giovedì 26 dicembre 2013

Repubblica Centroafricana, la ‘Guerra Santa’ francese - fonte : http://www.lindro.it

Kigali (Rwanda) - Ritorna lo spetto del Rwanda del 1994. L’intervento francese nella Repubblica Centroafricana ha aumentato il precedente conflitto tra cristiani e mussulmani. Mentre il Presidente Hollande afferma che l’intervento militare serve a ristabilire la dignità umana, nel Paese si scatena la caccia al musulmano che ha già provocato oltre 1000 morti e 160.000 sfollati.

 Accuse dei leader musulmani di Bangui e delle diaspora centroafricana in Uganda. Varie testimonianze ed indizi portano a pensare che il contingente francese di invasione stia aiutando le milizie cristiane nel loro piano di sterminio della comunità musulmana. Questa scelta sarebbe motivata dalla necessità di giustificare l’intervento militare e di assicurarsi l’alleanza degli Stati Uniti tramite la lotta contro il terrorismo internazionale. Gravi le ripercussioni regionali: la tragedia della Repubblica Centroafricana che rischia ora di trasformarsi in genocidio sta consumandosi al riparo dei riflettori dell’opinione pubblica internazionale, proprio come successe in Rwanda nei 100 giorni della Soah Africana.

 L’importanza strategica della Repubblica Centroafricana per la Francia è stata dimostrata il 10 dicembre scorso dalla visita a Bangui del Presidente Francois Hollande dopo aver presenziato ai funerali di Nelson Mandela a Johannesburg, Sud Africa. A seguito delle prime vittime francesi, Antoine Le Quinio, 22 anni, e Nicolas Vokaer, 23, Hollande ha ricordato alle truppe francesi che la loro missione è di riconciliare la popolazione che è coinvolta nel conflitto religioso tra musulmani e cristiani inseritosi nella crisi del Centroafrica. «Il primo obiettivo è quello di disarmare le milizie», ha affermato il Presidente francese.

 Le operazioni di disarmo sono iniziate lunedì 9 dicembre. Un alto ufficiale della missione di pace africana MISCA riporta che oltre 7.000 miliziani della coalizione Séléka sono stati disarmati e confinati nelle caserme. «Il periodo di impunità è terminato. Ora siamo nella fase dove si depongono le armi. Questo vale per chiunque», afferma il Ministro francese della Difesa Jean-Yves Le Drian. «Chiunque siano i gruppi armati, qualora vi sia una palese ostilità nei nostri confronti o nei confronti della popolazione, essi saranno considerati all’istante come forze ostili», afferma il portavoce dell’esercito francese, il Colonnello Gilles Jaron. La campagna di disarmo è stata altamente mediatizzata con video trasmessi da France24 e TV5, per dimostrarne l’efficacia. La promessa di stabilizzare il Paese e di un intervento umanitario imparziale, si scontrano contro la realtà sul terreno e varie testimonianze Centroafricane. Dall'inizio del intervento francese presso la capitale Bangui e in tutto il Paese bande armate e milizie stanno attuando saccheggi, assassinii e stupri collettivi. I 7.000 miliziani che sarebbero stati disarmati e confinati nelle caserme sono in realtà i miliziani Séléka integrati nel debolissimo e corrotto esercito regolare.

 La maggioranza della milizia ha ripreso il controllo del resto del Paese dopo un ritiro tattico nei vicini Ciad e Sudan. Tra i miliziani si registra una nutrita presenza di mercenari arabi ciadiani e sudanesi. Il fenomeno più preoccupante consiste nella pulizia etnica attuata dalla milizie cristiane contro la comunità musulmana. Negli ultimi dieci giorni l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite riporta vari attacchi di villaggi mussulmani effettuati dalle milizie cristiane con elevato numero di vittime civili. Il fenomeno è così esteso che il Segretario Generale dell’ONU in persona ha intimato lo stop alle violenze interreligiose in Centroafrica. L’agenzia ONU per i rifugiati UNHCR afferma che almeno 600 civili sono caduti vittime delle violenze degli ultimi 10 giorni, 450 nella capitale e 160 in altre parti del paese. La maggioranza di queste vittime sono mussulmane.

