giovedì 16 marzo 2017

#FAREMOGRANDELASICILIA REMO PULCINI: IL DISCORSO INTEGRALE DEL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA NELLO MUSUMECI ALL'ARS "ANTIMAFIA MAFIOSA"

Ecco trascrizione dell' intervento in aula, all'Ars, del presidente della Commissione Antimafia Nello Musumeci, che successivamente ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza della Commissione Antimafia “per non coinvolgere l’Istituzione in una campagna elettorale che si preannuncia velenosa.” 
"Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, ho chiesto di parlare nella qualità di presidente della Commissione Antimafia, e ringrazio la Presidenza per avermelo consentito, alla luce di alcuni fatti accaduti nei giorni scorsi e che, a mio avviso, meritano qualche considerazione e riflessione, perché in un certo senso chiamano in causa la credibilità di questo Parlamento, la sua autonomia, l’affidabilità dei suoi componenti.
I precedenti sono noti.
Da tempo ormai, e fino alla scorsa settimana, una nota trasmissione televisiva della TV di Stato punta la propria attenzione sulla Regione siciliana, sulla Regione e sull’Assemblea regionale siciliana, affrontando temi che vanno dalla soppressione delle province isolane ai costi dei lavoratori forestali, dai vitalizi dei deputati ai servizi negati ai disabili gravi, dal contributo di solidarietà a Riscossione Sicilia.
Evidentemente questi temi devono aver fatto audience, se si insiste con singolare puntualità e sospetta frequenza.
Il buon giornalismo, se non è animato da pregiudizi, serve anche a questo.
Serve a denunciare incongruenze, sprechi, sperperi, privilegi, tutele di casta, se ci sono e quando ci sono.
Ma non è nel merito di questi temi che desidero entrare, Signor Presidente, quello che in questa sede parlamentare voglio rappresentare, non è la pressoché costante presenza in quel salotto televisivo del Presidente della Regione siciliana, ma la condotta irresponsabile, politicamente parlando, del Governatore, allorché egli si presta, quando parla e quando non parla, a fare da comoda sponda a chi spesso, senza sufficienti elementi conoscitivi e qualche volta fornendo notizie infondate, vuole offrire all’opinione pubblica un’immagine della Istituzione parlamentare siciliana distorta, negativa, ben al di là degli innegabili torti e degli evidenti limiti che pure gravano su questa Assemblea regionale.
Sia chiaro, questo Parlamento ha molte colpe da farsi perdonare, colpe antiche e recenti, e il presidente Crocetta avrebbe tutto il diritto di denunciarle le colpe, se il suo non si fosse rivelato un metodo perverso, squallido e cinico, finalizzato soltanto a utilizzare un potete strumento mediatico per delegittimare il ceto politico parlamentare, persino quello che appartiene alla sua parte.
Per rendere cioè più netta e appariscente la presunta distinzione tra buoni e cattivi, tra un Parlamento di privilegiati, ostili e refrattari ad ogni cambiamento e un Presidente della Regione che finisce per l’esserne vittima, quasi frenato e ostacolato nel suo coraggioso e generoso slancio riformista e rivoluzionario.
Si pone un serio problema, Signor Presidente, colleghi deputati, un problema che prima di essere politico è di galateo istituzionale e di etica pubblica, che esula dalla normale dialettica che caratterizza e deve caratterizzare il rapporto tra il Governatore e l’Assemblea, il Governatore e la maggioranza, il Governatore e l’opposizione.
Piersanti Mattarella metteva in guardia, diceva testualmente “Credo che non giovi ad alcuno diffondere discredito nelle Istituzioni, accreditare Istituzioni deboli nei confronti della illegalità. Ciò finirebbe con l’essere una forma indiretta di indebolimento del fronte che vuole combattere e vincere questa battaglia.”
Fu uno dei suoi ultimi discorsi in questa Aula nel novembre del 1979. Lo scontro tra partiti, anche quando è aspro purché leale, è il lievito, è il sale della democrazia.
Lo scontro tra le Istituzioni è la morte della democrazia.
Ma sarebbe un grave errore, un peccato di ingenuità, pensare che questa disarmante condotta del Presidente Crocetta sia solo il frutto della sua collaudata e conclamata auto-referenzialità.
Tale condotta invece, a mio avviso, è funzionale ad un perverso sistema di potere politico che da anni in Sicilia usa l’antimafia come clava, come strumento di lotta politica, per colpire gli avversari, interni ed esterni, dello stesso partito e degli altri partiti.
E’ una antimafia opportunistica, di carriera, finalizzata a garantire favori, incarichi e consensi ai propri aggregati.
Ma serve, soprattutto, a copertura della inettitudine politica di Rosario Crocetta. Sì, il Presidente della Regione, è il primo beneficiario di questo allucinante sistema di poteresebbene egli non ne sia il regista.
Ed è concreto il sospetto che questo tipo di antimafia obbedisca a motivazioni assai meno nobili di quelle ufficiali.
Tanto che la legalità rischia di apparire l’ultima impostura alla siciliana.
Il reclutamento del personale politico operato da questo “cerchio magico crocettiano” avviene attraverso la coptazione di personaggi che debbono apparire al di sopra di ogni sospetto. Vengono concesse loro patenti preventive di credibilità, ma se poi scavi a fondo ti accorgi che alcuni di questi personaggi non sono poi così meritevoli della credibilità attribuita.
Il fenomeno non è nuovo. E’ stato già oggetto di analisi da parte di un luminare del diritto penale che non appartiene certo alla mia parte politica. Parlo del professore Giovanni Fiandaca, il quale scrive, riferendosi alla Sicilia: “Si è assistito e si assiste ancora a fenomeni di populismo penale a livello politico”. In che cosa si traduce il populismo penale? Si traduce nella tendenza, o meglio ancora, nella tentazione di sfruttare impropriamente per fini di consenso o di potere, la legge penale o la creazione di nuovi reati, il processo penale e la stessa denuncia penale come risorse privilegiate di intervento politico in senso stretto e in senso lato. “Questi fenomeni comportano – dice ancora il professore Fiandaca – sul versante politico che l’uomo che ne abbia (e ne abbiamo esempi anche in Sicilia), faccia di complemento cioè diventi supplementare agli investigatori pubblici, ai pubblici ministeri. Il politico che si sostituisce al Magistrato.”
“Attenzione, però, privilegiare gli strumenti repressivi come metodo di azione politica può anche costituire una comoda scorciatoia o un alibi per coprire una sostanziale incapacità di fare politica con gli strumenti propri dell’azione politica”.
Bé signor Presidente, colleghi, sembrerebbe scritta apposta per noi questa considerazione del professore Fiandaca, tutti sappiamo – e se non lo sapete mi assumo la responsabilità di quello che dico nel comunicarvelo – che il cerchio magico esiste, ed esiste almeno da 10 anni. Conferisce ai propri gregari incarichi di sottogoverno nelle partecipate, nelle ASP, negli Enti minori con una spregiudicatezza inaudita, usa paradigmi etico-politici e socio-criminologici per comportare il cosiddetto “mascariamento mediatico” della persona che si vuole distruggere.
E torna in mente “Il giorno della civetta”, quando il maresciallo siciliano al capitano continentale spiega che in Sicilia se vogliono distruggere una persona prima la chiaccherano e poi dicono è chiaccherata.
Ed è a questa logica che obbedisce il vertice politico di Riscossione Sicilia, invece di essere una società esattoriale efficiente chiamata a riscuoter le somme che ogni contribuente – e per primi noi politici, anche a rate – ha il dovere di versare al fisco.
Questa società interamente partecipata dalla Regione è ormai prossima alla morte, come ha ammesso in Commissione antimafia l’altro giorno qui a Palermo lo stesso amministratore, è uno degli strumenti utilizzati dal cerchio magico per scaricare palate di fango sugli avversari di Crocetta.
Ma Presidente, su Riscossione Sicilia io non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto ho detto la scorsa settimana in una apposita conferenza stampa a Catania.
Da Crocetta all’ultimo dei gregari, i protagonisti di questo sistema di potere diventano professionisti dell’odio e della violenza verbale, impracabili giustizialisti giacobini con gli avversari, teneri garantisti con i propri amici e tengono costantemente aggiornate le liste di proscrizione, chi è con loro è contro la mafia, chi non è con loro è amico dei mafiosi.
Questo è il cerchio magico che opera al di fuori da questo Palazzo e che, da un decennio, decide le maggioranze di Governo, i componenti della Giunta regionale, persino la durata in carica di un Assessore, mentre mantiene una complessa rete di relazioni interpersonali con esponenti di rilievo del mondo imprenditoriale, e non solo del mondo imprenditoriale. Questo è l’uso ambiguo e pericoloso che si fa della morale sulla scena politica siciliana da parte di questa cricca che potremmo definire, per il potere che esercita con la intimidazione politica e mediatica, una sorta di mafia dell’antimafia.
Se poi li si osserva da vicino ci si imbatte in personaggi politici dalla discutibile moralità, adusi a frequentare allegri festini serali con compagnie equivoche, ci si imbatte in manager senza titoli, in disinvolti amministratori abituati a conferire incarichi legali per contenziosi anche di oltre 100 milioni di euro senza alcuna evidenza pubblica, senza attingere ad un regolare albo interno, ma solo perché l’avvocato è amico del giaguaro o perché l’avvocato è avvocato per altri inconfessabili ragioni.
