFFICIALI




Quasi un miliardo di debiti su 660 milioni di ricavi. I fornitori premono, i decreti ingiuntivi si susseguono.

Per salvare Don Luigi Verzè e la Fondazione San Raffaele del Monte Tabor son scesi in campo persino la banca del Vaticano (I.O.R.) e sua Eminenza Santissima (il Papa).




Una settimana prima di suicidarsi, il vicepresidente del San Raffaele Mario Cal chiese a una sua collaboratrice, la dottoressa Zacchia, «di ricostruire la vicenda degli aerei». Lo ha raccontato ai Magistrati di Milano una delle sue segretarie.

PERCHE ?

Don Verzè aveva una microspia nel suo ufficio, impiantata regolarmente in quanto era sotto indagine. Tra le conversazioni captate ce ne sono alcune di grande interesse con l'allora capo del Sismi Pollari ed altre che svelano una sorta di ricatto ai danni del proprietario di alcuni terreni sui quali Don Verzè voleva costruire un ostello dei giovani.

MARIO CAL COME ULTIMO ATTO FA QUESTO :

lasciando in una villetta di sua proprietà l’ archivio di documenti cartacei che racconta tutte le operazioni sospette del San Raffaele.
la parte oscura invece parla di consulenze e fatture inspiegabili, di aerei e di joint venture che obbedivano ad altre regole rispetto a quanto ci si aspetterebbe da una struttura sanitaria modello. È come se Cal avesse raccolto e selezionato le operazioni sospette, archiviate in attesa che qualcuno venisse a prenderle. Tutto rigorosamente cartaceo, perché il computer, il ragioniere, non lo sapeva usare.


VEDIAMO QUALI QUESTIONI :


AEREI


Nei fascicoli, Cal ha messo in ordine almeno quattro operazioni che gli inquirenti hanno cercato di approfondire. La prima è la gestione del discusso aeroplano Challanger CL 604, passata attraverso la Assion Aircraft & Yatching Chartering Service Ltd, una scatola con sede ad Aukland (Nuova Zelanda). I fatti risalgono al 2007, quando Don Verzè sostituisce il vecchio Hawker 1000 della Bae per comprarne uno più lussuoso e in grado di effettuare voli transoceanici. I soldi, circa 13 milioni di euro li garantisce la Fondazione, ma arrivano attraverso una società finanziaria, la Sg Equipment Finance Schweiz, da una società del gruppo francese Société Générale e in particolare dalla filiale di Zurigo con la quale la Airviaggi, la partecipata del San Raffaele che controlla la Assion, apre un leasing. Chi si occupa di tutto è Piero Daccò, intermediario che ruota da tempo intorno a Comunione e Liberazione, un movimento che in Lombardia catalizza una quantità incredibile di voti e posti di potere, grazie anche all’appoggio che da sempre fornisce al presidente della Regione, Roberto Formigoni.

Lo ha raccontato ai pm di Milano una delle sue segretarie e la testimonianza viene riportata nella parte dell’ordinanza del gip di Milano, Vincenzo Tutinelli, nella quale si parla delle “operazioni di compravendita’ di aerei, che hanno contribuito sensibilmente ad aggravare la situazione di dissesto finanziario” dell’ospedale. Sull’operazione Assion, società riconducibile a Piero Daccò che trattò l’acquisto degli aerei – scrive il gip – oggetto di interesse investigativo, in relazione alle ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor e del successivo riciclaggio dei fondi neri, anche Mario Cal era particolarmente sensibile, tant’è che poco prima del suicidio chiese ai propri collaboratori di ricostruire dettagliatamente l’intera vicenda.

ALTRE QUESTIONI:


Il secondo fascicolo messo insieme da Cal è relativo a un’altra consulenza affidata a Daccò attraverso una società austriaca, la Harmann Holding, incaricata dal San Raffaele di gestire i contenziosi legali esteri. Un lavoro remunerato per mezzo milione di euro. Una terza operazione riguarda la EdilRaf, la società di costruzioni del San Raffaele che l’ospedale ha condotto tra il 2001 e il 2008 in joint venture con la Diodoro Costruzioni Srl, una società di Pierino Zammarchi, oggi liquidata. La Diodoro ha costruito la residenza alberghiera del San Raffaele, e attraverso la Methodo ha partecipato ai lavori della struttura di Olbia, a quelli dell’ospedale in Brasile e negli otto anni della sua vita ha incassato (non solo dal San Raffaele) fatture per 271 milioni. Fino al 2006 ha avuto tra i suoi soci anche un politico locale, Emilio Santomauro, prima di An e poi dellìUdc, due volte consigliere comunale a Milano nel 1997- 2006, ex presidente della Commissione Urbanistica di Palazzo Marino e già vicepresidente della società del Comune (Sogemi) che gestisce l’ Ortomercato.

Il socio prescelto da Don Verzè è Giuseppe Grossi, re delle bonifiche milanesi, vicino a Cl, ex consigliere della Fondazione San Raffaele e finito di recente nelle mire della procura milanese. Per le accuse di associazione a delinquere, frode fiscale e appropriazione indebita, Grossi ha patteggiato una pena di 3 anni e mezzo e ha risarcito il Fisco. Con Don Verzè ha costituito la Blu Energy, ora destinata alla vendita: in tre anni di vita la società ha accumulato 116 milioni di debiti, soldi ricevuti per lo più dalle banche (79,8 milioni) e utilizzati per costruire l’impianto di produzione di energia di Vimodrone. La missione della Blu energy era fornire elettricità al San Raffaele. Ma all’ospedale ha fatto solo lievitare i costi di approvvigionamento da 11 a 41 milioni.

PERCHE' LA CHIESA DEVE SALVARE IL SAN RAFFAELE ?

