giovedì 30 maggio 2013

Il governo Letta strizza l’occhio ad Usa e Nato (fonte: http://www.rinascita.eu)

Il governo di Enrico Letta ha subito rassicurato Washington e Patto Atlantico, la sua azione politica non entrerà mai in conflitto con le esigenze della tristemente famosa organizzazione internazionale.
Potrebbe essere riassunto dalle due frasi precedenti il discorso tenuto dal nuovo ministro della Difesa, il montiano Mario Mauro, di fronte alle Commissioni competenti di Camera e Senato. Lo strumento militare italiano continuerà ad essere più attento alle esigenze degli “interlocutori internazionali”, la dignità nazionale sarà messa in secondo piano, forse addirittura sullo sfondo della scena.

Lo capiamo leggendo le spiegazioni di Palazzo Chigi in merito allo sbarco di centinaia di marines Usa nella base siciliana di Sigonella.
Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha chiarito che tutto sarebbe andato secondo il contenuto di accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti. Atti non meglio precisati di cui è stato tenuto all’oscuro il Parlamento, una condotta non nuova da parte degli ultimi due governi. Anche l’esecutivo di Mario Monti non si è mai preso la briga di spiegare alle Camere quali fossero le operazioni avviate dalle nostre Forze armate sul territorio siriano. Angolo del Medio Oriente in cui vengono compiute atrocità indicibili da parte dei cosiddetti “ribelli”.
Bande armate riconosciute come interlocutori legittimi da parte delle cancellerie del cosiddetto “Occidente”.

Mario Mauro ha chiarito quelle che saranno le linee guida in grado di influenzare il suo mandato. “Lo scopo della Difesa è la pace e la garanzia della pace”, ha detto il ministro di fronte alle Commissioni. “Per fare in modo che l’Europa sia un progetto politico – ha proseguito l’ex europarlamentare del Pdl – dobbiamo avere il coraggio di interrogarci su cosa vuol dire Europa della Difesa, rafforzando la collaborazione delle forze armate in sede Ue e in sede internazionale”. “Continuare ad ancorare lo strumento della Difesa a questioni di contiguità territoriale sarebbe un tragico errore”, ha sottolineato Mauro, chiarendo che “l’approccio che abbiamo a questi temi non è muscolare ma di chi si interroga su come si può garantire meglio la pace”.

“Anche per questo – ha ribadito – dobbiamo tenere in somma considerazione gli impegni assunti perché la pace sia garantita”. “C’è la consapevolezza – ha rimarcato il montiano - che il rapporto adeguato tra numero e capacità operativa, formazione e internazionalizzazione delle forze armate, investimenti e spese di esercizio, rappresentano quel mix che garantisce lo strumento difesa non come esibizione muscolare, orpello o una logica di baionette per cui il numero è potenza”.

Il ministro ha poi spiegato che il dicastero continuerà a svolgere il suo ruolo di “volano per la ripresa economica”, facendo intendere che non ci sarà una flessione nelle commesse indirizzate ad aziende italiane o nell’attività di ricerca e sviluppo dettata dalle esigenze degli uomini in grigioverde. Il governo ha poi manifestato l’intenzione di non sospendere il programma di acquisto dei caccia F-35; la Difesa ha ricordato che i primi atti relativi al loro ordine risalgono al 1998, provvedimenti sempre confermati dalle successive pronunce delle Camere. A rovinare la relazione di Mauro ci ha pensato Guido Crosetto, dirigente di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario nel ministero da lui guidato. “Ho sentito la relazione sulle linee programmatiche della Difesa letta dal ministro Mauro in Commissione.

Il termine letta non è casuale perché suppongo che i contenuti, se si escludono i riferimenti a Letta e a Napolitano, siano stati individuati dai vertici tecnici del ministero. Mi permetto però sommessamente di far rilevare al ministro che i dati sono formalmente veri e sostanzialmente falsi”, ha dichiarato in comunicato il politico piemontese. “Veri perché sono desunti dalle cifre del bilancio di previsione, falsi perché le cifre vere dovrebbero contenere tutte le voci di spesa non riconducibili alla funzione Difesa e non solo quelle proprie del dicastero a legislazione vigente. È una prassi consolidata che normalmente viene seguita nelle presentazioni politiche ma che dovrebbe essere corretta anche perché ora inizierà la fase di riforma vera del Ministero ed è giusto che parta dai dati veri”. La trasparenza contabile potrebbe costituire un primo passo. Purtroppo nessuno pensa concretamente ad un affrancamento dai voleri degli Atlantici. Il “conformismo” continua a regnare sovrano. Purtroppo per l’Italia.

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