lunedì 13 luglio 2015

Colpo di Stato Democratico permanente, la scalata di Renzi al PD e il caso Monti. Ripristiniamo la Democrazia del Popolo Sovrano. PD oggetto di Opa irrifiutabile ?

L'Articolo e' una ricomposizione di articoli giornalisti vari ricollogati come un puzzle e secondo un ordine temporale logico.

L'origine della sigla P4 non fu solo frutto di immaginazione giornalistica, ma si deve anche al fatto che il nome di Luigi Bisignani comparisse negli elenchi della loggia Propaganda Due (detta P2) di Licio Gelli, rinvenuti a Castiglion Fibocchi, benché Bisignani si sia sempre dichiarato estraneo a tale loggia.

Anche i vertici della Guardia di Finanza vennero coinvolti nella vicenda P4, dato che il Capo di Stato Maggiore Michele Adinolfi ricevette un avviso di garanzia e fu indagato perfavoreggiamento e rivelazione del segreto d'ufficio. I PM di Napoli accusarono Adinolfi di aver avvertito Bisignani del fatto che il faccendiere fosse intercettato. Successivamente il generale Adinolfi fece ricorso, invocando l'incompetenza dei PM di Napoli, in quanto il presunto fatto contestatogli sarebbe stato commesso a Roma. La Corte di Cassazione gli diede ragione e stabilì che la competenza ad indagare sul generale era della procura della capitale. Le indagini sulla P4 hanno portato alla scoperta che la rete di Bisignani coinvolgeva anche Palazzo Chigi e l'Opus Dei, l'Eni e i ministri, la Rai e i giornali, le Ferrovie e i Servizi segreti. .

LA NASCITA POLITICA DI RENZI 

Alcuni particolari della sua vita

Lo zio materno di Matteo ai tempi, aveva un contratto con Fininvest, abitava a Milano 2, conobbe Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Per affari, certo. Ma per Il Fatto diventa una sorta di Patto del Nazareno ante litteram, uno spunto su cui ricamare per far aleggiare il sospetto di indicibili accordi tra il Cavaliere e l'uomo da Rignano sull'Arno. "Io lavoravo con Mike dal 1987 - spiega in un'intervista a Davide Vecchi. Nel 1994, quando Matteo partecipò alla trasmissione, eravamo amici. Mike un giorno mi confessò di essere in tensione: non riusciva a trovare un concorrente che spiccasse, così gli proposi Matteo, sostenendo che era un ragazzo vispo. Mike mi disse di fargli la selezione e lo prese subito; sì, lo segnalai io", rincara. Già, perché lo zio fu l'inventore del telecomando con cui gli spettatori dell'allora Fininvest potevano partecipare ai quiz direttamente da casa. In molti se lo ricorderanno: ai tempi costava 39.800 lire. Insomma lo zio di Renzi aveva una qual certa familiarità con i programmi del Biscione, con i quiz. E con Mike Bongiorno. 

Tutti si ricorderanno la celeberrima presenza di Matteo Renzi a La Ruota della Fortuna, una partecipazione che gli valse 48 milioni di euro. Ed è proprio sul quiz del compianto Bongiorno che lo zio del premier rivela uno dei particolari più interessanti: Matteo era un raccomandato. Lo afferma lo zio senza giri di parole.  
GLI INCONTRI CON BERLUSCONI:

Veniamo ai giorni d'oggi ed ai vari incontri tra Berlusconi e Renzi: «Per molto tempo è sembrato quasi che la politica italiana fosse ormai divisa in due stagioni: l’Ante e il Post pranzo Berlusconi-Renzi ad Arcore.

Come se intorno a quel tavolo si fosse disegnato il futuro dell’Italia. Il Cavaliere tiene d'occhio quel ragazzo (classe 1975) così "promettente" e di successo, come piacciono a lui. 

La prima volta che s'incontrarono fu nel 2005, in occasione del flop di Maurizio Scelli, quando l'allora commissario della Croce Rossa tentò di organizzare il suo movimento politico. Berlusconi aspettò due ore (invano) in prefettura che il palazzetto dello sport si riempisse con gli Scelli-boys e, nel frattempo, si intrattenne con quel trentenne presidente della provincia di Firenze che lo era andato a salutare per "cortesia istituzionale".

