giovedì 30 luglio 2015

ROMA E' UN DISASTRO, UN ABBISSO RISPETTO PARIGI,MADRID, LONDRA,BERLINO VERGOGNA

AVER FATTO GESTIRE ROMA A MARINO E COME AVER DATO UNA MACCHINA DA GUIDARE AD UN BAMBINO SENZA CHE SAPPIA COME SI PORTA UN AUTO

SVIMEZ, SUD ALLA DERIVA.



Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%); il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 15 anni fa; negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei meridionali guadagna meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord.

 
Questa la fotografia che emerge dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2015 presentate il 30 luglio 2015 a Roma.
I materiali disponibili
Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2015
Intervento e slides del Direttore Riccardo Padovani
Comunicato stampa

Roma, 30 luglio 2015 SVIMEZ, SUD ALLA DERIVA. PAESE SEMPRE PIU’ DIVISO E DISEGUALE Per il settimo anno consecutivo Pil del Mezzogiorno ancora negativo Divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ai livelli del Duemila Pil 2014 a -1,7% in Abruzzo, + 0,8% nel Friuli Vene zia Giulia Nel 2014 quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12mila euro annui La fotografia dell’economia del Mezzogiorno nel Rap porto SVIMEZ 2015 anticipato oggi Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola se mpre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è a ncora negativo (-1,3%); il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 15 anni fa; negli an ni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli inves timenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei meri dionali guadagna meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Questa la fotografia che emerge dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2015 presentate oggi a Roma. Pil e Mezzogiorno - In base a valutazioni SVIMEZ ne l 2014 il Pil è calato nel Mezzogiorno dell’1,3%, rallentando la caduta dell’anno precedente (-2,7%), con un calo superiore di oltre un punto percentuale rispetto al Centro-Nord (-0,2%) . Da rilevare che per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo , a testimonianza della permanente criticità dell’a rea. Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2014 è do vuto soprattutto ad una più sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gl i investimenti. Anche gli andamenti di lungo period o confermano un Paese spaccato e diseguale: negli anni di crisi 2008-2014 il Sud ha perso -13%, circa il doppio del pur importante -7,4% del Centro-Nord. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, tornando, con il 53,7%, ai livelli del 2000. La crisi nel 2014 si attenua nella maggior parte de lle regioni del Centro-Nord, molto meno in tutte quelle del Sud - A livello regionale nel 2014 segno negativo per quindici regioni italiane su venti; si distinguono soltanto le Marche quasi stazionarie (+ 0,1%), lo +0,3% dell’Emilia Romagna e del Trentino Alto Adige, +0,4% del Veneto. Miglior performance in assoluto a livello nazionale per il Friuli Venezia Giulia, +0,8%. Le regioni del Centro-Nord oscillano tra il -0,3% del Lazio e della Toscana e il -1-1% dell’Umbria. Piemonte e Valle d’Aosta segnano -0,7%. Nel Mezzogiorno la forbice resta compresa tra il -0,2% della Calabria e il -1,7% del l’Abruzzo, fanalino di coda nazionale . In posizione intermedia la Basilicata (-0,7%), il Moli se (-0,8%), la Campania (-1,2%). Giù anche la Sicil ia (-1,3%), e Puglia e Sardegna, allineate a -1,6%. Guardando agli anni della crisi, dal 2008 al 2014, anche se risultano negative tutte le regioni italiane , a eccezione dell’Umbria (-13,7%), delle Marche (-13 %) e del Piemonte (-12%), le perdite più pesanti sono al Sud, con profonde difficoltà in Puglia (-12 ,6%), Sicilia (-13,7%), Campania (-14,4%). Situazione ancora più negativa in Basilicata (-16,3 %) e Molise (-22,8%). Nel periodo 2001-2014 il Sud molto peggio della Gre cia – Dal 2001 al 2014 il tasso di crescita cumulato è stato + 15,7% in Germania, +21,4% in Spa gna, + 16,3% in Francia . Negativa la Grecia, con -1,7%, ma mai quanto il Sud, che, con -9,4% tir a giù al ribasso il dato nazionale (-1,1%), contro il +1,5% del Centro-Nord. Pil per abitante e divari storici – In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai regist rato dal 2000 in poi. In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro , risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. Nel 2014 la regione più ricca è stato il Trentino Alto Adige, con 37.665 euro, seguito dalle Valle d’Aosta (36.183), dalla Lombard ia (35.770), l’Emilia Romagna (33.107 euro) e il Lazio (30.750 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (22.927 euro); seguono la Sardegna (18.808), la Basilicata (18.230 euro), il Molise (18.222 euro), la Puglia (16.366), la Campan ia (16.335), la Sicilia (16.283). La regione più povera è la Calabria, con 15.807 euro. Il divario tra la regione più ricca, il Trentino Al to Adige, e la più povera, la Calabria, è stato nel 2014 pari a quasi 22mila euro . I consumi continuano a calare al Sud, mentre ripren dono a crescere nel resto del Paese – I consumi delle famiglie meridionali sono ancora sces i, continuando a ridursi nel 2014 dello 0,4%, a fronte di un aumento del +0,6% nelle regioni del Ce ntro-Nord . Qui si è registrato un recupero dei consumi di beni durevoli, con un aumento delle spes e per vestiario e calzature (+0,3%) e di altri “ben i e servizi”, categoria che racchiude i servizi per la cura della persona e le spese per l’istruzione (+0, 9%). In crescita nel Centro-Nord anche i consumi alimentari (+1%), a fronte della contrazione del Mezzogiorno (-0,3%). In generale nel 2014 i consumi pro capite delle famiglie del Mezzogiorno sono stati pari al 6 7% di quelli del Centro-Nord. Guardando invece agli anni di crisi 2008-2014, la caduta cumulata dei consumi delle famiglie ha superato nel Mezzogiorno i 13 punti percentuali (-13,2%), risultando di oltre due volte maggiore di quella registrata nel resto del Paese (-5,5%). In p articolare, negli anni 2008-2014 il calo cumulato d ella spesa è stato al Sud del -15,3% per i consumi alimentari , a fronte del -10,2% del Centro-Nord; e di ben il -16% per il vestiario e calzature, il doppio del re sto del Paes e (-8%). Significativo e preoccupante anche il crollo della spesa delle fami glie relativo agli altri “beni e servizi”, che racchiudono, come indicato, i servizi per la cura della persona e le spese per l’istruzione: -18 ,4% al Sud, oltre tre volte in più rispetto al Centro-Nord (-5,5%) Continua la caduta degli investimenti, specie al Su d – Anche nel 2014 gli investimenti fissi lord i hanno segnato una caduta maggiore al Sud rispetto a l Centro-Nord: -4% rispetto a -3,1%. Dal 2008 al 2014 sono crollati del 38% nel Mezzogiorno e del 27 % nel Centro-Nord , con una differenza tra le due ripartizioni di 11 punti percentuali. A livello settoriale, crollo epocale al Sud degli i nvestimenti dell’ industria in senso stretto , ridottisi dal 2008 al 2014 addirittura del 59,3%, oltre tre volte in più rispetto al già pesante calo del Centro-Nord (- 17,1%). Giù anche gli investimenti nelle costruzioni , con un calo cumulato del -47,4% al Sud e del - 55,4% al Centro-Nord; in agricoltura, (-38% al Sud , quasi quattro volte più del Centro-Nord, -10,8%). Quasi allineata nella crisi la dinamica dei servizi: -33% al Sud, -31% al Centro-Nord. Il crollo della spesa in conto capitale, a danno de l Sud - In tempi di spending review , è interessante rilevare che a livello nazionale dal 2001 al 2013 la spesa pubbl ica in conto capitale è diminuita di oltre 17,3 miliardi di euro , passando da 63,7 a 46,3 miliardi di euro. Fatto p ari a 100 il livello complessivo del 2001, nel 2013 la spesa è scesa al 72,2%, quale media tra l’80% del Centro-Nord e il 61% del Sud. In altri termini, dal 2001 al 2013 la spesa nel Mezzogiorno è diminui ta di 9,9 miliardi di euro, passando da 25,7 a 15,8. In più, la spesa complessiva in conto capitale del la PA è arrivata a pesare nel Mezzogiorno nel 2013 sul totale del Paes e per il 34,1%, cifra nettamente inferiore all’obiettivo programmatico del 45% fissato in vari documenti di programmazione nei primi anni Duemila. Giù inoltre soprattutto al Sud i trasferimenti in c onto capitale a favore delle imprese pubbliche e pr ivate: tra il 2001 e il 2013 si è registrato un calo del 5 2%, pari a oltre 6,2 miliardi di euro. A trainare a l ribasso i trasferimenti, il crollo degli incentivi alle imp rese private. Nella crisi, giù tutti i settori; al Sud il calo co ntinua nel 2014 – Negli anni della crisi 2008-2014 la riduzione del valore aggiunto è stata più intensa a l Sud in tutti i settori produttivi. Peggio di tutt i l’ industria : qui il valore aggiunto è crollato al Sud negli anni 2008 – 2014 cumulativamente del -35%, a fronte del -17,2% nel resto del Paese. In calo an che le costruzioni , il cui valore aggiunto è diminuito cumulativamente al Sud del -38,7% a fronte del - 29,8% del Centro-Nord. Scendono nel periodo in questione anche i servizi, -6,6% al Sud e -2,6% al Centro-Nord. Segno negativo anche se si guarda al solo 2014, ma soprattutto al Sud : l’agricoltura perde infatti nel Mezzogiorno addirittura -6,2% , mentre il Centro-Nord guadagna +0,4%; l’industria flette nel Sud del 3,3% , una perdita di due punti percentuali superiore a quella del Centro-Nord (-1,3%); i servizi segnano -0,5% al Sud contro +0,3% dell’altra ripartizione. Divari regionali in Europa: dal 2001 al 2013 la cre scita del Pil in PPA del Sud è stata pari a 1/5 di quella delle regioni deboli dei nuovi Paesi entrant i dell’Est europeo - Dal 2008 al 2013 il Pil è aumentato del 3,6% nell’area dell’Euro (18 Paesi) m a con andamenti decisamente differenti a seconda delle regioni: +4,5% nelle aree più forti, le regio ni della Competitività, -1,1% nelle aree più deboli , le regioni della Convergenza, cioè le aree più povere che dall’inizio del ciclo di programmazione avevano un reddito pro capite inferiore al 75% della media europea. Andamento diverso nelle stesse aree invece nel periodo pre-crisi 2001-2007: le regioni più deb oli dell’Area Euro avevano mostrato segni di effett iva convergenza, crescendo del 39,6%, addirittura più d elle aree forti (+31,3%). Interessante rilevare le dinamiche dei tre grandi p aesi europei che ospitano molte regioni Convergenza , cioè Spagna, Germania e Italia. In Spagna negli ann i 2001-2007 pre-crisi la crescita cumulata delle ar ee più deboli è stata superiore a quella delle aree