 Il numero delle vittime fornito da UNHCR è stato smentito da Amnesty International. In un rapporto pubblicato giovedì 19 dicembre la storica organizzazione internazionale in difesa dei diritti umani fissa a 1.000 il numero delle vittime, avvertendo che la stima nasconde un imprecisato numero di vittime uccise all’interno del paese per mancanza di notizie certe. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha dichiarato di aver scoperto una fossa comune contenente oltre 100 corpi di musulmani nel quartiere Bimbo, nella capitale Bangui. L’escalation delle violenze contro la comunità musulmana da parte delle milizie cristiane è la risposta a mesi di violenze sulla comunità cristiana perpetuate dalle unità musulmane della Séléka e dai mercenari ciadiani e sudanesi. Tra i Séléka si nascondono musulmani di estrazione sunnita-wahabita finanziati da alcuni Paesi del Golfo tra cui il Qatar e manovrati da gruppi jihadisti installati nel Sahel. Il loro obiettivo era di instaurare uno Stato Islamico nel Paese. La comunità musulmana in Francia e la diaspora Centroafricana in Uganda muovono pesanti accuse contro l’esercito francese che starebbe tollerando se non facilitando le milizie cristiane. In supporto delle accuse vi sono inquietanti avvenimenti. Giovedì 19 dicembre milizie cristiane hanno attaccato i negozi gestiti da commercianti musulmani presso il quartiere Combattants, Bangui, liberandosi al saccheggio e alla violenza. I commercianti sono stati costretti a fuggire e a rifugiarsi con le loro famiglie nella zona della capitale controllata dalle truppe africane.

Testimoni oculari asseriscono che una compagnia di soldati francesi che si trovava nelle strette vigilanze é intervenuto solo quando le milizie cristiane hanno terminato la loro opera devastatrice. I corpi di donne e bambini giacevano ancore per le strade. Testimoni riportano all'Agenzia Stampa Francese che in vari punti della capitale miliziani cristiani si muovono su pick-up e furgoncini, passando indisturbati presso i posti di blocco controllati dalle truppe francesi. "Per i musulmani Bangui non è più una città sicura. Le milizie cristiane hanno aperto la caccia all’uomo tentando di uccidere qualsiasi musulmano e i soldati francesi arrivano sempre in ritardo, a lavoro compiuto. Voglio precisare che questi assassini non hanno nulla a che fare con la Chiesa Cattolica. Molti dei miei fratelli musulmani, compresi mia moglie e i miei bambini, hanno trovato rifugio presso chiese e monasteri", testimonia un influente commerciante di Bangui, Mohamoud A.