Adesso ci sono gli uomini della Santa Sede. Strana operazione: si sono insediati prima ancora di aver tirato fuori un euro, senza aver fatto una valutazione accurata del gruppo e per questo assumendosi rischi elevati. Perché? Per convenienza dell'affare? Per bloccare il concorrente Giuseppe Rotelli? Per salvare l'Opera? Per evitare lo scandalo di un fallimento e l'irruzione dei pm? Entro fine mese, secondo alcune valutazioni, finiranno i soldi. Il concordato preventivo sembra l'unica strada.


ALTRE CHICCHE !!!

LA FINANZA AL CAMPO DI CALCETTO - È il 13 gennaio 2006 alle 11,32 del mattino quando nell’ufficio di presidenza del San Raffaele «entra l’ing. Roma (capo dell’ufficio tecnico, ndr) al quale don Verzè - riassume l’operatore delle Fiamme Gialle all’ascolto - anticipa che farà venire la Guardia di Finanza per fare i verbali a coloro che giocano a calcio presso gli impianti sportivi vicini al San Raffaele che lo stesso don Verzè vuole acquisire ma che uno dei titolari, tale Lomazzi, non vuole cedere». I Lomazzi, secondo le informazioni raccolte dal Corriere , avevano un regolare contratto d’affitto (scadenza 2008) su quei terreni del San Raffaele. Ci avevano investito costruendo campi da tennis, calcio e calcetto, spogliatoi ecc. Nel 2005 e nell’inverno 2006 hanno anche subìto due incendi dolosi con blocco dell’attività e danni notevoli. Sembravano avvertimenti. Carabinieri e polizia fecero indagini, senza risultato. «L’ing. Roma - prosegue il sunto della conversazione intercettata - dice che i finanzieri dovranno chiedere la ricevuta ai giocatori, ricevuta che non avranno perché pagano tutti in nero e così la Finanza inizierà a fare le multe sia ai giocatori sia a Lomazzi …». Don Verzè non si scompone, tutt’altro, «chiede a che ora dovrebbe mandare la Finanza e l’ing. Roma risponde dalle 21 circa». Non risulta però che un sacerdote abbia titolo per «mandare la Finanza». Dunque?

UN «PIACERINO» DAL SISMI - Passa un’oretta ed «entra in studio tale dott. Pollari». Cioè Nicolò Pollari, generale della Guardia di Finanza, in quel momento anche direttore del Sismi, i servizi segreti militari, finito sotto processo per il sequestro di Abu Omar e attività di «dossieraggio», oggi consigliere di Stato. Da poco Pollari, come ha documentato Il Fatto, aveva acquistato una villa a Roma dal San Raffaele pagandola (500 mila euro) la metà dei soldi sborsati anni prima da don Verzè. Parlano di politica e a proposito di Berlusconi (in quel momento capo di un governo agli sgoccioli) «Pollari confida a don Verzè che sono momenti difficilissimi», che «lui è preso da molti problemi e la misura della sua buona fede io la valuto … prima di tutto perché gli voglio bene». «Don Verzè dice: “È travolto dal suo entusiasmo … lui adesso purtroppo si è lasciato andare ..un pochettino eh eh … per correttezza morale… però tiene molto alla famiglia”. Pollari: “Sì qualche giro di valzer” …». La conversazione scivola sulle scalate bancarie, tema caldissimo in quell’inizio 2006. I due parlano di Sergio Billè, ex presidente della Confcommercio. «È un amico - dice il capo del Sismi - sto cercando di difenderlo in tutti i modi … la storia di Ricucci… posso dirti la verità… Billè è stato informato… puntualmente sulla vicenda di Ricucci almeno da un anno e mezzo». Dossier Ricucci pro Billè, par di capire. Mezz’ora di chiacchiere e poi don Verzè va al punto: «Chiede un aiuto a Pollari per mandare la Gdf da Lomazzi in modo che lo stesso Lomazzi possa cedere una parte del terreno per costruire un residence per studenti. Poi si salutano e Pollari dice che si interverrà su Letta per il finanziamento sulla ricerca …».

IL CARO ESTINTO:

In realtà, sulla figura di Mario Cal e su quella di sua moglie Redentina Besana, pesa anche un’altra storia non meno inquietante. Una storia che mette insieme interessi nel giro delle pompe funebri e che da qui rimbalza dentro al cuore di Milano, pescando nel far west di bare e sepolture. Una storia (ancora tutta d accertare dal punto di vista giudiziario) che racconta di singolari tavolini con la politica per spartirsi il business del caro estinto, di regole scritte sotto dettatura e di strane municipalizzate concepite e poi abortite in pochi mesi. Una storia che squaderna i nomi dei tanti comprimari che hanno calcato il proscenio giudiziario di Mani Pulite.

Ecco allora i fatti. Nell’agosto del 2010, l’associazione Sos Racket usura denuncia strane collusioni tra diversi ospedali e alcune imprese di pompe funebri. Due anni prima la procura di Milano con l’operazione Caronte scoperchia il pentolone dell’illecito: cartelli d’impresa che in totale monopolio e grazie a un vorticoso giro di mazzette si spartiscono il mercato. Sul registro degli indagati finiscono nomi eccellenti come Alcide Cerato (patron dell’impresa San Siro, leader a livello nazionale) e Mario Sciannameo, socialista della prima ora, grande amico dell’ex presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa e, naturalmente, navigato ras del settore pompe funebri. I due, assieme, ad altre persone finiscono a processo.

