giovedì 5 febbraio 2015

LE MINACCE ALL'ITALIA DALL'ISIS SU WIKILAO IN QUESTA FOTO

fonte WIKILAO

Certo, perlomeno al momento, viene ritenuto più che altro un wishful thinking, ma un piano esplicitato in un documento programmatico che l'ISIS fa circolare online (e intitolato The Islamic State 2015) preoccupa l'intelligence per "nuove e più gravi specifiche minacce all'Italia" che vi sono contenute. E, come viene spiegato ricalcando le parole del ministro dell'Interno Angelino Alfano, "non va sottovalutato alcun segnale di pericolo". 
 
Il testo degli islamisti - un aggiornamento molto arricchito "e più raffinato" di una specie di  primo e-book diffuso lo scorso anno - è lungo cento pagine ed è scritto prevalentemente in un inglese non perfetto, sebbene si ipotizzi che gli estensori siano "persone in possesso di cittadinanza occidentale" passate con Abu Bakr al-Baghdadi. Di certo è stato elaborato per volere dei vertici stessi dell'ISIS.
 
Il documento, "di chiaro stampo propagandistico", contiene le istruzioni per raggiungere i campi di combattimento dello scacchiere siro-iracheno. Si presume sia stato concepito prevalentemente "per popolare il sedicente Stato islamico di nuovi combattenti" e "per contrastare gli sforzi anti-foreign fighters che si andranno a mettere in campo anche sul piano della narrative".
 
Nelle pagine conclusive vi si prefigura un attacco all'Europa, una volta sconfitti "i persiani iraniani" (riferimento agli sciiti). "I tiranni del Maghreb islamico saranno battuti per il 2020" e "i mujaheddin tunisini, libici" e di altre località "si impossesseranno degli arsenali di quei dittatori", delle loro basi e dei loro razzi a lunga gittata.
 
"Ansar al Sharia in Libia e Al Qaeda nel Maghreb Islamico cominceranno a sparare missili verso il cuore dell'Europa, come vendetta per quanto patito dai loro fratelli in Siria", in quella che viene definita col termine Malhama, traducibile con l'espressione Grande guerra. 
 
Il documento - con tanto di illustrazione artigianale composta su una mappa di Google lavorata - prospetta un attacco da tre fronti con "l'accerchiamento dell'Europa" e la sua "cattura" da parte del "Califfato Islamico Globale": "da ovest (Spagna), dal centro (Italia, Roma) e da est (Turchia, Costantinopoli/Instabul)", come si legge nella didascalia della piantina. 
 
C'è anche una considerazione tecnica messa in evidenza e riguarda gli M-75 "usati da alcuni gruppi jihadisti oggi (da Hamas, per esempio)": "osserviamo che possono percorrere una distanza di 170 chilometri". "Se Al Qaeda nel Maghreb Islamico lanciasse missili dalla costa tunisina verso l'Italia la potrebbero raggiungere". L'obiettivo, poi, è ancora una volta indicato in Roma, il nome della quale, come d'altronde quello stesso del nostro Paese, è cerchiato in rosso.
 
Nel conflitto immaginato dal testo dell'ISIS arriverà anche il momento dell'ingresso di truppe di terra in Italia "per appoggiare i musulmani oppressi d'Europa (che saranno sottoposti a torture perché 'nemici interni')". 
 
Quanto alla Spagna: "anche dei Grad rudimentali possono essere lanciati dalla città marocchina di Rabat" per la "liberazione dell'Andalusia". "L'unica ragione per la quale Al Qaeda nel Maghreb Islamico non può farlo ora" è per la sua presenza limitata nell'area e per le difficoltà di far arrivare lì i razzi.
 
La battaglia, nella visione dell'ISIS, comprenderà tutto il Medio Oriente e tutta l'Europa al punto che - e qui ci sarebbe l'interpretazione di alcuni hadith - "gli uccelli non potranno sopravvivere, probabilmente per i missili che saranno lanciati in tutti i cieli del mondo musulmano ed europeo". 
 
Lo scenario di guerra può apparire irrealistico ma è preceduto da considerazioni precise e fattuali che lo rendono meno fantasioso.
 
"Sappiamo che Ansar Bayt al-Maqdis nel Sinai (adesso parte dello Stato Islamico) ha contrabbandato missili con Hamas in Palestina qualche anno fa. Quindi avranno dei canali per entrare in possesso di altri missili e per farli consegnare ad altri gruppi armati islamici. Sappiamo che anche Ansar al Sharia, a Bengasi, in Libia, ha preso dei razzi" dagli arsenali di Gheddafi. "La Tunisia è giusto accanto alla Libia e Al Qaeda nel Maghreb Islamico ha una sua presenza lì. Quando il confine tra Libia e Tunisia sarà crollato ci potrà essere una condivisione di missili".
 
Il testo riferisce anche di informazioni sulle scorte libiche di missili 9K52 Luna-M, dei quali si riporta anche il nome in codice NATO (FROG-7). E appunta: "non ci sono dubbi sul fatto che iraniani e sauditi abbiano missili più evoluti" sui quali lo Stato Islamico spera di mettere le mani. Riad prende la cosa seriamente, a quanto pare, anche perché scontri con reparti dell'ISIS al confine con l'Iraq sono già cominciati. Da alcune settimane - per volere delle autorità dell'Arabia Saudita - è in costruzione un muro di circa mille chilometri alla frontiera.
 

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