giovedì 6 giugno 2013

Turchia vi spiego i motivi veri della rivoltà come nessun giornalista vi puo' rilevare.

La protesta è iniziata come una manifestazione pacifica contro i piani di demolizione di Gezi Parco Piazza Taksim a Istanbul per costruire un Mega Supermercato,  causando la morte di un altro manifestante anti-governativo e portando il bilancio delle vittime delle proteste a tre. 

Gruppi della sinistra rivoluzionaria, sindacati, Ong, attori, nazionalisti, tifosi, musulmani anti-capitalisti, anarchici. Le manifestazioni dei giorni scorsi in Turchia hanno portato in piazza un caleidoscopio di voci diverse definite il :

 "popolo di Occupy Gezi"

“Queste proteste sono da interpretare come l'inizio di una primavera turca, come quelle già viste nel mondo Arabo nell'Area Mediterranea ?” Molte e difficili interpretazioni posso darsi a questa rivolta che pero' potrebbe essere alimentata badate bene non dagli Usa o Russia ma ad un livello diverso.

Prima di Analizzare la questione e' meglio cercare di presentare il quadro della situazione nella sua interezza ed inserita nel contesto Internazionale di Geopolitica.

 Le proteste si sono diffuse in 67 province, tra Ankara e le città costiere di Antalya e Izmir.

La polizia ha arrestato durante la notte 24 persone a Smirne accusate di avere "incitato ai disordini e fatto propaganda", pubblicando dei tweet di sostegno alle manifestazioni contro il premier Recep Tayyip Erdogan

I social network, così come nei recenti movimenti di protesta dei paesi arabi, stanno avendo un ruolo determinante; con un tam-tam incessante hanno contribuito a radunare i cortei di questi giorni e a documentare con foto e video lo sproporzionato uso della forza da parte della polizia nei confronti dei manifestanti.

Di fatto la leadership politica si è trasformata in una sorta di dittatura scollegata dalle preoccupazioni della maggior parte dei cittadini.

Il sostegno a suo favore è legata ad un economia in pieno boom e dalla sensazione che la Turchia è attualmente molto più in forma, in tutti i campi, che dieci anni fa.

Tuttavia il provvedimento che segue altre leggi o raccomandazioni di ispirazione indubbia: carcere per chi denigra i valori musulmani, divieto di baciarsi in pubblico, divieto di far pubblicità ai prodotti con foto di donne dalle gambe nude; alle hostess della compagnia di bandiera sono state allungate le gonne, il velo ammesso nei luoghi pubblici (Atatürk, il fondatore della Turchia moderna — anno 1923 — lo aveva vietato), scuole coraniche per i bambini, eccetera. E poi ci sono i giornalisti messi dentro per le loro opinioni hanno peggiorato il quadro sociale Turco tuttavia il motivo vero non e' questo.


Questo il quadro Turco interno ad oggi nello stesso momento in Siria si e' arenata la Rivoluzione della Primavera Araba.

In questi giorni l'esercito siriano ha segnato una vittoria schiacciante contro i ribelli nella città centrale e strategica di al-Qussair.

I leader dell'opposizione  attribuiscono la vittoria dell'esercito al sostegno del gruppo militante libanese Hezbollah.

La rivolta popolare, che ormai si è trasformata in varie zone del Paese in una vera e propria guerra civile, rischia ora davvero di essere strumentalizzata da interessi regionali e internazionali ed e' proprio questo il motivo della breve ed improvvisa rivolta Turca su motivazioni per così dire futili.

Attivisti dell'opposizione sostengono che il gruppo Hezbollah sta combattendo al fianco delle truppe governative ad al-Qussair come è noto loro sono un importante alleato dell'amministrazione siriana.

Gli  Hezbollah finanziati dall'Iran sono ormai palesamente con Assad tanto da dichiarare che:


"Se la Siria cade nelle mani di America o Israele, ... la gente della nostra regione entrerà in un periodo buio," ha detto, aggiungendo: "Se non andiamo lì per combattere contro di loro ... loro verranno qui."

Hezbollah hanno precedentemente affermato che i suoi combattenti hanno protetto decine di libanesi sciiti città di confine che sono stati minacciati dai ribelli radicali in Siria.
 
Da qui  il gruppo militante sciita sta aiutando l'amministrazione siriana, che è controllata dal leader della minoranza alawita della sciita, contro l'insurrezione guidata dai sunniti.