Sono questi gli eroi dell’antimafia e della legalità in Sicilia?
Aveva ragione La Rochefoucauld il quale avvertiva: “Gli eroi sono come certi quadri, per apprezzarli non devi guardarli molto da vicino”.
Sono i tragediatori, come li chiama Francesco Forgione in un suo libro appena uscito, sono coloro che nei salotti televisivi, nei convegni, sui giornali, nelle assemblee pubbliche mettono sotto processo questo Parlamento; sono coloro che convogliano il disprezzo dei cittadini sulla politica siciliana e sui suoi rappresentanti.
come risponde l’Assemblea regionale a questa vergognosa e perdurante aggressione?
Colleghi, come risponde? Col silenzio, con l’imbarazzato silenzio di tutti, se si fa eccezione per la presa di posizione del Presidente Ardizzone e dei due Vicepresidenti.
Ecco perché sostengo che tutto questo ce lo siamo meritati.
E’ la logica conseguenza del fatto che per anni questo Parlamento ha rinunciato a riaffermare il primato della politica, perché abbiamo delegato a Roma la gestione del nostro Statuto, persino la sua interpretazione; perché questo Parlamento ha perso la sua autorevolezza, perché non ha voluto spiegare ai cittadini la differenza fra i costi della politica e i costi della democrazia; perché si vanta di avere ridotto i suoi componenti da novanta a settanta, tacendo sul fatto che così centinaia di migliaia di siciliani, soprattutto nelle piccole province, non saranno più rappresentati in Parlamento; perché questo Parlamento non ha avuto la forza di dire che il problema non sta nel numero degli eletti, ma nei privilegi degli eletti;
perché questa Assemblea si è ostinata a inseguire una folle riforma delle province togliendo di mezzo gli elettori invece di aumentarne la partecipazione; perché a questa Assemblea è mancata la consapevolezza della necessità di una responsabilità politica indipendente e separata dalla responsabilità penale, e aspetta rassegnata che arrivi il magistrato, invece di sforzarsi di arrivare prima del magistrato quando deve togliere il marcio; perché questa Assemblea ha giudicato il codice etico proposto dalla Commissione antimafia come una sorta di limitazione della propria autonomia, invece di considerarlo come uno strumento extra penale atto a rendere le istituzioni pubbliche più impermeabili ad episodi corruttivi, a degenerazioni, a pressioni, collusioni, condizionamenti e infiltrazioni esterne.
Colleghi, ci attardiamo a lunghe disquisizioni sulla concessione dei vitalizi – che la gente, giustamente, stenta a capire e a condividere – però non abbiamo il coraggio neppure di ammettere che questo Parlamento, negli ultimi tre anni, ha rinunciato ad alcuni suoi odiosi privilegi.
Non abbiamo il coraggio neppure di ammettere questo! Non ne parliamo. E’ come se avessimo la coscienza sporca.
Come si fa a non spiegare alla gente che questo Parlamento si è ridotto di oltre il 40 per cento la propria indennità di carica; la cancellazione della pensione retributiva, trasformandola in contributiva; la rinuncia alle auto blu per i Presidenti di Commissione; l’abolizione dell’assegno vitalizio dei deputati; la soppressione dell’assegno di fine mandato, come era stato conosciuto per decenni. Certo, non sono atti di eroismo, per carità, ma sono scelte, tardive per quanto si voglia, improntate a senso di responsabilità.
Abbiamo perso autorevolezza signor Presidente, perché la politica ha rinunciato alla funzione di mediazione tra interessi diversi e spesso conflittuali, perché la politica ha rinunciato alla funzione di orientamento e di Governo, sì la politica non governa più la società siciliana!
Si limita soltanto a interpretarne gli umori e le suggestioni a prescindere dalla loro natura, e invece questo Parlamento deve avere la consapevolezza degli errori compiuti e deve compiere uno scatto di orgoglio, tutti nessuno escluso!
Abbiamo ancora quattro mesi per poterlo fare, quattro mesi di tempo per dare esempi e segnali concreti al popolo siciliano, per fare valere le ragioni forti di una politica debole che deve trovare la capacità di difendere la propria autonomia, la propria indispensabilità, perché la politica non ha alternative!
E ritrovare la voglia di ascoltare la gente, a cominciare dagli ultimi, dai più deboli, dai non garantiti.
La politica può trovare la forza e l’orgoglio di attingere alla passione di Giuseppe Alessi, all’intransigenza di Pio La Torre, al coraggio di Pier Santi Mattarella, alla scrupolo di Pippo Tricoli, che pur nelle diversità dei ruoli e delle scelte ideali, in quest’Aula, hanno sempre avuto una visione alta e nobile delle Istituzioni.
La politica può trovare la forza e l’orgoglio di neutralizzare la velleità di chi, come Crocetta, considera “canaglia” questa Sicilia, che semmai ha la colpa di averlo eletto al più alto ruolo di questa Istituzione!
La stragrande maggioranza dei deputati in quest’Aula non ha conti in sospeso con la giustizia, chi ne ha attende con rispetto verso la Magistratura l’epilogo della propria vicenda giudiziaria, ma una cosa è la responsabilità penale, altra cosa è la responsabilità politica, né l’una né l’altra possono alimentare o giustificare uno scontro tra Istituzioni.
L’ho detto e lo ripeto, in quest’Aula non ci sono santi, ma non ci sono neppure diavoli!
Questo non è un Parlamento di nominati, chi è in quest’Aula è stato votato, scelto, preferito dai siciliani, quest’Aula è dunque la viva rappresentazione della Sicilia, così com’è fuori da questo Palazzo, Presidente, pavida e coraggiosa con spinte ideali e con miserie clientelari, egoista e solidale, rancorosa e remissiva, onesta e spregiudicata, coerente e voltagabbana.
Mi avvio alla conclusione: chi riveste ruoli istituzionali di vertici a qualsiasi livello deve avvertire sempre l’esigenza di preservare le Istituzioni dalla contesa partitica e dagli interessi di parte.
Spero – per quanto mi riguarda – di averne dato prova in questi quattro anni alla guida della Commissione antimafia, alla quale sono stato chiamato con voto unanime dei colleghi componenti, e lo dico con legittimo orgoglio perché non era mai accaduto nei trent’anni di vita dell’organismo parlamentare, un Presidente eletto all’unanimità.
E questo non torna certo a merito del sottoscritto, che non ha alcun titolo per meritarlo, ma merito di tutti i Gruppi politici che hanno voluto in tal senso dare un segnale unitario nella lotta contro ogni forma di mafia e di illegalità che la politica deve essere capace di promuovere giorno dopo giorno con alta tensione ideale.
Abbiamo lavorato in Commissione con spirito unitario, pur nelle diversità delle posizioni, ma ogni scelta importante, ogni indagine promossa, ogni relazione conclusiva è stata sempre votata alla unanimità dei suoi componenti.
Questa è la più grande garanzia che io posso offrire, signor Presidente, a Lei e a questo Parlamento.
Un Parlamento che si avvia ormai a vivere gli ultimi suoi mesi di questa legislatura.
Le elezioni regionali del prossimo ottobre si preannunciano già una stagione di veleni; a quella consultazione – come è noto – chi vi parla potrebbe partecipare da candidato alla Presidenza.
Non potrei mai e poi mai affrontare una così lunga e faticosa campagna elettorale e alternare la mia attività di candidato con quella di Presidente della Commissione senza correre il rischio di alimentare facili strumentalizzazioni, specie se si tratta di una Commissione che per le sue specifiche finalità impone, soprattutto a chi la guida, sobrietà, equilibrio e spirito super partes.
Per questa ragione, che è politica e morale al tempo stesso, signor Presidente, io le preannuncio che il 27 marzo, giorno d’avvio della campagna elettorale per la mia coalizione, lascerò la guida della Commissione Antimafia, rimanendone componente attivo e spero fattivo.
Mi conforta sapere che, grazie a tutti i colleghi commissari, al personale di segreteria, ai consulenti a titolo tutti gratuito, abbiamo ottenuto risultati, credo significativi, pur nei limiti entro i quali è chiamato ad operare l’organo parlamentare.
Molto lavoro abbiamo prodotto e non mi attardo qui ad elencarlo, molto altro già avviato rimane da completare e sono sicuro che sarà completato nei prossimi mesi.
A Lei signor Presidente, debbo un particolare ringraziamento per l’attenzione con cui ha seguito e sostenuto il lavoro della Commissione, riconoscendoci autonomia assoluta di scelta e di giudizio e la ringrazio assieme a tanti colleghi deputati, anche dell’opposizione, se mi consentite quelli dell’opposizione li ringrazio due volte per la fiducia e la stima che hanno voluto manifestarmi in più occasioni, anche recenti.
Tante cose ci hanno diviso, colleghi, e tanti ci dividono in quest’Aula, ma tutti abbiamo il dovere di tenere alto e incontaminato il valore della politica e di lavorare perché si possa recuperare la fiducia del popolo siciliano nelle istituzioni democratiche, innanzitutto, prima che nelle persone di ciascuno di noi, questo è l’auspicio, signor Presidente, che sono convinto troverà fertilità di ascolto nel senso e nello spirito."








PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho da fare delle comunicazioni, a seguire darò la parola – così come convenuto al presidente della Commissione “Antimafia”, onorevole Nello Musumeci. Gradirei un pò di attenzione perché c’è troppo vocìo. Prendete posto, cortesemente, evitiamo quando si parla e parlano i colleghi, di alzare il ditino subito dopo l’intervento dell’onorevole Musumeci, non me ne voglia nessuno, chiuderemo la discussione su questa vicenda. Non ci sono fatti personali che possono interessare in questo momento il Parlamento, successivamente, quando convocheremo la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari decideremo il da farsi. Non si tratta di una questione dei singoli. Consentitemi, è in gioco più il Parlamento e la dignità del Parlamento nella sua complessità. Onorevoli colleghi, onorevole D’Asaro, cortesemente, si accomodi. 

D’ASARO. Chiedo di parlare.

 PRESIDENTE. Onorevole D’Asero, alla fine dello svolgimento degli argomenti posti all’ordine del giorno potrà farlo ai sensi dell’articolo 83 del Regolamento interno. Onorevoli colleghi, come ben sapete subito dopo l’ultima trasmissione ‘L’Arena’ ho chiesto immediatamente, la sera stessa, e mi dispiace se non vi ho consultato, almeno i Capigruppo, ma ho ritenuto opportuno chiedere audizione in Commissione nazionale “Antimafia” per la gravità delle affermazioni rese in quel contesto, in una trasmissione nazionale, dall’amministratore di una società strategica per la Regione siciliana. Testualmente l’amministratore di detta società ha dichiarato – ‘Arena’ del 19 febbraio 2017 – una cifra mostruosa, sono cinquantadue miliardi di euro che negli ultimi dieci anni non si sono riscossi in Sicilia. Trenta di questi miliardi sono ormai irrecuperabili perché si sono prescritti. Ce ne sono ancora ventidue da recuperare, sono recuperabili se vi sarà volontà politica di recuperarli. Se daranno i mezzi, se vorranno rompere questo patto criminale che finora ha consentito di buttare