Nel 2010, secondo Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos racket e usura poco è cambiato. Il dubbio viene girato a Renato Miazzolo presidente della Feniof (Federazione nazionale onoranze funebri). Tra i due il discorso è schietto. Niente formalismi. Si va subito al sodo. E si affrontano argomenti delicati. Su tutti (ma non solo) quello di Mario Cal e di un’impresa di pompe funebri, la Generali srl che al San Raffaele lavora in regime di monopolio. Strano, ma non troppo. Il grave arriva dopo, quando Miazzolo svela: “La Generali è di Mario Cal, ma viene gestita dalla moglie e ultimamente chi dirige i lavori è il nipote di Cal”. In realtà l’amministratore di questa srl è un signore di Varese. Socio unico, invece, è la fiduciaria Bankonrd spa con sede nel centro di Milano. Qui, una parte delle quote, risulta intestata alla moglie del braccio destro di don Verzè, Redentina Besana. E del resto, questo ginepraio societario, era già stato svelato nel 1997 da un articolo del Corriere della Sera. L’allora portavoce del San Raffaele Gabriele Battipaglia spiegava che “da una decina d’anni esiste una convenzione con la società di pompe funebri Generali (…) e non abbiamo problemi a confermare che la Generali è intestata a Redentina Besana, moglie di Mario Cal”. E già all’epoca il dottor Miazzolo rispondeva: “Siamo contrari alla presenza di imprese private negli ospedali a qualsiasi titolo”.

Nel 2010, davanti a Manzi che naturalmente registra l’intero colloquio, Miazzolo racconta qualcosa di più: “Le operazioni dentro al San Raffaele vengono gestite dalla Magugliani srl per conto di Generali”. Il Fatto ha tentato di contattare Miazzolo per ottenere una conferma. “Il presidente è in vacanza e non è raggiungibile”, ci è stato risposto dal segretario nazionale della Feniof Alessandro Bosi.

Il quadro, comunque, è chiaro: la Generali da anni gestisce i morti del San Raffaele, lo fa in regime di quasi monopolio e in pieno conflitto d’interessi, visto il tipo di proprietà che sta dietro a questa srl. Di più: un imprenditore del settore, che preferisce restare anonimo e che chiameremo Carlo conferma “il monopolio della Generali” da un lato “e i lavori subappaltati alla Magugliani” dall’altro. Carlo, poi, aggiunge un particolare: “Oggi davanti alla camera mortuaria ci sono due impiegati, uno della Generali e uno della Magugliani”.

Ma chi c’è dietro a quest’altra impresa? Una semplice visura camerale risponde alla domanda: la società è riconducibile a quel Mario Sciannameo, grande amico dell’ex presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa. Nel 2008 Sciannameo finisce indagato per associazione a delinquere nell’inchiesta Caronte coordinata dal pm Grazia Colacicco. Oggi è un imputato in attesa di giudizio. Particolare che rende ancora più imbarazzante la posizione di Mario Cal e di sua moglie, naturalmente mai coinvolti penalmente.

Giunti a questo punto, però, la vicenda, partita dalla stanza mortuaria del San Raffaele, atterra direttamente sui tavoli di palazzo Marino, squadernando per intero il grande business del caro estinto. Riassumiamo: nel 2010 Miazzolo confida a Manzi il collegamento di Mario Cal con la Generali srl. Nel 2008 la procura di Milano svela il racket del caro estinto. Un anno prima, nel luglio 2007, e dunque a indagini ancora coperte, nasce il Consorzio servizi funebri La Fenice composto da 23 imprese. Tra queste la Magugliani riconducibile a Sciannameo e la Generali della moglie di Mario Cal.

A cosa serve il consorzio? Secondo Miazzolo a fare cartello per spartirsi il 50% del mercato. Mentre l’altro 50%, stando sempre alle parole del presidente della Feniof, andrebbe alla San Siro di Alcide Cerato. L’intero progetto, stando a una denuncia fatta da Manzi ai Nas nell’agosto 2010 e trasmessa al pm Grazia Colacicco, prende forma negli uffici del Comune di Milano.

Siamo nella primavera-estate 2007. E’ in questo momento che nasce l’idea di creare la Mi.Sef. (Milano ser vizi funebri), una municipalizzata che ufficialmente ha il compito di mettere fine al far west del settore visto che a dire dello stesso assessore di allora Stefano Pillitteri “nelle pompe funebri a volte tira aria da Chicago anni Venti”.

Ecco cosa succede, seconda la versione, ancora tutta da verificare, del presidente di Sos racket e usura. Nella sua denuncia Manzi riporta un colloquio avuto con Alcide Cerato nel 2008: “Mi raccontò di un grande business che era la creazione da parte del comune di Milano di una società municipalizzata denominata Mi.Sef”. Dopodiché lo stesso Cerato racconta “di un incontro, in Comune, dove viene proposto al Cerato di gestire il 50% degli appalti e l’altro 50% al gruppo Varesina”. Gruppo, quest’ultimo, riconducibile al duo Sciannameo-D’Antoni. Questo denuncia Manzi in due verbali dell’agosto 2010 che hanno dato il via a un’inchiesta ad oggi priva d’indagati. Il quadro viene confermato dallo stesso Renato Miazzolo che conferma “l’incontro per la spartizione del mercato ai due gruppi”. Miazzolo, però, racconta anche che l’accordo non fu trovato. Da qui in poi la storia è nota: nell’ottobre 2008 la squadra Mobile procede agli arresti. Un anno dopo il progetto Mi.Sef naufraga definitivamente. “Ma quello – racconta lo stesso Pillitteri – era un progetto che andava contro gli stessi interessi dei due consorzi. La Mi.Sef. aveva l’obiettivo di regolamentare una piccola fetta di mercato legata alle lapide e ai giardini. E comunque quell’idea fu bocciata da un movimento lobbistico politicamente trasversale. Manzi ha preso un abbaglio”

Questi i fatti. Una parte della storia finisce comunque dentro a una cella di Opera. Quella in cui sarà rinchiuso per qualche settimana del 2008 Alcide Cerato. In quei giorni il via vai dei notabili lombardi è impressionante. Il patron della San Siro, infatti, riceve le visite di Roberto Formigoni, del deputato Giancarlo Abelli (Pdl), di Matteo Salvini (Lega), di Massimo Ponzoni e di Stefano Maullu (

DI NUOVO QUESTIONE AEREI:


Dopo il suicidio di Mario Cal, braccio destro di don Luigi Verzé, fondatore dell'ospedale San Raffaele di Milano, si squarcia il velo del silenzio. Spunta una società neozelandese, la Assion, con cui l'ospedale era in rapporti. E il 2007 quando la Airviaggi, totalmente controllata dalla Fondazione Monte Tabor (al vertice del gruppo sanitario), acquista un jet dalla Assion. Inizialmene vengono trasferiti da Milano a Auckland 8,5 milioni, che poi diventano 12. La Assion viene chiusa il 28 aprile scorso. Dei soldi nessuna traccia.