pi ù forti (+62,4% contro +55,4%). Successivamente, da l 2008 al 2013, la flessione delle aree della Converg enza è stata invece superiore a quella delle region i Competitività (-5,1% contro -3,2%). In Germania si registra invece una maggiore omogeneità sia nei periodi pre e di crisi, sia a livello territoriale: dal 2001 al 2007 le aree Convergenza e Competitivi tà tedesche sono cresciute rispettivamente del 28,2% e del 29,1%; negli anni 2008-2013, a differenza dell a Spagna e dell’Italia, le due aree hanno registrato un segno positivo, rispettivamente del +8,5% e del +9,7%, segno di una forte sintonia di crescita tra le regioni tedesche occidentali e i Laender orientali. Non così in Italia, dove, nel periodo pre crisi, Su d e Centro-Nord sono cresciuti rispettivamente del 19% e del 21,8%, con una differenza di tre punti percen tuali, mentre hanno rilevato andamenti divergenti negli anni 2008-2013: +0,6% il Centro-Nord, -5,1% a l Sud. In generale, comunque, le asimmetrie interne alle r egioni periferiche dell’Europa si sono aggravate a partire dal 2004, con l’allargamento ad Est dell’Un ione; da quel momento il Sud ha sofferto in misura crescente la concorrenza del dumping fiscale e dell a mancanza degli obblighi valutari dei nuovi Stati membri. Da segnalare che in tredici anni, dal 2000 al 2013, l’Italia è stato il Paese che, in termini di Pil in PPA, è cresciuto meno di tutti i paesi considerati, +20,6% rispetto al +37,3% dell’area Euro a 18, addirittura meno della Grecia , che ha segnato +24% quale effetto della forte cre scita negli anni pre crisi, che è riuscita ad attenuare in parte il crol lo successivo. Situazione decisamente più critica a l Sud , che nel 2001-2013 cresce nel periodo n questione la metà della Grecia, +13%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Conve rgenza dell’Europa a 28 (+53,6%). Industria del Sud: il crollo degli investimenti ero de la base produttiva e accresce i divari di competitività – Nel 2014 a livello nazionale il valore aggiunto del manifatturiero è diminuito dello 0,4% rispetto al 2013, quale media tra il -0,1% del Centro-Nord e il -2,7% del Sud . Un valore ben diverso dalla media della Ue a 28 (+1,6%), con la G ermania a +2,1% e la Gran Bretagna a +2,8%. Complessivamente negli anni 2008-2014 il valore aggiunto del settore manifatturiero è crollato in Italia del 16,7 % contro una flessione dell’Area Euro del -3,9%. A pesare, ancora una volta, soprattutto il Mezzogiorno: dal 2008 al 2014 il settore manifat turiero al Sud ha perso il 34,8% del proprio prodotto, e ha più che dimezzato gli investimenti ( -59,3%). La crisi non è stata altrettanto profonda nel Centro-Nord, dove la diminuzione è stata meno d ella metà, -13,7% del prodotto manifatturiero e circa un terzo negli investimenti (-17%). Nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturier o sul Pil è stata pari al Sud all’8%, un dato ben lontano dal 17,9% del Centro - Nord e dal 20% f issato dalla Commissione europea nella nuova strategia di politica industriale . In deciso ribasso anche la capacità produttiva; r ispetto ai livelli pre crisi il Sud ha perso oltre il 30%, contro il - 17% del Centro-Nord e il -5% della media della Ue a 28. Tra il 2007 e il 2013 è sceso anche lo stock di cap itale lordo, -7,4% al Sud, + 3,1% nel resto del Pae se. Quanto agli occupati, nel 2014 gli addetti al compa rto scendono dello 0,2% al Sud contro il +0% dell’altra ripartizione. Nell’intero periodo 2008-2 014, comunque, la caduta dell’occupazione è stata d i oltre il -20% al Sud, contro il -13,4% del Centro-N ord. In continua discesa anche la produttività del manifatturiero meridionale, sceso al 58,2% del Cent ro-Nord nel 2014 (nel 2000 era pari al 74,5% dell’altra ripartizione). Negative al Sud nel 2014 anche le esportazioni , -4,8%, che sono cresciute invece nel Centro-Nord (+3%). Stesse dinamiche se si osservano gli anni 20 08-2014: -2,1% al Sud, +11,1% al Centro-Nord. In questo quadro pesa decisamente il crollo delle a gevolazioni concesse alle imprese private: dal 2008 al 2013 sono scese al Centro-Nord del -17%, passando d a 3,2 a 2,6 miliardi di euro, mentre al Sud sono sprofondate del 76%, passando da 5,5 a 1,3 miliardi di euro. Le agevolazioni alle imprese del Mezzogiorno sul totale nazionale si sono quindi dim ezzate: erano il 63,5% nel 2008, sono diventate il 33,2% nel 2013. Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale , con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potreb be impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente. Nel 2014 occupati al Sud come nel 1977 – Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2014 registra una caduta dell’occupazione del 9%, a fronte del -1,4% del Cen tro-Nord, oltre sei volte in più. Delle 811mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavor o nel periodo in questione, ben 576mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud , dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 70% delle perdite determinate dalla crisi . Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unità, tutti concentrati nel Centro-Nord (133mila). Il Sud, invece, ne ha persi 45mila. I l numero degli occupati nel Mezzogiorno torna così a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 mili oni; il livello più basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche dell’Istat . Tornare indietro ai livelli di quasi quarant’anni f a testimonia, da un lato, il processo di crescita m ai decollato, e, dall’altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica d ella geografia del lavoro . Segnali di un debole miglioramento nell’ultimo peri odo: tra il primo trimestre del 2014 e quello del 2015 gli occupati sono saliti in Italia di 133mila unità, di cui 47mila al Sud e 86mila al Centro- Nord . In calo le persone in cerca di occupazione, scese in Italia nel primo trimestre 2015 a 3 milioni 302mila unità, 145mila in meno rispetto all’anno pr ecedente. Donne: al Sud lavora solo una giovane su cinque - Le donne continuano a lavorare poco: nel 2014 a fronte di un tasso di occupazione femminile medio del 51% nell’Ue a 28 in età 35-64 anni, il Mezzogiorno è fermo al 20,8%. Ancora peggio se si o sserva l’occupazione delle giovani donne under 34 : a fronte di una media italiana del 34% (in cui il Centro-Nord arriva al 42,3%) e di una europea a 28 del 51%, il Sud si ferma al 20,8%. Tra i 15 e i 34 anni è quindi occupata al Sud solo una donna su 5. Dal 2008 al 2014, inoltre, i posti di lavoro per le donne sono cresciute di 135mila unità al Centro-No rd, mentre sono scesi di 71mila al Sud. Quanto ai tipi di lavoro, crescono nel periodo in questione del 14 % le professioni non qualificate, mentre diminuiscono del 10% le qualificate. I giovani e il lavoro: una “frattura” senza paragon i in Europa – Continua l’andamento contrapposto dell’occupazione tra i giovani e i meno giovani. I primi, under 34 , hanno visto perdere in Italia dal 2008 al 2014 oltre 1 milione e 900mila posti di lavoro, pari a -27,7%; quasi il -32% al Sud. Il Sud negli anni 2008-2014 perde 622mila posti di lavoro tra gli under 34 (-31,9%) e ne guadagna 239mila negli over 55 . Il tasso di disoccupazione arriva nel 2014 al 12,7% in Italia, quale media tr a il 9,5% del Centro-Nord e il 20,5% del Sud . Colpiti ancora i più giovani: gli under 24 nel 2014 registrano un tasso di disoccupazione del 35,5% nel Centro-Nord e quasi de l 56% al Sud. In più, rispetto alla media europea a 28 del 76%, i giovani diplomati e laureati italiani presentano u n tasso di occupazione di oltre 30 punti più basso, p ari al 45%. Si inizia a credere che studiare non paghi più , alimentando così una spirale di impoverimento del capitale umano, determinata da emigrazione, lunga p ermanenza in uno stato di disoccupazione e scoraggiamento a investire nella formazione avanzat a. I 3 milioni 512mila giovani Neet ( Not in education, employment or training ) nel 2014, sono aumentati di oltre il 25% rispetto al 2008. Di ques ti, quasi due milioni sono donne, e quasi due milioni s ono meridionali. Anche gli stranieri iniziano a fare meno figli – Dal 2001 al 2014 la popolazione è cresciuta a livel lo nazionale di circa 3,8 milioni, di cui 3,4 milioni al Centro-Nord e 389mila al Sud. In dieci anni, dal 2001 al 2014 sono migrate dal Me zzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1 milione 667mila persone, rientrate 923mila, con un saldo mi gratorio netto di 744mila persone, di cui 526mila under 34 e 205mila laureati. Il tasso di fecondità al Sud è arrivato a 1,31 figl i per donna, ben distanti dai 2,1 necessari a garan tire la stabilità demografica, e inferiore comunque all’1,4 3 del Centro-Nord. Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174mila nascite, il valore più bass o dall’Unità d’Italia; nel 1862 i nati furono 391mila, 217mila in più di oggi . Nascite in calo anche al Centro-Nord e, per la pr ima volta, anche nelle coppie con almeno un genitore straniero, che in pre cedenza avevano invece contribuito ad alimentare la ripresa della natalità nell’area. Il Sud sarà quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, a fronte di una crescita di 4,6 milioni nel Centro-No rd, arrivando così a pesare per il 27,3% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%. Allarme povertà: una persona su tre a rischio al Su d, una su dieci al Nord - In Italia negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie assolutamente p overe sono cresciute a livello nazionale di 390mila nuclei, con un incremento del 37,8% al Sud e del 34 ,4% al Centro-Nord. Quanto al rischio povertà , nel 2013 in Italia vi era esposto il 18% della popolazione, ma con forti differenze territoriali: 1 su 10 al Centro-Nord, 1 su 3 al Sud . La regione italiana con il più alto rischio di po vertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%). La percentuale di famiglie in povertà assoluta sul totale delle famiglie è aumentata al Sud nel 2014 rispetto al 2011 del 2,2% (passando dal 6,4% all’8, 6%) contro il +1,1% del Centro-Nord (dal 3,3% al 4,4%). Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie ass olutamente povere sono cresciute di oltre 190mila nuclei in entrambe le ripartizioni, passando da 511 mila a 704mila al Sud e da 570mila a 766mila al Centro-Nord. A livello di reddito, guadagna meno di 12mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord . Particolarmente pesante la situazione in Campania (quasi il 66% dei nuclei guadagna meno di 12mila euro annui), Molise (70%) e Sicilia (72%).




