sabato 9 marzo 2013

Orbàn, svolta autoritaria nel cuore dell’Europa (FONTE UNITA')

Viktor Orbàn trascina l’Ungheria nel fascismo. Se qualcuno pensa che l’espressione sia troppo forte, dia un’occhiata alle modifiche alla Costituzione che sono state proposte dal partito Fidesz, il quale ha la maggioranza dei due terzi in Parlamento necessaria per farle passare, e che lunedì prossimo saranno votate e diverranno leggi. La libertà di espressione e di stampa viene pesantemente limitata. Potranno essere proibiti giornali e trasmissioni che feriscano «la dignità della nazione» e diffondano incitamenti «all’odio». Di fatto viene introdotta la censura. I poteri di controllo della Corte costituzionale vengono annullati: i giudici saranno chiamati a pronunciarsi solo sugli aspetti formali delle leggi. Sono autorizzati i processi politici contro i partiti che il governo giudica «associazioni criminali» (innanzitutto il partito socialista erede del partito comunista, membro attualmente del Pse). La libertà di culto viene garantita soltanto alle religioni «permesse» dal governo e infine viene modificato il diritto familiare: l’unica famiglia di cui si sanciscono i diritti è quella composta da un uomo e da una donna con l’obiettivo dichiarato di procreare.
Formalmente, il complesso di emendamenti alla Costituzione non è d’iniziativa del governo, ma è stato proposto da alcuni deputati di Fidesz, la formazione politica che il capo del governo domina senza discussioni e che – incredibilmente – fa ancora parte del Partito popolare europeo. Non c’è però alcun dubbio sul fatto che le misure autoritarie siano state preparate dal gabinetto Orbàn e dal ristretto clan di gerarchi che si stringe intorno all’autocrate. Esse sono le stesse che il governo aveva cercato di varare l’anno scorso e che vennero bloccate prima dalla Corte costituzionale e poi dall’Unione europea. Ora la Corte viene messa in condizioni di non nuocere, giacché si stabilisce un termine prima del quale tutte le sue deliberazioni sono nulle. Quanto alla Ue, esiste agli atti una lettera in cui le autorità di Bruxelles ammonivano i dirigenti di Budapest a non procedere con le modifiche e il governo Orbàn, allora, si era piegato perché rischiava di perdere gli aiuti economici dei quali la disastrata economia ungherese ha un disperato bisogno. Ma ora, evidentemente, lui e il suo partito hanno deciso di andare allo scontro duro, forti della maggioranza che hanno in Parlamento. Oltretutto, l’affondo contro l’Europa segue di pochi giorni la nomina a capo della Banca centrale ungherese di György Matolcsi, personaggio che viene da un milieu legato alla memoria del dittatore fascista alleato di Hitler Miklos Horthy, la cui riabilitazione da parte di Orbàn, qualche tempo fa, ha suscitato durissime proteste della comunità ebraica internazionale. Matolcsi si propone di praticare una politica economica «eterodossa» e denuncia un complotto internazionale dei governi dell’Eurozona, di non meglio precisati potentati economici e della stampa internazionale contro l’Ungheria. In realtà l’uomo è stato messo al suo posto per distruggere quel poco di autonomia che la Banca centrale era riuscita a conservare nella tempesta scatenata dalle scelte sbagliate del governo, che hanno portato la moneta nazionale, il fiorino, al livello più basso nei confronti dell’euro.
Ora si aspetta di vedere come reagirà la comunità internazionale e in particolare l’Unione europea. Nei paesi vicini all’Ungheria, come la Slovacchia, la Serbia e la Romania, dove vivono minoranze magiare, i soprassalti autoritari e nazionalisti di Orbàn hanno già suscitato, in passato, preoccupazioni e tensioni. La Slovacchia e la Romania fanno parte dell’Unione europea e potrebbero chiedere l’intervento delle autorità di Bruxelles. Le possibilità di contrastare la deriva autoritaria di Budapest in effetti ci sarebbero, come spieghiamo qui accanto, anche se si tratterebbe di procedure lunghe e complicate. Semplice, molto più semplice, sarebbe invece un’iniziativa del Ppe, del quale Finesz continua scandalosamente a far parte e nel quale gode dell’appoggio del Pdl italiano. Orbàn non ha mai fatto mistero dei suoi rapporti d’amicizia con Silvio Berlusconi e i due si troverebbero uno a fianco dell’altro se i vertici dei popolari decidessero di ritrovare l’anima democratica del loro partito.

Miei Social di Marketing Politico , Blogger, Influencer

Ultima Ora