mercoledì 5 febbraio 2014

Di seguito la lettera aperta inviata dal presidente Antonio Di Pietro al presidente del Senato Pietro Grasso.

“Egr. Presidente Grasso, come Lei certamente saprà, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, in data 7 maggio 2013, ha richiesto al Giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale, di emettere il decreto che dispone il giudizio nei confronti degli imputati Berlusconi Silvio, Lavitola Valter e De Gregorio Sergio per il delitto previsto e punito dagli artt. 110, 319, 321 c.p.. La medesima Procura, inoltre, nella propria richiesta ha anche identificato come persona offesa proprio il Senato della Repubblica da Lei oggi presieduto”. (all. n.1). Inizia cosi la lettera aperta che il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha pubblicato sul suo blog e che ha indirizzato oggi al presidente del Senato, Pietro Grasso, nella quale chiede al Senato di costituirsi parte civile nel processo sulla compravendita dei parlamentari a carico di Silvio Berlusconi e Valter Lavitola. “A seguito, poi, della sopra citata richiesta di rinvio a giudizio – prosegue Di Pietro - il GUP in data 23 ottobre 2013, all’esito dell’udienza preliminare, con decreto ex art. 429 c.p.p., dopo aver anch’esso identificato nel Senato della Repubblica la persona offesa, ha disposto il rinvio a giudizio degli imputati Berlusconi Silvio e Lavitola Valter per il “delitto previsto e punito dagli artt. 110, 319, 321 c.p., perché in concorso fra loro Berlusconi Silvio quale istigatore prima ed autore materiale poi, nella sua posizione di leader dello schieramento di centro-destra, all'epoca all'opposizione del Governo presieduto da Romano Prodi, operando in esecuzione di una più ampia e deliberata strategia politica di erosione della ridotta maggioranza numerica che sosteneva l'Esecutivo in carica, strategia denominata convenzionalmente "Operazione Libertà" e tesa ad assicurarsi il passaggio al proprio schieramento del  maggior numero di senatori quelli che avevano votato la fiducia al predetto esecutivo Prodi, Lavitola Valter quale intermediario e autore materiale di specifiche e plurime consegne di denaro in contanti, al fine di orientare e comunque pilotare le manifestazioni di voto parlamentare del senatore De Gregorio Sergio, pubblico ufficiale in quanto eletto senatore nelle liste dell'Italia dei Valori e sostenitore del Governo Prodi – costituendosi in tal modo in capo allo stesso un illecito mandato imperativo contrario al libero esercizio del voto previsto dall’art. 67 della Costituzione e quindi contrario ai doveri di ufficio – promettevano, prima, e consegnavano, poi, al predetto pubblico ufficiale la somma di danaro di complessivi tre milioni di euro - somma in concreto poi erogata per euro un milione sotto forma simulata e mascherata di contributo partitico, mediante bonifici bancari e per i restanti due milioni in modo occulto ed "in nero'', comunque mediante frazionate consegne in contanti ad opera del predetto Lavitola - somme tutte intenzionalmente erogate in modo dilazionato e cadenzato nel tempo, in modo da assicurarsi l'effettivo e progressivo rispetto del patto illecito intercorso e versate quale corrispettivo delle promesse manifestazioni di voto contrarie alle proposte della maggioranza di governo, condotte promesse dal predetto senatore De Gregorio ed in concreto ed effettivamente poste in essere, tra le altre, nelle sedute del Senato della Repubblica del 2/8/2007 n. 263, 20/12/2007 n. 272, 21/12/2007 n. 273, 24/1/2008 n. 280. Reato accertato e consumato in Napoli fino al 31 marzo 2008”(all. n. 2).
“Sempre nella medesima data -  23 ottobre 2013 – spiega Di Pietro - in cui è stato adottato il sopracitato decreto di rinvio a giudizio, il Tribunale di Napoli, a seguito della richiesta di definizione del procedimento con le forme del patteggiamento avanzata dal coimputato Sergio De Gregorio, ha pronunciato nei confronti di quest’ultimo sentenza di condanna alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione nella quale si afferma a chiare lettere che è stato accertato: “che l’allora senatore De Gregorio, nella qualità di pubblico ufficiale, aveva ricevuto, da parte di Berlusconi e per il tramite di Lavitola cospicue erogazioni di denaro in cambio del compimento di atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, tali dovendosi intendere le votazioni contrarie alle proposte provenienti dallo schieramento politico di maggioranza, cui egli apparteneva e nelle cui fila era stato eletto”. (all. n. 3)

            “Alla luce di quanto sin qui precisato – conclude Di Pietro - considerato che nei confronti dei coimputati Berlusconi Silvio e Lavitola Valter, il giorno 11 febbraio 2014, si terrà la prima udienza del dibattimento, Le chiedo formalmente che, nella Sua qualità di Presidente del Senato della Repubblica, voglia far si che quest’ultimo, già individuato dalla Procura e dal Tribunale di Napoli come persona offesa, si costituisca parte civile nel suindicato processo. Ossequi”.



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