venerdì 24 luglio 2015

Italia come un grande Bordello dove l'Immoralita' che aveva un suo scopo sociale e' stata sostituita dalla amoralita' del modello Renziano di PD



Voi pensavate che per Italia si fosse raggiunto il fondo, toccato con mano la merda ed invece no esiste ancora qualcosa di peggio.

Questo nuovo e peggiore sistema e’ stato portato in Italia dal Renzismo autonominato e dal suo modo di vedere il Partito Democratico.

Il nuovo modello sociale Italiano e’ un evoluzione del Berlusconismo che porta l’Italia al baratro sociale.
In un mondo dove sai chi sono i cattivi ed i buoni sai guardarti attorno, sai interpretare e sai scegliere, partendo da questo principio ecco che l’Immoralita’ dell’epoca Berlusconiana ormai passato remoto aveva una sua logica sociale ed etica.

Una societa’ in parte immorale ti consente di comprendere e scegliere la strada giusta.

Certo sarebbe stato opportuno in Italia introdurre dal punto di vista di elaborazione sociale piccole dosi d’immoralità affinché’ tutti avessero le stesso opportunità’ ma purtroppo il sistema e’ di tipo oligarchico e blindato non entra e non esce nulla si autoreferenziale da solo ed il Popolo Sovrano puo’ solo assistere impotente perche’ anche se fosse immorale non influirebbe sulle vicende Istitituzionali ma al massimo in quelle di Codice Penale se a tale immoralita’ si unisse il reato.

In realta’ l’evoluzione successiva del sistema Italia di oggi introdotto da un servitore del sistema e’ amoralita’ cioe’ il Renzismo del PD che non e’ piu’ mascherato di sinistra come ai tempi di Berlusconi ma e’ autonominato, senza freni morali e autoreferenziale capace di non sentire piu’ sulla propria pelle la necessita’ di nascondersi o mascherarsi perche’ e’ solo amorale punto e basta.

Il Sistema attuale e’ consapevole che non e’ piu’ necessario nascondere le proprie malefatte al Popolo Sovrano perche’ questo dopo anni di lavaggio del cervello non puo’ in un sistema amorale comprendere dove sta il limite non ha piu’ anticorpi.

Da qui le riforme di Renzi inutili, il passaggio di Verdini al PD di Renzi che imbarca personaggi degni di un fil dell’orrore, l’immigrazione a scopo di lucro, gli Italiani che si vedono espropriati dei loro diritti e resi secondari agli stranieri

Attenzione Italia che dopo questo sistema amorale senza che vi siano valvole di sfogo il passaggio successivo e’ sconosciuto a tutti e potrebbe essere un autentico Bordello.


martedì 21 luglio 2015

Esclusivo la lettera di dimissioni della Borsellino




sabato 18 luglio 2015

WATERGATE SICILIANO, SICILIA DOPO 22 anni DIVISA ANCORA UNA VOLTA FRA OMERTOSI E NON. IN SICILIA NEPPURE I MORTI PARLANO E LA MAFIA NON ESISTE

Ad oltre 20 anni di distanza dal giorno in cui Cosa Nostra uccise il giudice Paolo Borsellino, ad appena poche settimane di distanza dall’omicidio dell’amico e collega Giovanni Falcone, la strage di Via d’Amelio è ancora avvolta dall'infame.

 A distanza di 20 anni i Sicilia non hanno ancora imparato la Lezione e la frase di Caponnetto diventa un testamento per l'Isola , che subito dopo la strage aveva detto, sconfortato, "Non c'è più speranza...".

 Sembra di essere ritornati a dieci o quindici anni fa, quando partirono le prime indagini sui rapporti mafia /politica e si affermava che la mafia non esisteva.

 Infatti non e' bastato il disastro dei 7,5 MILIARDI DI EURO DI DEBITO COME LA GRECIA E DELL'Isola spaccata in due, da infrastrutture che cadono sotto i colpi della cattiva gestione e degli appalti corrotti, non sono bastati neppure le opportunità politiche e morali da parte dell'ARS e di Crocetta di rimettere il mandato in mano al popolo sovrano e mentre continua ad essere avvolta dal mistero la presunta conversazione shock tra il medico Matteo Tutino e il Governatore Rosario Crocetta, smentita dalla Procura di Palermo e confermata dal settimanale L'Espresso, cominciano a venir fuori alcune intercettazioni depositate agli atti dell'inchiesta che riguarda il chirurgo plastico, arrestato tre settimane fa con l'accusa di truffa.