 6 XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana Per cui, invito i parlamentari in questo mese, è inutile farsi illusione, riferirà il presidente della Commissione, sarà l’ultima finanziaria, io faccio un appello ai parlamentari: smettiamo le nostre vesti di appartenenza, chiaramente ognuno con i propri ragionamenti, con i propri convincimenti, così come correttamente è stato fatto nelle Commissioni di merito. Io do atto, e l’ho detto ieri al Capogruppo di Forza Italia, l’onorevole Falcone, che in un particolare verbale ha evidenziato come sostanzialmente, mentre Equitalia aveva una riscossione in crescendo, in Sicilia c’era un decremento, e nonostante questo abbiamo proceduto alla ricapitalizzazione nel 2016, dopo la bocciatura della ricapitalizzazione per due milioni e mezzo avvenuta su votazione di un emendamento presentato dal Movimento Cinque Stelle, ma condiviso dalla maggior parte dell’Aula, tant’è che è stato, alla fine, il ragionamento che è stato sostenuto dal Governo, probabilmente non avrà convinto. Peraltro, io non mi sento neanche di criminalizzare, - questo l’ho detto - neanche i dipendenti, perché se subito dopo queste trasmissioni i dipendenti dalla Fabi, alla Cgil hanno rappresentato l’esigenza di aderire a questo nuovo ente pubblico economico a livello nazionale, una ragione ci sarà, non è una soluzione, attenzione, che sto trasmettendo, io sto dicendo non ci facciamo condizionare in questo momento, cerchiamo di supplire alle mancanze, non me ne vogliano gli assessori presenti, del Governo stesso che non ci fornisce le relazioni, che non ci fornisce i documenti appositi, anche con riferimento alla vicenda Riscossione Sicilia. Io chiudo leggendo, ma ripeto è pubblica la mia audizione, le ultime dichiarazioni fatte dalla Presidente Bindi, testualmente “Le relazioni dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, e del Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, sono sicuramente due audizioni che non potranno che essere interessanti, soprattutto sotto il profilo della nostra inchiesta sull’antimafia”, lo ha detto la Presidente della Commissione nazionale antimafia Rosy Bindi, al termine dell’audizione del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovanni Ardizzone, sul caso Riscossione Sicilia, “perché io credo che dobbiamo prosegue la Bindi, combattere la mafia ma dobbiamo essere anche molto avvertiti nell’uso della lotta alla mafia per altri fini, e per altri obiettivi”. Io penso che debba essere questo lo spirito che ci debba condurre in questo momento, so che sarà difficile, capisco, io avevo previsto che ci sarebbe stata un’attenzione mediatica esagerata, enfatizzata, l’avevamo previsto, ci chiediamo il perché, non lo so, solo per alimentare il nostro ego? Mi augurerei che fosse così, ma, ripeto, non ci lasciamo condizionare, questo è l’importante, perché abbiamo un dovere, dare le risposte migliori ai siciliani, dobbiamo essere convinti nel momento in cui votiamo, perché siamo in un passaggio fondamentale non solo di questa legislatura, ma direi della storia della Sicilia, perché il sistema di riscossione nel resto d’Italia già è partito, in Sicilia siamo ancora fermi alle polemiche, alimentate ad arte perché, obiettivamente, i dati non sono confortanti. Da un punto di vista politico, e chiudo, - ma ho il dovere di fare una riflessione -, mi sono sentito mortificato, dopo le dichiarazioni, da responsabile di una istituzione, ma soprattutto da siciliano, perché dopo le dichiarazioni che sono state rese nelle TV nazionali, lasciamo stare la questione della Sicilia ‘canaglia’, lasciamo stare la questione dei disabili fasulli che sono usciti sul Gazzettino del Veneto, ma dopo le dichiarazioni rilasciate all’Arena di Giletti, che ormai nel nome dell’audience e dello share si fa qualunque cosa; Libero ha titolato “La Sicilia ha rubato cinquantadue miliardi all’Italia”, il Giornale ha pubblicato “La Sicilia dei furbetti non paga più le tasse”, bene in quella trasmissione lo stesso amministratore ha dichiarato che vi erano cinquantadue miliardi di evasione fiscale. Più precisamente, sono tributi accertati e non riscossi, che sono cosa diversa. Ha dichiarato - su questo gli riconosco onestà intellettuale, ma nessuno lo ha messo in evidenza - che il non riscosso nel resto d’Italia era di milleduecentoventi miliardi. Nessuno, dico nessuno, ha evidenziato che solo il 4,3 percento di non riscosso riguarda la Sicilia. Ieri ho avuto modo di evidenziare in Commissione Antimafia - sì è vero, se è vero che ci sono dei debiti in prescrizione, gli avvocati sanno benissimo, ma non solo gli avvocati -, che esiste un istituto giuridico che è l’interruzione della prescrizione, un semplice atto per interrompere la prescrizione. 


 7 XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana Non stanno i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Ho inteso tutelare questo Parlamento perché ritengo che sia giusto e doveroso, le questioni dei singoli saranno trattate nelle sedi opportune, nella maniera che ognuno riterrà opportuno. Chiaramente mi riferisco al fatto che, se ognuno si è sentito leso, può fare ricorso alle Procure della Repubblica, ma questo riguarda, ripeto, il singolo, chiaramente non riguarda il Parlamento. Il Parlamento già si è determinato, ha presentato un querela subito dopo le prime gravi dichiarazioni, non per vilipendio del Parlamento, perchè c’è anche chi vuole banalizzare, ma dobbiamo essere rispettosi. L’abbiamo presentata in forza dell’applicazione dell’articolo 595, terzo e quarto comma del Codice Penale, che è la diffamazione ad un corpo politico. E se definire questo atto di pirateria, o mascalzoni travestiti da uomini delle istituzioni, non è diffamazione, ditemi voi cosa è diffamazione. Ho voluto evidenziare che siamo passati pure al folklore, ed invito i componenti della II Commissione di non farsene un cruccio, se si vuole fare accompagnare il video della II Commissione con un messaggio subliminale mandando la musica del Padrino. Queste cose non ci devono condizionare, questo è l’importante. Non l’ho detto in Commissione Antimafia, lo voglio evidenziare in questo Parlamento. Devo ringraziare tra gli altri pure l’onorevole Cordaro che, in Commissione – mi sono riletto tutti i verbali in tre giorni, credetemi, da venerdì a domenica, e devo dire che è stato fatto, onestamente, un buon lavoro - ha voluto evidenziare, l’onorevole Cordaro nel suo intervento che già sotto la presidenza dell’avvocato Lucia Di Salvo erano state notificate cartelle esattoriali molto ma molto corpose nei confronti di singoli parlamentari, e ciò è avvenuto in silenzio. I deputati si sono tenuti in silenzio e si sono difesi in silenzio, così come bisogna riconoscere che il precedente amministratore di Riscossione Sicilia ha agito in silenzio, come è giusto e doveroso che facciano tutti coloro che hanno incarichi di responsabilità. Quindi, onorevoli colleghi, non me ne voglia l’onorevole Musumeci, questa Terra non diventerà bellissima, questa è una Terra bellissima, onorevole Musumeci. L’importante è non oltraggiarla, e a nessuno è permesso oltraggiarla. Quindi, armiamoci di buona volontà, su ogni questione esaminiamo gli articoli uno per uno, so che probabilmente non avremo collaborativo il Governo, forse singoli assessori, però dobbiamo dare delle risposte alla Sicilia così come è giusto e doveroso che sia, proprio perché è l’ultima finanziaria. 

