sabato 19 dicembre 2015

MUSUMECI IL PRESIDENTE GIUSTO - DISCORSO INTEGRALE SULLA MOZIONE DI SFIDUCIA A CROCETTA - SICILIA

Questo e' il primo di alcuni discorsi integrali che riuguardano la mozione di sfiducia presentata all'inconsistente Crocetta nel tentativo di salvare la Sicilia dalle grinfe di acari siciliani venduti ai Toscanacci del Governo Romano.

Sostenendo Crocetta ho fatto un errore che ha danneggiato la mia Sicilia e Musumeci, un uomo giusto e che avrebbe ben lavorato per Isola, mai piu' pentito di così sono stato.

Ecco il discorso di Musumeci e fatevi un opinione.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente della Regione, Governo, col consenso del collega Ragusa sarei tentat o di dire al Presidente Crocetta che stavolta non vorrei rivolgermi a lui per levare l’appello alto che, in altre occasioni, ho ritenuto doverosamente di rivolgerg li da questa tribuna. La mozione, la nostra mozione, quella del mio Gruppo, quella del Gruppo di Forza Italia, quella del Movimento 5 Stelle, primi firmatari, ha un si gnificato politico, serve ad una verifica dei numeri, serve a capire se in quest’Aula il Governo gode ancora di una maggioranza, perché il Governo Crocetta non si è mai preoccupato di offrire alla valutazione dei Siciliani una verifica di maggioranza alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, ha preferito affrontare e risolvere le controversie all’interno delle stanze del Palazzo pe rché nessuno conoscesse le vere ragioni – certamente non nobili - che hanno determinato e con tinuano a determinare una insanabile frattura all’interno della coalizione, una costante instabilità che non consente programmazione e che non consente di affrontare seriamen te i problemi di questa Terra. Io mi sono rivolto a lei, Presidente Crocetta, e l’ho fatto il 20 ottobre 20 13 da questa tribuna, l’ho invitata al senso di responsabilità. Non abbiamo altre armi noi deputati dell’opposizione, e lei ha risposto con un intervento di settantotto minuti, per dire tutto e il contrario di tutto. Mi sono rivol to a lei il 30 ottobre dello scorso anno da questa stessa tribuna, pe rinvitarla a prendere atto di una maggioranza che non c’è e che quando c’è si ricompone soltanto sulla colla di un compromesso verso il basso, per tenerla sempre più prigioniera, per mette rla con le spalle al muro, perché lei fosse un Presidente neutralizzato. 

Quante volte abbiamo fatto appello al suo orgoglio, alla dignità politica di un governatore che sa di avere tradito i suoi elettori eppure non può ammetterlo, perché deve continuare a recitare una parte. Lei sembra alla guida di un Governo che ricorda quei principi chiamati a gestire il potere con sovranità limitata, i principi fantoccio tanto perché devono essere lì, fantoccio nel senso di essere inerti, inermi, sia chiaro, lei sa che io ho grande rispetto per il ruolo istituzionale. Quante volte abbiamo rivolto appello a lei, perché si rendesse finalmente conto, ed in certo senso lei si è reso conto, che la sua rivoluzione è rimasta prigioniera di una tela di ragno, come le mosche che cercano invano dove posarsi, all’in terno di una stanza grigia, buia, senza prospettive, senza un barlume di luce. La sua non è stata, Presidente, né una rivoluzione proletaria, né una rivoluzione neo capitalista, né una rivoluzione di costume, né una rivoluzione nei metodi; non è st ata una rivoluzione proletaria perché i proletari li ha fatti questo Governo, quando gli operai s ono diventati proletari, sono diventati più poveri di quanto non fossero, no n è una rivoluzione neo capitalista perchè il capitale ormai non c’è più, nelle banche rimangono finché rimangono è già un miracolo, i piccoli risparmi, quelli di tanta gente che affrontando con fantas ia l’aridità del pane quotidiano, ha ritenuto di mettere al sicuro i propri risparmi, sperando che l’incertezza di oggi possa diventare fiducia domani. 

La sua non è stata neanche una rivoluzione nel costume, perché ha perpetrato, ha conti nuato, ha perseverato nei costumi, nelle prassi deplorevoli che hanno caratterizzato g li ultimi trent’anni di questa esperienza regionale. I buoni propositi in iziali sono andati a infr angersi contro gli scogli di una indifferenza e di un disarmante processo di omologazione al quale lei ha tentato, dopo una prima resistenza di doversi adeguare riuscendoci perfettamente. Non è neanche una rivoluzione di metodi, perché il sottobosco clientelare continua a regnare e a vegetare in questo quarto Gove rno Crocetta. Voglio immaginare, 20 XVI LEGISLATURA 299 a SEDUTA 15 dicembre 2015 A ssemblea Re g ionale Sicilian a Presidente della Regione, che nel suo comodino lei tenga un libro per conciliare le sue notti insonni, perché se lei dorme la notte tradisce se ste sso, voglio immaginarlo insonne, voglio immaginarlo preoccupato del suo ruolo, di quello che lei ha fatto, ma soprattutto di quello che non ha fatto, e sia chiaro non è che io pensi ch e sul ripiano del suo comodino ci siano i precetti di Marx , le dottrine di Lenin, o i pensieri di Mao Tse Tung, assolutamente, non lo penso neppure. Sul suo comodino ci sono i versi di Pier Paolo Pasolini, sul suo comodino ci sono le buone letture del regista, letterato, intellettuale che finì tragicamente i suoi giorni nella capitale. 