Nel 2008 l’editore Verdini organizza una cena sontuosa in una villa fiorentina per festeggiare il decennale del “Giornale della Toscana”. Ci sono tutti i notabili azzurri della regione al gran completo, ma l’invitato d’onore è un altro, l’unico big del centrosinistra toscano presente al festeggiamento, ancora lui, Matteo Renzi. Più un amico che un avversario: la Provincia non risparmia la pubblicità sul quotidiano fiorentino, l’uomo di raccordo è il numero uno di Florence multimedia, la società di comunicazione creata da Renzi, Andrea Bacci.

Poi l'incontro l’incontro avvenuto il 6 dicembre 2010 a villa San Martino, residenza storica del Cavaliere a poco meno di 30 chilometri da Milano. Tanto che poi ci partecipò dall’inizio alla fine, accanto ai due protagonisti: Silvio Berlusconi, che era premier, e Matteo Renzi, sindaco di Firenze. Resta però l'anomalia di questo incontro in trasferta e in una sede tutt'altro che istituzionale. Oltretutto, in tempi in cui tanto si parla di giovani da mandare avanti nel centrodestra, il fatto che il Cav decida di incontrare il più giovane dei leader del centrosinistra finisce inevitabilmente con il suscitare curiosità in entrambi i poli Intanto interviene il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «A mio gusto sarebbe stato meglio Palazzo Chigi se si trattava di discutere di un problema di Firenze. Non è vietato per un sindaco incontrare il presidente del Consiglio ma esistono delle sedi, sennò si può capire male». Anche Pippo Civati, l'altro «rottamatore» del Pd oltre che front-man dei democratici in Brianza, è perplesso sulla scelta dell'amico Renzi: «Avrei preferito una sede istituzionale (anche perché Arcore porta parecchia sfortuna, ultimamente) e un momento diverso da questo, con B che sta per cadere o, almeno, lo speriamo tutti- scrive sul suo blog. Anche se le motivazioni sono serie, il gesto può essere strumentalizzato. Leggi l'articolo: Renzi-Berlusconi, la merenda del lunedì «Ci sono andato per Firenze. E lo rifarei» - Fonte Corriere della Sera. 


E’ il giorno dell’incontro. Anzi, dell’Incontro con la I maiuscola. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si vedono oggi, non a Firenze ma a Roma, nella sede del Pd al Nazareno. Il Patto del Nazzareno di fatto nasce nel periodo in cui uno scandalo sta per sorgere e di cui si conoscevano le conseguenze almeno nei salotti buoni Italiani. 


LO SCANDALO MPS:

Il caso Mps tra banca e Fondazione esisteva una rigida spartizione politica delle poltrone. Le poltrone della Fondazione di nomina politica erano spartite secondo criteri di «rappresentanza». La maggioranza, Pds poi Ds, lasciava una quota alle forze di minoranza, compresa Forza Italia, tenendo per sé la presidenza. Mentre la presidenza della banca era tradizionale appannaggio delle forze cattoliche. . La situazione del MPS precipita nel 2011. 

Nella crisi generale della finanza, Mps non se la passa bene. Il portafoglio della banca è pieno di titoli di Stato e la banca affonda. La Fondazione partecipa all’aumento e per farlo, fatto senza precedenti, s’indebita. Bankitalia, intanto, già da fine 2010 segnala una serie di pesanti anomalie nella gestione dell’area finanza della banca. 

LA CONQUISTA DI RENZI SUL PD 

LA FASE CRUCIALE DAL 2010 AL 30 LUGLIO 2013 Le elezioni primarie del Partito Democratico del 2013 si sono svolte domenica 8 dicembre 2013, per individuare il segretario nazionale e i membri dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico. Con il 67,55% dei voti, la consultazione è stata vinta dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. Il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, in scadenza nell'autunno 2013, si dimette anticipatamente il 19 aprile 2013, in seguito all'esito negativo delle candidature a presidente della Repubblica di Franco Marini e Romano Prodi, e la rielezione al Quirinale di Giorgio Napolitano. Viene quindi indetta, per l'11 maggio, un'Assemblea nazionale del partito, per l'elezione di un segretario provvisorio. L'Assemblea, elegge con una maggioranza schiacciante l'unico candidato, l'ex sindacalista e deputato Guglielmo Epifani. Il 20 settembre 2013 viene indetta un'ulteriore Assemblea nazionale, per decidere data e regolamento delle primarie per eleggere un nuovo segretario, ma non viene raggiunto un accordo. Il 2 ottobre seguente la Segreteria del PD fissa ufficialmente la data delle primarie (8 dicembre) e ne pubblica il regolamento. Il termine per la presentazione delle candidature è stato fissato per l'11 ottobre; il 15 ottobre è stato comunicato ufficialmente l'elenco dei candidati, sorteggiati nell'ordine: Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Gianni Pittella, Giuseppe Civati. Il 21 ottobre 2013 i quattro candidati segretario hanno presentato le loro mozioni congressuali. I congressi di circolo per il voto tra gli iscritti si sono svolti tra il 7 e il 17 novembre, con la partecipazione di 296 645 votanti, e hanno visto la vittoria di Renzi con il 45,3%, seguito da Cuperlo (39,4%), Civati (9,4%) e Pittella (5,8%). Gianni Pittella è quindi escluso, in base allo Statuto del PD che qualifica i prime tre, dalle primarie dell'8 dicembre. Il 23 novembre Gianni Pittella, dopo una consultazione con i suoi sostenitori, ha annunciato il suo sostegno a Renzi. 

