venerdì 20 febbraio 2015

LA SICILIA CROCETTIANA DEL DEFAULT. "Comandare e meglio che fottere, ma senza responsabilita' e' meglio ancora." di Remo Pulcini

E' importante che il cittadino Italiano ed in particolare quello Siciliano capisca che questa classe politica, passata ed attuale non ha mutato il suo mudus operandi:

"Comandare e' meglio che fottere, specie se comandare non presuppone nessun impegno di responsabilita' verso la propria terra ed i propri cittadini nella consapevolezza che tanto centinaia di anni di cattiva gestione politica non cambieranno il comportamento del popolo che sara' sempre asservito ed ammiccante al sistema"

Tuttavia oggi bisogna capire, conoscere e comprendere quali sono i numeri e le conseguenze che gravano su ogni cittadino Siciliano per colpa di questa politica e dell'ascarismo verso Roma.

La ciliegina sulla torta di questo disastro Siciliano passa dalla trivellazione del proprio territorio all'interruzione della continuita' territoriale del territorio ad opera di una Azienda privata come Rfi che con la complicita' del Governo Romano e di tanti Ministri e politici Siciliani hanno di fatto compiuto l'ultimo stupro di questa bellissima terra.

Analizzando i dati ufficiali della Corte dei Conti vi anticipo che se vi fosse senso di responsabilita' e consapevolezza del proprio ruolo Ars dovrebbe andare a casa con in testa il Presidente della rivoluzione fallita Crocetta.

Ma purtroppo siamo in Italia ed ancor perggio in Sicilia dove tutto e' possibile.

La situazione Siciliana e' disastrosa e sicuramente non servirebbero i numeri della Corte dei Conti per rendersene conto basterebbe farsi un giro nella nostra terra per redersene conto.

La flessione sull’andamento del prodotto interno lordo del 2,5 er cento. In termini reali, negli ultimi sei anni, gli effetti della crisi hanno generato una perdita di oltre il 14 per cento di PIL, sensibilmente superiore a quella rilevata a livello nazionale (-8%).

Il saldo tra entrate e spese correnti (il c.d. risparmio pubblico), invece, espone un valore negativo di 248 milioni di euro, anche se più contenuto rispetto al risultato dell’esercizio precedente, che riportava un esito negativo di 1.099 milioni di euro.

Al 31 dicembre 2013, il debito complessivo della Regione siciliana ammontava a complessivi 5.394 milioni di euro (di cui 5.143 a proprio carico e 251 da rimborsare dallo Stato) in lieve flessione rispetto al precedente anno 2012 (5.683 milioni di euro).

 Il miglioramento della situazione debitoria, tuttavia, è solo apparente e di natura contingente, in quanto conseguenza del disallineamento temporale tra l’accensione dei due nuovi prestiti per complessivi 373 milioni di euro (rispettivamente 227 e 146 milioni), stipulati con la Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. nell’anno 2013, la cui erogazione è stata rinviata al successivo anno 2014, con ammortamento a partire dal 2015.

Per il conseguimento di questo obiettivo appare necessario un rigoroso, per certi aspetti anche coraggioso, ridimensionamento della spesa corrente, mediante una decisa opera di riperimetrazione dei confini dell’azione pubblica regionale, non ritenendosi sufficienti a garantire gli equilibri dei conti pubblici le misure finora adottate per il contenimento della tendenza espansiva della spesa.

Il rischio di un ulteriore rallentamento dell’economia siciliana richiede la scelta di misure strategiche mirate al rilancio della crescita e dello sviluppo, accompagnate da iniziative rivolte al settore degli interventi nel campo sociale e dei servizi ai cittadini, da finanziare anche con le risorse reperite sul versante della spesa corrente e dirottate a quella in conto capitale, che attualmente è allocata a livelli inadeguati rispetto alla necessità di
sostegno della crescita.

Deve inoltre essere evidenziato, come anche per l’esercizio in corso, la legge di stabilità è stata oggetto di impugnazione da parte del Commissario dello Stato, che ha prospettato numerose censure di costituzionalità con riferimento a diverse norme contenute nel testo della legge in questione.

In conclusione, la Corte ritiene di dover ribadire la necessità di una modifica strutturale alle norme di contabilità regionale, in conformità ai rigidi precetti costituzionali in materia di equilibri di bilancio e alle regole del coordinamento dettate dal legislatore statale al fine di consentire il reale e costante monitoraggio dei principali saldi di finanza pubblica.

Il residuo debito complessivo della Regione Siciliana al 31 dicembre 2013 è pari a 5.394 milioni di euro di cui 5.143 milioni di euro a proprio carico e la restante parte di 251 milioni di euro interamente rimborsata dallo Stato, anche se formalmente a carico della Regione.

