mercoledì 25 giugno 2014

IRAQ IL POINT DELLA SITUAZIONE

I jihadisti sunniti dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) stanno rapidamente diventando sempre più forti, accumulando armi, combattenti e fondi nella loro offensiva in Iraq. 

Secondo il funzionario Usa, l'Isil conterebbe circa 10.000 combattenti, di cui tra i 3.000 e i 5.000 di nazionalità straniera, ma si sarebbe rafforzato grazie alle alleanze strette con le comunità sunnite irachene avverse al premier sciita Nouri al Maliki. Isis e al Nusra hanno raggiunto un accordo temporaneo per combattere i lealisti iracheni e siriani a ridosso della frontiera. 

Dopo un anno di aperta rivalità, l'ala siriana di al Qaida e miliziani qaedisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante hanno deciso di unirsi, almeno temporaneamente, in una località a ridosso del confine siro-iracheno.

Sia al Nusra che l'Isis esprimono un'ideologia qaedista ma per mesi i due gruppi si sono combattuti a vicenda, con i primi che hanno a più riprese accusato i secondi di servire di fatto gli interessi del regime siriano del presidente Bashar al Assad. "La caduta di Mosul (in mano ai militanti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante, ndr) e' la quintessenza del fallimento della della politica estera turca degli ultimi quattro anni", Il premier iracheno sciita Nuri al Maliki respinge l'idea di dar vita a un governo di unità nazionale, come richiesto dagli Stati Uniti e dalla più importante autorità sciita irachena, l'Ayatollah Ali Sistani.

Iran invia droni e forniture militari L'Iran sta conducendo in territorio iracheno voli di ricognizione e sorveglianza con l'utilizzo di droni e sta fornendo tonnellate di equipaggiamenti e assistenza militare all'Iraq, dove Teheran ha inoltre inviato un'unita' speciale per intercettare le telecomunicazioni e fornire informazioni di intelligence alle autorita' irachene.

Una serie di raid aerei condotti dall'aviazione siriana in varie zone della provincia irachena di al Anbar, dove nei giorni scorsi sono dilagate le milizia jihadiste. 

In pratica i delettantio strateghi Usa avevano previsto un stato esteso un area geograicia suddivisa in tante zone che comprendeva parte della Siria, Turchia e Iran al fine di rendere tutta l'area debole e sotto controllo in verita' le carte stanno saltando e esiste il serio rischio di trovarsi in uno stato sciita e islamico forte che produrra' terrorismo e tante altre gravi conseguenze. In questa sconfinata guerra i sunniti, ovvero i seguaci della Sunna (la consuetudine), costituiscono la corrente ortodossa e maggioritaria. 

Mentre gli sciiti (il cui nome deriva dall’espressione abbreviata “fazione di Alì”) sono nettamente inferiori di numero: fatto cento il numero di musulmani, la proporzione è almeno di settanta-trenta a favore dei sunniti.

 La divisione ebbe origine in seguito alla morte di Maometto, nel 632 d.C., quando i fedeli si contesero l’eredità religiosa e politica tra Abu Bakr, amico e padre della moglie di Maometto, ed Alì, cugino e genero del Profeta. Una discordanza che non si sarebbe mai del tutto sopita, né a livello teologico né politico. Devoti alla tradizione, secondo i sunniti l’eredità e la guida dell’Islam spettano a coloro che seguono gli insegnamenti di Maometto, senza particolari legami di sangue.

 Al contrario, gli sciiti hanno sempre ritenuto che il successore di Maometto dovesse essere necessariamente un consanguineo del Profeta. In Iran lo sciismo è al potere e sostiene il regime siriano con uomini e mezzi. 

Qatar e Arabia Saudita sono, invece, i Paesi sunniti che finanziano maggiormente la “Guerra dei Trent’anni”.

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