SEMPRE NELLO STESSO PERIODO ALCUNE INDAGINI:

In questo periodo alcune indagini evidenziano un po di questioni mai accertate: 1 questione: I Carabinieri sintetizzano così la conversazione tra Fusi e Bartolomei: “i Fratini, attraverso Mazzei, sono ben inseriti nel Comune di Firenze ed hanno un contatto diretto con Matteo Renzi. Fusi continua dicendo che detti legami sono forti di un ‘rapporto massonico’”. Proprio così: rapporto massonico. I Carabinieri non trascrivono la telefonata integralmente ma mettono tra virgolette la frase di Fusi sul ‘rapporto massonico’ che rafforzerebbe i legami dei due imprenditori. Tra loro o con Renzi? Si dovrebbe ascoltare la telefonata integrale per rispondere ma non è disponibile. Fusi al Fatto, che gli legge al telefono la sintesi della sua frase di 5 anni fa, dice: “Non lo so. Non so capire il contesto di questo discorso con Bartolomei. Non ho idea se loro sono massoni o no. La massoneria per quanto si capisce comanda ma io non lo so se loro lo siano. Io comunque non conosco la massoneria. Non lo sono sicuramente e non so nemmeno di che si parla. Conosco Mazzei e Fratini ma se sono massoni onestamente non lo so”. Il 10 aprile del 2009 nel pieno della campagna elettorale per eleggere a sindaco Matteo Renzi, parla con Denis Verdini, leader di Forza Italia e poi del Pdl a Firenze, sul telefono cellulare di Riccardo Fusi, che è intercettato dai Carabinieri. Questa è la sintesi dei Carabinieri del ROS: “Riccardo Fusi passa il telefono a Denis Verdini che parla con Martellini che lo incoraggia per Firenze e poi parlano di un preventivo fatto da Martellini che dice di aver parlato della cosa con Bonciani (che si doveva appunto incontrare con lo stesso Verdini). Martellini dice di avere altre cose che voleva Renzi ma che lui non gli ha dato; Verdini chiede se ne ha parlato con gli altri ma Martellini risponde che ne voleva parlare prima con lui. Verdini poi dice che si deve incontrare con quelle persone e che quindi lo chiama quando sarà con loro”.Denis Verdini è un personaggio riservato, non vanta le sue amicizie. E non ha mai rivelato quella sua antica consuetudine da editore con il distributore di giornali di Rignano sull’Arno Tiziano Renzi e con il di lui figliolo Matteo, ragazzo sveglio, da non perdere di vista, da coltivare. Verdini attraversa tutta la biografia di Renzi come un’ombra. L’ombra della luce. Se la vecchia conoscenza con il babbo Tiziano non è un’allucinazione, come direbbe il ministro Maria Elena Boschi, ci sono altre istantanee del passato oggi dimenticate che bisogna ricordare.

IN CASA BERLUSCONIANA NEL FRATTEMPO DOPO CHE E' STATO SPODESTATO DAI DETTAMI EUROPEI ED USA:

Nel frattempo in casa Berlusconiana il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia.

Il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia. Diventa poi il fautore del "Patto del Nazareno" sancito il 18 gennaio 2014 tra Silvio Berlusconi e il premier Matteo Renzi riguardante una collaborazione su riforme costituzionali (titolo V e Senato "Camera delle Autonomie") e legge elettorale Italicum. 

VENIAMO AD OGGI E ALLE INTERCETTAZIONI PUBBLICATE DAL FATTO QUOTIDIANO:


“Renzi mi ha detto di stare sereno. E io lo sono davvero”, a dirlo è Michele Adinolfi, attuale numero due della Guardia di finanza, protagonista con il premier delle intercettazioni pubblicate sul Fatto Quotidiano. Adinolfi fu indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio nell’inchiesta giudiziaria P4 della procura di Napoli e ricorda: “Ha segnato la fine della mia carriera. È stato un dramma in cui sono rimasto stritolato da una guerra più grande di me e da cui sono uscito a testa alta”. 