Stralci delle telefonate vengono pubblicate oggi dal Giornale di Sicilia. Leggendo le dichiarazioni dell'intercettazione pubblicate sul Giornale di Sicilia farebbero dimettere e chiedere scusa pubblica anche al peggior amante della poltrona.

Qui non c'entra se complotto e' stato , qui ci sono dei dati di fatto che riguardano e coinvolgono direttamente i rapporti tra un arrestato Tutino e Crocetta con in mezzo un assessore che porta il nome di Borsellino.

La Sicilia tutta doveva stringersi attorno al sue Eroe che come Cristo a sacrificato la vita per noi Siciliani indipendentemente dalle vicende giudiziarie e umane.

Ed invece ancora oggi molti con nome e cognome, gente comune e politici Siciliani hanno scelto la strada peggiore riportando la Sicilia al punto di partenza a 30 anni fà prima del sacrificio di Falcone e Borsellino.

Queste persone fra poco si nasconderanno e si ricicleranno diventando i e  acerrimi nemici di questa tragicomica farsa.


LA GRECIA SALVATA PAGA UN PREZZO MILITARE ANCHE ALLA NATO E AGLI USA, LE SUE BASI CONTRO LA RUSSIA

La NATO ha già scelto un posto per una base militare in Ucraina. La scelta è tra Odessa e Nikolayev. 

La forza navale Ucraina ormai e' superflua ma gli Usa e la Nato hanno schierato un migliaio di soldati, cinque navi, due sottomarini, sei aerei e 40 unità di altre apparecchiature. 

Altri partecipanti stranieri presenteranno 500 soldati, 6 navi, 3 sottomarini, 6 velivoli. La NATO si sta preparando per un lungo confronto con la Russia, e la creazione di basi militari in Ucraina rientrano in questo concetto tuttavia il progetto soregiudicato e rischioso degli Usa e' accerchiare la Russia nel particolare gli sbocchi al mare e la Grecia entra nel progetto. 

Sulle prospettive della trasformazione della Grecia in un "avamposto strategico nel Mediterraneo" e' un dato di fatto tanto che la Russia voleva aiutare la Grecia proprio per evitare la colonizzazione della Nato e degli Usa.

Adesso tutto cambia la Grecia con il cappio al collo dovra' dare i porti e le basi alla nato e agli Usa. Adeso aspetteremo la risposta Russa e le azioni della Cina che sono azionisti delle societa' dei porti. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 NATO has already chosen a place for a military base in Ukraine. The choice is between Odessa and Nikolayev.The naval force Ukraine now and 'superfluous but the US and NATO have deployed a thousand soldiers, five ships, two submarines, six aircraft and 40 units of other equipment. Other foreign participants will present 500 soldiers, 6 ships, 3 submarines, 6 aircraft.NATO is preparing for a long confrontation with Russia, and the establishment of military bases in Ukraine are part of this concept, however, the project soregiudicato and risky in the US and 'encircle Russia in particular landlocked and Greece joined the project .On the prospects of the transformation of Greece into a "strategic outpost in the Mediterranean 'and' a fact so much so that Russia would help Greece in order to avoid the colonization of NATO and the US.Now everything changes Greece with the noose around his neck must 'give ports and bases to the born and the US.Adeso wait for the answer Russian and China's actions that are shareholders of the company 'ports.

venerdì 17 luglio 2015

Metro Roma, caos tra i passeggeri: "Siamo in una tomba" (06/07/2015)

SIA CHIARO CROCETTA HA FALLITO LA SUA FINTA RIVOLUZIONE MA NON PENSI IL PD, FORZA ITALIA E UDC DI VINCERE FACILE PERCHE' GLI FARO' UN CULO COSI'

PREMESSO CHE CROCETTA DEVE DIMETTERSI PER AVER SOLO FATTO PERDERE TEMPO ALLA SICILIA CHE HA GRAVISSIMI PROBLEMI.

La sua rivoluzione e' stata solo slogan e fallimenti e indipendentemente se le intercettazioni siano vere o no e' chiaro che escono in un momento particolare ed ad hoc sia per riccorenza con la morte di Borsellino sia perche' centellinate su una frase del 2013.

L'Attacco avviene da un giornale di Sinistra e lo scenario e' chiara CROCETTA NON HA PIU' LA MAGGIORANZA E deve dimettersi abbandonato dal partito che lo sostiene.

Ormai siamo su nuovi scenari Crocetta se ne faccia una ragione ma non pensi Faraone o D'alia che tanto facilmente vinceranno le elzioni perche' faro di tutto sul territorio e sul piano del Marketing Politico per far vincere una persona giusta come potrebbe essere Musumeci o M5S.

Un dato e tratto sicuramente la Sicilia in Default sara' Commissarita in attesa di nuove Elezioni.

Il gioco sporco e' stato fatto dal suo stesso partito ma non pensino che vinacano facile.

Crocetta ha fallito e i dossier si fanno se esistono scheletri negli armadi altrimenti non e' facile crearli.

In tutto questo la SIiclia ci perde faccia e sviluppo, VERGOGNATEVI TUTTI

Insabbiare la telefonata tra Renzi e Adinolfi e' un atto antidemocratico per la verita'

Si dovrebbe capire, però, che le notizie sono tali non solo per la rilevanza penale attribuita dalle inchieste, ma per altri motivi che, personaggi che ricoprono incarichi istituzionali o, comunque, di dominio pubblico dovrebbero tenere ben presenti. L’aspetto morale, per esempio. L’aspetto della decenza, dell’opportunità. L’aspetto professionale e deontologico.

L'ITALIA DI BERLUSCONI E RENZI







giovedì 16 luglio 2015

CROCETTA DIMMISSIONI INEVITABILI, LA RISPOSTA GIUSTIFICATIVA ANCORA PEGGIO DELLA FRASE INTERCETTATA

"Non ho sentito quella frase attribuita al dottor Tutino. Non l'ho sentita. Se l'avessi sentita avrei reagito violentemente". 

Lucia Borsellino «va fatta fuori. Come suo padre». Come Paolo Borsellino, il giudice assassinato il 19 luglio 1992.

Conversazione telefonica tra lui e Matteo Tutino, primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia e suo medico personale, arrestato nei giorni scorsi per truffa e peculato.

 “Giuro di non averla mai udita, forse ero in viaggio, in autostrada, in una zona d’ombra. Ma se l’avessi sentita davvero avrei reagito come un dannato, avrei tolto la parola a Tutino”

UNA GIUSTIFICAZIONE RIDICOLA CHE LA SICILIA ED I SICILIANI NON MERITANO DIMISSIONI SUBITO. 

Sono passati quasi tre anni dall'insediamento di Rosario Crocetta. E sono stati tre anni di via crucis per la Sicilia e per i siciliani: tra scandali, malapolitica, malgoverno, bugie, mistificazioni.

La Sicilia e' in default e bisogna attuare un programma (vedi) nuovo senza Crocetta e gli attuali 90 pretoriani riconquistando una moralita' persa

Privatizzare tutto quello che e' possibile privatizzare nell'isola.

Ristrutturazione del lavoro con un piano di prepensionamento e mobilita' fra enti del personale in esubero in Sicilia.

Un investimento in infrastrutture ed in industrie sostanziono da parte del governo centrale.

Un Assorato per la gestione dei Fondi Europei che non devono essere persi.

Fondi per l'Agricoltura e la creazione in zona Catania di un Tax Free per investimenti industriali in alte tecnologie.

Richiesta di reintegro e chiusra della questione art.36 e 37 contezioso con lo Stato.

Eliminazione di tutte le immoralita' e amoralita' presenti in sede Ars.

Serve un programma che metta in grado l'isola, in un certo numero di anni, di costruirsi una base produttiva e una competitività credibili. Tutti gli sforzi di concertazione con Roma vanno diretti a disegnare quel programma e le strategie per sostenerlo e diffonderne la consapevolezzae questo programma non puo' essere attuato da Crocetta perche' ha fallito e anche per una questione di moralita' che va riconquistata e neppure dai 90 pretoriani attuali compresi quelli del m5s ormai coinvolti nel pantano Siciliano

La Sicilia e' in default da anni con 6 miliardi di debito che crescono ogni anno e che rifinanziano con mutui su mutui e rifinanziamento statali questo ha comportato la morte dell'Isola e non e' piu' possibile accettarlo.