Undici milioni di euro inghiottiti nel buco di um società dall'altra parte del mondo. «Assion nz», scrive su un foglio un dirigente del San Raffaele. L'argomento è: le operazioni sospette di don Luigi Verzé, i] fondatore dell'ospedale milanese, e Mario Cal, il vice suicida. E inutile girarci intorno: occorre dare un volto alle voci. A quelle che dicono quanto il San Raffaele sia stato generoso con il mondo politico, in modo tutt'altro che disinteressato. Tangenti, per capirci. E anche a quelle che raccontano di una contabilità parallela e di una diffusa prassi a gonfiare le fatture dei fornitori per creare una disponibilità extra. Il «nero», per essere chiari. Un mare di soldi che in trent'anni avrebbe alimentatc conti esteri ben coperti, in parte per uso «istituzionale», in parte personale. In sostanza i] tesoretto fuori confine di cui Cal e don Verzé avevano la combinazione e la disponibilità. Illazioni? Cattiverie? Forse. E certo non aiuta a chiarire i dubbi la riservatezza maniacale con cui i bilanci della Fondazione vengono tenuti sotto chiave. Ma le voci adesso hanno le facce di « raffaellian » vicini a Cal e a don Verzé. Escono timidamente allo scoperto e quelle operazioni dicono di conoscerle. Hanno paura e non fanno finta. Ovviamente chiedono di non essere identificati. Operazione Auckland Una delle nostri fonti insiste su «Assion nz», cerchia il nome sul foglio: «Vada a vedere quell'operazione». Il suicidio di Cal ha smosso l'omertà che circondava il San Raffaele. Si coglie un senso di ribellione verso la cappa di potere esercitata da] prete-manager. «Sì, Assion, l'aereo — picchia l'indice sul foglio un altro ex fedelissimo —; in Nuova Zelanda con quella transazione è stata creata disponibilità per un uomo politico lombardo molto importante». Una mazzetta, insomma. Prove? Nessuna. Però in effetti le anomalie dell'affare sono molte. L'operazione parte nel 2007. A farla è la Airviaggi controllata indirettamente dalla Fondazione Monte Tabor (al vertice del gruppo). «La controllante — si legge in un documento — ci ha finanziato l'acquisto dell'intero capitale di una società di aeronautica (Assion Aircraft & Yachting Chartering Service ltd di Auckland-New Zeland) titolare di un contratto di acquisto di un aeroplano Challenger CL6o4 in locazione finanziaria...». Da Milano a Auckland spediscono 8,5 milioni che aumentano inspiegabilmente a 12 milioni l'anno successivo. Però nel 2009 improvvisamente si scopre un buco da i i milioni che la Fondazione deve coprire inviando altri soldi. Per la cronaca uno dei due amministratori della Assion è tale Reinhard Kurz delle Seychelles. Cioè un signore delle Seychelles amministra una finanziaria neozelandese utilizzata da una società italiana per acquistare un jet che va e viene da Milano. Ultimo passaggio: Assion Aircraft viene chiusa il 28 aprile scorso. Non è un'operazione normale ma da qui a sostenere che è stata pagata una mazzetta ce ne passa. Cassaforte a Vaduz? E il tesoretto estero? Il deputato del Pdl Enrico Pianetta, secondo una delle fonti interne, avrebbe favorito in passato il flusso di fondi dall'Italia verso l'estero (soprattutto Brasile dove il San Raffaele ha molte attività). Ma prima di arrivare a destinazione quel patrimonio avrebbe fatto «sosta» in Svizzera, per poi ripartire più leggero. Illazioni anche queste? Forse. L'anno scorso parlò di cose simili ai pm di Palermo, sebbene in termini piuttosto confusi e generici, la pentita di un traffico di droga, Perla Genovesi, già assistente parlamentare di Pianetta quand'era senatore. Raccontava di finanziamenti a suo dire poco trasparenti procurati al San Raffaele dall'onorevole tramite la Commissione del Senato sui Diritti umani, da *** lui presieduta tra il 2001 e il 2006. All'arcipelago estero apparterrebbero oggi fon-dazioni con funzione di casseforti occulte. Si fa il nome della Joseph Foundation di Vaduz in Liechtenstein che avrebbe in portafoglio, tra l'altro, proprietà e ter- reni a Gerusalemme. Religione e affari. «Oro» et labora. Un unico colpo di pistola alla tempia: così si è suicidato lunedì mattina Mario Cal, 72 anni, ex vicepresidente del San Raffaele e braccio destro di don Verzé. A confermarlo, l'autopsia svolta ieri. Il proiettile ha trapassato il cranio ed è rimbalzato sulla parete dell'ufficio, al sesto piano dell'istituto. Manca ancora l'ogiva del proiettile esploso da Cal, smarrita durante i primi soccorsi. I funerali si svolgeranno venerdì 22 luglio all'interno dell'ospedale. Secondo fonti vicine alla famiglie, saranno in forma privata. Intanto, oggi pomeriggio si recherà in procura Giovanni Maria Flick, membro del nuovo cda alla guida del San Raffaele. Tra i colloqui previsti, quelli con il pm Luigi Orsi, uno dei titolari dell'indagine conoscitiva sul dissesto finanziario del gruppo, e con il presidente della sezione fallimentare del tribunale milanese Filippo Lamanna. Nell'incontro con i pm Orsi e Laura Pedio e con il procuratore aggiunto Francesco Greco, Flick chiederà probabilmente più tempo per definire il piano di salvataggio. Già ieri Orsi aveva sentito come testimoni alcuni dipendenti amministrativi del gruppo, che ha debiti per quasi un miliardo di euro.