Resta preoccupante il livello del debito pro capite che, dai 438 euro fatti registrare nel 2007, raggiunge nel 2013 l’importo di 1.028,7 euro.

I rating assegnati alla Regione siciliana, sostanzialmente positivi fino al 2010, hanno subito un declassamento a partire dal 2011, con un outlook che, nel 2013, risulta ancora negativo.

Le operazioni in derivati presentano ampi profili di spiccata aleatorietà, in grado di pregiudicare il complesso delle risorse finanziarie pubbliche utilizzabili per il raggiungimento di finalità di generale interesse per la collettività.

La Regione Siciliana e The Royal Bank of Scotland hanno stipulato accordi capestro ai danni dei Siciliani.

Dal 2008 in poi si sono registrati più consistenti flussi  negativi, con tendenza al progressivo peggioramento, fino ad arrivare al 2013, esercizio in cui i differenziali negativi hanno superato i benefici finanziari inizialmente ottenuti dalla Regione.

Si registra complessivamente un’inversione di tendenza nell’organizzazione interna dei Dipartimenti, atteso che alla data del 31 dicembre 2013 esistevano 71 aree e 404 servizi per un totale di 475 strutture intermedie; alla fine dell’anno precedente, invece, le aree erano 68 e i servizi 435 per un totale di 503 strutture. Dal confronto emerge una riduzione di 28 strutture. Occorre però precisare che nel periodo in esame sono stati operativi pure diversi Uffici speciali.

L’organizzazione della Regione siciliana è tuttora caratterizzata dalla presenza di un numero notevole di dirigenti.


A fronte di un contributo finanziario su tutti i programmi (FESR, FSE e PSR) di 8.164 milioni di euro, sono stati certificati appena 3.911 milioni, cifra che corrisponde ad appena il 47,90 per cento dell’intera dotazione finanziaria.

Significativo è il fatto che, a giugno 2013, il FESR registrava una spesa del 27 per cento sul totale della dotazione finanziaria e ciò a soli 30 mesi dalla data di chiusura del Programma e a distanza di 66 mesi dal suo avvio.

L’Asse 1 è quello che ha sostenuto maggiormente la crescita del PO (reti e collegamenti per la mobilità) in quanto vi si concentrano i grandi progetti per la mobilità afferenti la rete viaria primaria e secondaria. Tali interventi incidono per una percentuale consistente (circa 1 miliardo e 700 milioni di euro) assicurando quella funzione di “massa critica” che i Fondi Strutturali devono necessariamente mantenere per l’effettiva incisività
della loro azione. Infatti, una delle criticità più ricorrenti nei Programmi Operativi consiste proprio nella frammentarietà e nella dispersività degli interventi.

In pratica cosìm come per Italia nessun intervento strutturale e' stato fatto dal Governo Crocetta e dai deputati dell'Ars.

Ogni siciliano presenta un debito procapite di 5000 euro, sono stati venduti i beni immobiliari piu' belli della Sicilia che non e' piu' proprietaria, la macchina amministrativa rimane un molosso inamovibile, il territorio e' stato svenduto alla trivellazione selvaggia, i fonsi Europei non sono mai arrivati pur avendo 3 dipartimenti che se ne occupavano e un Presidente che vantava la rivolzione e pur essendo stato un Parlamentare Europeo.

Per esempio perche' non dare uno smacco al Governo Romano utilizzando parte dei soldi Europei destinati alle infrastrutture siciliane per creare una compagnia privata Siciliana nella gestione della continuita' territoriale e del traghettamento dello stretto ?

Molto si potrebbe fare ed invece ci si impegna a fare le rivoluzioni false e della mediocrita' della poltrona possibile che questa terra non possa riunire le migliori forze per cambiare e puntare tutti verso un obiettivo superiore che e' la Sicilia ?

I Siciliani devono comunque sapere che questi debiti fatti dalla cattiva gestione comunque vengono pagati da loro con aumenti IRAP e IRPEF

Risultato un bilancio dal quale mancherebbe la cifra-choc di un miliardo che il Fantozziano Renzi ed lo sloganista Corcetta intendono risolvere con un Mutuo per tenere la poltrona poi ci pensera' il Prossimo Presidente a prendersela nel culo ...

Dal  antimafia a Zichichi, dal caos della burocrazia e il potere del cerchio magico, la "e" di Economia e la "f" di Formazione. Insieme alle Province fantasma e alla Sanità ferma, ai 34 assessori e ai casi Humanitas e Sicilia e-Servizi il fallimento di Crocetta che sta facendo affossare la Sicilia.


A voi la piena riflessione.

Il testo dell'impugnativa del Commissario Aronica
http://ilmattinodisicilia.it/finanziaria-ars-il-testo-dellimpugnativa-del-commissario-aronica/




Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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