In questa situazione generale dove Assad diventa un vero e proprio stop per la Rivoluzione Araba si inseriscono le potenze straniere e due paesi fondamentali nel predominio dell'area medio orientale. 
 La Turchia e Israele avrebbero raggiunto un accordo per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche, congelate dal maggio 2010 questo avviene dopo che il duro attacco del premier turco Recep Tayyp Erdoğan a Shimon Peres durante il meeting di Davos del gennaio 2009

A rendere ancora più complesso il quadro c’è la questione di Cipro. Tel Aviv sta collaborando con le autorità greco-cipriote impegnate nella ricerca di giacimenti di gas nel Mediterraneo, un’iniziativa considerata illegittima da Ankara, almeno fino a quando l’isola rimarrà divisa. (e non solo e' anche contrariata la Russia)

Entrambi però vogliono che l’Iran blocchi il suo programma nucleare, allo stesso tempo la guerra in Siria preoccupa sia la Turchia che Israele, infine per entrambi la ripresa del processo di pace in medio-oriente è molto importante.

Inoltre la Turchia oltre ad essere fortemente disturbata da fattori commerciali ed energetici ha una priorità bloccare l'Iran e le pressioni ai confini della Siria, una lunga questione legata ai Curdi e al partito messo alla sbarra il PKK.

Nel caos siriano, la Turchia vede il rischio di una riesplosione incontrollabile del conflitto con i separatisti curdi del Pkk, foraggiati in questo momento da Assad:

Oggi il governo islamico di Recep Tayyip Erdoğan si trova a fare i conti con la protesta più violenta mai verificatasi in oltre dieci anni al potere (dal 2002). Contro la politica conservatrice del leader dell’Akp, propensa ad un islamizzazione silenziosa della società.

Nella mobilitazione generale ci sono anche i Verdi e il Partito Comunista di Turchia, forti oppositori alla sottomissione del premier alle logiche capitaliste, oltre che le associazioni che si oppongono visceralmente al collaborazionismo del governo nei confronti dell’aggressione alla Siria. (RICORDATEVI QUESTI NOMI CHE SONO POI QUELLI CHE HANNO PARTECIPATO ALLA PROTESTA, SEVIRANNO PER CHIUDERE IL DISCORSO ALLA FINE DELL'ARTICOLO)

Infatti ai confini tra la Siria e la Turchia A Ras al-Ayn da inizio novembre, oltre alla guerra tra Esercito siriano libero (Esl) e le forze fedeli ad Assad, se ne sta combattendo un’altra interna al fronte anti-regime, quella per il controllo del nord-est del paese tra islamisti e ribelli curdi.

Le autorità turche usano due pesi e due misure, sostengono i ribelli sunniti e hanno paura che tra i rifugiati curdi ci siano anche militanti autonomisti, quindi aiutano i profughi fornendogli cibo, coperte, medicine e un posto dove stare.”

Secondo le autorità turche la principale causa della recente escalation di violenza di questi mesi sarebbe il sostegno che il regime siriano sta fornendo al PKK. “Il PKK lavora in stretta collaborazione con i servizi segreti di Damasco, Assad vede la Turchia come un nemico e di conseguenza il PKK come un amico”,

Da questo quadro molto delicato e complesso si evince che se da un lato Damasco e' pressata dagli Stati Uniti e parzialmente l'Europa e messa sotto pressione dalla Turchia e da Istraele dall'altro con l'aiuto Russo e un appggio morale di Cina e Corea del Nord nonche' una fattiva collaborazione Iraniana cerca di destabilizzare questi due paesi.

Da qui si evince che Turchia deve fare un esercizio di equilibrismo per mantenere buone relazioni con Iran e Siria senza voltare le spalle ai movimenti d’opposizione e allo stesso tempo accontentare l’Europa e soprattutto gli Stati Uniti che, spaventati dalle prese di posizione pro-Iran e filo-palestinesi di Erdoğan degli ultimi anni, spingono per la normalizzazione dei rapporti con Israele, senza tuttavia tradire i fratelli palestinesi.

La decisione turca di ospitare il nuovo sistema antimissile Nato la cui costruzione sarà terminata a fine 2011 ha invece rafforzato il rapporto, già molto buono, tra Turchia e Stati uniti. Fortemente contraria al progetto, invece, Theran.