MUSUMECI. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 


MUSUMECI. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, ho chiesto di parlare nella qualità di presidente della Commissione Antimafia, e ringrazio la Presidenza per avermelo consentito, alla luce di alcuni fatti accaduti nei giorni scorsi e che, a mio avviso, meritano qualche considerazione e riflessione, perché in un certo senso chiamano in causa la credibilità di questo Parlamento, la sua autonomia, l’affidabilità dei suoi componenti. I precedenti sono noti. Da tempo ormai, e fino alla scorsa settimana, una nota trasmissione televisiva della TV di Stato punta la propria attenzione sulla Regione siciliana, sulla Regione e sull’Assemblea regionale siciliana, affrontando temi che vanno dalla soppressione delle province isolane ai costi dei lavoratori forestali, dai vitalizi dei deputati ai servizi negati ai disabili gravi, dal contributo di solidarietà a Riscossione Sicilia. Evidentemente questi temi devono aver fatto audience, se si insiste con singolare puntualità e sospetta frequenza. Il buon giornalismo, se non è animato da pregiudizi, serve anche a questo. Serve a denunciare incongruenze, sprechi, sperperi, privilegi, tutele di casta, se ci sono e quando ci sono. Ma non è nel merito di questi temi che desidero entrare, Signor Presidente, quello che in questa sede parlamentare voglio rappresentare, non è la pressoché costante presenza in quel salotto 8 XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana televisivo del Presidente della Regione siciliana, ma la condotta irresponsabile, politicamente parlando, del Governatore, allorché egli si presta, quando parla e quando non parla, a fare da comoda sponda a chi spesso, senza sufficienti elementi conoscitivi e qualche volta fornendo notizie infondate, vuole offrire all’opinione pubblica un’immagine della Istituzione parlamentare siciliana distorta, negativa, ben al di là degli innegabili torti e degli evidenti limiti che pure gravano su questa Assemblea regionale. Sia chiaro, questo Parlamento ha molte colpe da farsi perdonare, colpe antiche e recenti, e il presidente Crocetta avrebbe tutto il diritto di denunciarle le colpe, se il suo non si fosse rivelato un metodo perverso, squallido e cinico, finalizzato soltanto a utilizzare un potete strumento mediatico per delegittimare il ceto politico parlamentare, persino quello che appartiene alla sua parte. Per rendere cioè più netta e appariscente la presunta distinzione tra buoni e cattivi, tra un Parlamento di privilegiati, ostili e refrattari ad ogni cambiamento e un Presidente della Regione che finisce per l’esserne vittima, quasi frenato e ostacolato nel suo coraggioso e generoso slancio riformista e rivoluzionario. Si pone un serio problema, Signor Presidente, colleghi deputati, un problema che prima di essere politico è di galateo istituzionale e di etica pubblica, che esula dalla normale dialettica che caratterizza e deve caratterizzare il rapporto tra il Governatore e l’Assemblea, il Governatore e la maggioranza, il Governatore e l’opposizione. Piersanti Mattarella metteva in guardia, diceva testualmente “Credo che non giovi ad alcuno diffondere discredito nelle Istituzioni, accreditare Istituzioni deboli nei confronti della illegalità. Ciò finirebbe con l’essere una forma indiretta di indebolimento del fronte che vuole combattere e vincere questa battaglia.” Fu uno dei suoi ultimi discorsi in questa Aula nel novembre del 1979. Lo scontro tra partiti, anche quando è aspro purché leale, è il lievito, è il sale della democrazia. Lo scontro tra le Istituzioni è la morte della democrazia. Ma sarebbe un grave errore, un peccato di ingenuità, pensare che questa disarmante condotta del Presidente Crocetta sia solo il frutto della sua collaudata e conclamata auto-referenzialità. Tale condotta invece, a mio avviso, è funzionale ad un perverso sistema di potere politico che da anni in Sicilia usa l’antimafia come clava, come strumento di lotta politica, per colpire gli avversari, interni ed esterni, dello stesso partito e degli altri partiti. E’ una antimafia opportunistica, di carriera, finalizzata a garantire favori, incarichi e consensi ai propri aggregati. Ma serve, soprattutto, a copertura della inettitudine politica di Rosario Crocetta. Sì, il Presidente della Regione, è il primo beneficiario di questo allucinante sistema di potere, sebbene egli non ne sia il regista. Ed è concreto il sospetto che questo tipo di antimafia obbedisca a motivazioni assai meno nobili di quelle ufficiali. Tanto che la legalità rischia di apparire l’ultima impostura alla siciliana. Il reclutamento del personale politico operato da questo “cerchio magico crocettiano” avviene attraverso la coptazione di personaggi che debbono apparire al di sopra di ogni sospetto. Vengono concesse loro patenti preventive di credibilità, ma se poi scavi a fondo ti accorgi che alcuni di questi personaggi non sono poi così meritevoli della credibilità attribuita. Il fenomeno non è nuovo. E’ stato già oggetto di analisi da parte di un luminare del diritto penale che non appartiene certo alla mia parte politica. Parlo del professore Giovanni Fiandaca, il quale scrive, riferendosi alla Sicilia: “Si è assistito e si assiste ancora a fenomeni di populismo penale a livello politico”. In che cosa si traduce il populismo penale? Si traduce nella tendenza, o meglio ancora, nella tentazione di sfruttare impropriamente per fini di consenso o di potere, la legge penale o la creazione di nuovi reati, il processo penale e la stessa denuncia penale come risorse privilegiate di intervento politico in senso stretto e in senso lato. “Questi fenomeni comportano – dice ancora il professore Fiandaca – sul versante politico che l’uomo che ne abbia (e ne abbiamo esempi anche in Sicilia), faccia di complemento cioè diventi supplementare agli investigatori pubblici, ai pubblici ministeri. Il politico che si sostituisce al Magistrato.” Attenzione, però, privilegiare gli strumenti repressivi come metodo di azione politica 9 

XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana può anche costituire una comoda scorciatoia o un alibi per coprire una sostanziale incapacità di fare politica con gli strumenti propri dell’azione politica”. Bé signor Presidente, colleghi, sembrerebbe scritta apposta per noi questa considerazione del professore Fiandaca, tutti sappiamo - e se non lo sapete mi assumo la responsabilità di quello che dico nel comunicarvelo - che il cerchio magico esiste, ed esiste almeno da 10 anni. Conferisce ai propri gregari incarichi di sottogoverno nelle partecipate, nelle ASP, negli Enti minori con una spregiudicatezza inaudita, usa paradigmi etico-politici e socio-criminologici per comportare il cosiddetto “mascariamento mediatico” della persona che si vuole distruggere. E torna in mente “Il giorno della civetta”, quando il maresciallo siciliano al capitano continentale spiega che in Sicilia se vogliono distruggere una persona prima la chiaccherano e poi dicono è chiaccherata. Ed è a questa logica che obbedisce il vertice politico di Riscossione Sicilia, invece di essere una società esattoriale efficiente chiamata a riscuoter le somme che ogni contribuente - e per primi noi politici, anche a rate - ha il dovere di versare al fisco. Questa società interamente partecipata dalla Regione è ormai prossima alla morte, come ha ammesso in Commissione antimafia l’altro giorno qui a Palermo lo stesso amministratore, è uno degli strumenti utilizzati dal cerchio magico per scaricare palate di fango sugli avversari di Crocetta. Ma Presidente, su Riscossione Sicilia io non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto ho detto la scorsa settimana in una apposita conferenza stampa a Catania. Da Crocetta all’ultimo dei gregari, i protagonisti di questo sistema di potere diventano professionisti dell’odio e della violenza verbale, impracabili giustizialisti giacobini con gli avversari, teneri garantisti con i propri amici e tengono costantemente aggiornate le liste di proscrizione, chi è con loro è contro la mafia, chi non è con loro è amico dei mafiosi. Questo è il cerchio magico che opera al di fuori da questo Palazzo e che, da un decennio, decide le maggioranze di Governo, i componenti della Giunta regionale, persino la durata in carica di un Assessore, mentre mantiene una complessa rete di relazioni interpersonali con esponenti di rilievo del mondo imprenditoriale, e non solo del mondo imprenditoriale. Questo è l’uso ambiguo e pericoloso che si fa della morale sulla scena politica siciliana da parte di questa cricca che potremmo definire, per il potere che esercita con la intimidazione politica e mediatica, una sorta di mafia dell’antimafia. Se poi li si osserva da vicino ci si imbatte in personaggi politici dalla discutibile moralità, adusi a frequentare allegri festini serali con compagnie equivoche, ci si imbatte in manager senza titoli, in disinvolti amministratori abituati a conferire incarichi legali per contenziosi anche di oltre 100 milioni di euro senza alcuna evidenza pubblica, senza attingere ad un regolare albo interno, ma solo perché l’avvocato è amico del giaguaro o perché l’avvocato è avvocato per altri inconfessabili ragioni. Sono questi gli eroi dell’antimafia e della legalità in Sicilia? Vi chiedo colleghi deputati? Aveva ragione La Rochefoucauld il quale avvertiva: “Gli eroi sono come certi quadri, per apprezzarli non devi guardarli molto da vicino”. Sono i tragediatori, come li chiama Francesco Forgione in un suo libro appena uscito, sono coloro che nei salotti televisivi, nei convegni, sui giornali, nelle assemblee pubbliche mettono sotto processo questo Parlamento; sono coloro che convogliano il disprezzo dei cittadini sulla politica siciliana e sui suoi rappresentanti. E come risponde l’Assemblea regionale a questa vergognosa e perdurante aggressione? Colleghi, come risponde? Col silenzio, con l’imbarazzato silenzio di tutti, se si fa eccezione per la presa di posizione del Presidente Ardizzone e dei due Vicepresidenti. Ecco perché sostengo che tutto questo ce lo siamo meritati. E’ la logica conseguenza del fatto che per anni questo Parlamento ha rinunciato a riaffermare il primato della politica, perché abbiamo delegato a Roma la gestione del nostro Statuto, persino la sua interpretazione; perché questo Parlamento ha perso la sua autorevolezza, perché non ha voluto 10

 XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana spiegare ai cittadini la differenza fra i costi della politica e i costi della democrazia; perché si vanta di avere ridotto i suoi componenti da novanta a settanta, tacendo sul fatto che così centinaia di migliaia di siciliani, soprattutto nelle piccole province, non saranno più rappresentati in Parlamento; perché questo Parlamento non ha avuto la forza di dire che il problema non sta nel numero degli eletti, ma nei privilegi degli eletti; perché questa Assemblea si è ostinata a inseguire una folle riforma delle province togliendo di mezzo gli elettori invece di aumentarne la partecipazione; perché a questa Assemblea è mancata la consapevolezza della necessità di una responsabilità politica indipendente e separata dalla responsabilità penale, e aspetta rassegnata che arrivi il magistrato, invece di sforzarsi di arrivare prima del magistrato quando deve togliere il marcio; perché questa Assemblea ha giudicato il codice etico proposto dalla Commissione antimafia come una sorta di limitazione della propria autonomia, invece di considerarlo come uno strumento extra penale atto a rendere le istituzioni pubbliche più impermeabili ad episodi corruttivi, a degenerazioni, a pressioni, collusioni, condizionamenti e infiltrazioni esterne. Colleghi, ci attardiamo a lunghe disquisizioni sulla concessione dei vitalizi – che la gente, giustamente, stenta a capire e a condividere – però non abbiamo il coraggio neppure di ammettere che questo Parlamento, negli ultimi tre anni, ha rinunciato ad alcuni suoi odiosi privilegi. Non abbiamo il coraggio neppure di ammettere questo! Non ne parliamo. E’ come se avessimo la coscienza sporca. Come si fa a non spiegare alla gente che questo Parlamento si è ridotto di oltre il 40 per cento la propria indennità di carica; la cancellazione della pensione retributiva, trasformandola in contributiva; la rinuncia alle auto blu per i Presidenti di Commissione; l’abolizione dell’assegno vitalizio dei deputati; la soppressione dell’assegno di fine mandato, come era stato conosciuto per decenni. Certo, non sono atti di eroismo, per carità, ma sono scelte, tardive per quanto si voglia, improntate a senso di responsabilità. Abbiamo perso autorevolezza signor Presidente, perché la politica ha rinunciato alla funzione di mediazione tra interessi diversi e spesso conflittuali, perché la politica ha rinunciato alla funzione di orientamento e di Governo, sì la politica non governa più la società siciliana! Si limita soltanto a interpretarne gli umori e le suggestioni a prescindere dalla loro natura, e invece questo Parlamento deve avere la consapevolezza degli errori compiuti e deve compiere uno scatto di orgoglio, tutti nessuno escluso! Abbiamo ancora quattro mesi per poterlo fare, quattro mesi di tempo per dare esempi e segnali concreti al popolo siciliano, per fare valere le ragioni forti di una politica debole che deve trovare la capacità di difendere la propria autonomia, la propria indispensabilità, perché la politica non ha alternative! E ritrovare la voglia di ascoltare la gente, a cominciare dagli ultimi, dai più deboli, dai non garantiti. La politica può trovare la forza e l’orgoglio di attingere alla passione di Giuseppe Alessi, all’intransigenza di Pio La Torre, al coraggio di Pier Santi Mattarella, alla scrupolo di Pippo Tricoli, che pur nelle diversità dei ruoli e delle scelte ideali, in quest’Aula, hanno sempre avuto una visione alta e nobile delle Istituzioni. La politica può trovare la forza e l’orgoglio di neutralizzare la velleità di chi, come Crocetta, considera “canaglia” questa Sicilia, che semmai ha la colpa di averlo eletto al più alto ruolo di questa Istituzione! La stragrande maggioranza dei deputati in quest’Aula non ha conti in sospeso con la giustizia, chi ne ha attende con rispetto verso la Magistratura l’epilogo della propria vicenda giudiziaria, ma una cosa è la responsabilità penale, altra cosa è la responsabilità politica, né l’una né l’altra possono alimentare o giustificare uno scontro tra Istituzioni. L’ho detto e lo ripeto, in quest’Aula non ci sono santi, ma non ci sono neppure diavoli! Questo non è un Parlamento di nominati, chi è in quest’Aula è stato votato, scelto, preferito dai siciliani, quest’Aula è dunque la viva rappresentazione della Sicilia, così com’è fuori da questo Palazzo, Presidente, pavida e coraggiosa con spinte ideali e con miserie clientelari, egoista e solidale, rancorosa e remissiva, onesta e spregiudicata, coerente e voltagabbana.