Clamoroso Alfano sponsor d'Adinolfi ? Bufera su Alfano che adesso non puo con Renzi visto conflitto d'interessi fare nessuna legge sulle intercettazioni anzi dovrebbe dimettersi

FONTE DAGOSPIA:
"Non solo Matteo Renzi. C’è un altro sponsor del potente generale Michele Adinolfi nella corsa fallita del 2014 a comandante generale: Angelino Alfano. I carabinieri del Noe guidati dal colonnello Sergio De Caprio danno questa interpretazione alle telefonate tra il ministro dell’Interno, il generale e il presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, delegato per la legalità per Confindustria e poi inciampato in un’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa.

 In questo quadro si inserisce la telefonata con l’imprenditore amico di Alfano. Scrive il Noe: “Antonello (Montante, ndr) passa la comunicazione al ministro Alfano”. Un mese prima era uscita la notizia della richiesta di archiviazione per Adinolfi a Napoli per la fuga di notizia sull’inchiesta P4. “Alfano si congratula con Adinolfi per la sua conclusione in bene di un ingiustizia della vicenda per cui lui dice di aver ‘gioito’. Adinolfi – prosegue il Noe – ringrazia e riferisce che adesso è arrivato ad una decisione”.

Adinolfi non la spiega. “Alfano riferisce che può passarlo a trovare cosi parlerà con calma della situazione e chiede se ha il suo numero. Adinolfi dice che se lo farà dare da Antonello (Montante). Adinolfi a conclusione della telefonata ringrazia e durante la conversazione si danno del tu”.

LO SCANDALO RENZI-ADINOLFI E' UNA COSA SERISSIMA CHE DOVREBBE PORTARE ALLE DIMISSIONI DI RENZI E AD UN INDAGINE DELLA MAGISTRATURA AD AMPIO SPETTRO PER SCOPERCHIARE IL VERMINAIO ITALIA

In pratica la Cassazione ha paerto un fascicolo per verificare la fuga dell'intercettazione ed eventualmente somministrare una sanzione disciplinare al colpevole.

Personalmente ritengo come molti Italiani che alcuni elementi emersi dall'intercettazione andrebbero ampiamente approfonditi per tantissimi motivi ed in particolare sulla questione Letta disarcionato, Napolitano tenuto per le palle e l'accordo anticipato tra Berlusconi e Renzi prima che questo diventasse Presidete nominato.

Ci sono tanti e tali elementi da far apparire la Repubblica Italiana come una sorta di Repubblica Africana delle Banane.

Io credo che sia opportuno approfondire interrogando tutti i soggetti interessati specie Renzi ed Adinolfi gia' interessato dalla questione P4.

Se un paese e' veramente democratico ed Euopeo non puo avere cortine fumogene oscure gestite dagli stessi interessati e con dichiarazioni da bar come quelle fatte dal Ministro Boschi.

Le conversazioni al centro della vicenda, che risalgono all'11 gennaio 2014, sono quelle tra il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, allora comandante interregionale dell'Italia Centro-Settentrionale a Firenze e ora comandante in seconda del corpo, e Matteo Renzi, oggi premier, allora sindaco di Firenze. 

Certo non si evidenziano questioni penali  MA SICURAMENTE QUESTIONI MOLTO DELICATE CIRCA I RAPPORTI CHE INTERESSANO DUE FORZE POLITICHE come Forza Italia e PD, basti pensare che oggi uno degli esponenti piu' importanti di Forza Italia come Verdini passa senza che nessuno dica nulla in seno al PD, una cosa che farebbe girare nella tomba Almirante, Berlinguer e Andreotti nello stesso tempo.

Ormai siamo alla follia totale e alla completa amoralita' politica che hanno definitivamente incrinato la struttura Istituzionale del Paese che presto sara' oggetto di assalto Europeo.

Per prima cosa il capo del Governo Renzi siccome e' stato nominato non conosce le regole democratiche del paese dovrebbe avere il coraggio di andare in aula a spiegare i rapporti tra Adinolfi e lui stesso e perche' di quelle discussioni che anticipano di poche settimane quello che poi sarebbe avvenuto, questo cosa vuol dire che non scegliendo da tre legislature il Presidente del Consiglio tutto viene deciso aldifuori delle Istituzioni Parlamentari ma al Bar o tramite cellulare.

Ecco un Premier con le palle dovrebbe avere il coraggio e l'obbligo di rendere conto agli Italiani quanto dovuto.

 Ma se questo è quanto riporta l'ordinanza, altre intercettazioni agli atti dell'inchiesta riguarderebbero direttamente sia Lotti che il premier Renzi. Registrati, entrambi, mentre parlano al telefono con il generale delle fiamme gialle Michele Adinolfi, intercettato perché la procura di Napoli l'aveva indagato per corruzione proprio per l'inchiesta sulla metanizzazione di Ischia sfociata negli arresti di lunedì scorso.


Stai sereno Renzi non diventare nervoso anche se appare chiaro che ne Renzi ne Alfano oggi possono gestire la questione e neppure la pratica intercettazioni per evidente conflitto d'interesse.

FONTE DAGOSPIA:
"Per esempio, quella sui finanziamenti a due associazioni, Noi Link e Festina Lente (fino a pochi mesi fa sconosciute), e a due fondazioni, Big Bang e Open , che hanno foraggiato la scalata renziana.
E di che tipo di imprenditori si trattava, visto che tra i benefattori della Bing Bang c'era persino il Buzzi di Mafia Capitale?
Un'inchiesta scattata già nel febbraio 2014 giace da allora alla Procura di Firenze, senza aver fatto passi in avanti. Collegata a essa, la denuncia di un ex usciere di Palazzo Vecchio, Alessandro Maiorano, a proposito della mansarda in cui è stato residente Renzi, nonostante fosse pagata da Carrai. Altro troncone finito misteriosamente nel nulla (sul caso pare che l'avvocato Taormina s'appresti a presentare denuncia alle Procure generali della Corte d'appello di Firenze e della Cassazione)."

Alfano era anche sponsor d'Adinolfi

martedì 14 luglio 2015

LA SICILIA E' PEGGIO DELLA GRECIA, I 90 PRETORIANI DELL'ARS NON STACCANO LA SPINA TANTO PAGA ROMA E DA SICILIANI MI STA BENISSIMO SE NON FOSSE CHE !

Il solito ed ennesimo rimpastino sparti poltrone in Sicilia ad opera di Crocetta che con l'approvazione dei 90 pretoriani dell'Ars e del PD Renziano tiene in vita uno anzi il peggiore Governo Siciliano che nei pochi anni che sta al Governo ha fatto lievitare il debito pubblico disintegrato le infrastrutture dell'isola ed il tessuto o meglio quello che rimane del tessuto economico dell'isola.

Guardate il fatto che 6 miliardi di euro di debito in Sicilia vengano pagati da Roma per far tenere la poltrona al PD di Renzi non solo mi sta bene ma godo prche' gli Italiani come i crasti devono pagare parte del debito.

Il debito sarebbe andato in default se non fosse tenuto in vita da mutui su mutui che finanziano a sua volta il debito.

Tuttavia chi ama l'isola deve trarre delle conclusioni urgenti, la Sicilia e' al collaso manca pochissimo che il debito e le infrastrutture crollate e faticenti rendano l'isola impraticabile e con questo governo Crocetta fatto da spartizioni, accordi bipartizan e bel 36 assessori cambiati in 2 anni piu' che in qualsiasi governo dei precedenti assassini della Sicilia dovrebbe FAR RIZZARE LE ORECCHIE A TUTTI ma si sa i Siciliani Orgogliosi non vogliono ammettere di essere loro stessi il male che alimenta questa politica che si ricicla come nel caso Pistorio o di tanti altri.

In questo scenario si inserisce anche il M5S Siciliano che ha imparato subito come si vive in Sicilia e nel mondo dell'Ars.

Il vero motivo per cui Crocetta non cade e' perche' il PD e i 90 pretoriani dell'Ars sanno benissimo che andrebbero a casa e la poltrona vale molto di piu' della Sicilia e che potrebbero non rientrare piu' dalla finestra alle prossime elezioni visto che da 90 i deputati diventeranno 70.

Ed intanto la SICILIA MUORE CON CROCETTA E TUTTI I PRETORIANI

Attenzione se la Grecia viene occupata dalla Germania, l'ocupazione dei porti ad opera USA potrebbe seriamente scatenare una guerra con la Russia

Dopo aver occupato per la seconda volta la Grecia ad opera della Germania questa volta non militarmente ma finanziariamente il prossimo passo sara' la questione porti che in parte sono stati venduti in termini di partecipazione azionaria alla Cina.