IL MECCANISMO DEL FINANZIAMENTO

Come svela il Corriere della Sera, ciò che per il momento è chiaro alla procura di Milano è il meccanismo: la Fondazione San Raffaele paga (molto) più del dovuto i suoi fornitori che in un secondo momento restituiscono parte della somma in contanti. Così la Fondazione si sarebbe procurata enormi somme di denaro nero che lex barccio destro di don Verzè Mario Cal (il vicepresidente che il 18 luglio, durante i giorni della bufera giudiziaria, si è suicidato) avrebbe consegnato a Daccò.

ECCO DOCUMENTI FOTO E ALTRO:

Fondazione San Raffaele si tinge di rosso.
tradimento di Mario Cal?
Submitted by Anonimo on 21 August, 2011 - 23:58.

vedo che siete molto ben informati. Se mi consentite vorrei completare l' articolo con un'indiscrezione (per motivi professionali non posso riferire da che fonte proviene).

Reputo Mario Cal come Rudolf Hess. Ricordate Hess (uno dei più stretti collaboratori di Hitler?) Ad insaputa del Fuhrer si paracadutò in Scozia scendendo a patti col nemico (gli inglesi). Era un uomo in una profonda crisi di coscienza, sconvolto dagli orrori della guerra, messo da parte dal regime, intenzionato all'insaputa del dittatore, a proporre, un utopistico piano di pace all'Inghilterra.

Mario Cal (che si è suicidato) ha fatto lo stesso. Ha tradito Don Verzè e a sua insaputa (perlomeno nella fase iniziale) è andato a trattare a Londra con un Fondo Inglese per la cessione di una quota di controllo della Fondazione del san Raffaele Sempre ad insaputa di Don Verzè e di buona parte del cda della Fondazione ha incaricato per i fatti suoi di seguire queste riservate trattative oltremanica il Dr. Mario Tassi (quale advisor finanziario) e lo Studio Legale Chiomenti (quale advisor Legale). Tutto questo mentre Don Verzè si sbatteva con i suoi consulenti (Bain e Borghesi e Colombo) per il risanamento industriale della Fondazione con l’ingresso anche di nuovi partner ma con l’obiettivo di mantenere sempre in capo alla Fondazione il controllo maggioritario di tutte le attività.

Quando Don Verzè ha scoperto il tradimento del suo Vice Presidente Mario CAL, quelst’ultimo non ha retto alla vergogna. Credo che abbia meditato di fare come Giuda Iscariota che ha tradito Gesù Cristo (s’è tolto la vita).

Tante persone che stanno vicino a Don Verzè sanno benissimo come stanno tutte le cose. Basterebbe chiedere ai vari consiglieri (che sono molto ben informati ma che difficilmente diranno qualcosa): in primis Ennio Doris, e poi a ruota Roberto Cusin, Laura Ziller, Gianna Zoppei, e forse han sentito qualcosa anche i revisori della Fondazione: il Rag. Enrico Pian, il Dott. Rizziero Garattini e la Dott.ssa Francesca Buscaroli.

Adesso credo che la tua storia sia un po’ più completa. Complimenti per gli articoli e la tua schiettezza. Sei meglio di tanti giornalisti professionisti (prostituti e venduti).

Che Dio abbia pietà dell’anima del ns. Fratello Mario Cal e l’accolga tra le sue misericordiose braccia.

Don Verzè sull’orlo della bancarotta.



www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-12252/1.htm

MICA POLLO IL POLLARI! - "IL FATTO" RICOSTRUISCE LA TRIANGOLAZIONE DON VERZé-POLLARI-POMPA - DUE AFFARI CON IL S. RAFFAELE - IL PRIMO PUBBLICO: PER FARE LA SEDE SEGRETA DEL SISMI SPESE 10 MLN € PER L’ACQUISTO DI UN IMMOBILE DEL DON CARO A SILVIO – POLLARI SI È preso POI LA VILLA ACCANTO (CON PISCINA) svenduta PER SOLI 500MILA €…

http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamwar...0&title=2416770

Fazio e la villa d'oro
condividi:
feed rubrica

BIO
12 gennaio 2010

Dieci milioni per l’acquisto di un immobile di Don Verzé messi a disposizione dal ministro

Non è più possibile girarsi dall’altra parte. La magistratura romana e il Copasir, il Comitato di controllo dei servizi segreti devono accendere un faro sugli affari del Sismi con i "raffaeliani", gli uomini di don Luigi Verzé che hanno scalato le istituzioni.
Personaggi come l’ex funzionario del Sismi Pio Pompa, che dopo aver servito per anni la causa del prete-manager ha continuato a lavorare per il sacerdote amico di Berlusconi anche dagli uffici del servizio segreto militare diretto allora da Nicolò Pollari.

Ma anche ministri come Ferruccio Fazio, che a don Verzé deve molto, e ha firmato nel 2009 un decreto che ha permesso al suo ex datore di lavoro di incassare 9 milioni di euro.

