lunedì 19 settembre 2016

La normativa Anticorruzione e l'Anac rappresentano un fallimento totale alla lotta alla corruzione, vediamo perchè ?

Da esperto del settore devo riconoscere che a distanza di qualche anno la normativa Anticorruzione e della Trasparenza nonche' la Agenzia dell'Anticorruzione rappresentano un fallimento totale della lotta alla corruzione e al malaffare.

Alcune significative ed esperte critiche erano pervnute da piu' fronti primo fra tutti dall'attuale Presidente dell'Associazione Magistrati Piercamillo D'avigo.

L'Anac e la relativa normativa non e' altro che lo specchietto per le allodole non tanto a livello nazionale ma a livello internazionale, anche perche' bisognava uniformarsi alle indicazioni internazionali ed europee, come le direttive di Merida.

In realtà la corruzione non si combatte con una Agenzia priva di strumenti effettivi e di risorse anche con la buona volontà di Cantone.

Ed e' stato inutile dare una normativa che aumenta di molto le pene del Codice Penale relative alla Concussione e Peculato se poi di fatto nessuno viene condannato.

Come dice Davigo aumentare le pene anche in modo sostanzioso non ha nessun valore se queste non vengono quasi mai eseguite quando si arriva all'ultimo grado di giudizio.

"La nuova normativa sulle gare pubbliche, sostiene il presidente Anm, “è tutta roba che non serve a niente” e la corruzione “non si combatte con l’Autorità nazionale anticorruzione”, che non ha poteri di repressione". Davigo

Il sistema dei Piani Triennali Anticorruttivi che si basano sulle indicazioni del Piano Nazionale Anticorruzione di fatto e' solo un modo per avere le carte in regola.

Parliamoci chiaro e come le norme Iso e le procedure che si applicano all'interno di una azienda che di fatto consentono all'amministrazione pubblica di essere in regola sulla carta, ma poi se si va a fare un audit spesso ci si accorge che queste non sono quasi mai applicate.

Inoltre far scrivere i Piani ai Responsabili Aziendali dell'Anticorruzione nominati dai direttori generali RPC e' un clamoroso autogol, per il semplice motivo che tali piani sulla carta sono ben fatti perche' spesso sono scopiazzati da un amministrazione all'altra ma di fatto risultano di difficile applicazione quando si toccano livelli dirigenziali che spesso sono contigui.

Per non parlare della figura del whistleblowing cioe' il lavoratore che denuncia e che deve essere coperto dall'anonimato, i risultati sono deludenti.

Bisognava assegnare la realizzazione dei Piani Triennali dell'Anticorruzione a strutture esterne rispondenti all'Anac ed a spese delle amministrazioni che devono adottare tali piani al fine di evitare troppo servilismo.

Bisognava adottare a strutture Anac verifiche Audit di tali piani anche a campione ed invece ci si e' limitati a fare come gli alunni la paginetta di compito pulita e perfetta ma di fatto mai applicata ancor piu' che a distanza di qualche anno ancora solo il 37% delle Amministrazione ha tutto in regola.

Per non parlare del peso specifico di Cantone e dell'Anac che ogni tanto segnala alla politica opportunità di modificare gli scenari e non accade nulla.

Vedi il caso Rai che appare un palese Golpe Renziano e che dopo la segnalazione d'incompatibilita' per ben 13 dirigenti, gli stessi se ne sono "fottuti".
Purtroppo per loro, però, la deliberazione dell’Anac non ha valore vincolante, ma rappresenta solo un parere. Logico, dunque, aspettarsi che CDO farà orecchie da mercante

L’Italia e l’Europa nella classifica dei 177 paesi, l’Italia è al sessantanovesimo posto, con un punteggio di 43 punti, uno in meno (dunque «meglio») rispetto all’anno scorso. Il grado di corruzione in Italia è più alto che in molti altri paesi d’Europa, fanno «peggio» di noi soltanto: Romania, Bulgaria e Grecia.
Nel Cpi 2015, la 22esima edizione del rapporto pubblicata oggi, l’Italia si classifica al 61esimo posto nel mondo, con un voto di 44 su 100.

In pratica la situazione rimane grave e complicata e tutta questa impalcatura giuridica creata per avere un miglioramento nella lotta alla corruzione rimane soltanto uno specchio per le allodole.

A due anni dall’adozione della Legge Severino (Legge n. 190/2012) e del c.d. Decreto Trasparenza (D. Lgs. n. 33/2013), infatti, non si registrano sensibili miglioramenti né con riferimento alla corruzione percepita né in relazione alla diminuzione di vicende di tipo corruttivo.

Ritengo che tutto deve essere rivisto in un altra ottica specie se si vuole lasciare in piedi l'impalcatura tipica dell'Italia che quando deve risolvere problemi crea commissioni e nuove figure dirigenziali che vanno pagate come RCP.

La normativa va attuata in modo diverso altrimenti ripeto diventa come la normativa Tecnica dell'Iso ben applicata sulla carta ma disapplicata sul campo.

Centro Destra Social - http://centrodestrasocial.blogspot.it/

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