 Ma lei sa che Pasolini era un implacabile pubblico ministero e accusatore delle false rivoluzioni. Se oggi fosse stato in vita Pasolini l’avrebbe cont estata senza risparmiarle critiche e apprezzamenti non certo benevoli. Voglio immaginare che nelle sue ore di riflessioni nella sua camera da letto di Tusa, ovattata, per evitare che le arrivasse il grido della piazza, lei non riesca ad ascoltare il grido di dolore dei lavoratori dei consorzi di bonifica o dei forestali o de i formatori o degli sportellisti o dei precari della Pubblica Amministrazione, migliaia, migliaia di si ciliani che da anni non percepiscono stipendi, e alcuni da sei, otto mesi, gente a cui è stat o tolto l’oggi ed è stat o negato il domani. Nelle sue notti insonni non le arriva il grido di dolore, di rabbia dei piccoli e dei medi imprenditori che non sanno come far quadrare il bilancio delle loro aziende, non importa se agricole, commerciali, artigianali o industriali ? Non le arriva il grido di protesta nobile, innocente, sincero ma vigoroso di migliaia di giovani sici liani che sono stanchi di essere co stretti a coniugare i loro verbi al futuro? Non le arriva il grido di dolore di sette mila dipendenti delle nove province regionali che non sanno quale sarà la loro sorte? Non le arriva il gr ido di dolore di tanti sindaci che non riescono più ad andare avanti e diventano avanguardia di trincea nella sofferenza umana dei propri concittadini? No, Presidente, è inutile continuare a rivolgere appelli alla responsabilità, alla sua coscienza. Voglio quindi concludere questo mio intervento rivolgendomi ai colleghi del Parlamento. Il Parlamento o è lo specchio di una società o è la guida per una società. Noi siamo la sintesi di quanti ci hanno votato e ci hanno espresso, di questa Sicilia così composita che ci ama e ci disprezza, ci ammira e ci odia, di questa società civile che spesso non è migliore della società politica ma della quale noi abbiamo il dovere di scegliere se essere lo specchio fedele o la guida credibile e incorrotta. Nell’uno e nell’altro caso noi dobbiamo scegliere perché questo Parlamento non ha più la credibilità per restare un solo giorno di più, innanzitutto per avere espresso un governo altrettanto non credibile e, in secondo luogo, perché le è stato es propriato il diritto di le giferare nel rispetto della Carta Costituzionale. 

Qualche esempio: tre leggi, per fare soltanto una citazione in ordine di tempo relativa alle ultime settimane, tre leggi importanti abbiamo votato: sulle province, sugli appalti e sull’acqua. Tutte e tre sono state impugnate da l Consiglio dei Ministri con argomenti e pesi assolutamente confutabili, pretestuosi senza che il Parlamento a bbia avvertito l’orgoglio e il sussulto di mantenere fede alla propria posizione esa ttamente in linea con questo Gove rno. Ecco perché noi abbiamo il dovere di essere lo specchio o la guida ma nell’ uno e nell’altro caso i siciliani vogliono che noi si vada a casa. Ecco perché sono convinto e concludo, Presidente, che la mozione di sfiducia non alimenti molte illusioni. Abbiamo il dovere di provarci e credo comunque che l’altra possibilità sia quella di andare, tutti i deputati dell’opposizione , da un notaio a Palermo, firmare le contestuali dimissioni che il notaio vorrà presentare alla Segreteria Generale dell’Assemblea soltanto quando tutti i deputati dell’opposizione non rappresentati, cioè nel Governo, avranno sottoscritto le proprie dimissioni. Non sarà un fatto tecnico ma sarà un fatto politico di grande rilevanza, vorrei vedere se il Governo avrà il coraggio di restare al proprio po sto di fronte ai banchi vuoti di una opposizione prima ancora che scatti il procedimento della surroga. 21 XVI LEGISLATURA 299 a SEDUTA 15 dicembre 2015 A ssemblea Regionale Sicilian a Solo altri quindici secondi per formare un auspicio : tra dieci giorni è Natale, con la serenità dei credenti, Presidente, anche se volessi pensare ad un presepe non riesco ad i mmaginare quale ruolo le possa dare in un Presepe vivente, non riesco ad immaginarla né uno dei Re Magi, né San Giuseppe, né tanto meno Gesù bambino, mi si consenta l’infelice accostamento, ma tra dieci giorni è Natale dobbiamo, colleghi deputati, fare in modo che i siciliani trovino sotto l’albero il miglior regalo possibile: quello di un Parlamento che almeno una volta in questi tre anni trova, finalmente la forza e l’orgoglio di andarsene a casa portando con sé un governatore e un Governo che nessuno saprà, sono certo, e vorrà rimpiangere.


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