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lunedì 13 ottobre 2014

Lo Sviluppo Economico dell'Italia e dell'Europa passa dal modello Cinese il modello Europeo ed Usa e' superato di Remo Pulcini

Il Verdetto e' semplice, secco e supportato dalla prova dei fatti, il Modello Europeo proposto da Draghi e dagli economisti Europei e Statunitensi e' superato, obsoleto e fallimentare.

Oggi dai premi Nobel dell'Economia passando ai Professori Universitari e Banchieri Occidentali stanno propinando un sistema Economico Occidentale che ha Ucciso il Popolo Sovrano creando un deserto di sviluppo economico devastato dalla sofferenze e poverta' dei Popoli Occidentali.

Il vero modello di successo e la migliore applicazione del sistema Globalizzato, Libertario e Occidentale e' quello Cinese.

Il Sistema Cinese e' quello che dovrebbe applicare Italia ed e' quello che dimostra come Italia sia un Paese finito devastato da una Classe Dirigente indegna e colpevole del disastro attuale.

La Classe Politica attuale al servizio delle Lobby e Massoneria non riuscira' a salvare il Paese lanciato in una lunga agonia fatta di Default.

Il sistema Cinese e' di facile applicazione anche in Italia ma allo stato attuale e' la dimostrazione di come Italia sia lontano anni luce da una simile organizzazione.

Con un sistema scolastico e universitario parassitario e obsoleto non esite possibilita' per Italia di realizzare imprese tecnologiche innovative.

Un sistema fatto da precariato e dal continuo equilibrismo tra crisi, default e una miriade di  tasse e leggi hanno fatto diventare il Paese un olezzo per gli investitori stranieri da cui stare lontani.

Per finire su un sistema non meritocratico e infrastrutturale rimasto indietro anni luce rispetto al Mondo il quadro e' completo.

ITALIA non puo' salvarsi, Italia non ha un briciolo di speranza di poter ritornare ad essere una Nazione normale perche' la direzione presa e' divergente rispetto al sistema Cinese di Sviluppo.

Non basteranno le Riforme delle Lobby e abolizione dell'Art.18 di Renzi per salvare il Paese che sara' destinato ad un fallimento totale.

Eppure le cose da fare erano poche e semplici bastava scopiazzare dai Cinesi ed un pizzico di buon senso.

Prima di ogni iniziativa serve al Paese un corso accellerato di 10 anni in Educazione Civica ed amore per la Nazione.

La performance cinese è il risultato di tre sforzi congiunti: 

da una parte l’aumento dei finanziamenti pubblici ai laboratori di ricerca scientifica delle università;

dall’altra una politica che incentiva le multinazionali straniere a investire per aprire non solo fabbriche, ma anche centri di ricerca. 
La Cina è una delle economie più aperte tra i Paesi emergenti. Le multinazionali estere e le joint ventures tra imprese straniere e cinesi generano il 30% di tutta la produzione manifatturiera; il 60% del loro prodotto è rivenduto sul mercato interno, a riprova che la Cina non è solo export oriented e che la sua capacità di attirare le multinazionali è legata all’opportunità del suo mercato interno.

Sviluppo infrastrutturale e lotta alla corruzione
 
Il sorpasso della Cina sul Giappone e sui Paesi europei nella ricerca è il frutto di un’attenzione che la classe dirigente di Pechino dedica a questo obiettivo:
trasformare il Paese da ‘fabbrica del mondo’ a superpotenza tecnico-scientifica. Dalle nanotecnologie alla genomica, le autorità di governo hanno incoraggiato le università di eccellenza a misurarsi con le migliori istituzioni accademiche occidentali.

 Un aspetto rilevante per l’impatto della crescita economica cinese sul resto del mondo è l’aumento degli investimenti esteri della Repubblica popolare, in particolare investimenti compiuti da aziende di Stato e fondi sovrani che hanno acquisito partecipazioni azionarie in imprese straniere.

La politica estera cinese è guidata dall’imperativo energetico, e lo è con un approccio particolare: Pechino attraverso la sua industria petrolifera di Stato si accaparra giacimenti stranieri, ‘blindandoli’ con contratti di fornitura a lungo termine in cambio di investimenti cinesi nelle infrastrutture locali. Dall’Irān al Sudan, dall’Angola all’America Latina, così come in molti Paesi del Sud-Est asiatico,

 Un capitalismo un po’ meno selvaggio, con un’inflessione socialdemocratica che redistribuisce qualcosa anche agli operai poveri, ai contadini.

Secondo la banca dati Internet world stats, nel 2008 i cinesi che hanno usato Internet hanno superato per numero gli utenti americani. La popolazione digitale cinese ha raggiunto nel giugno 2008 un totale di 258,1 milioni (comprendendo Hong Kong e Macao), contro 220,1 milioni negli Stati Uniti.

 La Cina è diversa. Non solo non ha ostacolato l’avvento di Internet: lo ha incoraggiato.

La base di consenso reale che i dirigenti comunisti hanno nel Paese poggia su due pilastri: da una parte la crescita economica, dall’altra il nazionalismo.Classe dirigente anche di partito nuova e che viene cambiata sebbene sotto il controllo centrale sulla base del merito e dei riusltati.

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