mercoledì 19 agosto 2015

La Borsellino trasferita a Roma rivive lo scenario di suo padre, la Sicilia piomba al 1985 indietro di 20 anni . Abbandonata come suo padre nel silenzio Mafioso

L’assessore alla Sanità Lucia Borsellino, figlia del magistrato assassinato in via d’Amelio il 19 luglio del 1992, dopo essersi dimessa dall’incarico con la seguente motivazione:

 "Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato – sottolinea l’assessore - mi spingono a questa decisione, anche in considerazione del mio percorso professionale di oltre vent’anni in seno all’amministrazione regionale della Salute.

Considerata poi la concomitante circostanza occorsa, di cui ai recenti fatti di cronaca riguardanti il caso del primario di chirurgia plastica e maxillofacciale dell’aziende ospedaliera Villa Sofia-Cervello – scrive infine Borsellino - non posso non manifestare il rammarico conseguente alla lesione che fatti come questo determinano inevitabilmente all’immagine dell’istituzione sanitaria e dell’intera Regione Siciliana, adombrando il lavoro di tanti operatori e professionisti che profondono quotidianamente il proprio impegno con onestà e correttezza nell’esclusivo interesse pubblico”.

In questo fase bruttittima dove vi sono anche inchieste giudiziarie sulla sanità Siciliana e i vertici delle Istituzioni Siciliane nonche' corvi e dossier, il Viminale senza grosse spiegazioni assegna all'ex assessore alla Sanità siciliana Lucia Borsellino, una scorta ed un auto blindata dopo indicazioni secondo cui sarebbe a rischio la sua sicurezza.

La Borsellino viene trasferita d'urgenza all'Agenas per i prossimi 2 anni

Il tutto in uno scenario del tutto simile al 1985, paludoso e nebbioso dove colpi bassi, silenzi omertosi e corvi infarciscono la Sicilia del 2015 che si riscopre in totale disfacimento infrastrutturale, economico e politico-morale.

Il vero problema di questa brutta storia non e' tanto l'evento in se stesso ma lo scenario che riproduce in forma simile il 1985 della Sicilia, l'anno in cui suo padre Borsellino e Giovanni Falcone hanno dovuto lasciale l'isola in tutta fretta per l'Asinara.

Il quadro di questa brutta storia si inserisce in uno scenario dell'Isola peggiorato rispetto al 1985 sono gli stessi di quell'anno. 

La Sicilia della rivoluzione Crocettiana e dell'antimafia, si trova in questo stato: "Scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil della Sicilia è ancora negativo; il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 15 anni fa; negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie siciliani sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei Siciliani guadagna meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord."

In questo contesto dove indagini della magistratura colpiscono i vertici delle Istituzioni Siciliane e dove l'antimafia Nazionale e Siciliana perdono colpi con arresti per Mafia.

Gli elementi sono sempre gli stessi: 

Un Silenzio assordante dell'Ars che e' Mafia, una sottovalutazione del Popolo Siciliano che perde i pezzi migliori e mantiene i peggiori.

Un Viminale che non da molte spiegazione specie dopo quanto accaduto in queste ultime settimane indebolendo la credibilità delle stesse Istituzioni nel solito lato oscuro del Segreto di Stato.

Si muore quando si e' lasciati soli ed effettivamente non ho visto tanta solidarieta' verso la Borsellino che ha sollevato il coperchio della corruzione sanitaria.

Politica e Mafia vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo ed anche in questo caso sembrano esserci caratteristiche simili.

L'Antimafia che diventa come disse Sciascia peggio della Mafia.

Questa evento potrebbe sembrare ai piu' un normale sfondo con un ex Assessore che viene assegnato ad altro incarico in realta' gli onesti vanno via nel silenzio che uccide e la melma rimane in Sicilia.

Vi lascio ricordare che ognuno di noi ha un ruolo fondamentale nel difendere la nostra amata Sicilia e per farlo voglio ricordare le parole di un altro Eroe dimenticato il Generale Dalla Chiesa che affermava che molte cose non si fanno per coraggio. Si fanno per poter guardare serenamente i figli negli occhi e i figli dei propri figli.

Ognuno dovrebbe essere giudicato per cio' che ha fatto, contano le azioni e non le parole oggi diremmo gli slogan. se dovessimo giudicare le parole e gli slogan saremmo tutti bravi ed irreprensibili ed invece ogni cittadino muore ed uccide il futuro del proprio figlio ogni volta che nel segreto dell'urna VOTA senza tenere conto dei fatti, dei risultati ma ascoltando soltanto le false promesse di interessi personali.

Non pensate che questi politici possano essere eroi della normalità dimettendosi quando i fatti e la decenza morale dice che sarebbe opportuno mollare per il proprio fallimento, molti continuano trascinando con se anche i filistei.


Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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