 che informa della disponibilità del Presidente Michel Djotodia di negoziare con le milizie cristiane, offrendo loro amnistia e la integrazione nell’esercito nazionale se fermano le violenze religiose. Notizia confermata il 16 dicembre scorso dal 'Edonton Jourmal'. “Gli sforzi del Presidente Djotodia saranno invani poiché il sostegno indiretto dei francesi ai miliziani cristiani li incoraggia a continuare le loro vendette. Vi assicuro che la maggioranza di noi musulmani sputiamo su quei bastardi della Séléka che non sono nemmeno dei nostri ma delle bestie ciadiane e sudanese che hanno rinnegato il Corano”. Conclude Mohamoud A. Uno dei principali comandanti di queste milizie cristiane, l’ex caporale Arsene detto Rambo, ha installato il quartiere operativo presso una scuola nel quartiere Boeing, a Bangui, che funge anche come luogo di addestramento, che si trova nelle prossimità di un posto di blocco tenuto dai soldati francesi. Un campo militare provvisorio installato da queste milizie si trova a meno di cinque km, dall'aeroporto internazionale. Pur essendo a conoscenza della sua presenza i soldati francesi non sono intervenuti per disarmare i miliziani e smantellare il campo operativo da cui partono gli attacchi ai quartieri mussulmani della capitale. Lo stesso Rambo è stato visto domenica 15 dicembre girare su un veicolo pieno di ex militari fedeli al ex Presidente Bozize, intento ad ispezionare le sue truppe presso il fiume M’Poko. Secondo testimoni oculari ai posti di blocco i soldati francesi si sono limitati ad aprire le barriere al suo passaggio. Il Caporale Arsene – Rambo è il leader di un improvvisato movimento di autodifesa, il MRFACP (Movimento di Rivolta delle Forze Armate Centroafricane per il Popolo). Assieme ad un caporale di cui si conosce sono il nome di battaglia (Cuor di Leone), coordina le milizie cristiane operanti nella capitale e ha come obiettivo «far partire il Presidente Musulmano Djotodia e i suoi terroristi». Per Rambo e Cuor di Leone tutti i centroafricani musulmani sono da considerare terroristi. «Vogliamo ripulire il paese da tutti i musulmani», ha affermato pubblicamente Rambo due giorni fa. Cuor di Leone e Rambo rappresentano l’alleanza tra le milizie cristiane e gli ex soldati rimasti fedeli al Presidente Bozize, vittima della ribellione nel dicembre 2012 e attualmente in dorato esilio in Francia. "Non possiamo affermare che i soldati francesi partecipano «Drian nega le accuse di proteggere le milizie cristiane affermando che i soldati francesi rimangono imparziali e sono consapevoli del compito di proteggere tutta la popolazione. »La Francia non è nella Repubblica Centro Africana per salvaguardare I propri interessi ma per difendere la dignità umana», ha affermato il Presidente Hollande. Affermazioni che rischiano di non essere credibili. La Francia ha una lunga storia di supporto ai dittatori del Centroafrica iniziando dal pazzo di Bokassa, l’Imperatore.

Contrariamente ai luoghi comuni è la popolazione Centroafricana e non il Paese ad essere povero. In Centroafrica vi sono importanti e ricchissimi giacimenti di diamanti, uranio, oro a cui si deve aggiungere grandi riserve di legno pregiato e un suolo fertilissimo idoneo per l’agricoltura. I diamanti rappresentano il 55% delle esportazioni. Il 48% della produzione viene dirottata sul mercato nero grazie all’opera di imprenditori-avventurieri francesi e belgi. Anche se gli investimenti francesi nel Paese sono relativamente piccoli rispetto a quelli Belgi e cinesi, sono da considerare geopoliticamente importanti. La Repubblica Centroafricana detiene minerali estremamente importanti per l’industria francese della alta tecnologia. Le sue miniere di uranio, controllate dalla multinazionale francese Averna, rappresentano il 32% della produzione di energia delle centrali atomiche francesi ed è secondo di importanza solo ai giacimenti del Niger, sempre controllati da Averna. Se la produzione di uranio dal Centroafrica dovesse essere sospesa la Francia registrerebbe un calo del 32% sulla produzione energetica nazionale. “Il Centroafrica rappresenta anche una base logistica per le multinazionali francesi che fanno convergere il petrolio dal Ciad e i minerali dal Congo. L’uranio centroafricano é strategico per assicurare alla Francia la sua indipendenza energetica assicurata dalle centrali nucleari”, afferma il ricercatore Roland Gosselin. Petrolio e minerali provenienti dai vicini paesi vengono inviati in Francia utilizzando il porto fluviale di Bangui. Le operazione logistiche sono attuate dalla multinazionale francese Bolloré. Le testimonianze riportate alla comunità musulmana francese e alla diaspora centroafricana in Uganda, sono ormai troppe per poterle confutare o relegarle nelle teorie del complotto. Troppi indizi stanno portando a pensare che la Francia abbia adottato in Centroafrica la “Tattica Ruandese”. Nel 1994 la Francia intervenne con la scusa umanitaria nel Rwanda in pieno genocidio solo per proteggere l’esercito e le milizie genocidarie. L’intervento francese in Centroafrica è stato preceduto da una campagna mediatica del Governo Francese tesa a far credere che nel Paese vi fosse in atto un genocidio perpetuato dai Séléka contro la popolazione cristiana. In realtà le violenze perpetuate contro i cristiani non rientravano in un piano genocidario come quello nazista in Europa o quello del Hutupower in Rwanda.