 11 XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana Mi avvio alla conclusione: chi riveste ruoli istituzionali di vertici a qualsiasi livello deve avvertire sempre l’esigenza di preservare le Istituzioni dalla contesa partitica e dagli interessi di parte. Spero - per quanto mi riguarda - di averne dato prova in questi quattro anni alla guida della Commissione antimafia, alla quale sono stato chiamato con voto unanime dei colleghi componenti, e lo dico con legittimo orgoglio perché non era mai accaduto nei trent’anni di vita dell’organismo parlamentare, un Presidente eletto all’unanimità. E questo non torna certo a merito del sottoscritto, che non ha alcun titolo per meritarlo, ma merito di tutti i Gruppi politici che hanno voluto in tal senso dare un segnale unitario nella lotta contro ogni forma di mafia e di illegalità che la politica deve essere capace di promuovere giorno dopo giorno con alta tensione ideale. Abbiamo lavorato in Commissione con spirito unitario, pur nelle diversità delle posizioni, ma ogni scelta importante, ogni indagine promossa, ogni relazione conclusiva è stata sempre votata alla unanimità dei suoi componenti. Questa è la più grande garanzia che io posso offrire, signor Presidente, a Lei e a questo Parlamento. Un Parlamento che si avvia ormai a vivere gli ultimi suoi mesi di questa legislatura. Le elezioni regionali del prossimo ottobre si preannunciano già una stagione di veleni; a quella consultazione - come è noto - chi vi parla potrebbe partecipare da candidato alla Presidenza. Non potrei mai e poi mai affrontare una così lunga e faticosa campagna elettorale e alternare la mia attività di candidato con quella di Presidente della Commissione senza correre il rischio di alimentare facili strumentalizzazioni, specie se si tratta di una Commissione che per le sue specifiche finalità impone, soprattutto a chi la guida, sobrietà, equilibrio e spirito super partes. Per questa ragione, che è politica e morale al tempo stesso, signor Presidente, io le preannuncio che il 27 marzo, giorno d’avvio della campagna elettorale per la mia coalizione, lascerò la guida della Commissione Antimafia, rimanendone componente attivo e spero fattivo. Mi conforta sapere che, grazie a tutti i colleghi commissari, al personale di segreteria, ai consulenti a titolo tutti gratuito, abbiamo ottenuto risultati, credo significativi, pur nei limiti entro i quali è chiamato ad operare l’organo parlamentare. Molto lavoro abbiamo prodotto e non mi attardo qui ad elencarlo, molto altro già avviato rimane da completare e sono sicuro che sarà completato nei prossimi mesi. A Lei signor Presidente, debbo un particolare ringraziamento per l’attenzione con cui ha seguito e sostenuto il lavoro della Commissione, riconoscendoci autonomia assoluta di scelta e di giudizio e la ringrazio assieme a tanti colleghi deputati, anche dell’opposizione, se mi consentite quelli dell’opposizione li ringrazio due volte per la fiducia e la stima che hanno voluto manifestarmi in più occasioni, anche recenti. Tante cose ci hanno diviso, colleghi, e tanti ci dividono in quest’Aula, ma tutti abbiamo il dovere di tenere alto e incontaminato il valore della politica e di lavorare perché si possa recuperare la fiducia del popolo siciliano nelle istituzioni democratiche, innanzitutto, prima che nelle persone di ciascuno di noi, questo è l’auspicio, signor Presidente, che sono convinto troverà fertilità di ascolto nel senso e nello spirito. La ringrazio. 

PRESIDENTE. Grazie onorevole Musumeci, neanche ci tento a chiederle di ripensarci perché so che Lei è innanzitutto un galantuomo, un uomo delle istituzioni e quindi se ha assunto questa decisone non ha bisogno di sollecitazione alcuna. Chiaramente da Presidente del Parlamento mi dispiace che Lei interrompa per una scelta condivisibile sul piano del percorso istituzionale e politico. Lei già ha preannunciato di essere in corsa per la Presidenza della Regione, quindi la motivazione le fa onore. Ci attrezzeremo per il futuro nella speranza che in questi mesi, il lavoro che lei ha avviato, possa continuare proficuamente con l’Ufficio di Presidenza che è costituito e quindi potrà portare a compimento il lavoro da lei avviato.

 12 XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana D’ASERO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

D’ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo giusto per un senso di responsabilità circa il ragionamento e il problema che è stato prima di me, con grande senso di compiutezza, rappresentato dall’onorevole Musumeci circa le condizioni che vive il Parlamento e i parlamentari davanti a momenti in cui chi è responsabile di alcune azioni che portano sostanzialmente verso obiettivi non del tutto istituzionali, probabilmente colpisce e quindi colpisce anche i parlamentari. Allora, io con senso di responsabilità, innanzitutto per un senso di dovere verso gli amici, i miei cari, il Parlamento, che è la parte più importante a cui io voglio rivolgere una doverosa puntualizzazione e un doveroso momento di rispetto, faccio presente che sono stato chiamato in causa come beneficiario sulla problematica Serit in quanto avrei rateizzato un debito e quindi per questo, e non ne capisco le particolari ragioni, vengo chiamato in causa. Sostanzialmente, vorrei fare presente che io nel 2015, dopo una ricognizione, ho avuto modo di avere avuto una rateizzazione per un debito che parte da 3 mila e 200 euro, aggiunti a 960 euro di mora e 290 euro di interessi di compensi di riscossione, per un totale di circa 4.473 euro. Nel settembre del 2015 ho proceduto al cosiddetto primo pagamento, quindi alla rateizzazione al pagamento della prima rata, avendo pagato ad oggi 18 rate di questo debito ed avendo ad oggi circa 2500 euro di debito residuo. Io evidenzio questo perché ritengo che non può passare un messaggio il cui parlamentare vuole utilizzare momenti di beneficio diversi dai cittadini, ma nello stesso tempo voglio evidenziare che da parlamentare ho voluto avere una possibilità come cittadino per una rateizzazione che è prevista dalla legge, e che è prevista dal decreto legislativo 159 del 2015, il quale decreto dice che nel momento in cui si avviano le rateizzazioni si sospendono tutte le procedure. D’altronde, se Riscossione Sicilia ha il compito di riscuotere, di recuperare le somme, ed i parlamentari, come gli altri, pagano questi debiti, non vedo perché debba esserci questo momento di denigrazione, questo momento di accusa, questa ingiusta accusa che porta sicuramente ad aprire una fase di riflessione circa il ruolo istituzionale che anche noi dobbiamo potere rappresentare. Considerato che esiste un aspetto soggettivo, esiste un aspetto oggettivo ed esiste un aspetto tecnico, se l’aspetto soggettivo è quello che consente di avere una richiesta di rateizzazione, e quindi al momento in cui il soggetto accetta questa rateizzazione, di fatto ne ha avuto, come dire, contezza e anche un momento di garanzia al pagamento e il pagamento delle rate per il cittadino - e quindi anche per il parlamentare - significa rispondere a questo impegno assunto, io ritengo che esiste anche un momento oggettivo che è rappresentato dalla garanzia, che è data da un momento in cui in questo caso il cittadino o il parlamentare, in funzione del proprio stipendio, può continuare a pagare e quindi lo sta facendo con obiettivo e puntuale riscontro non ne capisco anche in questo secondo momento la causa. Terzo aspetto, l’aspetto tecnico tributario, dove esiste sia giurisprudenza sotto il profilo tributario che anche civilistico, che di fatto ne determina una opportunità, una possibilità prevista dalla norma. Quindi, sotto questo aspetto, volevo puntualizzarlo, ed infatti avevo chiesto al Presidente di potere parlare, e correttamente mi ha fatto presente che c’era l’intervento dell’onorevole Musumeci. Dopo questo intervento dell’onorevole Musumeci, io ho voluto fare una puntualizzazione per un preciso senso di responsabilità e di correttezza, anche di comportamento, che un parlamentare non solo deve avere, ma deve dimostrare di potere avere e la prima dimostrazione, se mi consentite, va tenuta davanti il nostro Parlamento. 