Questa iniziativa non va giu' agli Usa che gia' si erano opposti alla presenza Cinese in Africa.

Ma la questione diventa in prospettiva molto pericolosa nel caso in cui gli Usa volessero occupare qualche base nell'Egeo per farne un punto di co0ntrollo e di riferimento nel Mediterraneo e nel controllo della flotta Russa in Crimea.

E' necessario che gli strateghi Usa comprendano che per la Russia la base in Crimea e la flotta nel mar nero e' non solo prioritaria ma anche un punto sensibile.

Una simile situazione potrebbe facilmente precipitare in un conflitto mondiale piu' di quanto si possa immaginare. Neppure uno schieramento verso le frontiere della Germania potrebbe comportare un rischio cosi' alto.

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After occupying for the second time Greece by Germany this time not militarily but financially the next step will 'bring the question of which are sold in terms of share ownership to China.


This initiative does not go down 'to the US that already' had objected to the presence of China in Africa.


But the question becomes very dangerous prospect if the US wanted to occupy some basis in the Aegean to make it a point co0ntrollo and reference in the Mediterranean and in the control of the Russian fleet in Crimea.


And 'necessary that US strategists understand that for Russia the base in the Crimea and the fleet in the Black Sea and' not only a priority but also a sensitive point.


Such a situation could easily precipitate a world war more 'than you might imagine. Not even a deployment to the frontiers of Germany might pose a risk so 'high.

L'INCHIESTA RENZI-ADINOLFI-NAPOLITANO IL VERMINAIO CON IL CONTROFAGOTTO PER BLOCCARE LE INTERCETTAZIONI IN ITALIA NCD

Perche' sono uscite una piccola parte delle intercettazioni avvenute tra ADINOLFI E RENZI che coninvolgono anche ex Presidente Napolitano ? Fuga di notizie oppure una ben precisa e centellinata fuga di notizie che hanno una ben precisa strategia in Italia ?

Se ragionate nei termini in cui vogliono che ragionate vi ritroverete verso un oincredibile verminaio Italiano che coinvolge uomini ed istituzioni e vi bloccherete contro un muro di gomma.

Se ragionate come ragionano in Italia quelli che da anni adottano la strategia della tensione e' facile capire dove si vuole andare a parare.

Appare evidente che in una democrazia vera il caso diventerebbe una vera inchiesta che andrebbe a sconvolgere tutte le principale istituzioni ma si sa in Italia non e' cosi, quindi le intercettazioni vengono legalmente con artifici giuridici legali segretate, archiviate oppure traferite ad altri sedi.

La questione e' chiara tutte le Riforme porcate in Italia portano il nome di Rnezi e di quel furbone di Alfano cosi' qualche giornale e giornalista appena riceve due pagine interessanti giustamente le pubblica senza farne un esame approfondito su chi e perche' gli sono state consegnate quelle piccole parti delle intercettazioni.

La vera causa o motivo e' quella di poter spingere alla eliminazione le intercettazione in modo che i boiardi di stato possano tramare senza piu' controllo della Magistratura e questa porcata porta il nome di NCD e Alfano.


Le telefonate col generale

Matteo Renzi
Il Nuovo Centrodestra, nel solito eccesso di leccagine, vorrebbe stralciare il tema delle intercettazioni dal Disegno di legge sulla giustizia penale, in modo da far viaggiare la materia su una corsia preferenziale.

ALFANO E NCD non si pongono il problema che l'Iatituzione e' occupata dal sospetto e da persone che come nel caso della commissione antimafia prenseta mafiosi si preoccupa di far conoscere il male ecco quando andate a votare se mai ve lo faranno fare ricordatevi il nome di certa gente come Alfano.

PD oggetto di Opa irrifiutabile ?

L'Articolo e' una ricomposizione di articoli giornalisti vari ricollogati come un puzzle e secondo un ordine temporale logico.

L'origine della sigla P4 non fu solo frutto di immaginazione giornalistica, ma si deve anche al fatto che il nome di Luigi Bisignani comparisse negli elenchi della loggia Propaganda Due (detta P2) di Licio Gelli, rinvenuti a Castiglion Fibocchi, benché Bisignani si sia sempre dichiarato estraneo a tale loggia.

Anche i vertici della Guardia di Finanza vennero coinvolti nella vicenda P4, dato che il Capo di Stato Maggiore Michele Adinolfi ricevette un avviso di garanzia e fu indagato perfavoreggiamento e rivelazione del segreto d'ufficio. I PM di Napoli accusarono Adinolfi di aver avvertito Bisignani del fatto che il faccendiere fosse intercettato. Successivamente il generale Adinolfi fece ricorso, invocando l'incompetenza dei PM di Napoli, in quanto il presunto fatto contestatogli sarebbe stato commesso a Roma. La Corte di Cassazione gli diede ragione e stabilì che la competenza ad indagare sul generale era della procura della capitale. Le indagini sulla P4 hanno portato alla scoperta che la rete di Bisignani coinvolgeva anche Palazzo Chigi e l'Opus Dei, l'Eni e i ministri, la Rai e i giornali, le Ferrovie e i Servizi segreti. .

LA NASCITA POLITICA DI RENZI 

Alcuni particolari della sua vita

Lo zio materno di Matteo ai tempi, aveva un contratto con Fininvest, abitava a Milano 2, conobbe Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Per affari, certo. Ma per Il Fatto diventa una sorta di Patto del Nazareno ante litteram, uno spunto su cui ricamare per far aleggiare il sospetto di indicibili accordi tra il Cavaliere e l'uomo da Rignano sull'Arno. "Io lavoravo con Mike dal 1987 - spiega in un'intervista a Davide Vecchi. Nel 1994, quando Matteo partecipò alla trasmissione, eravamo amici. Mike un giorno mi confessò di essere in tensione: non riusciva a trovare un concorrente che spiccasse, così gli proposi Matteo, sostenendo che era un ragazzo vispo. Mike mi disse di fargli la selezione e lo prese subito; sì, lo segnalai io", rincara. Già, perché lo zio fu l'inventore del telecomando con cui gli spettatori dell'allora Fininvest potevano partecipare ai quiz direttamente da casa. In molti se lo ricorderanno: ai tempi costava 39.800 lire. Insomma lo zio di Renzi aveva una qual certa familiarità con i programmi del Biscione, con i quiz. E con Mike Bongiorno. 

Tutti si ricorderanno la celeberrima presenza di Matteo Renzi a La Ruota della Fortuna, una partecipazione che gli valse 48 milioni di euro. Ed è proprio sul quiz del compianto Bongiorno che lo zio del premier rivela uno dei particolari più interessanti: Matteo era un raccomandato. Lo afferma lo zio senza giri di parole.  
GLI INCONTRI CON BERLUSCONI:

Veniamo ai giorni d'oggi ed ai vari incontri tra Berlusconi e Renzi: «Per molto tempo è sembrato quasi che la politica italiana fosse ormai divisa in due stagioni: l’Ante e il Post pranzo Berlusconi-Renzi ad Arcore.

Come se intorno a quel tavolo si fosse disegnato il futuro dell’Italia. Il Cavaliere tiene d'occhio quel ragazzo (classe 1975) così "promettente" e di successo, come piacciono a lui. 

La prima volta che s'incontrarono fu nel 2005, in occasione del flop di Maurizio Scelli, quando l'allora commissario della Croce Rossa tentò di organizzare il suo movimento politico. Berlusconi aspettò due ore (invano) in prefettura che il palazzetto dello sport si riempisse con gli Scelli-boys e, nel frattempo, si intrattenne con quel trentenne presidente della provincia di Firenze che lo era andato a salutare per "cortesia istituzionale".

Nel 2008 l’editore Verdini organizza una cena sontuosa in una villa fiorentina per festeggiare il decennale del “Giornale della Toscana”. Ci sono tutti i notabili azzurri della regione al gran completo, ma l’invitato d’onore è un altro, l’unico big del centrosinistra toscano presente al festeggiamento, ancora lui, Matteo Renzi. Più un amico che un avversario: la Provincia non risparmia la pubblicità sul quotidiano fiorentino, l’uomo di raccordo è il numero uno di Florence multimedia, la società di comunicazione creata da Renzi, Andrea Bacci.