Le dichiarazioni di disarmo, protezione civile e ripristino dell’ordine da parte dell’esercito francese contrastano con le prove sul terreno dove le milizie cristiane sono libere di agire, alimentando una spirare di guerra religiosa. Se esse sono ormai la legge nella capitale, la componente musulmana dei Séléka e i mercenari ciadiani e sudanesi stanno compiendo massacri all’interno del paese che rimane in loro controllo. A Bangui anche l’etnia nomade mussulmana Peuls è divenuta il target delle milizie cristiane. La maggioranza delle truppe francesi inviate in Centroafrica è composta da soldati con simpatie di estrema destra, sopratutto nel reparti di paracadutisti. Sulle loro uniformi sono cuciti stemmi e slogan nazisti. 'Meine Ehre Heisst Treeue' (il mio onore è la lealtà) motto dells Waffen SS è presente sulla maggioranza delle divise dei paracadutisti, lo riporta il quotidiani inglese 'The Guardian'. Esternazioni di ideologia naziste sono state confermate dalle foto comparse giorni fa nelle pagine facebook di alcuni alti ufficiali francesi impegnati nelle operazioni nel Paese africano. Foto ora cancellate dopo la rivelazione del quotidiano inglese. Questi reparti simpattizzanti del nazismo sono gli stessi impiegati nelle operazioni in Mali dove la popolazione del nord ha inoltrato accuse inascoltate relative a gravi violazioni dei diritti umani compiuti da queste truppe d’élite. Scandalosa fu la fotografia scattata nel 2008 in Mali di un paracadutista francese in posa con il saluto di Hitler e la bandiera della svastica stretta orgogliosamente tra le mani. Nel frattempo che i sospetti di complicità delle truppe francesi con le milizie cristiane aumentano, si sta assistendo ad un pericolosissimo gioco a Risiko riguardante le truppe africane che compongono la forza di pace in sostegno all’intervento francese.

Gli Stati Uniti pur finanziando l’operazione con 100 milioni di dollari, ha insistito affinché un contingente di 1000 soldati rwandesi partecipasse alla forza di pace in Centroafrica. Il contingente che sta giungendo da Kigali si affianca al contingente ugandese presente nel paese che non rientra nella missione di pace, forte di 4.000 uomini. L’esercito ugandese controlla una importante parte del territorio nazionale. Da parte francese l’Eliseo ha inserito un contingente burundese e un contingente della Repubblica Democratica del Congo, per controbilanciare la presenza di forze considerate da Parigi 'avverse'. Come il contingente ruandese potrà collaborare con quello congolese rimane un mistero. Sempre nel tentativo di controbilanciare la presenza di contingenti africani ostili la Francia sta cercando di convincere altri Stati Europei ad inviare truppe. «Qualche Paese Europeo invieráa le sue truppe in supporto della missone Franco-Africana in Centro Africa», ha affermato il Ministro degli Esteri Laurent Fabius, senza specificare i nomi dei paesi. L’intervento francese in Centroafrica rischia di aggiungere tensioni e pericoli di scontri tra gli eserciti dei Paesi regionali alla già delicata situazione della Regione dei Grandi Laghi caratterizzata dal conflitto all’est del Congo e dalla guerra etnica in Sud Sudan. Se le violenze delle milizie cristiane non verranno fermate il paventato genocidio si trasformerà in realtà. - See more at: http://www.lindro.it/politica/2013-12-23/113220-repubblica-centroafricana-la-guerra-santa-francese#sthash.1KR6cMBz.dpuf

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