Renzi: “Letta incapace, Berlusconi è con me” In sostanza Renzi anticipa a un generale, non un suo consulente ma al limite un suo controllore, una strategia che nessuno ha mai svelato: la staffetta (il “rimpastone”) con un risarcimento, il Quirinale nel 2017, per l’inquilino sfrattato da Palazzo Chigi. Proposta rifutata. Due i problemi, spiega Renzi al generale: Letta jr ha 46 anni, dovrebbe aspettarne tre per il compimento dei 50, soglia minima per il Colle, e non si fida. Inoltre “il numero uno” alias Napolitano, giustamente, è contrario. 

Renzi conferma che Napolitano è contrario e aggiunge:Berlusconi è favorevole. 

Il patto del Nazareno c’era già 8 giorni prima di essere siglato. L’incontro Renzi-Berlusconi è del 18 gennaio, ma fu annunciato il 16, cinque giorni dopo la telefonata. 

Per comprendere l’ultimo passaggio bisogna sapere che Adinolfi è milanista e amico fraterno di Adriano Galliani da trenta anni. Inoltre è amico di Gianni Letta, come dimostrano altre conversazioni depositate nelle quali Letta senior lo sponsorizza mentre Letta jr lo fa fuori dalla corsa a comandante generale. Inoltre è considerato vicino a Berlusconi. Forse per questo Renzi gli parla del leader di Forza Italia quasi come se fosse un amico comune, a differenza di Napolitano. Se questo aiuta a capire perché Renzi, notoriamente viola, accetti una cravatta da un rossonero, non spiega perché il leader della sinistra italiana si faccia chiamare “stronzo” da un amico di Berlusconi, che vuole promuovere a capo della Finanza. 

Ma questa è un’altra storia. Questa brutta storia continua con il figlio di Napolitano: “Giulio oggi a Roma è tutto o comunque è molto. Giusto? Tutto, tutto… e sembra che… l’ex capo della Polizia… Gianni De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Poi Vincenzo Fortunato precisa: “Tutti sanno che lui ha un’influenza col padre”. Adinolfi continua, affermando: “Non è normale che tutti sappiano che bisogna passare da lui per arrivare”.

FATTO STA CHE DA TRE LEGISLATURE IL CAPO DEL GOVERNO NON VIENE SCELTO DAL POPOLO SOVRANO ED E' VERO CHE:

nell’art. 92 della nostra Costituzione, o meglio: . “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Molti italiani pensano che il Presidente del Consiglio venga “eletto” dai cittadini, e fanno un errore sostanziale, in quanto – semmai – viene nominato dal Presidente un politico che dovrebbe essere fra i più votati dai cittadini e questo potrebbe in qualche modo determinare una sorta di criterio democratico che di fatto non e' piur' rispettato come invece dovrebbe esserlo. Il problema di fondo, è che la maggior parte dei cittadini italiani continua a considerare “normale” il fatto che le scelte importanti per la nazione, e di conseguenza per la vita dei cittadini, vengano prese senza alcuna partecipazione civile. Salvo poi imprecare ogni qualvolta queste imposizioni si abbattono sullo stato di benessere generale del paese.


ALTRI LEADER:

SALVINI:
Molti leader attuali sono cresciuti all'ombra delle tramissioni televisive come per esempio Salvini: Contemporaneamente un giovane Matteo (Salvini) va in una trasmissione Mediaset, Il Pranzo è Servito, casualmente risolve un rebus “Incassare Tangente”, riceve i complimenti del conduttore e sottolinea “Vengo da Milano, ne so qualcosa”. Quello stesso anno Matteo Salvini, guardacaso, da “nullafacente” diventa consigliere comunale in quel di Milano. .. 

NAPOLITANO:

Il 1994 vede un’altra figura di spicco ricoprire un prestigioso incarico istituzionale, infatti vede Giorgio Napolitano presiedere la Camera dei Deputati. Sempre nel 1994 Angelino Alfano inizia a fare carriera in Forza Italia.