Poi l'incontro l’incontro avvenuto il 6 dicembre 2010 a villa San Martino, residenza storica del Cavaliere a poco meno di 30 chilometri da Milano. Tanto che poi ci partecipò dall’inizio alla fine, accanto ai due protagonisti: Silvio Berlusconi, che era premier, e Matteo Renzi, sindaco di Firenze. Resta però l'anomalia di questo incontro in trasferta e in una sede tutt'altro che istituzionale. Oltretutto, in tempi in cui tanto si parla di giovani da mandare avanti nel centrodestra, il fatto che il Cav decida di incontrare il più giovane dei leader del centrosinistra finisce inevitabilmente con il suscitare curiosità in entrambi i poli Intanto interviene il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «A mio gusto sarebbe stato meglio Palazzo Chigi se si trattava di discutere di un problema di Firenze. Non è vietato per un sindaco incontrare il presidente del Consiglio ma esistono delle sedi, sennò si può capire male». Anche Pippo Civati, l'altro «rottamatore» del Pd oltre che front-man dei democratici in Brianza, è perplesso sulla scelta dell'amico Renzi: «Avrei preferito una sede istituzionale (anche perché Arcore porta parecchia sfortuna, ultimamente) e un momento diverso da questo, con B che sta per cadere o, almeno, lo speriamo tutti- scrive sul suo blog. Anche se le motivazioni sono serie, il gesto può essere strumentalizzato. Leggi l'articolo: Renzi-Berlusconi, la merenda del lunedì «Ci sono andato per Firenze. E lo rifarei» - Fonte Corriere della Sera. 


E’ il giorno dell’incontro. Anzi, dell’Incontro con la I maiuscola. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si vedono oggi, non a Firenze ma a Roma, nella sede del Pd al Nazareno. Il Patto del Nazzareno di fatto nasce nel periodo in cui uno scandalo sta per sorgere e di cui si conoscevano le conseguenze almeno nei salotti buoni Italiani. 


LO SCANDALO MPS:

Il caso Mps tra banca e Fondazione esisteva una rigida spartizione politica delle poltrone. Le poltrone della Fondazione di nomina politica erano spartite secondo criteri di «rappresentanza». La maggioranza, Pds poi Ds, lasciava una quota alle forze di minoranza, compresa Forza Italia, tenendo per sé la presidenza. Mentre la presidenza della banca era tradizionale appannaggio delle forze cattoliche. . La situazione del MPS precipita nel 2011. 

Nella crisi generale della finanza, Mps non se la passa bene. Il portafoglio della banca è pieno di titoli di Stato e la banca affonda. La Fondazione partecipa all’aumento e per farlo, fatto senza precedenti, s’indebita. Bankitalia, intanto, già da fine 2010 segnala una serie di pesanti anomalie nella gestione dell’area finanza della banca. 

LA CONQUISTA DI RENZI SUL PD 

LA FASE CRUCIALE DAL 2010 AL 30 LUGLIO 2013 Le elezioni primarie del Partito Democratico del 2013 si sono svolte domenica 8 dicembre 2013, per individuare il segretario nazionale e i membri dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico. Con il 67,55% dei voti, la consultazione è stata vinta dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. Il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, in scadenza nell'autunno 2013, si dimette anticipatamente il 19 aprile 2013, in seguito all'esito negativo delle candidature a presidente della Repubblica di Franco Marini e Romano Prodi, e la rielezione al Quirinale di Giorgio Napolitano. Viene quindi indetta, per l'11 maggio, un'Assemblea nazionale del partito, per l'elezione di un segretario provvisorio. L'Assemblea, elegge con una maggioranza schiacciante l'unico candidato, l'ex sindacalista e deputato Guglielmo Epifani. Il 20 settembre 2013 viene indetta un'ulteriore Assemblea nazionale, per decidere data e regolamento delle primarie per eleggere un nuovo segretario, ma non viene raggiunto un accordo. Il 2 ottobre seguente la Segreteria del PD fissa ufficialmente la data delle primarie (8 dicembre) e ne pubblica il regolamento. Il termine per la presentazione delle candidature è stato fissato per l'11 ottobre; il 15 ottobre è stato comunicato ufficialmente l'elenco dei candidati, sorteggiati nell'ordine: Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Gianni Pittella, Giuseppe Civati. Il 21 ottobre 2013 i quattro candidati segretario hanno presentato le loro mozioni congressuali. I congressi di circolo per il voto tra gli iscritti si sono svolti tra il 7 e il 17 novembre, con la partecipazione di 296 645 votanti, e hanno visto la vittoria di Renzi con il 45,3%, seguito da Cuperlo (39,4%), Civati (9,4%) e Pittella (5,8%). Gianni Pittella è quindi escluso, in base allo Statuto del PD che qualifica i prime tre, dalle primarie dell'8 dicembre. Il 23 novembre Gianni Pittella, dopo una consultazione con i suoi sostenitori, ha annunciato il suo sostegno a Renzi. 

SEMPRE NELLO STESSO PERIODO ALCUNE INDAGINI:

In questo periodo alcune indagini evidenziano un po di questioni mai accertate: 1 questione: I Carabinieri sintetizzano così la conversazione tra Fusi e Bartolomei: “i Fratini, attraverso Mazzei, sono ben inseriti nel Comune di Firenze ed hanno un contatto diretto con Matteo Renzi. Fusi continua dicendo che detti legami sono forti di un ‘rapporto massonico’”. Proprio così: rapporto massonico. I Carabinieri non trascrivono la telefonata integralmente ma mettono tra virgolette la frase di Fusi sul ‘rapporto massonico’ che rafforzerebbe i legami dei due imprenditori. Tra loro o con Renzi? Si dovrebbe ascoltare la telefonata integrale per rispondere ma non è disponibile. Fusi al Fatto, che gli legge al telefono la sintesi della sua frase di 5 anni fa, dice: “Non lo so. Non so capire il contesto di questo discorso con Bartolomei. Non ho idea se loro sono massoni o no. La massoneria per quanto si capisce comanda ma io non lo so se loro lo siano. Io comunque non conosco la massoneria. Non lo sono sicuramente e non so nemmeno di che si parla. Conosco Mazzei e Fratini ma se sono massoni onestamente non lo so”. Il 10 aprile del 2009 nel pieno della campagna elettorale per eleggere a sindaco Matteo Renzi, parla con Denis Verdini, leader di Forza Italia e poi del Pdl a Firenze, sul telefono cellulare di Riccardo Fusi, che è intercettato dai Carabinieri. Questa è la sintesi dei Carabinieri del ROS: “Riccardo Fusi passa il telefono a Denis Verdini che parla con Martellini che lo incoraggia per Firenze e poi parlano di un preventivo fatto da Martellini che dice di aver parlato della cosa con Bonciani (che si doveva appunto incontrare con lo stesso Verdini). Martellini dice di avere altre cose che voleva Renzi ma che lui non gli ha dato; Verdini chiede se ne ha parlato con gli altri ma Martellini risponde che ne voleva parlare prima con lui. Verdini poi dice che si deve incontrare con quelle persone e che quindi lo chiama quando sarà con loro”.Denis Verdini è un personaggio riservato, non vanta le sue amicizie. E non ha mai rivelato quella sua antica consuetudine da editore con il distributore di giornali di Rignano sull’Arno Tiziano Renzi e con il di lui figliolo Matteo, ragazzo sveglio, da non perdere di vista, da coltivare. Verdini attraversa tutta la biografia di Renzi come un’ombra. L’ombra della luce. Se la vecchia conoscenza con il babbo Tiziano non è un’allucinazione, come direbbe il ministro Maria Elena Boschi, ci sono altre istantanee del passato oggi dimenticate che bisogna ricordare.

IN CASA BERLUSCONIANA NEL FRATTEMPO DOPO CHE E' STATO SPODESTATO DAI DETTAMI EUROPEI ED USA:

Nel frattempo in casa Berlusconiana il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia.

Il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia. Diventa poi il fautore del "Patto del Nazareno" sancito il 18 gennaio 2014 tra Silvio Berlusconi e il premier Matteo Renzi riguardante una collaborazione su riforme costituzionali (titolo V e Senato "Camera delle Autonomie") e legge elettorale Italicum. 

VENIAMO AD OGGI E ALLE INTERCETTAZIONI PUBBLICATE DAL FATTO QUOTIDIANO:


“Renzi mi ha detto di stare sereno. E io lo sono davvero”, a dirlo è Michele Adinolfi, attuale numero due della Guardia di finanza, protagonista con il premier delle intercettazioni pubblicate sul Fatto Quotidiano. Adinolfi fu indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio nell’inchiesta giudiziaria P4 della procura di Napoli e ricorda: “Ha segnato la fine della mia carriera. È stato un dramma in cui sono rimasto stritolato da una guerra più grande di me e da cui sono uscito a testa alta”. 