Il Fatto Quotidiano ha già raccontato il 31 dicembre 2009 la storia di "villa Pollari", la sontuosa magione acquistata nel 2005, quando Pollari era in carica, per un prezzo stracciato (500 mila euro) dal San Raffaele. Ora, dopo avere consultato gli atti dell’ufficio del Sismi diretto da Pio Pompa, il Fatto Quotidiano è in grado di ricostruire l’intera vicenda, che aveva interessato i pm milanesi e che è stata approfondita in parte anche a Roma.
Il pm capitolino Saviotti ha chiesto al Sismi di spiegare gli appunti sequestrati a Pompa nel suo ufficio sugli affari immobiliari tra il San Raffaele e il Sismi. Pompa li aveva scritti nel 2001 quando vergava dossier su giornalisti e magistrati che potevano minacciare il premier.

Il Sismi ha risposto a Saviotti confermando l’esistenza di un contratto di affitto stipulato nel 2001 per un complesso immobiliare in via Chianesi 3, a Roma, zona Eur-Mostacciano. Alla luce di questo elemento, fornito dall’attuale vertice del Sismi (nominato da Romano Prodi), si può dire senza tema di smentita che il generale Nicolò Pollari, quando comandava il Sismi, dopo essere stato raccomandato per quella poltrona da don Verzé e dal suo fido Pompa, ha fatto due affari con il San Raffaele: il primo pubblico nella qualità di capo del Sismi e il secondo privato.

Il San Raffaele aveva comprato nel 1994 due complessi residenziali a Mostacciano. Uno più grande composto di due villini è stato affittato al Sismi di Pollari nel dicembre 2001 per farne la sede segreta della divisione economica del servizio. Il canone di 10 milioni di vecchie lire mensili non è esorbitante ma si spiega nell’ottica (dichiarata da Pompa in un appunto scritto a don Verzé) di una cooperazione tra i "raffaeliani" e i "Pollariani" per sviluppare il business del San Raffaele.

Poi c’era una seconda villa, più "piccola" (ma comunque dotata oggi - dopo la ristrutturazione - di 24,5 vani catastali su quattro livelli con parco e piscina) che è stata ceduta dallo stesso San Raffaele nel luglio 2005 a Pollari e alla moglie, privatamente, per 500 mila euro, meno della metà del prezzo di acquisto.
Ora Il Fatto Quotidiano ha scoperto anche cosa hanno fatto i “raffaeliani” della villa più grande, quella affittata al Sismi dal 2001 al 2007.

Il 21 luglio del 2009 il San Raffaele ha venduto i tre villini all’IFO, l’ente regionale che gestisce l’ospedale Regina Elena che si trova lì accanto. Il prezzo è di 9 milioni più imposte. E’ vero che quando Pollari compra allega all’atto una perizia con foto che dimostrano il cattivo stato dell’immobile abbandonato mentre la villa più grande è stata tenuta come un gioiellino per sei anni a spese dei contribuenti, ma la differenza di valutazione è davvero difficile da spiegare.
Villa Pollari dal 1995 al 2005 dimezza il suo valore.Quella dell’Ifo comprata con i soldi pubblici invece lo raddoppia dal 1994 al 2009. Questa storia dovrebbe esser chiarita dalle autorità anche perché è densa di conflitti di interessi per i troppi raffaeliani coinvolti.

I milioni pubblici per comprare la villa più grande di don Verzé sono stati messi a disposizione dal ministero della salute con un decreto firmato nel marzo scorso dall’attuale ministro Ferruccio Fazio,che è un "raffaeliano" di ferro. Quando è stato nominato nel 2008 a capo della Sanità (prima sottosegretario e ora ministro) era direttore dei servizi di medicina nucleare e di radioterapia al San Raffaele di Milano, presidente del Consorzio del Laboratorio del San Raffaele di Cefalù.
Socio della Tecnodim che ha sede nel San Raffaele e si occupa di progettare reparti avanzati (anche nel settore della tomografia). Il ministero precisa che "l’iter amministrativo per l’acquisto delle villette era cominciato nel 2004 con un decreto ministeriale che stanziava 7,2 milioni di euro per ‘acquisto immobili e terreni confinanti con l’Ifo per funzioni di supporto all’attività ospedaliera del San Gallicano’".

Allora però la terza villetta non era stata ceduta ancora a Nicolò Pollari, chissà se i 7 milioni comprendevano anche quella. Comunque altri 11,5 milioni erano stati stanziati per ristrutturare l’ospedale mentre nel decreto firmato da Ferruccio Fazio i soldi per le villette aumentano a 10,2 milioni, mentre quelli per la ristrutturazione dimiuiscono nettamente e compaiono 4 milioni per comprare una macchina per tomoterapia, una cura della quale Fazio al San Raffaele è stato un pionere.

Le carte però sono a posto. Spiegano al ministero della Salute che la rimodulazione del finanziamento è stata chiesta dal direttore generale dell’Ifo, Francesco Bevere, nominato da Piero Marrazzo. Quanto al prezzo pagato: "nella documentazione trasmesa dall’Ifo è citata la perizia dell’Agenzia del Territorio di Roma del 13 gennaio 2009 che giudica congruo il prezzo di 9 milioni".
Il Fatto ha chiesto all’ufficio stampa e al direttore generale dell’Ifo perché una regione con un disavanzo come quello laziale, abbia deciso di comprare due villette (non due sale operatorie) spendendo 10 milioni di euro.

Ma non abbiamo avuto risposta. Comunque, forte della richiesta e della perizia inviatagli dall’Ifo, il 26 marzo del 2009 il sottosegretario Ferruccio Fazio ha stanziato 10 milioni e 260 mila euro (poi utilizzati al 95 per cento) per pagare due ville al suo ex datore di lavoro. Pompa, preveggente, scriveva a don Verzé nell’estate del 2001, per convincere il prete amico di Berlusconi a perorare la nomina dell’amico Pollari a capo del Sismi. "Caro Presidente, Le invio un report inerente le iniziative sulle quali potremo intervenire, con maggiore e puntuale efficacia, immediatamente dopo la nomina dell’amico N." (Pollari Ndr).