Una partita che vede come contendenti le forze islamiche radicali e le formazioni islamico-moderate, ispirate dal “modello Erdoğan”. È evidente come gli americani possano solamente appoggiare la Turchia e sperare che sia il suo modello a imporsi. In questo Washington sarebbe aiutata anche dai Paesi del Golfo che, intimoriti dalla potenza iraniana, hanno iniziato a investire miliardi di petro-dollari nel Paese erede dell’Impero Ottomano.

La Turchia è ancora un alleato indispensabile della NATO. E’ il progressivo ago della bilancia degli equilibri mediorientali e centroasiatici. Gli Stati Uniti hanno quindi bisogno di Ankara per creare un Medio Oriente che sfugga all’influenza iraniana e al dominio Energetico che la Russia vuole imporre.

La Turchia sostiene i ribelli (quasi) dall’inizio della loro rivolta contro Bashar al Assad:

Così,  gli Stati Uniti hanno firmato l’ordine di dispiegare entro la fine di gennaio due batterie Patriot per la difesa antimissile e antiaerea in Turchia, al confine con la Siria (e Mosca ne è tutt’altro che felice), niente scalfisce per ora la profonda intesa Ankara e Mosca (apparentemente)

La Russia è diventata infatti il principale partner commerciale della Turchia. La maggior parte degli scambi tra i due paesi è rappresentata dal traffico di gas naturale che dalla Russia arriva nel paese anatolico. Questa dipendenza si rafforza soprattutto adesso che importare gas dall’Iran, date le sanzioni, sta diventando per Ankara un’operazione più complessa.

Il prossimo anno inoltre la Russia comincerà a costruire la prima centrale nucleare turca vicino al porto mediterraneo di Mersin. I fondi per la costruzione della centrale includono, già attraverso accordi del 2010, una partecipazione di Mosca per circa 700 milioni di dollari. La Turchia si è anche detta d’accordo per costruire una secondo gasdotto che dal Mar Nero dovrà arrivare sino in Europa (facendo concorrenza al gasdotto su cui preme l’Ue, che invece vuole aggirare il passaggio della Russia e diminuire la dipendenza europea dal gas di Mosca).


Le motivazioni che possono dare un interpretazione della rivolta Turca possono essere tante, tuttavia appare evidente se analizziamo la questione non dal punto di vista politico interno ma in ambito di strategia Geopolitica che i motivi che portano la Turchia a questa escalation di violenza fino a pochi giorni fà  ritenuta l'ultimo baluardo di transizione tra Occidente e Medio Oriente sono evidenti.

La rivoluzione del Mediterraneo o la cosidetta Primavera Araba nasce da stimoli Occidentali ed in Particolare Usa ed Istraele, la stessa pero' si e' arenata in Siria dove il Dittatore Assad che doveva fare secondo previsioni dei Servizi Segreti Occidentali una facile fine in realtà non solo rimane saldamente al potere ma rischia di vincere e di portare questo Paese definitivamnte in Area Iraniana diventanto una pericolosa Muraglia anti Americana e anti Istraeliana.

Insomma la Siria con l'Iran e un appoggio Russo e la simpatia Cinese legata ad interessi strategici in termini di guerra alle fonti Energetiche e Commerciali rimane di fatto un fallimento per l'occidente.

In tutto questo si unisce l'indecisione Americana di Obama che non sa se abbandonare i ribelli e riavvicinarsi ad Assad e l'ordine sparso delle nazione Europee.

Insomma la grande nazione USA, Impero Romano Moderno non sa che fare e vuole giocare con due mazzi di carte (dilettanti)

L'ultimo tentativo di salvare l'area e la rivoluzione Siriana e' stata affidata alla Turchia e ad Istraele dagli Americani, questo pero si e' subito scontrato da alcuni fattori non indifferente la pressione Russa, Cinese e della Corea del Nord e l'imbarbarimento della stessa rivolta Siriana che si e' trasformata in guerra di fazioni e poi in guerra civile.

In questo quadro i servizi segreti di Assad e dell'Iran si sono subito ben mobilitati cercando di frenare da un lato l'azione Istraeliana tramite le fazioni degli Hezbollah e in Turchia agendo dall'interno fomentando questa rivolta interna affinche lo stesso Erdoğan da una lato capisse il messaggio Iraniano "possiamo colpirti dall'interno" e allo stesso tempo impegnandolo in vicende interne avra' meno interesse ad esercitare questa azione contro la Siria.

Insomma la vicenda non e' locale ma Internazione e di difficile risoluzione.

Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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