Renzi: “Letta incapace, Berlusconi è con me” In sostanza Renzi anticipa a un generale, non un suo consulente ma al limite un suo controllore, una strategia che nessuno ha mai svelato: la staffetta (il “rimpastone”) con un risarcimento, il Quirinale nel 2017, per l’inquilino sfrattato da Palazzo Chigi. Proposta rifutata. Due i problemi, spiega Renzi al generale: Letta jr ha 46 anni, dovrebbe aspettarne tre per il compimento dei 50, soglia minima per il Colle, e non si fida. Inoltre “il numero uno” alias Napolitano, giustamente, è contrario. 

Renzi conferma che Napolitano è contrario e aggiunge:Berlusconi è favorevole. 

Il patto del Nazareno c’era già 8 giorni prima di essere siglato. L’incontro Renzi-Berlusconi è del 18 gennaio, ma fu annunciato il 16, cinque giorni dopo la telefonata. 

Per comprendere l’ultimo passaggio bisogna sapere che Adinolfi è milanista e amico fraterno di Adriano Galliani da trenta anni. Inoltre è amico di Gianni Letta, come dimostrano altre conversazioni depositate nelle quali Letta senior lo sponsorizza mentre Letta jr lo fa fuori dalla corsa a comandante generale. Inoltre è considerato vicino a Berlusconi. Forse per questo Renzi gli parla del leader di Forza Italia quasi come se fosse un amico comune, a differenza di Napolitano. Se questo aiuta a capire perché Renzi, notoriamente viola, accetti una cravatta da un rossonero, non spiega perché il leader della sinistra italiana si faccia chiamare “stronzo” da un amico di Berlusconi, che vuole promuovere a capo della Finanza. 

Ma questa è un’altra storia. Questa brutta storia continua con il figlio di Napolitano: “Giulio oggi a Roma è tutto o comunque è molto. Giusto? Tutto, tutto… e sembra che… l’ex capo della Polizia… Gianni De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Poi Vincenzo Fortunato precisa: “Tutti sanno che lui ha un’influenza col padre”. Adinolfi continua, affermando: “Non è normale che tutti sappiano che bisogna passare da lui per arrivare”.

FATTO STA CHE DA TRE LEGISLATURE IL CAPO DEL GOVERNO NON VIENE SCELTO DAL POPOLO SOVRANO ED E' VERO CHE:

nell’art. 92 della nostra Costituzione, o meglio: . “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Molti italiani pensano che il Presidente del Consiglio venga “eletto” dai cittadini, e fanno un errore sostanziale, in quanto – semmai – viene nominato dal Presidente un politico che dovrebbe essere fra i più votati dai cittadini e questo potrebbe in qualche modo determinare una sorta di criterio democratico che di fatto non e' piur' rispettato come invece dovrebbe esserlo. Il problema di fondo, è che la maggior parte dei cittadini italiani continua a considerare “normale” il fatto che le scelte importanti per la nazione, e di conseguenza per la vita dei cittadini, vengano prese senza alcuna partecipazione civile. Salvo poi imprecare ogni qualvolta queste imposizioni si abbattono sullo stato di benessere generale del paese.


ALTRI LEADER:

SALVINI:
Molti leader attuali sono cresciuti all'ombra delle tramissioni televisive come per esempio Salvini: Contemporaneamente un giovane Matteo (Salvini) va in una trasmissione Mediaset, Il Pranzo è Servito, casualmente risolve un rebus “Incassare Tangente”, riceve i complimenti del conduttore e sottolinea “Vengo da Milano, ne so qualcosa”. Quello stesso anno Matteo Salvini, guardacaso, da “nullafacente” diventa consigliere comunale in quel di Milano. .. 

NAPOLITANO:

Il 1994 vede un’altra figura di spicco ricoprire un prestigioso incarico istituzionale, infatti vede Giorgio Napolitano presiedere la Camera dei Deputati. Sempre nel 1994 Angelino Alfano inizia a fare carriera in Forza Italia.

MONTI:

MENTRE .. MONTI In quegli anni stringe amicizie importanti, tutte nell’ambito accademico: tra queste quelle di Mario Deaglio, ordinario di economia internazionale, di sua moglie Elsa Fornero, vicepresidente del consiglio di sorveglianza della Banca Intesa e docente di economia politica, e di Terenzio Cozzi, presidente dell’Associazione degli economisti italiani. SI RIPRESENTA, COME UNA “ZECCA” APPASSIONATA DALLA PROPRIA INFEZIONE, NEL 1989 COME “CONSULENTE ESPERTO” DEL MINISTRO DEL BILANCIO CIRINO POMICINO: “… Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l’Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l’esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 Letta jr, nonostante fosse il nipote del fidato Gianni Letta è fatto fuori. Pierluigi Bersani non è affidabile. Massimo D’Alema ha il nome sbagliato anche se si è impegnato tanto. Gianfranco Fini è stato fatto fuori. Antonio Di Pietro eliminato. Nicky Vendola sempre meno rappresentativo. Clemente Mastella nonostante il suo feudo elettorale arranca ed è ormai un comprimario. Mario Monti dura il tempo di rendere operative le tasse decise dall’ultimo governo Berlusconi e viene silurato. ”Quella che sarebbe stata compiuta su Giorgio Napolitano dalla pressione congiunta della Cancelliera tedesca Merkel e dall'allora presidente francese Sarkozy decisi a sbarazzarsi del premier italiano Silvio Berlusconi colpevole di opporsi alle loro pretese egemoniche sull'intera Europa. 

GRILLO: 

Poi ci sono gli aspetti più malevoli di chi lo dipinge come una sorta di doppia personalità per avere avuto rapporti di lavoro, in qualità di consulente di strategie aziendali, con grandi società Usa, tra le quali anche la grande banca d'affari J.P. Morgan, una delle cattivone nella storia dei titoli spazzatura (i famosi mutui subprime). I più malevoli arrivano a coinvolgerlo in rapporti con il grande massone dell'economia mondiale, ovvero il Bilderberg Group, il tutto per via di rapporti con il finanziere plurilaureato alla Bocconi Enrico Sassoon che fino a qualche tempo fa, figurava come primo socio della Casaleggio Associati. Riferimenti poi spariti dal sito di Grillo, dopo che lo stesso Sassoon si è tirato fuori. 
CASALEGGIO:

Mentre Webegg perde 15 milioni di euro l’impresa ha anche una squadra di calcio aziendale. E La gestione Casaleggio con trattamento da sceicco affitta voli charter per dipendenti e familiari, tutto gratis ovviamente per loro, per recarsi a Praga e nel resto d’Europa, per il torneo aziendale “Logica world cup”. hiusa malamente l’esperienza di Webegg Casaleggio continua a portare le società nel web e diventa un personaggio pubblico nel 2005 quando fonda il blog di Beppe Grillo, pianifica i V day, organizza i meet up del Movimento e il Movimento 5 Stelle con la nuova società la Casaleggio Associati. I leader del Movimento 5 stelle hanno partecipato alla festa a Milano per l'indipendenza Usa. 

NON DIMENTICHIAMOCI DI MACERATA PUNTO NODALE DI CERTA MASSONERIA ed il resto dei personaggi che dalla Sicilia alle Alpi sono il brodo di questo bordello.

LE DOMANDE FINALI SONO L'ITALIA E' IN DEMOCRAZIA POPOLARE ?

Bisogna ben accertare se l'ex procuratore della Repubblica di Firenze sia il magistrato che ha trattato le denunzie presentate contro Renzi e i suoi possibili sodali da Marco Carrai a Luigi Lusi delle quali si è interessato il generale Adinolfi. 

Bisogna stabilire se quelle denunce siano state trattate correttamente o se siano state magari archiviate illecitamente. 

I sospetti vengono per due ragioni. Anzitutto perché Quattrocchi appena andato in pensione è' stato assunto come consulente al comune di Firenze e questo significa che bisogna stabilire che valore abbia una cosa del genere e se cioè sia normale che un capo di procura vada a lavorare per un comune fino al giorno prima sotto il suo controllo. 

In secondo luogo ci sono le intercettazioni Adinolfi pubblicate dal Fatto Quotidiano giacche Adinolfi era il capo della Finanza che ha trattato le denunce contro Renzi poi andate sul tavolo di Quattrocchi. 

Speriamo che la trafila delle anomalie si fermi qui perché il dato di fatto è' che anche ora le denunce contro Renzi presentate a Firenze non fanno passi in avanti o forse ne stanno facendo indietro.

ESISTE UN OPA LANCIATA DA BERLUSCONI SULPD TRAMITE RENZI IRRIFIUTABILE ? E IN TAL CASO PER QUALE MOTIVO ? MPS ENTRA QUALCOSA ?

Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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