Al punto 1 c’era la possibilità di far nominare Ferruccio Fazio nella potentissima commissione sui farmaci. Purtroppo il tentativo dei raffaeliani fallì. Nessuno poteva immaginare allora che Fazio sarebbe tornato utile per il punto 3 del programma di Pompa. Lì si parlava della villa di Mostacciano e della creazione del centro Sismi, in affitto, in quei locali. Cosa puntualmente accaduta.

Da Il Fatto Quotidiano del 12 gennaio


www.julienews.it/notizia/cronaca/so..._cronaca_2.html

04/01/2010, ore 22:20 - Appalto per bouvette e mensa affidato alla Gemeaz
Un socio di Don Luigi Verzè vince la gara d'appalto per il ristorante del Senato
di: Germano Milite

ROMA - La vicenda Tartaglia sta polarizzando le i riflettori mediatici di tutta l'Italia e rischia di far scivolar via dall'attenzione collettiva manovre a dir poco sospette come quella da breve verificatasi nelle gare di appalto per il "ristorante" del Senato.
Da questo mese, infatti, a gestire la pausa pranzo della prestigiosa sede parlamentare sarà un'unica ditta; che si occuperà appunto del ristorante, della buvette ed anche della mensa dipendenti.
L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di risparmiare sul costo giornaliero dei vari senatori. Un costo che, negli ultimi anni, considerando anche tutte le spese accessorie per il personale ed i vari servizi connessi, è lievitato fino a superare gli 85 euro a persona. Con la nuova gestione di euro se ne risparmieranno 6; con un costo complessivo che si attesterà dunque a quota 79. La Ladisa, ditta barese che da diversi anni rifornisce il ministero degli Esteri, i Carabinieri e che si è ultimamente occupata anche dei pasti del G8, nonostante assicurasse un costo addirittura inferiore che si attestava sui 73 euro, è stata però dichiara "inaffidabile" nella sua offerta complessiva ed ha dovuto lasciare il posto alla seconda classificata; la Gemeaz di Roberto Cusin.
Il colosso da oltre 300 milioni di euro di fatturato che conta 5.200 dipendenti ha sede a Milano e, ironia della sorte, ha il suo sommo dirigente Cusin che si trova a ricoprire anche il ruolo di consigliere della Fondazione San Raffaele di Don Luigi Verzè; noto quanto stretto amico di Silvio Berlusconi. Un affare che frutterà alla Gemeaz quasi 12 milioni di euro (la Ladisa sarebbe costata circa un milione in meno) e che và ad aggiungersi all'altro appalto da 280 milioni sonanti vinto dalla ditta sempre nel mese di dicembre e collegato alla gestione delle mense delle FS.
"Com' è possibile giudicarci inaffidabili se gestiamo da anni - si legge nella lettera-ricorso presentata dai ristoratori baresi - il servizio mensa del ministero degli Esteri, l' Arma dei Carabinieri e abbiamo servito pasti ai diplomatici al recente G8?".
La risposta, ironica, potrebbe essere che l'aragosta era insipida. Battute a parte e senza cadere nella tentazione della facile dietrologia c'è un altro dato abbastanza interessante da osservare: la stessa Ladisa, fino a qualche mese fa, deteneva il 40% della Prod.eco srl; a sua volta società partecipata per il 30% dalla Adrimare srl di Gianpaolo Tarantini.
Tuttavia, come spiega Vito Laudisa, "quella società è rimasta inattiva e subito liquidata".
Riguardo agli aspetti poco chiari, prima di emettere un giudizio credibile, occorre attendere l'esame del ricorso che sarà esaminato dal Tar. Di certo, però, resta l'esiguo costo che devono sostenere i Senatori per un pasto completo (15 euro) a fronte dei quasi 80 che invece vengono pagati con i contributi provenienti dalle tasche degli elettori. Anche qui non si vuol cedere alla facile demagogia populista ma, quel taglio del 20% sui costi dei piatti raffinati al ristorante del Senato, fece effettivamente scandalo e costrinse Schifani a tornare ai vecchi prezzi.
In effetti possiamo capire le esigenze di risparmio dei "poveri" parlamentari: con lo striminzito stipendio che si ritrovano sono anche costretti a spendere 15 euro per antipasto, primo, secondo, contorno e dessert. E noi che con 15 euro riusciamo ad abboffarci lautamente con una pizza ed una birra "piccola".

Modificato da GalileoGalilei - 7/3/2011, 09:10


LE INTERCETTAZIONI - L'aiuto del Sismi (con Nicola Pollari, l'allora direttore dei servizi segreti militari) e anche un rogo. Una microspia svela i piani di don Verzè. E SI PARLA ANCHE 'DELL'AMICO SERGIO BILLE'... POLLARI, 'STO CERCANDO DI DIFENDERLO IN TUTTI I MODI'

MILANO - È dicembre 2005 e don Luigi Verzè, il gran capo dell'ospedale San Raffaele, ha le microspie nel suo ufficio. Non sa che un'inchiesta della magistratura sta legalmente violando la sua privacy. Non si era mai saputo finora. Non lo sa mentre parla con Nicolò Pollari, l'allora direttore dei servizi segreti militari (Sismi), delle difficoltà politiche dell'amico comune Silvio Berlusconi, della scalata alla Bnl e dei controlli fatti su Stefano Ricucci a favore di Sergio Billè. È ignaro, don Verzè, che qualcuno lo sta ascoltando quando accoglie Cesare Geronzi per parlare di politica o quando risponde alla telefonata dell'«eminenza» vaticana che gli chiede un favore. Con Mario Cal, il manager suicida, conversa di una «grana» giuridica da sistemare con Roberto Formigoni e la Regione Lombardia. E certo il prete che si ispira a San Matteo apostolo («Guarite gli infermi») non immagina che le cimici elettroniche stiano captando il suo piano diabolico per fiaccare la resistenza di un vicino che non intende liberare un terreno.