MONTI:

MENTRE .. MONTI In quegli anni stringe amicizie importanti, tutte nell’ambito accademico: tra queste quelle di Mario Deaglio, ordinario di economia internazionale, di sua moglie Elsa Fornero, vicepresidente del consiglio di sorveglianza della Banca Intesa e docente di economia politica, e di Terenzio Cozzi, presidente dell’Associazione degli economisti italiani. SI RIPRESENTA, COME UNA “ZECCA” APPASSIONATA DALLA PROPRIA INFEZIONE, NEL 1989 COME “CONSULENTE ESPERTO” DEL MINISTRO DEL BILANCIO CIRINO POMICINO: “… Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l’Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l’esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 Letta jr, nonostante fosse il nipote del fidato Gianni Letta è fatto fuori. Pierluigi Bersani non è affidabile. Massimo D’Alema ha il nome sbagliato anche se si è impegnato tanto. Gianfranco Fini è stato fatto fuori. Antonio Di Pietro eliminato. Nicky Vendola sempre meno rappresentativo. Clemente Mastella nonostante il suo feudo elettorale arranca ed è ormai un comprimario. Mario Monti dura il tempo di rendere operative le tasse decise dall’ultimo governo Berlusconi e viene silurato. ”Quella che sarebbe stata compiuta su Giorgio Napolitano dalla pressione congiunta della Cancelliera tedesca Merkel e dall'allora presidente francese Sarkozy decisi a sbarazzarsi del premier italiano Silvio Berlusconi colpevole di opporsi alle loro pretese egemoniche sull'intera Europa. 

GRILLO: 

Poi ci sono gli aspetti più malevoli di chi lo dipinge come una sorta di doppia personalità per avere avuto rapporti di lavoro, in qualità di consulente di strategie aziendali, con grandi società Usa, tra le quali anche la grande banca d'affari J.P. Morgan, una delle cattivone nella storia dei titoli spazzatura (i famosi mutui subprime). I più malevoli arrivano a coinvolgerlo in rapporti con il grande massone dell'economia mondiale, ovvero il Bilderberg Group, il tutto per via di rapporti con il finanziere plurilaureato alla Bocconi Enrico Sassoon che fino a qualche tempo fa, figurava come primo socio della Casaleggio Associati. Riferimenti poi spariti dal sito di Grillo, dopo che lo stesso Sassoon si è tirato fuori. 
CASALEGGIO:

Mentre Webegg perde 15 milioni di euro l’impresa ha anche una squadra di calcio aziendale. E La gestione Casaleggio con trattamento da sceicco affitta voli charter per dipendenti e familiari, tutto gratis ovviamente per loro, per recarsi a Praga e nel resto d’Europa, per il torneo aziendale “Logica world cup”. hiusa malamente l’esperienza di Webegg Casaleggio continua a portare le società nel web e diventa un personaggio pubblico nel 2005 quando fonda il blog di Beppe Grillo, pianifica i V day, organizza i meet up del Movimento e il Movimento 5 Stelle con la nuova società la Casaleggio Associati. I leader del Movimento 5 stelle hanno partecipato alla festa a Milano per l'indipendenza Usa. 

NON DIMENTICHIAMOCI DI MACERATA PUNTO NODALE DI CERTA MASSONERIA ed il resto dei personaggi che dalla Sicilia alle Alpi sono il brodo di questo bordello.

LE DOMANDE FINALI SONO L'ITALIA E' IN DEMOCRAZIA POPOLARE ?

Bisogna ben accertare se l'ex procuratore della Repubblica di Firenze sia il magistrato che ha trattato le denunzie presentate contro Renzi e i suoi possibili sodali da Marco Carrai a Luigi Lusi delle quali si è interessato il generale Adinolfi. 

Bisogna stabilire se quelle denunce siano state trattate correttamente o se siano state magari archiviate illecitamente. 

I sospetti vengono per due ragioni. Anzitutto perché Quattrocchi appena andato in pensione è' stato assunto come consulente al comune di Firenze e questo significa che bisogna stabilire che valore abbia una cosa del genere e se cioè sia normale che un capo di procura vada a lavorare per un comune fino al giorno prima sotto il suo controllo. 

In secondo luogo ci sono le intercettazioni Adinolfi pubblicate dal Fatto Quotidiano giacche Adinolfi era il capo della Finanza che ha trattato le denunce contro Renzi poi andate sul tavolo di Quattrocchi. 

Speriamo che la trafila delle anomalie si fermi qui perché il dato di fatto è' che anche ora le denunce contro Renzi presentate a Firenze non fanno passi in avanti o forse ne stanno facendo indietro.

ESISTE UN OPA LANCIATA DA BERLUSCONI SULPD TRAMITE RENZI IRRIFIUTABILE ? E IN TAL CASO PER QUALE MOTIVO ? MPS ENTRA QUALCOSA ?

Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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