mercoledì 28 gennaio 2015

SUD e Sicilia ormai da tempo destinati a morire diventando una latrina dell'Europa i numeri sono eloquenti

Di fronte all’emergenza sociale con il crollo occupazionale e a quella produttiva, con il rischio di desertificazione industriale.

 Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013), non fare figli (continuano nel 2013 a esserci più morti che nati), impoverirsi (+40% di famiglie povere nell'ultimo anno) perché manca il lavoro (al Sud perso l'80% dei posti di lavoro nazionali tra il primo trimestre del 2013 e del 2014); 

l'industria continua a soffrire di più (-53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti); i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13% in cinque anni; gli occupati arrivano a 5,8 milioni, il valore più basso dal 1977 e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5% invece che il 19,7%. 

 Secondo stime SVIMEZ aggiornate a settembre 2014, nel 2013 il Pil italiano dovrebbe calare dell'1,9%, quale risultato del -1,4% del Centro-Nord e del -3,5% del Sud. Se confermate, queste previsioni portano a otto gli anni consecutivi nei quali il Pil meridionale è stato negativo, con un crollo dei redditi al Sud del 15% tra il 2008 e il 2013 e una perdita di posti di lavoro dal 2008 al 2015 di circa 800mila persone. 

 Dal 2007 al 2013 negative tutte le regioni italiane - Guardando agli anni della crisi, dal 2007 al 2013, profonde difficoltà restano soprattutto in Basilicata e Molise, che segnano cali cumulati superiori al 16%, accanto alla Puglia (-14,3%), la Sicilia (-14,6%) e la Calabria (-13,3%). 

Gli investimenti – Anche nel 2013 gli investimenti fissi lordi hanno segnato una caduta maggiore al Sud rispetto al Centro-Nord: -5,2% rispetto a -4,6%. Dal 2008 al 2013 in più sono crollati del 33% nel Mezzogiorno e del 24,5% nel Centro-Nord. Nel Sud, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi. Nel solo 2013 sono andati persi 478mila posti di lavoro in Italia, di cui 282mila al Sud.

Insomma il quadro che ne esce e' desolante e incredibilmente tragico, un Italia divisa fisicamente in due non piu' recuperabile specie da questa classe politica e dirigenziale.

SUD e nel particolare Sicilia e Calabria con un crollo di tutto:

1) Disoccupazione
2) Investimenti
3) Sviluppo Industriale
4) logistica
5) consumi
6) patrimonio
7) pil
8) dramma disoccupazione femminile
9) desertificazione umana per emigrazione
10) Un Sud sempre piu' povero.

UNA DOMANDA E' DA PORRE AL POPOLO DEL SUD E SICILIANO, come e' possibile che difronte a questo disastro che uccide il nostro ed il futuro dei nostri figli si possa ancora sostenere questa Classe Politica e Dirigenziale.

Voglio ricordare vari nomi che si sono succeduti alla Presidenza di Regioni come la Sicilia, Calabria e la Campania quasi sempre indagati o arrestati.

Questi nomi rappresentano solamente la punta di Iceberg perchè di fatto molti attori politici di questo fallimentare disastro rimangono saldamente in carica o riciclati nei vari rivoli di incarichi in settori delicati senza riuscire a produrre nulla se non disastri.

Persone che non solo spesso fanno danni per dolo ma anche per incapacità recano un danno inimmaginabile a tutti noi.

Ricordo Iervolino, Cuffaro, Lombardo, Bassolino. Scopelliti etc etc.

La conclusione e' semplice il SUD e' morto da tempo per mano del popolo meridionale ed in particolare la Sicilia.

Sicilia che continua nel disastro generale di Crocetta che in tre rimpasti ha cambiato tre ragionieri dello stato e che sta rifinanziando il debito del debito.

Basterebbe pensare che la Germania quando si e' riunificata in appena 10 anni ha colmato il gap che esisteva tra Land provenienti dall'Est ed adesso ha una florida economia.

Remo

Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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