lunedì 15 giugno 2015

La Sicilia dal futuro negato chiude e torna a viaggiare a dorso d'Asino nel silenzio complice dell'Ars e dei Siciliani. Si torna alle strazzere dei Borboni che erano le super strade di una volta.

Bel servizio del quotidinano della Repubblica:

Non c'è solo il caso di Palermo e Catania separate a marzo dal crollo di un pilone. Ecco come si vive nell'isola con 5mila chilometri di asfalto inaccessibili sui 20mila totali

 

 "Autostrada Palermo-Catania, dal disastro emerge il paradosso: la viabilità interna è ferma ai Borbone"

 Nessun lampione, asfalto dissestato, niente aereatori in galleria, segnaletica inesistente: le strade secondarie dell'isola sono in condizioni pietose

In realtà, prima del crollo del viadotto Himera a destare particolari preoccupazioni alla Regione non era l’autostrada Palermo-Catania, che è gestita dall’Anas. A turbare i sonni di Palazzo d’Orleans era più che altro lo stato di salute della autostrada 20, quella che collega il capoluogo siciliano con Messina. Un’autostrada famosa, non solo perché è l’unica a pagamento sull’isola, ma soprattutto perché ci sono voluti 37 anni per costruirla. Inaugurata almeno quattro volte.

 La viabilità alternativa: le Regie Trazzere dei Borbone

Ieri è toccato alla Palermo-Catania, autostrada gestita dall’Anas. Ma tra un po’ sentiremo parlare anche delle autostrade gestite dalla Regione siciliana attraverso il Cas, il Consorzio autostrade siciliane, un ‘carrozzone’ regionale che gestisce le autostrade Palermo-Messina, la Messina-Catania e che sta realizzando (o quasi) l’autostrada Siracusa-Gela




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