PRESIDENTE. Onorevole D’Asero, lei ha toccato questioni che appartengono più la sfera personale da contribuente. Noi non siamo in Commissione tributaria. 13 

XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana Siccome ho tutto una serie di richieste di interventi, io vorrei che si evitasse di parlare per fatti specifici, ci sono gli strumenti adeguati, mi riferisco ai ricorsi, ognuno se li fa, le posso già dire che vi sono casi di parlamentari - ma lo dico incidentalmente - che addirittura hanno fatto ricorso per pignoramenti abbastanza esosi e il giudice dell’esecuzione ha condannato Riscossione Sicilia, e quindi tutti noi, ahimè, come siciliani, a pagare le spese giudiziale abbastanza alte. Però sono questioni che appartengono al singolo, noi dobbiamo evitare, essendo una istituzione, di parlare di casi personali. Se è possibile atteniamoci alle questioni di carattere generali, sarebbe un grave errore per le istituzioni se ognuno pensa di svolgere le proprie ragioni all’interno di questo Parlamento, dandole atto che è chiaro che ognuno si può sentire leso perché essendo un parlamentare si vede sbattuto mediaticamente nelle prime pagine e non fa assolutamente piacere ma con il tempo arriverà anche la giustizia. Onorevoli colleghi, vi prego di non chiedermi di parlare su fatti personali. Evitiamo singoli interventi che non hanno assolutamente senso. FOTI. Chiedo di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta mi sento in dovere di venire a rappresentarle quello che oggi è su tutte le pagine dei giornali, ma che noi deputati conosciamo e se non sappiamo quello che sta succedendo dobbiamo essere messi al corrente. Avrete sentito dire che, per l’ennesima volta, la Magistratura, attraverso le sue indagini, con una retata ha sgominato una banda di criminali, tra cui anche dei funzionari della Regione che attraverso delle allegre autorizzazioni permettevano a discariche per inerti di diventare discariche per rifiuti urbani ed allegramente di ottenere autorizzazioni. Direte: cosa c’è di nuovo? Un paio di anni fa era successo. Grazie sempre alla Magistratura, si è scoperto che attraverso la corruzione, attraverso lo scambio di favori o chi sa altro, altre discariche, come quella di Oikos di Motta Sant’Anastasia, Misterbianco, avevano ottenuto abbondanti ampliamenti, abbondanti autorizzazioni, e così via. La novità non c’è! La novità che è stupefacente è con quanta nonchalance il nostro Presidente Crocetta cade dal pero. Perché, Presidente, dopo quei fatti non si è diligentemente, in maniera precisa, andati a rivedere tutti gli atti a firma, non solo di quel funzionario, ma di tutti quelli che operavano?

 PRESIDENTE. Onorevoli Foti, lei mi poteva chiedere questo tipo di intervento ai sensi dell’articolo 83, perché è entrata in un’altra materia, perché in base all’ordine dei lavori avrei dovuto dare prima la parola al Presidente della Commissione. 

FOTI. Mi scusi, signor Presidente. Mi fa intervenire dopo? Mi dica lei.

PRESIDENTE. Ma che vuol dire, mi dica lei? Poi non vorrei che si dicesse che uno l’ha stoppata!: Prego, continui, e se è possibile, finisca. C’è un ordine nelle cose. 

FOTI. Mi dica se posso continuare. 

PRESIDENTE. Continui, prego, non sia mai! 

FOTI. Perfetto. Con molta nonchalance non si è andati a verificare tutti gli atti autorizzativi che erano a firma di quell’ufficio, di quella unità operativa, ma si è dovuto aspettare di nuovo l’intervento della Magistratura. 

 14 XVI LEGISLATURA 413a SEDUTA 15 marzo 2017 Assemblea Regionale Siciliana Ora Presidente io penso che tutto questo sia inaccettabile, specie dopo il fatto che quando l’assessorato pubblicò le relazioni dell’assessore Marino in merito alle procedure autorizzative, l’unica cosa che si è ottenuta è stato un assessore defenestrato e delle rotazioni del tutto inutili, perché lo spostamento è stato inefficace, evidentemente. Che cosa oggi ci preoccupa moltissim? Primo: la Cismol, per avere ottenuto queste autorizzazioni, ha incamerato il polverino della Ilva, polverino proveniente da un cumulo sequestrato, polverino di cui non c’è evidenza degli allegati della caratterizzazione, e vorremmo che l’assessore all’energia acqua e rifiuti provvedesse a interfacciarsi col Ministero, dato che probabilmente questi atti non sono pubblicati su richiesta dell’Ilva stessa, perché si mette in pericolo i cittadini. Secondo: che si rivedano le ordinanze del Presidente Crocetta, che a colpi di ordinanze ha destinato un enorme numero di comuni che devono conferire in quella discarica, che tratta i rifiuti assolutamente al di fuori di ogni procedura che metta in sicurezza la salute dei cittadini, e ad una tariffa che è stata stabilita, come avviene qui in Sicilia, non attraverso un tavolo e un assessorato, ma dai privati, e poi, a fronte delle parole “puniremo i funzionari”, vorrei sollecitare il Presidente Crocetta affinché si puniscano, come ritiene lui, i funzionari ma che si premino quelli che invece hanno difeso la nostra regione, e mi riferisco ad un funzionario in particolare, Genchi, che è stato oggetto di due delibere di Giunta che lo hanno praticamente classi




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