venerdì 10 luglio 2015

Commissione Parlamentare per le questioni regionali. audizione per gli Statuti Speciali della Regione SEZIONE REGIONE SICILIA. LA SICILIA AVANZA PICCIOLI SECONDO ART.36 3 37 dello Statuto

IL PRIMO QUESITO È VOLTO A CONOSCERE LA PERSISTENTE VALIDITÀ DELLO STRUMENTO DELLE NORME DI ATTUAZIONE DELLO STATUTO SPECIALE SICILIANO, PUR IN PRESENZA DI PARTI DI QUEST’ULTIMO CHE RICHIEDEREBBERO UN AGGIORNAMENTO.

Ed invero, la Commissione paritetica “è titolare di una speciale funzione di partecipazione al procedimento legislativo” e, in quanto tale, costituisce un “essenziale raccordo tra la Regione e il legislatore statale” finalizzato al raggiungimento degli obiettivi indicati nell’art. 43 dello Statuto (Corte Costituzionale n. 201/2010).

D’altra parte, sempre secondo la giurisprudenza costituzionale, lo Statuto siciliano è in grado di determinare “con precisione la materia legislativa di competenza della Regione” in quanto lo stesso “deve ritenersi sufficiente a conferire direttamente alla Regione…i poteri legislativi e amministrativi relativi alla materia.” (così, Corte Costituzionale n. 58/1958, ribadita da n. 136/1969, n. 150/1969 e n. 108/1971)

In questo ambito generale, il rapporto tra Stato e Regione siciliana è stato imperniato, prevalentemente, su due fondamentali questioni, distinte ma strettamente connesse tra di loro.

La seconda questione riguarda il sistema di finanziamento della Regione siciliana, che, secondo la previsione dello Statuto, doveva essere in grado di assicurare entrate patrimoniali e tributarie sufficienti all’esercizio delle proprie funzioni.
L’art. 36 dello Statuto speciale, prevede che al proprio fabbisogno finanziario la Regione provvede, oltre che con le entrate patrimoniali di pertinenza, a mezzo di tributi deliberati dalla medesima; sono, comunque, di spettanza dello Stato, sia le imposte di produzione che le entrate dei monopoli, dei tabacchi e del lotto.

L’art.2 del DPR 26 luglio 1965, n.1074, norma di attuazione in questa materia, ha fissato il principio generale che presiede al riparto dei tributi erariali tra Stato e la Regione, statuendo che spettano alla Regione tutte le entrate tributarie dirette e indirette, comunque denominate, riscosse nell’ambito del suo territorio; l’art.4 delle stesse norme di attuazione attribuisce altresì alla Regione le entrate relative a fattispecie tributarie che, sebbene maturate nell’ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori dal territorio della Regione.

La materia delle entrate è stata oggetto di altro frequente contenzioso avverso le norme statali che, nel tempo e per esigenze di bilancio, hanno riservato entrate tributarie allo Stato.

Infatti, l’art.2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, nell’attribuire alla Regione tutte le entrate erariali riscosse nel suo territorio, riconosce allo Stato la spettanza delle “nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime”.

L’applicazione di tale clausola di riserva ha prodotto un vasto contenzioso di costituzionalità circa i criteri per qualificare come “nuova” una entrata tributaria, o per individuare le caratteristiche della clausola di finalizzazione, nonché le garanzie procedurali nell’applicazione di provvedimenti che derogavano agli ordinari criteri di riparto dei tributi.


In modo specifico, la Corte ha ritenuto “di doversi discostare dall’interpretazione dello Statuto e delle norme attuative fornita dalle più recenti pronunce” (sentenze n. 111 del 1999, n. 138 del 1999, n. 66 del 2001 e n. 306 del 2004) e “di dover riaffermare, al riguardo, la ricostruzione del sistema di riparto del gettito tributario tra Stato e Regione siciliana, confermativa di quella evidenziata dalla sentenze n. 81 e n. 71 del 1973”, secondo cui l’unico criterio generale è quello basato sul luogo della riscossione.

La più recente sentenza della Consulta n. 97 del 2013, nell’affermare l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 2, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, nella parte in cui si applica alla Regione siciliana, ha confermato il principio della territorialità dei tributi, ribadendo che “il legislatore statale non può disporre direttamente l’assegnazione alle Provincie del gettito dei tributi erariali riscossi nel territorio regionale siciliano

In entrambe le ipotesi il Giudice delle leggi ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, reputando sussistenti i requisiti derogatori alle disposizioni di cui all’art. 36 dello Statuto ed all’art. 2 del d.P.R. n.1074 del 1965, ovvero la “novità” del tributo e la “specificità dello scopo”.

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