I BROGLIACCI SEPOLTI - L'inchiesta in corso dovrebbe essere un rivolo di quella sulla maga Ester Barbaglia per presunto riciclaggio (accusa poi rivelatasi infondata) del denaro del clan calabrese dei Morabito. La Barbaglia alla fine del 2004 aveva creato, nello studio di Enrico Chiodi Daelli, notaio storico del San Raffaele, una Fondazione con un patrimonio di 28 milioni destinato alla Fondazione Monte Tabor di don Verzè. È il nesso, probabilmente, alla base delle intercettazioni. Le indagini, però, hanno subito escluso qualsiasi ipotesi a carico del fondatore del polo sanitario milanese. Tant'è che è rimasto sepolto per anni il fascicolo con centinaia di pagine di brogliaccio, cioè il riassunto di conversazioni captate nell'ufficio di don Verzé tra dicembre 2005 e settembre 2006. Molti i «buchi» per i guasti alle apparecchiature e le difficoltà di ricezione. Alla fine non sono molte le conversazioni «rilevanti».

LA FINANZA AL CAMPO DI CALCETTO - È il 13 gennaio 2006 alle 11,32 del mattino quando nell'ufficio di presidenza del San Raffaele «entra l'ing. Roma (capo dell'ufficio tecnico, ndr) al quale don Verzè - riassume l'operatore delle Fiamme Gialle all'ascolto - anticipa che farà venire la Guardia di Finanza per fare i verbali a coloro che giocano a calcio presso gli impianti sportivi vicini al San Raffaele che lo stesso don Verzè vuole acquisire ma che uno dei titolari, tale Lomazzi, non vuole cedere». I Lomazzi, secondo le informazioni raccolte dal Corriere , avevano un regolare contratto d'affitto (scadenza 2008) su quei terreni del San Raffaele. Ci avevano investito costruendo campi da tennis, calcio e calcetto, spogliatoi ecc. Nel 2005 e nell'inverno 2006 hanno anche subìto due incendi dolosi con blocco dell'attività e danni notevoli. Sembravano avvertimenti. Carabinieri e polizia fecero indagini, senza risultato. «L'ing. Roma - prosegue il sunto della conversazione intercettata - dice che i finanzieri dovranno chiedere la ricevuta ai giocatori, ricevuta che non avranno perché pagano tutti in nero e così la Finanza inizierà a fare le multe sia ai giocatori sia a Lomazzi ...». Don Verzè non si scompone, tutt'altro, «chiede a che ora dovrebbe mandare la Finanza e l'ing. Roma risponde dalle 21 circa». Non risulta però che un sacerdote abbia titolo per «mandare la Finanza». Dunque?

UN «PIACERINO» DAL SISMI - Passa un'oretta ed «entra in studio tale dott. Pollari». Cioè Nicolò Pollari, generale della Guardia di Finanza, in quel momento anche direttore del Sismi, i servizi segreti militari, finito sotto processo per il sequestro di Abu Omar e attività di «dossieraggio», oggi consigliere di Stato. Da poco Pollari, come ha documentato Il Fatto, aveva acquistato una villa a Roma dal San Raffaele pagandola (500 mila euro) la metà dei soldi sborsati anni prima da don Verzè. Parlano di politica e a proposito di Berlusconi (in quel momento capo di un governo agli sgoccioli) «Pollari confida a don Verzè che sono momenti difficilissimi», che «lui è preso da molti problemi e la misura della sua buona fede io la valuto ... prima di tutto perché gli voglio bene». «Don Verzè dice: "È travolto dal suo entusiasmo ... lui adesso purtroppo si è lasciato andare ..un pochettino eh eh ... per correttezza morale... però tiene molto alla famiglia". Pollari: "Sì qualche giro di valzer" ...». La conversazione scivola sulle scalate bancarie, tema caldissimo in quell'inizio 2006. I due parlano di Sergio Billè, ex presidente della Confcommercio. «È un amico - dice il capo del Sismi - sto cercando di difenderlo in tutti i modi ... la storia di Ricucci... posso dirti la verità... Billè è stato informato... puntualmente sulla vicenda di Ricucci almeno da un anno e mezzo». Dossier Ricucci pro Billè, par di capire. Mezz'ora di chiacchiere e poi don Verzè va al punto: «Chiede un aiuto a Pollari per mandare la Gdf da Lomazzi in modo che lo stesso Lomazzi possa cedere una parte del terreno per costruire un residence per studenti. Poi si salutano e Pollari dice che si interverrà su Letta per il finanziamento sulla ricerca ...».

IL BASTONE E IL VANGELO - Temi alti. Poi terra terra. Il sacerdote nato nel 1920 da un latifondista e da una nobildonna veneta, ex segretario del Santo don Giovani Calabria e prediletto del Beato Cardinale Ildefonso Schuster, vuole cacciare il Lomazzi, quello del centro sportivo. «Don Verzè - rilevano le microspie - dice (all'ingegner Roma, ndr) di fare un sabotaggio e di stare attento ai cavalli e all'asilo», che sono del San Raffaele. «L'ing. Roma specifica di aver individuato il generatore... sarà sabotato il quadro elettrico ... quindi i campi non potranno essere illuminati e quando gli amici dell'ing. Roma andranno da Lomazzi a fargli la proposta di acquisto (per conto del San Raffaele) "sarà in ginocchio..."». Qualche giorno dopo l'ingegner Roma bussa alla presidenza. I microfoni nascosti afferrano la conversazione, così riassunta: «Roma dice a don Verzè che quando lui sarà in Brasile ci sarà del fuoco, facendo riferimento ai fili del quadro elettrico degli impianti sportivi di Lomazzi che verranno liquefatti». Metodo don Verzè: il bastone e il vangelo. Mario Gerevini Simona Ravizza - Corriere.it

Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

Ultima Ora